20 novembre 2013

La via regia all'integrazione



Una volta Freud, parlando del sogno, lo definì la via regia all'inconscio.

Da parte mia sono convinto che il sogno sia in realtà la via regia all'integrazione.

Non potrò mai sapere che cosa sia esattamente l' 'inconscio', ma sappiamo che il sogno è il nostro prodotto più spontaneo in assoluto.
Si presenta indipendentemente dalle nostre intenzioni, dalla nostra volontà, dalle nostre decisioni.
Il sogno è l'espressione più spontanea dell'esistenza dell'essere umano.
Non esiste nulla di tanto spontaneo quanto il sogno.

Al momento in cui sogniamo, il sogno più assurdo non ci disturba in quanto tale: abbiamo cioè una precisa sensazione di realtà.

Su tutto quel che altrimenti facciamo nella nostra vita abbiamo sempre una possibilità di controllo o di interferenza volontaria di qualche genere. Nel sogno non è più così.

Ogni sogno è un'opera d'arte, più di un romanzo o di una commedià grottesca. Che si tratti di arte valida oppure no, questa è tutt'un'altra faccenda, ma c'è sempre un gran movimento, scontri, incontri, ogni genere di cose.

Se dunque questa mia convinzione è nel giusto, come ovviamente penso che sia, tutte le diverse parti del sogno sono frammenti della nostra personalità.

Dato che il nostro scopo è quello di fare di ognuno di noi una persona sana, il che significa una persona integrata, senza conflitti, quel che dobbiamo fare è rimettere insieme i vari frammenti del sogno.

Dobbiamo riappropriarci di queste parti proiettate e frammentate della nostra personalità, e riappropriarci del potenziale nascosto che compare nel sogno.

il sogno nella prospettiva della Gestalt, brano tratto da Fritz Perls, La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma, 1980

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19 novembre 2013

Fare la spola


Il brano a seguire è tratto da: F. S. Perls, La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma, 1980

Adesso, allora, facciamo un altro esperimento, che potrebbe esservi piuttosto utile. Se vi sentite confusi, o annoiati, o in qualche modo bloccati, provate a fare questo esperimento: fate la spola tra quì e là. Voglio che questo lo facciate tutti. Chiudete gli occhi e nell'immaginazione partite da questo posto per la destinazione che più vi piace, quella che volete ...

Ora, il passo successivo consiste nel tornare all'esperienza del quì, del qui e ora ... E adesso confrontate le due situazioni. Molto probabilmente la situazione di là era preferibile alla situazione di qui... E ora chiudete di nuovo gli occhi. Partite di nuovo, andate ovunque avreste voglia di andare. E prendete nota di ogni cambiamento ...

Adesso tornate di nuovo nel qui e ora, e confrontate di nuovo le due situazioni. Avete notato qualche cambiamento? ... E adesso partite di nuovo ... continuate a farlo ciascuno per propri.o conto, finché non vi sentite realmente a vostro agio nella situazione presente, finché non riprendete i sensi, e cominciate a vedere e ad ascoltare, a essere qui. in questo mondo; finché non cominciate a esistere veramente ... Qualcuno ha voglia di parlare di questa esperienza di fare la spola?

P.: All'inizio sono andato a casa di, un mio amico, era molto piacevole. Poi sono tornato indietro. La seconda volta sono andato in un rifugio di montagna dove vado di solito, e anche questa volta era estremamente piacevole. Poi sono tornato indietro. Ora sono qui, e mi rendo conto che per me lavorare nel futuro è inutile. Ora per me è più importante essere qui. Il futuro sarà quel che sarà.

Q.: Scalavo una montagna con un'altra persona, con cui ero molto disponibile e affettuoso, e anche da questa persona sentivo venire le stesse cose, e quando sono tornato indietro ancora non ero soddi· sfatto, perché è una cosa che nella mia vita è rimasta a mezzo. Cosi' avrei la tendenza a cercare di chiuderla.

R.: Sono passato successivamente da tre posti che per me sono i posti della natura che preferisco, e in questi posti ero solo. E ogni volta che sono tornato indietro mi sono sentito più tranquillo.

S.: Fritz, sono rimasto colpito dal fatto che quando me ne vado mi sento più vitale di quando sono qui. Qui non mi muovo con la stessa emozione, con la stessa vitalità... il mio corpo fisico è molto meno toccato, molto meno toccato nella realtà di quando invece mi allontano.

F.: Non sei riuscito a riportare nel qui e ora un po' di quella vitalità?

S.: Sì. Ma non un gran che. Tra una situazione e l'altra c'era sempre una certa discordanza.

F.: C'è un serbatoio ancora intatto.

T.: Ho la stessa sensazione di quando torno a casa, nel mio soggiorno. Ah, la prima volta che sono tornata indietro non sentivo un gran che, e poi sono tornata laggiù, e ho sentito una certa tensione. E quando sono tornata indietro la seconda volta ho avuto la stessa sensazione, e poi sono tornata qui e ho sentito ancora più tensione. Ci sono tornata di nuovo, e nel mio soggiorno sentivo la stessa tensione che sento qui.

