31 marzo 2014

Il Bullismo Omofobico



Autore: Dèttore D., Antonelli P., Ristori J.

Titolo: Il bullismo omofobico a scuola

Alpes Italia

Anno: 2014

Prezzo: € 15,00

Il presente volume affronta il delicato tema degli stereotipi e ruoli di genere a scuola, integrando elementi teorici, quali l’identità sessuale, gli stereotipi, i ruoli di genere, il pregiudizio, la discriminazione e il bullismo omofobico, nella prima parte del libro, con elementi pratico-applicativi, strutturati in schede operative di attività per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria, nella seconda parte del libro.


Il lavoro nelle scuole sugli stereotipi di genere risulta di particolare rilevanza, in quanto essi sono fortemente diffusi nella nostra società e condizionano lo sviluppo psicologico, la formazione dell’identità e, in definitiva, il benessere di bambini e adolescenti. Essi infatti percepiscono la pressione a conformarsi agli stereotipi e ruoli di genere predominanti per esser parte del gruppo dei pari e adattarsi alle aspettative sociali. Quando ciò non accade la persona diventa facilmente vittima di discriminazione o emarginazione. Per questo motivo gli stereotipi e i ruoli di genere sono fattori importanti nello sviluppo delle dinamiche del bullismo, specialmente di tipo omofobico.


Gli obiettivi di questo lavoro nelle scuole risultano dunque essere: analizzare criticamente le origini, le manifestazioni e le conseguenze degli stereotipi di genere presenti nella nostra società; sensibilizzare sulle diverse forme di pregiudizio e discriminazione nei confronti di chi non si conforma agli stereotipi di genere; promuovere un atteggiamento aperto e tollerante nei confronti dei generi e ruoli di genere; educare alle pari opportunità; favorire una libera e flessibile espressione di sé; in ultima ipotesi, prevenire il bullismo omofobico.

25 marzo 2014

Ackerknecht, Breve Storia della Psichiatria



"Dal momenta che in questo libro ci occupiamo della storia della psichiatria, ossia della scienza delle malattie mentali, possiamo trattare solo brevemente dei concetti elaborati a questo riguardo, senza alcuna pretesa scientifica, dagli uomini primitivi.

II concetto di malattia dei popoli primitivi si muove su tutt'altro piano rispetto al nostro.

Per questa Ie malattie mentali come noi le intendiamo (con poche eccezioni) non esistono presso di loro. Il loro concetto di malattia non e ancora oggetto della scissione, come nel nostro caso, tra mente e corpo, ma e' unitario. La malattia e' malattia, qualsiasi ne siano i sintomi. Quasi tutte le malattie vengono ricondotte all'entrata in azione di forze soprannaturali: spiriti maligni, divinita', streghe oppure stregoni.

L'essere posseduti da spiriti maligni e una spiegazione molto frequente di malattie di tutti i tipi, con particolare riguardo per quelle che al giomo d'oggi chiamiamo malattie mentali.

Si tratta di una spiegazione molto convincente, fintanto che si puo ancora credere agli spiriti. Essa rende relativamente facile comprendere come mai da cio' che fino a ieri era un essere umano affidabile e ragionevole ne emerga uno estraniato, sconcio e privo di senno..."

Tratto da:
Erwin H. Ackerknecht, "Breve storia dellia psichiatria (a cura di Mario Conci),  Massari Editore, Viterbo, 1999 (c)

21 marzo 2014

Il delirio di rapporto sensitivo


Il delirio di rapporto sensitivo

Ernst Kretschmer

Anno: 2014

Giovanni Fioriti Editore

Prezzo: € 26,00

Un contributo alla questione della paranoia e alla teoria psichiatrica del carattere
.
Kretschmer ha non solo definito una forma clinica ben precisa di paranoia, ma anche contribuito in generale alla comprensione delle malattie paranoicali e a una revisione della teoria allora dominante della paranoia.

