4 novembre 2013

Disturbo Psicotico Condiviso


DISTURBI PSICOTICI ATIPICI
Disturbo psicotico condiviso (folie à deux)



Il disturbo psicotico condiviso, forse meglio conosciuto come folie à deux (vedi l'altra pagina del sito con il report di un caso clinico), è raro. Un paziente viene diagnosticato come affetto da disturbo psicotico condiviso quando i suoi sintomi psicotici si sviluppano durante una relazione prolungata con un'altra persona, a sua volta già precedentemente affetta da una sindrome simile prima dell'esordio dei sintomi nel paziente con un disturbo psicotico condiviso. Il disturbo più comunemente coinvolge due individui - una persona dominante (il paziente induttore, principale o primario) e una sottomessa, che è il soggetto affetto da disturbo psicotico condiviso. Occasionalmente sono stati riportati casi che coinvolgevano più di due persone; essi sono stati definiti folie à trois,folie à quatre, folie à cinq e così via. Un caso ha coinvolto un'intera famiglia (folie à famille) di 12 persone (folie à douze).

Nel 1860, Jules G.F. Baillarger descrisse per la prima volta questa sindrome e la definì folie à communiquée, anche se la prima descrizione viene comunemente attribuita a Ernest Charlès Lasègue e Jules Falret, che descrissero l'affezione nel 1877 e la definirono folie à deux.

La sindrome è stata anche definita follia comunicata, follia contagiosa, follia infettiva, psicosi da associazione e doppia follia.

Marandon de Montyel divise la folie à deux in tre gruppi (folie imposée, folie simultanée e folie communiquée - folie imposta, simultanea e comunicata) e Heinz Lehmann aggiunse un quarto gruppo, folie induite (folie indotta).

La folie imposée è la forma più comune e più classica della malattia; si sviluppa un sistema delirante nella persona dominante che quindi progressivamente impone tale sistema alla persona solitamente più giovane e passiva. Nella folie simultanée un simile sistema delirante si sviluppa indipendentemente in due individui che sono strettamente associati. A differenza dalla folie imposée, in cui la separazione di solito causa un miglioramento dei sintomi nella persona sottomessa, la separazione delle due persone nella folie simultanée non comporta alcun miglioramento in entrambe. Nella folie communiquée la persona dominante è coinvolta nell'induzione di un sistema delirante simile nel soggetto sottomesso, ma quest'ultimo sviluppa il suo proprio sistema delirante, che non recede dopo la separazione delle due parti. Nella folie induite la persona delirante aumenta i propri deliri assumendo quelli di una seconda persona. I vari tipi di folie sono difficili da differenziare in pratica e hanno valore storico più che clinico.

Epidemiologia. In più del 95% di tutti i casi di disturbo psicotico condiviso sono coinvolti due membri della stessa famiglia. In un terzo circa dei casi sono coinvolte due sorelle; in un altro terzo sono coinvolti marito e moglie oppure madre e figlio/a. Più rare sono le descrizioni di due fratelli, fratello e sorella e padre e figlio/a. La persona dominante è solitamente affetta , da schizofrenia oppure da un disturbo psicotico simile. Nel 25% circa di tutti i casi, l'individuo sottomesso ha un'invalidità fisica, come sordità, malattie cerebro-vascolari o altre invalidità che aumentano la dipendenza della persona sottomessa da quella dominante. Il disturbo psicotico condiviso può essere più comune nei gruppi di basso livello socioeconomico rispetto a quelli di alto livello, ed è più comune nelle donne che negli uomini.

Eziologia. Anche se la teoria principale sulla malattia è tipo psicosociale, poiché in oltre il 95% dei casi la persona affetta appartiene alla stessa famiglia, è stata ipotizzata significativa componente genetica nella malattia.

Il membro dominante della coppia ha un disturbo psicotico preesistente, quasi sempre schizofrenia, oppure un disturbo psicotico correlato e raramente una psicosi affettiva, o secondaria a demenza. La persona dominante è solitamente più anziana, più intelligente e meglio istruita e possiede una personalità con tratti più forti rispetto alla persona sottomessa, che è solitamente dipendente dalla persona dominante. Le due (o più) persone inevitabilmente vivono insieme oppure hanno una relazione personale estremamente stretta, associata a una condivisione di esperienze di vita, bisogni e speranze in comune e, spesso, un profondo rapporto emozionale reciproco. La relazione tra le persone coinvolte è di solito in parte o completamente isolata dagli stimoli sociali e culturali esterni.