D.: Sono andata in un'isola deserta, la stessa dove scappavo nei miei sogni quando ero bambina. E mi godevo la libertà che mi era concessa in quel posto. Una delle cose che facevo era di stare senza vestiti, e poter nuotare nuda in quell'acqua limpidissima. E mi piaceva star li, ma allo stesso tempo ... mi sono resa conto, cioè penso di avere sentito di più il fatto di aver bisogno delle persone. Ora sono più consapevole del mio bisogno delle persone di quanto non lo fossi prima. Ah, penso di aver riportato indietro una parte di ... del desiderio di essere libera, quando sono tornata qui. La seconda volta ero con mio marito a fare una gita sul Monte Tamalpais ... che è una cosa di quando eravamo fidanzati. E le sensazioni che ho provato allora erano che a quei tempi mi voleva più bene di quanto non me ne voglia ora, e nel nostro rapporto c'era una grande euforia. Parte di questa sensazione l'ho riportata indietro anche questa volta, ma poi miè venuta voglia di tornard, e l'ho fatto. E anche questa volta camminavamo su per il Monte Tamalpais, ma a questo punto ho comindato ad apprezzare il fatto che io non ... che lui nel rapporto si addossava parte... parte di me, e penso di aver riportato indietro anche questa consapevolezza nella situazione presente... sia la gioia che la consapevolezza del fatto di dovermi addossare io tutto il carico di me stessa.

F.: Be', penso che diversi di voi abbiano fatto l'esperienza di una notevole integrazione tra i due opposti, il là e l'ora. Se fate la stessa cosa in ogni situazione in cui non vi sentite a vostro agio, potrete veramente individuare con precisione che cosa manca nella situazione qui e ora. Spessissimo la situazione di là vi dà un indiziò di quello che manca all'ora, di quel che è diverso nel presente. Allora, ogni volta che vi sentite tesi o annoiati, ricordate sempre di ritirarvi in voi stessi... specialmente quelli di voi che sono terapeuti. Se quando il paziente non porta niente di interessante voi vi addormentate, in questo modo risparmiate le vostre energie, e il paziente vi sveglierà, oppure tornerà la volta dopo con materiale più interessante. Altrimenti, se non altro avrete l'opportunità di fare un pisolino.
Ritiratevi in una situazione da cui potete ricavare sostegno, e poi tornate alla realtà con l'energia che ne avete recuperato.

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La terapia Gestaltica parola per parola - Astrolabio

14 novembre 2013

La teoria degli istinti in psicoanalisi


TEORIA DEGLI ISTINTI O DEGLI IMPULSI 

Dopo aver sviluppato il modello topografico, Freud volse la propria attenzione ai complessi aspetti della teoria degli istinti. (leggi anche: la psicoanalisi tra pulsioni e relazioni d'oggetto).

Egli era determinato a legare strettamente la propria teoria psicologica alla biologia: questa scelta condusse a difficoltà terminologiche e concettuali, poiché Freud utilizzava termini derivati dalla biologia per indicare costrutti psicologici. L'istinto, ad esempio, è una modalità di comportamento specie-specifica geneticamente derivata e, pertanto, più o meno indipendente dall'apprendimento. Tuttavia, la ricerca moderna, dimostrando che i modelli istintuali vengono modificati dall'apprendimento e dall'esperienza, ha reso problematica la teoria degli istinti di Freud. Un'ulteriore confusione origina dall'ambiguità relativa a un concetto che si pone ai limiti tra la biologia e la psicologia. Si dovrebbero integrare o separare gli aspetti relativi alla rappresentazione mentale del termine e la corrispondente componente fisiologica? Anche se impulso potrebbe essere più vicino di istinto al significato voluto da Freud, attualmente i due termini sono spesso usati in modo intercambiabile.

Nell'opinione di Freud, un istinto ha quattro principali caratteristiche: l'origine, l'impeto, lo scopo e l'oggetto. L'origine è la parte del corpo da cui sorge l'istinto, l'impeto è la quantità di forza o intensità associata all'istinto, lo scopo è l'azione diretta verso la scarica o la soddisfazione della tensione e l'oggetto è il bersaglio (spesso una persona) di tale azione.

Istinti 

Libido

Freud definiva la libido come "la forza attraverso la quale l'istinto sessuale è rappresentato nella mente". L'associazione della libido con la sessualità è in un certo senso fuorviante, perché era intenzione di Freud comprendere in questo termine non solo la sessualità, ma anche il concetto generale di piacere, incluse le sue basi fisiologiche e rappresentazioni mentali. Il legame della sessualità genitale con la libido veniva visto come il risultato finale di un processo evolutivo in cui l'espressione della libido assume numerose forme.

Istinti dell'ego 

A partire dal 1905, Freud mantenne una teoria duale dell'istinto, considerando sia gli istinti sessuali sia gli istinti dell'ego connessi con l'autoconservazione. Fino al 1914, con la pubblicazione di "Sul narcisismo", Freud aveva prestato scarsa attenzione agli istinti dell'ego. In quel lavoro, per la prima volta egli considerò la connessione degli istinti dell'ego con la libido, postulando l'esistenza di una libido dell'ego e di una dell'oggetto. Freud pertanto considerò l'investimento narcisistico come un istinto essenzialmente libidico e definì le rimanenti componenti non sessuali istinti dell'ego.