Prefazione all'edizione italiana di Arnaldo Ballerini

link wikipedia

20 marzo 2014

La follia transitoria di Ugo Fornari



ISBN: 978-88-6030-649-4
Autore: Fornari Ugo
Titolo: Follia transitoria
Sottotitolo: Il problema dell'irresistibile impulso e del raptus omicida
Pagine: 144
Anno: 2014
Raffaello Cortina Editore
Prezzo: € 16,00

Abbiamo a volte notizia di eventi delittuosi improvvisi che ci lasciano attoniti, soprattutto quando il delitto esploso a ciel sereno viene collegato a qualcuno che apparentemente non ha mai dato segni di follia, di cui tutti parlano in termini elogiativi e che commenta il suo atto con uno sconcertante “non so cosa mi sia successo, devo aver perso la testa!”. Eppure l’improvviso atto distruttivo costituisce uno dei capitoli più controversi della psichiatria clinica e forense. Passando in rassegna alcuni dei più famosi casi di delitti subitanei, in cui è stato coinvolto come psichiatra forense, l’autore analizza le differenti teorie succedutesi nel tempo e sostiene che i criteri diagnostici utilizzati non sono adeguati a evidenziare il funzionamento mentale degli autori di siffatti delitti, che deve sempre essere tenuto presente nella valutazione complessiva dell’imputabilità.

18 marzo 2014

Alleanza terapeutica




ISBN: 978-88-6030-650-0
Autore: Liotti Giovanni, Monticelli Fabio (a cura di)
Titolo: Teoria e clinica dell'alleanza terapeutica
Sottotitolo: Una prospettiva cognitivo-evoluzionista
Pagine: 228
Anno: 2014
Raffaello Cortina Editore


L’alleanza terapeutica non è solo un fattore che predice il buon esito di qualsiasi esperienza di psicoterapia. Secondo le linee guida per la psicoterapia dei disturbi dell’adulto che conseguono a esperienze traumatiche cumulative durante lo sviluppo della personalità, l’alleanza terapeutica può costituire una priorità assoluta per evitare lo stallo del trattamento o l’abbandono prematuro da parte del paziente. Questo libro ne propone una visione originale, basata sulla teoria cognitivo-evoluzionista dei sistemi motivazionali. Al centro dell’attenzione sono le pratiche cliniche concrete che permettono di costruire una valida alleanza terapeutica fin dalle prime sedute e di ripristinarla dopo le crisi a cui va inevitabilmente incontro nel corso del trattamento dei disturbi più complessi. Lo psicoterapeuta esperto potrà così confrontare teoria e pratica clinica dell’alleanza nella prospettiva cognitivo-evoluzionista con altre più tradizionali, mentre lo psicoterapeuta all’inizio della professione potrà acquisire in modo dettagliato le necessarie abilità. Conclude il volume il resoconto di una prima ricerca empirica riguardante le differenze fra la visione tradizionale e quella cognitivo-evoluzionista dell’alleanza terapeutica.

14 marzo 2014

Sort of Gestalt entertainment



Galasso su Gassman e depressione

Gassman attore e martire della depressione – Eugen Galasso -

N.B:Il titolo è nato mutuandolo da “Saint Genet comédien et martyr” (Saint Genet commediante e martire) di Jean Paul Sartre (Paris, Gallimard, 1952, 1988).




Di Vittorio Gassman è nota la “depressione”, che gli causò notoriamente alcuni ricoveri a Pisa, presso la Clinica Psichiatrica dell’Ospedale “Santa Chiara” di Pisa, diretta da Giovan Battista Cassano. Sono noti quelli degli anni Novanta, ma è quasi certo che ve ne siano stati altri, precedenti.
Gassman ha sempre dichiarato “fedeltà e ammirazione” (riassumo, ovviamente) all’opera del prof. Cassano, sostenitore del carattere organico della depressione,  ma come  sia arrivato a tale ammirazione non lo sappiamo.

