14 novembre 2013

La teoria degli istinti in psicoanalisi


TEORIA DEGLI ISTINTI O DEGLI IMPULSI 

Dopo aver sviluppato il modello topografico, Freud volse la propria attenzione ai complessi aspetti della teoria degli istinti. (leggi anche: la psicoanalisi tra pulsioni e relazioni d'oggetto).

Egli era determinato a legare strettamente la propria teoria psicologica alla biologia: questa scelta condusse a difficoltà terminologiche e concettuali, poiché Freud utilizzava termini derivati dalla biologia per indicare costrutti psicologici. L'istinto, ad esempio, è una modalità di comportamento specie-specifica geneticamente derivata e, pertanto, più o meno indipendente dall'apprendimento. Tuttavia, la ricerca moderna, dimostrando che i modelli istintuali vengono modificati dall'apprendimento e dall'esperienza, ha reso problematica la teoria degli istinti di Freud. Un'ulteriore confusione origina dall'ambiguità relativa a un concetto che si pone ai limiti tra la biologia e la psicologia. Si dovrebbero integrare o separare gli aspetti relativi alla rappresentazione mentale del termine e la corrispondente componente fisiologica? Anche se impulso potrebbe essere più vicino di istinto al significato voluto da Freud, attualmente i due termini sono spesso usati in modo intercambiabile.

Nell'opinione di Freud, un istinto ha quattro principali caratteristiche: l'origine, l'impeto, lo scopo e l'oggetto. L'origine è la parte del corpo da cui sorge l'istinto, l'impeto è la quantità di forza o intensità associata all'istinto, lo scopo è l'azione diretta verso la scarica o la soddisfazione della tensione e l'oggetto è il bersaglio (spesso una persona) di tale azione.

Istinti 

Libido

Freud definiva la libido come "la forza attraverso la quale l'istinto sessuale è rappresentato nella mente". L'associazione della libido con la sessualità è in un certo senso fuorviante, perché era intenzione di Freud comprendere in questo termine non solo la sessualità, ma anche il concetto generale di piacere, incluse le sue basi fisiologiche e rappresentazioni mentali. Il legame della sessualità genitale con la libido veniva visto come il risultato finale di un processo evolutivo in cui l'espressione della libido assume numerose forme.

Istinti dell'ego 

A partire dal 1905, Freud mantenne una teoria duale dell'istinto, considerando sia gli istinti sessuali sia gli istinti dell'ego connessi con l'autoconservazione. Fino al 1914, con la pubblicazione di "Sul narcisismo", Freud aveva prestato scarsa attenzione agli istinti dell'ego. In quel lavoro, per la prima volta egli considerò la connessione degli istinti dell'ego con la libido, postulando l'esistenza di una libido dell'ego e di una dell'oggetto. Freud pertanto considerò l'investimento narcisistico come un istinto essenzialmente libidico e definì le rimanenti componenti non sessuali istinti dell'ego.

Aggressività

Attualmente, quando gli psicoanalisti discutono la teoria duale dell'istinto, in genere si riferiscono alla libido e all'aggressività. Tuttavia, originariamente Freud considerò l'aggressività una componente degli istinti sessuali nella forma del sadismo. Quando divenne consapevole che il sadismo ha componenti non sessuali, propose una gradazione più'elaborata, che gli permise di considerare l'aggressività e l'odio come parte degli istinti dell'ego e di classificare gli aspetti libidici del sadismo come componenti degli istinti sessuali. Infine, per spiegare i dati clinici che stava osservando, nel 1923 concepì l'aggressività come un istinto separato. La fonte di tale istinto, secondo Freud, è posta soprattutto nei muscoli scheletrici e lo scopo dell'istinto aggressivo è la distruzione.

Istinti di vita e di morte

Nel 1920, prima di definire l'aggressività come un istinto separato, Freud classificò gli istinti dell'ego nella categoria più ampia degli istinti vitali. Tale classificazione è più astratta e ha applicazioni più ampie del precedente concetto freudiano degli impulsi aggressivi e libidici. Gli istinti della vita erano giustapposti a quelli della morte e in "Al di là del principio di piacere" i due erano definiti rispettivamente Eros e Thanatos. Gli istinti della vita e della morte erano considerati forze alla base degli istinti sessuali e aggressivi. Anche se Freud non poteva fornire dati clinici che permettessero di verificare direttamente l'istinto della morte, pensava che fosse possibile dedurlo dall'osservazione della compulsione ripetitiva, ossia la tendenza delle persone a ripetere comportamenti traumatici passati. Freud riteneva che una forza dominante negli organismi biologici dovesse essere l'istinto della morte. In contrasto con l'istinto della morte, Eros (l'istinto della vita) è la tendenza delle particelle a riunirsi o a legarsi le une alle altre, come nella riproduzione sessuale. L'idea prevalente oggi è che gli istinti duali della sessualità e dell'aggressività siano sufficienti per spiegare la maggior parte dei fenomeni clinici, senza necessità di ricorrere all'istinto della morte.


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