Aggressività

Attualmente, quando gli psicoanalisti discutono la teoria duale dell'istinto, in genere si riferiscono alla libido e all'aggressività. Tuttavia, originariamente Freud considerò l'aggressività una componente degli istinti sessuali nella forma del sadismo. Quando divenne consapevole che il sadismo ha componenti non sessuali, propose una gradazione più'elaborata, che gli permise di considerare l'aggressività e l'odio come parte degli istinti dell'ego e di classificare gli aspetti libidici del sadismo come componenti degli istinti sessuali. Infine, per spiegare i dati clinici che stava osservando, nel 1923 concepì l'aggressività come un istinto separato. La fonte di tale istinto, secondo Freud, è posta soprattutto nei muscoli scheletrici e lo scopo dell'istinto aggressivo è la distruzione.

Istinti di vita e di morte

Nel 1920, prima di definire l'aggressività come un istinto separato, Freud classificò gli istinti dell'ego nella categoria più ampia degli istinti vitali. Tale classificazione è più astratta e ha applicazioni più ampie del precedente concetto freudiano degli impulsi aggressivi e libidici. Gli istinti della vita erano giustapposti a quelli della morte e in "Al di là del principio di piacere" i due erano definiti rispettivamente Eros e Thanatos. Gli istinti della vita e della morte erano considerati forze alla base degli istinti sessuali e aggressivi. Anche se Freud non poteva fornire dati clinici che permettessero di verificare direttamente l'istinto della morte, pensava che fosse possibile dedurlo dall'osservazione della compulsione ripetitiva, ossia la tendenza delle persone a ripetere comportamenti traumatici passati. Freud riteneva che una forza dominante negli organismi biologici dovesse essere l'istinto della morte. In contrasto con l'istinto della morte, Eros (l'istinto della vita) è la tendenza delle particelle a riunirsi o a legarsi le une alle altre, come nella riproduzione sessuale. L'idea prevalente oggi è che gli istinti duali della sessualità e dell'aggressività siano sufficienti per spiegare la maggior parte dei fenomeni clinici, senza necessità di ricorrere all'istinto della morte.


13 novembre 2013

La topografia della mente secondo la psicoanalisi


MODELLO TOPOGRAFICO DELLA MENTE

La pubblicazione de L'interpretazione dei sogni nel 1900 preannunciò la formulazione del modello topografico della mente, in cui Freud suddivise la mente in tre regioni: il sistema conscio, il sistema preconscio e il sistema inconscio, ciascuno dei quali ha caratteristiche peculiari.

Sistema conscio 
Il sistema conscio del modello topografico è quella parte della mente in cui le percezioni che provengono dal mondo esterno o dall'interno dell'organismo o dalla mente sono portate a livello di coscienza. Nell'organismo, tuttavia, solo gli elementi del preconscio entrano nel conscio; il resto della mente è al di fuori della consapevolezza. La coscienza viene considerata come un fenomeno soggettivo il cui contenuto può essere comunicato solo per mezzo del linguaggio o del comportamento. Il termine usato per descrivere l'energia psichica investita in un oggetto è catessi. Freud riteneva che la coscienza usasse una forma di energia psichica neutralizzata, che definì catessi dell'attenzione. In altre parole, una persona è consapevole di una particolare idea o sentimento in quanto investe una quantità definita di energia psichica in quella particolare idea o sentimento.

Sistema preconscio
Il sistema preconscio comprende quegli eventi, processi e contenuti mentali che è possibile portare a livello della consapevolezza mediante l'atto di focalizzazione dell'attenzione. Anche se la maggior parte delle persone non è consapevole dell'aspetto del proprio maestro elementare, di solito è in grado di portare queste immagini alla mentre focalizzando deliberatamente l'attenzione sui ricordi. Concettualmente, il preconscio è connesso sia con la regione conscia sia con quella inconscia della mente. Per raggiungere la consapevolezza, i contenuti dell'inconscio devono legarsi a parole e pertanto diventare preconscio. Il preconscio mantiene inoltre la barriera repressiva e censura i desideri inaccettabili.

Sistema inconscio
Il sistema dell'inconscio è una struttura dinamica: in altre parole, i contenuti e i processi mentali dell'inconscio sono mantenuti al di fuori della consapevolezza attraverso la forza della censura o della repressione. L'inconscio è strettamente correlato agli impulsi istintuali. A questo punto della teoria di Freud sullo sviluppo, l'autore avvertiva gli istinti come costituiti da impulsi sessuali e di autoconservazione e riteneva che l'inconscio contenesse soprattutto le rappresentazioni mentali e i derivati dell'istinto sessuale.

Il contenuto dell'inconscio è limitato ai desideri che cercano appagamento. Questi desideri forniscono la motivazione dei sogni e determinano la formazione dei sintomi nevrotici. Questa idea viene ora considerata riduzionistica.

