13 dicembre 2013

Zolpidem



Può un farmaco normalmente somministrato per consentire un riposo migliore essere in grado di aiutare una persona a risvegliarsi da uno stato di coma profondo? Anche se a prima vista sembra impossibile, la risposta è positiva.

La molecola in questione si chiama zolpidem, e sono ormai diverse dozzine i malati che si sono riaperti al mondo esterno dopo uno stato di coma apparentemente non migliorabile grazie alla somministrazione di questo farmaco.

L'ultima storia arriva da un ospedale americano dove tredici anni fa viene ricoverato un giovane. Si chiama George e, in base a quanto racconta sulla rivista Life il neurologo Nicholas Schiff, entra al nosocomio per una grave incidente stradale che provoca un grave trauma associato ad una forte ischemia cerebrale. Il risultato è uno stato di coscienza minima, con gesti volontari occasionali.

Nel 2002 la madre gli somministra un farmaco, appunto zolpidem, per cercare di frenare l'agitazione involontaria del ragazzo. Un quarto d'ora dopo, il miracolo: il ragazzo arriva a tentare di parlare con la madre e la guarda. Inizia così questo trattamento del tutto empirico, che comunque offre i suoi risultati. Assumendo il farmaco al dosaggio di tre compresse al giorno, il giovane migliora. Ed ora riesce a parlare, leggere e addirittura alimentarsi per bocca, controllando meglio tremori e contrazioni involontarie. Addirittura riesce a tenere una penna ed un cucchiaio, e sembra aver riacquistato un minimo di forza nelle braccia.

Come lui, altre due persone in stato di coscienza minimale hanno avuto beneficio da questo approccio, probabilmente per le similitudini nel tracciato elettroencefalografico, che pare proprio "disegnare" la situazione ideale per l'attività del farmaco.

fonte: eDott specialisti, "La strana storia del farmaco che risveglia"

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