La persona sottomessa può essere predisposta a una malattia mentale e avere un'anamnesi di disturbo di personalità con caratteristiche di dipendenza oppure di suggestionabilità, e anche una storia di depressione, sospettosità, isolamento sociale. La relazione tra due soggetti, anche se di dipendenza, può inoltre essere caratterizzata da ambivalenza, con sentimenti profondamente congiunti di amore e odio. La persona dominante può essere spinta a indurre il sistema delirante in quella sottomessa con un meccanismo diretto a mantenere il contatto con l'altra persona superando la propria psicosi. I sintomi psicotici dell'individuo dominante possono svilupparsi nella persona sottomessa attraverso un processo di identificazione. Adottando i sintomi psicotici della persona dominante, il soggetto sottomesso ne ottiene l'accettazione. Tuttavia, l'ammirazione della persona sottomessa verso quella dominante può trasformarsi in odio, che la persona sottomessa considera inaccettabile, cosicché l'odio viene rivolto internamente, spesso esitando in depressione o talvolta in suicidio.

Diagnosi. I criteri del DSM-IV per il disturbo psicotico condiviso comprendono lo sviluppo di deliri in una persona che ha stretta relazione con un soggetto che è già affetto da un simile sistema delirante. La persona con disturbo psicotico condiviso non ha un disturbo psicotico preesistente.

Manifestazioni cliniche. Il sintomo chiave è l'accettazione acritica dei deliri di un'altra persona. I deliri stessi sono spesso nel campo del possibile e solitamente non sono così bizzarri come quelli osservati in molti pazienti con schizofrenia. Il contenuto dei deliri è spesso di tipo persecutorio o ipocondriaco. Possono anche essere presenti sintomi di un coesistente disturbo di personalità, ma sono assenti segni e sintomi che soddisfino i criteri diagnostici della schizofrenia, dei disturbi dell'umore e del disturbo delirante. Il paziente può avere idee di suicidio e di omicidio; i medici devono raccogliere queste informazioni durante il colloquio clinico.

Diagnosi differenziale. Nella diagnosi differenziale della malattia devono essere considerati la simulazione, il disturbo fittizio con segni e sintomi psichici predominanti, il disturbo psicotico dovuto a una condizione medica generale e il disturbo psicotico indotto da sostanze. Il limite tra il disturbo psicotico condiviso e la generica follia di massa è ancora incerto.

Decorso e prognosi. La natura della malattia suggerisce che la separazione della persona sottomessa, cioè di quella che condivide il disturbo psicotico, da quella dominante possa portare alla risoluzione e alla scomparsa dei sintomi psicotici nella prima. Tuttavia questo decorso caratterizza meno del 40% dei casi e forse è vero solo nel 10%. Spesso è necessario trattare la persona sottomessa con farmaci antipsicotici proprio come quella dominante. Poiché quasi sempre le persone provengono dalla medesima famiglia, essi tornano solitamente a vivere insieme dopo la dimissione dall'ospedale.

Terapia. Il passo iniziale del trattamento è la separazione della persona affetta dalla fonte dei deliri, cioè dal partner dominante. Il paziente può avere bisogno di un importante supporto per compensare la perdita di questa persona e deve essere tenuto in osservazione fino alla remissione dei sintomi deliranti. Se tali sintomi non regrediscono in una o due settimane, possono essere usati farmaci antipsicotici.

La psicoterapia deve essere intrapresa con i membri non deliranti della famiglia del paziente e successivamente nel corso del trattamento può essere iniziata una psicoterapia in comune con la persona affetta da disturbo psicotico condiviso e il partner dominante. Va inoltre curato il disturbo mentale della persona dominante. Per prevenire le ricadute della malattia, il medico deve ricorrere alla terapia familiare e al supporto sociale per modificare le dinamiche familiari e per prevenire un nuovo sviluppo della sindrome. È spesso utile accertarsi che la famiglia sia esposta a stimoli esterni per diminuirne l'isolamento.

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