Il sistema dell'inconscio è caratterizzato dal processo primario del pensiero, il cui scopo principale è la facilitazione dell'appagamento del desiderio e della scarica istintuale. Il processo primario del pensiero è governato dal principio del piacere e, pertanto, trascura le connessioni logiche, non ha il concetto del tempo, rappresenta i desideri come appagamento, permette che esistano simultaneamente idee contraddittorie e non consente l'esistenza dei negativi. È caratteristico dei bambini molto piccoli, che cercano di ottenere l'immediata gratificazione dei loro desideri. Il processo primario del pensiero è caratterizzato inoltre da estrema mobilità della catessi degli impulsi: ciò significa che l'investimento di energia psichica può passare da un oggetto all'altro senza opposizione. Nell'inconscio i ricordi sono separati dalle loro connessioni con i simboli verbali. Di conseguenza, quando le parole sono applicate alle tracce di memoria dimenticate, come nel trattamento psicoanalitico, la ricatessi verbale permette ai ricordi di raggiungere nuovamente la coscienza.

I contenuti dell'inconscio possono diventare consci solo attraverso il preconscio; quando i censori vengono sopraffatti, gli elementi possono raggiungere la coscienza.

12 novembre 2013

L'interpretazione dei sogni nella psicoanalisi di Freud




L'INTERPRETAZIONE dei SOGNI

Freud divenne consapevole del significato dei sogni quando osservò che i pazienti spesso raccontavano i propri sogni nel processo delle associazioni libere.

Attraverso ulteriori associazioni al contenuto dei sogni, imparò che essi erano sicuramente significativi, anche se il loro significato era spesso nascosto o mascherato. Aspetto più importante, Freud fu colpito dall'intima connessione tra il contenuto del sogno e i ricordi e le fantasie inconsce che erano stati a lungo repressi. Questa osservazione lo indusse a dichiarare che l'interpretazione dei sogni era la via maestra per la 'comprensione dell'inconscio.'

Nell'"Interpretazione dei sogni" Freud asserì che un sogno è il compimento mascherato di un desiderio inconscio infantile non facilmente accessibile alla coscienza nel corso della veglia.

Nel tentativo di caratterizzare la psicologia del sogno, Freud gettò le basi della psicologia dell'ego.

Affermò che i desideri infantili inconsci possono essere trasformati in manifestazioni consce mascherate solo se nella mente esiste un censore. Il censore che funziona al servizio dell'ego, agisce per preservare il sonno; dissimulando i pensieri e i sentimenti disturbanti, il censore si assicura che il sonno non sia disturbato. Inoltre, lo studio dei vari metodi di dissimulaiione usati dall'ego permise a Freud di delineare le prime forme di meccanismi di difesa dell'ego (p.es., lo spostamento, la condensazione e la rappresentazione simbolica). Egli tracciò un iniziale parallelo tra i meccanismi dei sogni e i pensieri patologici dei pazienti psicotici nello stato di veglia.

L'analisi dei sogni permette di evidenziare il materiale che è stato represso. L'attività mentale inconscia che si manifesta durante il sonno minaccia di interferire con il sonno stesso. I pensieri e i desideri inconsci comprendono gli stimoli sensoriali notturni (impressioni sensoriali come dolore, fame, sete e necessità impellente di urinare), i residui del giorno (pensieri e idee connessi con le attività e le preoccupazioni della vita del paziente in corso di veglia) e gli impulsi inaccettabili repressi.

Queste forme notturne di attività mentale devono essere associate a uno o più desideri repressi per dare origine a un sogno, che permette a colui che sta sognando di continuare a dormire, invece di svegliarsi. Poiché nello stato di sonno il movimento è bloccato, il sogno permette una gratificazione parziale, seppure limitata, degli impulsi repressi che danno origine al sogno stesso.

Freud distingueva tra due livelli di contenuto dei sogni: il contenuto manifesto è quello che viene ricordato dal soggetto; il contenuto latente è quello connesso con i pensieri e i desideri inconsci che minacciano di svegliare il soggetto.

Freud definì lavoro del sogno le operazioni mentali inconsce attraverso cui il contenuto latente del sogno viene trasformato nel sogno manifesto. I desideri e gli impulsi repressi devono legarsi a immagini innocenti e neutrali per superare il controllo del censore dei sogni. Questo processo coinvolge la selezione di immagini apparentemente prive di significato o banali per l'attuale esperienza del soggetto, immagini dinamicamente associate alle immagini latenti, a esse simili per alcuni aspetti.

9 novembre 2013

T.A.T. Thematic Apperception Test


Thematic Apperception Test (TAT) 



Il test di Appercezione Tematica (TAT) è stato ideato da Henry Murray e Christiana Morgan nell'ambito di uno studio sulla personalità umana normale condotto all'Harvard PsycologicalClinic nel 1943.

È costituito da una serie di 30 disegni e una tavola bianca. Non tutti i disegni vengono usati: la scelta dipende da quale area conflittuale si desidera chiarire con un paziente. Esempi di disegni del TAT sono una giovane donna seduta su un divano che guarda un uomo anziano, un uomo in piedi di fronte a una donna nuda che giace in un letto, un uomo con i capelli grigi che guarda un uomo più giovane e una donna anziana che sta davanti a una donna più giovane.