In un personaggio teatrale, “Kean” (testo di Alexandre Dumas, rivisto da Jean- Paul Sartre), che Gassman diresse e interpretò negli anni Cinquanta , l’attore e regista teatrale e cinematografico si era identificato con Edmund Kean, rendendone i “cambi d’umore”, per dirla meccenicisticamente e comunque in modo meramente descrittivo. Il “Kean” di Gassman è alternativamente euforico e triste, malinconico, fino alla disperazione, per poi tornare a una condizione di maggiore “interazione” con il mondo, di “serenità” (la messa in scena teatrale è del 1956, il film ricavatone, che è solo teatrale, è del 1956). In due film diversi, nei quali era presente solo come attore, Gassman torna al tema: in “La pecora nera” di Luciano Salce, 1968 e con “Anima persa” di Dino Risi, 1977. Nel primo c’è il gioco dei “Menecmi”, ossia un fratello ministro-serio, compassato, posato, nell’altro ancora due fratelli, ma in versione “dark”, il serio e compassato nobile e il fratello entomologo “pazzo”. Nonostante il gioco sia comico nel primo film, il fratello “serio” finisce in un manicomio “old style”, nella versione  thriller-drammatica del secondo film, invece, il tema dell’implosione della personalità è presente, quasi rasentando una situazione “schizo”, à la Deleuze-Guattari (cfr.almeno “L’Anti-Edipo”(1))  .

Tentativi di mettere in scena la “follia”, pur se con diverse modalità (cfr.sopra) oppure altro-volontà di giocare con la propria supposta “malattia”? Difficile dirlo, certo è che una lettura “psichiatrizzante” delle cose non ci servirà a nulla.

Il rispetto per il maestro (anche “genio e sregolatezza” come nel suo “Kean”) Gassman non ci consente di parlare di “autoinganno”, ma senz’altro il consiglio di qualcuno o il condizionamento di un trend culturale lo ha spinto a fidarsi del “luminare”, senza interrogarsi meglio sui risvolti della cosa. 

Se guardiamo alle definizioni di “depressione”, troviamo che si inizi a categorizzare, distinguendo tra “episodi leggeri di depressione” (F32.0), “episodi di depressione di media gravità” (F32.1), “episodi di depressione gravi senza sintomi psicotici” (F 32.2),  “episodi di depressione gravi con sintomi psicotici” (F 32.3) (2),  dove comunque si rilevano complessivamente “perdita di interesse oppure perdita di gioia per attività normalmente piacevoli”(3), “notevole perdita di appetito”, perdita di peso”,  “rilevante perdita della libido”,  “ridotta capacità di concentrazione e di attenzione”,  “ridotta autostima e fiducia in sé”,  “negativismo e pessimismo verso il futuro”,  “pensieri suicidari”(4).  Dove ognuno di questi elementi potrebbe essere invece riferito, chiaramente, a malattie vere e proprie (di carattere fisico, però) o ad altro (protesta consapevole verso il mondo, l’ “esterno”, un quadro socio-culturale intollerabile, protesta sorda ma comunque motivata), non a un quadro psico-clinico che la psichiatria deve pur identificare per poter esistere, eternandosi, ri-costituendosi sempre quale potere.  Non si prende neppure in considerazione che le cose siano e stiano come le vede per es. Giorgio Antonucci nel suo “Pensieri sul suicidio”(5), cioè che le riflessioni sul suicidio, come quelle sul dolore e sulla sofferenza siano in realtà assolutamente inefficaci, auto-consolatorie, imponendo una forma di arbitrario controllo sociale per impedire che vi siano dei “pericolosi sovvertitori”.

Ora, forse, il fortissimo (in ogni accezione del termine) Vittorio Gassman ad un certo punto ha creduto più “facile” e “comodo” soccombere a un sistema, a un tipo di diagnosi-terapia (per ovvi motivi di “deontologia ” e “privacy”non li conosciamo, ovviamente, quasi certamente a Gassman Cassano non avrà “somministrato” l’elettroshock…).

Ipotesi, certo, ma probabili: Gassman se non suicidato dalla società (come in una bella opera di Antonin Artaud su Van Gogh…)(6), vittima del fatto di aver assorbito teorie -”sirene” della cultura dominante.

(1)G.Deleuze-F.Guattari, L’Anti-Edipo, trad.it., Milano, Feltrinelli, 1972, 2002
(2)ICD 10. Parte quinta. Classificazione internazionale dei disturbi psichici, 1993, 1999. I paragrafi sono quelli indicati. In italiano ediz.Roma, Zecca dello Stato, 2001
(3)ibidem
(4)ibidem
(5)G. Antonucci, Milano, Eleuthera, 1996 e 2004.

link alla fonte
http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2012/04/03/gassman-attore-e-martire-della-depressione-eugen-galasso/

13 marzo 2014

Mauro Giubbolini


Dottor Mauro Giubbolini
27 giugno 1926 - 23 febbraio 2014
Medico