Benché la maggior parte dei disegni rappresenti persone e tutti siano figurativi (rendendo lo stimolo del test più strutturato rispetto alle macchie d'inchiostro di Rorschach), tutti hanno una componente di ambiguità. A differenza delle macchie di Rorschach, nelle quali si chiede al paziente di fare associazioni, con il T AT gli si chiede di costruire o creare una storia.

Secondo la concezione originaria del test, un importante aspetto di ciascuna storia era la figura (l'eroe) con cui il soggetto sembrava identificarsi e a cui presumibilmente attribuiva i propri desideri, sforzi e conflitti. Si riteneva che le caratteristiche delle persone diverse dell'eroe rappresentassero il modo in cui il soggetto vedeva le altre persone del proprio ambiente. Si ritiene oggi che tutte le figure della storia del T AT siano ugualmente rappresentative del soggetto, in cui i tratti e le motivazioni più accettati e consci vengono attribuiti alle figure più vicine al soggetto per età, sesso e aspetto fisico, e quelle più inaccettabili e inconsce vengono attribuite alle persone più dissimili.

Le storie devono essere considerate dal punto di vista della bizzarria del tema o della trama.

Indipendentemente dal fatto che i soggetti trattino un tema comune o non comune, le storie riflettono i loro approcci idiosincrasici nei confronti di organizzazione, sequenza, vocabolario, stile, preconcetti, assunti e esito.
Le tavole del TAT hanno proprietà di stimolo variabili e si può presumere che valutino informazioni relative ad aree diverse del funzionamento.

In genere, il TAT è più utile come tecnica per dedurre gli aspetti motivazionali del comportamento piuttosto che come base per porre una diagnosi.

7 novembre 2013

Hermann Rorschach (Zurigo, 8 novembre 1884 – Herisau, 2 aprile 1922)



I test psicometrici e neuropsicologici hanno lo scopo di misurare specifici aspetti dell'intelligenza, del pensiero o della personalità e sono generalmente somministrati da psicologi o psichiatri specificatamente addestrati al loro uso e alla loro interpretazione. Questi test hanno un ruolo relativamente meno rilevante nella determinazione della diagnosi psichiatrica, che è basata soprattutto sui segni e i sintomi osservabili e sul colloquio clinico.

Alcuni test possono mettere in rilievo aree di conflitto o preoccupazioni nella vita di una persona che dovrebbero essere oggetto di attenzione terapeutica; certi test possono rivelare aspetti gravemente disturbati del pensiero non altrimenti evidenti.

La maggior parte degli strumenti di valutazione più comunemente usati è standardizzata nei confronti di controlli normali, ai quali è stato richiesto di rispondere agli stessi stimoli o serie di domande. Con la standardizzazione, la somministrazione del test e il relativo punteggio diventano indipendenti dal tempo e dall'esaminatore. Correlate alla standardizzazione dei test sono i dati che indicano il verosimile livello di validità e attendibilità del test.

Test proiettivi

l test proiettivi comportano la presentazione di stimoli il cui significato non è immediatamente evidente; cioè sono caratterizzati da un certo grado di ambiguità che impone all'individuo di proiettare le proprie necessità nella situazione proposta dal test. Si presume che i test proiettivi non abbiano risposte esatte o errate. Il soggetto esaminato dà allo stimolo un significato, apparentemente basato su fattori psicologici ed emozionali. Esempi sono il Thematic Apperception Test, il Draw-a-Person test, il test di Rorschach e il Sentence Completion Test.

Valutazione proiettiva della personalità 

L'approccio proiettivo alla valutazione della personalità è caratterizzato dall'uso di stimoli non strutturati, spesso ambigui. Un assunto di base è che il soggetto, quando è posto di fronte a uno stimolo vago e gli si chiede di rispondere in qualche modo, non può fare a meno di rivelare informazioni su se stesso, non solo per il modo o il processo con cui affronta l'ambiguità, ma anche per il contenuto delle sue risposte.
L'approccio proiettivo è essenzialmente di natura ideografica e i test più comuni non sono interpretati confrontando le risposte dell'individuo con una serie di dati normativi di riferimento. Tipicamente, l'interpretazione è basata su una teoria del comportamento e della personalità umana; si presume che il soggetto presenti necessità, caratteristiche, difese o qualità che si rivelano attraverso il processo del test.
Sono stati sviluppati diversi tipi di situazioni semistrutturate e di stimoli di tipo proiettivo che vengono presentati al soggetto, quali macchie d'inchiostro, disegni e racconti di storie basate su disegni.

Test di Rorschach

Il test di Rorschach venne sviluppato da Hermann Rorschach, uno psichiatra svizzero, che verso il 1910 iniziò a fare esperimenti con macchie d'inchiostro ambigue. Una serie standard di 10 macchie d'inchiostro serve da stimolo per indurre le associazioni. Nella serie standard le macchie sono riprodotte su tavole di circa 18 cm per 24 e sono numerate da I a X; cinque sono in bianco e nero e cinque a colori. Le tavole vengono mostrate al paziente seguendo un ordine particolare e l'esaminatore tiene nota delle risposte verbali del soggetto parola per parola, insieme ai tempi di reazione iniziali e al tempo trascorso su ogni tavola. Dopo il completamento di quella che viene definita fase delle associazioni libere, l'esaminatore conduce una fase di richiesta di informazioni per determinare gli aspetti rilevanti di ciascuna risposta, che saranno fondamentali per attribuire i punteggi.

Il test di Rorschach è particolarmente utile come ausilio per la diagnosi. Gli schemi di pensiero e di associazione del soggetto vengono evidenziati chiaramente, perché l'ambiguità dello stimolo fornisce relativamente pochi suggerimenti sulle risposte convenzionali, standard o normali. L'interpretazione appropriata, tuttavia, richiede una grande esperienza. Vi è un'elevata attendibilità tra clinici esperti che somministrano il test. In mani adeguate, il test è estremamente utile, soprattutto nell'evidenziare le formulazioni psicodinamiche, i meccanismi di difesa e i disturbi del pensiero più insidiosi.



La depressione è la seconda causa di disabilità nel mondo




La depressione (vedi) è la seconda più comune causa di disabilità nel mondo, secondo una review di recente apparsa su PLOS.

La malattia dovrebbe essere trattata come una priorità di primo livello, secondo quanto riportato nella rivista "PLOS Medecine".

Lo studio ha comparato la depressione clinica con oltre altre 200 malattie e disturbi causa di invalidità.
Globalmente, solo una piccola percentuale di pazienti ha accesso alle cure, secondo quanto sostiene la World Health Organization.

La depressione si pone al secondo posto tra le cause di invalidità, ma l'impatto della malattia varia a seconda dei paesi e delle culture. Per esempio, l'incidenza della depressione è maggiore in Afghanistan, e minore in Giappone. In Inghilterra, la depressione è al terzo posto quanto al numero di anni di disabilità.

La Dr.ssa Alize Ferrari dell'Università del Queensland ha condotto lo studio.
"La depressione rappresenta un enorme problema sanitario e dovremmo prestare maggiore attenzione a tale patologia, molto più di quanto non si faccia attualmente", ha sostenuto parlando alla BBC - Health.
"Si deve ancora lavorare moltissimo in termini di consapevolezza della malattia ed anche in merito all'efficacia dei trattamenti terapeutici".
"Le conseguenze sono diverse in paesi diversi, ed il peso della malattia tende ad essere maggiore nei paesi a medio e basso reddito, minore in quelli maggiormente sviluppati".

"Sono stati effettuati grandi sforzi per porre in primo piano i problemi legati alle patologie depressive, ma c'è ancora molto lavoro da fare; esiste ancora, ad esempio, il problema dello stigma associato alla malattia mentale", ha anche aggiunto.

"Ciò che alcuni riconoscono come disabilità può essere considerato in modo diverso da altre persone, ed in altri paesi, ed esistono differenti implicazioni culturali e diverse interpretazioni di tali patologie; ciò che risulta di massima importanza è che aumenti la consapevolezza della natura di questo tipo di problemi e che ne vengano ricososciuti e trattati gli aspetti invalidanti".

I dati disponibili per l'anno 2010 ricalcano gli studi degli anni precedenti (1990 e 2000) quanto alla significatività dei disturbi depressivi.

Commentando lo studio il Dr. Daniel Chisholm, studioso degli aspetti economici dei problemi di salute al Dipartimento di Salute Mentale della World Health Organization, ha sostenuto che la depressione è una condizione di patologia che comporta un elevato grado di disabilità.

"Si tratta di una grande sfida per la salute pubblica, ed un grande problema con il quale è necessario fare i conti, ma non si è ancora fatto abbastanza. Nel mondo, solo una minima parte delle persone riceve un qualche tipo di trattamento ed una diagnosi accurata".

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente promosso un piano di azione per la salute mentale per aumentare la consapevolezza ed indirizzare la pianificazione politico - economica in merito a tali questioni.

fonte: BBC Health News Novembre 2013

5 novembre 2013

Psicosi atipiche


Altri disturbi psicotici atipici (vedi anche il post sulla Psicosi Condivisa, o Follia a due)



Psicosi autoscopica.

Il sintomo caratteristico della psicosi autoscopica è un'allucinazione visiva di tutto o una parte del corpo del paziente stesso. La percezione allucinatoria, che viene chiamata fantasma, è solitamente incolore e trasparente ed è percepita come un pensiero che appare in uno specchio, poiché il fantasma imita i movimenti del paziente. Il fantasma tende ad apparire improvvisamente e senza preavviso.
 L'autoscopia è un fenomeno raro. Alcuni soggetti vivono un'esperienza autoscopica solo in una o poche occasioni; altri hanno questa esperienza più frequentemente. Anche se i dati sono limitati, sesso, età, ereditarietà e intelligenza non sembrano essere in relazione con la comparsa della sindrome.
La causa del fenomeno autoscopico è sconosciuta. Un'ipotesi di tipo biologico è che sia presente un'attività anormale ed episodica nelle aree dei lobi temporo-parietali relativa al senso di sé, forse in combinazione con un'attività anormale in una parte della corteccia visiva. Alcune teorie psicologiche hanno associato questa sindrome a personalità caratterizzate da immaginazione, sensibilità visiva e, forse, tratti di disturbo narcisistico di personalità. Questi individui possono essere soggetti a vivere fenomeni autoscopici durante i periodi di stress.
 La classica descrizione del fenomeno indica che nella maggior parte dei casi la sindrome non è progressiva, né invalidante. Solitamente la persona affetta conserva una certa distanza emotiva dal fenomeno, suggerendo una possibile lesione specifica neuroanatomica. Raramente la sindrome rappresenta l'esordio di schizofrenia o di altri disturbi psicotici.

Sindrome di Capgras.

Il sintomo caratteristico della sindrome di Capgras è il delirio che altre persone, solitamente strettamente legate al paziente, siano state sostituite con sosia identici, che sono impostori. La sindrome è stata descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese Jean Marie Joseph Capgras, che la definì ['illusion des sosies, ossia l'illusione dei sosia.
La rara sindrome si manifesta più frequentemente nelle donne che negli uomini. Talvolta l'affezione viene classificata come un disturbo delirante, anche se in alcuni casi può essere un sintomo della schizofrenia.
Capgras spiegò la natura del delirio come la conseguenza di sentimenti di estraneità, associata a una tendenza paranoide alla sfiducia. Secondo un'ipotesi biologica, è presente una disfunzione neurobiologica nelle aree che solitamente correlano la percezione al riconoscimento delle persone. Un'ipotesi psicoanalitica sostiene che il paziente riversa sul sosia ciò che prova verso la persona con cui deve confrontarsi (ad es., rabbia o paura) ed essendo ilsosia un impostore può essere respinto con ragione e senza timore.
I sintomi della sindrome di Capgras rispondono al trattamento con antipsicotici. Tuttavia, quando la sindrome è la sola manifestazione sintomatologica di un disturbo psicotico, il medico deve compiere un'attenta e completa valutazione neuropsicologica per identificare una possibile lesione organica che sia causa della sindrome.

Sindrome di Cotard.
Nel XIX secolo lo psichiatra francese Jules Cotard descrisse diversi pazienti affetti da una sindrome definita délire de négation, talvolta definita disturbo delirante nichilistico. I pazienti affetti si lamentano di avere perduto non solo gli averi, la condizione sociale e la forza, ma anche il cuore, il sangue e l'intestino. Il mondo che li circonda è ridotto al nulla.
Questa sindrome relativamente rara viene solitamente considerata un sintomo precursore di un episodio schizofrenico o depressivo. Attualmente, con l'uso comune di farmaci antipsicotici, viene osservata ancora· meno frequentemente che in passato.
Nella sua forma pura la sindrome viene osservata nei pazienti affetti da depressione, schizofrenia e disturbo psicotico dovuto a una condizione medica generale, spesso associato a demenza.
La sindrome di solito dura solo alcuni giorni o settimane e risponde al trattamento diretto alla malattia sottostante. Le forme a lunga durata sono solitamente associate a sindromi demenziali, come la demenza tipo Alzheimer.

Schizofrenia atipica.
Una forma particolare di schizofrenia, descritta da R. Gjessing, è stata definita catatonia periodica. I pazienti affetti da questa malattia hanno episodi periodici di catatonia stuporosa o eccitata, che Gjessing riteneva correlata ad alterazioni metaboliche del bilancio azotato. La sindrome viene osservata raramente, risponde bene ai comuni farmaci antipsicotici ed è prevenuta dal trattamento farmacologico di mantenimento.

4 novembre 2013

Disturbo Psicotico Condiviso


DISTURBI PSICOTICI ATIPICI
Disturbo psicotico condiviso (folie à deux)



Il disturbo psicotico condiviso, forse meglio conosciuto come folie à deux (vedi l'altra pagina del sito con il report di un caso clinico), è raro. Un paziente viene diagnosticato come affetto da disturbo psicotico condiviso quando i suoi sintomi psicotici si sviluppano durante una relazione prolungata con un'altra persona, a sua volta già precedentemente affetta da una sindrome simile prima dell'esordio dei sintomi nel paziente con un disturbo psicotico condiviso. Il disturbo più comunemente coinvolge due individui - una persona dominante (il paziente induttore, principale o primario) e una sottomessa, che è il soggetto affetto da disturbo psicotico condiviso. Occasionalmente sono stati riportati casi che coinvolgevano più di due persone; essi sono stati definiti folie à trois,folie à quatre, folie à cinq e così via. Un caso ha coinvolto un'intera famiglia (folie à famille) di 12 persone (folie à douze).

Nel 1860, Jules G.F. Baillarger descrisse per la prima volta questa sindrome e la definì folie à communiquée, anche se la prima descrizione viene comunemente attribuita a Ernest Charlès Lasègue e Jules Falret, che descrissero l'affezione nel 1877 e la definirono folie à deux.

La sindrome è stata anche definita follia comunicata, follia contagiosa, follia infettiva, psicosi da associazione e doppia follia.

Marandon de Montyel divise la folie à deux in tre gruppi (folie imposée, folie simultanée e folie communiquée - folie imposta, simultanea e comunicata) e Heinz Lehmann aggiunse un quarto gruppo, folie induite (folie indotta).

La folie imposée è la forma più comune e più classica della malattia; si sviluppa un sistema delirante nella persona dominante che quindi progressivamente impone tale sistema alla persona solitamente più giovane e passiva. Nella folie simultanée un simile sistema delirante si sviluppa indipendentemente in due individui che sono strettamente associati. A differenza dalla folie imposée, in cui la separazione di solito causa un miglioramento dei sintomi nella persona sottomessa, la separazione delle due persone nella folie simultanée non comporta alcun miglioramento in entrambe. Nella folie communiquée la persona dominante è coinvolta nell'induzione di un sistema delirante simile nel soggetto sottomesso, ma quest'ultimo sviluppa il suo proprio sistema delirante, che non recede dopo la separazione delle due parti. Nella folie induite la persona delirante aumenta i propri deliri assumendo quelli di una seconda persona. I vari tipi di folie sono difficili da differenziare in pratica e hanno valore storico più che clinico.

Epidemiologia. In più del 95% di tutti i casi di disturbo psicotico condiviso sono coinvolti due membri della stessa famiglia. In un terzo circa dei casi sono coinvolte due sorelle; in un altro terzo sono coinvolti marito e moglie oppure madre e figlio/a. Più rare sono le descrizioni di due fratelli, fratello e sorella e padre e figlio/a. La persona dominante è solitamente affetta , da schizofrenia oppure da un disturbo psicotico simile. Nel 25% circa di tutti i casi, l'individuo sottomesso ha un'invalidità fisica, come sordità, malattie cerebro-vascolari o altre invalidità che aumentano la dipendenza della persona sottomessa da quella dominante. Il disturbo psicotico condiviso può essere più comune nei gruppi di basso livello socioeconomico rispetto a quelli di alto livello, ed è più comune nelle donne che negli uomini.

Eziologia. Anche se la teoria principale sulla malattia è tipo psicosociale, poiché in oltre il 95% dei casi la persona affetta appartiene alla stessa famiglia, è stata ipotizzata significativa componente genetica nella malattia.

Il membro dominante della coppia ha un disturbo psicotico preesistente, quasi sempre schizofrenia, oppure un disturbo psicotico correlato e raramente una psicosi affettiva, o secondaria a demenza. La persona dominante è solitamente più anziana, più intelligente e meglio istruita e possiede una personalità con tratti più forti rispetto alla persona sottomessa, che è solitamente dipendente dalla persona dominante. Le due (o più) persone inevitabilmente vivono insieme oppure hanno una relazione personale estremamente stretta, associata a una condivisione di esperienze di vita, bisogni e speranze in comune e, spesso, un profondo rapporto emozionale reciproco. La relazione tra le persone coinvolte è di solito in parte o completamente isolata dagli stimoli sociali e culturali esterni.

La persona sottomessa può essere predisposta a una malattia mentale e avere un'anamnesi di disturbo di personalità con caratteristiche di dipendenza oppure di suggestionabilità, e anche una storia di depressione, sospettosità, isolamento sociale. La relazione tra due soggetti, anche se di dipendenza, può inoltre essere caratterizzata da ambivalenza, con sentimenti profondamente congiunti di amore e odio. La persona dominante può essere spinta a indurre il sistema delirante in quella sottomessa con un meccanismo diretto a mantenere il contatto con l'altra persona superando la propria psicosi. I sintomi psicotici dell'individuo dominante possono svilupparsi nella persona sottomessa attraverso un processo di identificazione. Adottando i sintomi psicotici della persona dominante, il soggetto sottomesso ne ottiene l'accettazione. Tuttavia, l'ammirazione della persona sottomessa verso quella dominante può trasformarsi in odio, che la persona sottomessa considera inaccettabile, cosicché l'odio viene rivolto internamente, spesso esitando in depressione o talvolta in suicidio.

Diagnosi. I criteri del DSM-IV per il disturbo psicotico condiviso comprendono lo sviluppo di deliri in una persona che ha stretta relazione con un soggetto che è già affetto da un simile sistema delirante. La persona con disturbo psicotico condiviso non ha un disturbo psicotico preesistente.

Manifestazioni cliniche. Il sintomo chiave è l'accettazione acritica dei deliri di un'altra persona. I deliri stessi sono spesso nel campo del possibile e solitamente non sono così bizzarri come quelli osservati in molti pazienti con schizofrenia. Il contenuto dei deliri è spesso di tipo persecutorio o ipocondriaco. Possono anche essere presenti sintomi di un coesistente disturbo di personalità, ma sono assenti segni e sintomi che soddisfino i criteri diagnostici della schizofrenia, dei disturbi dell'umore e del disturbo delirante. Il paziente può avere idee di suicidio e di omicidio; i medici devono raccogliere queste informazioni durante il colloquio clinico.

Diagnosi differenziale. Nella diagnosi differenziale della malattia devono essere considerati la simulazione, il disturbo fittizio con segni e sintomi psichici predominanti, il disturbo psicotico dovuto a una condizione medica generale e il disturbo psicotico indotto da sostanze. Il limite tra il disturbo psicotico condiviso e la generica follia di massa è ancora incerto.

Decorso e prognosi. La natura della malattia suggerisce che la separazione della persona sottomessa, cioè di quella che condivide il disturbo psicotico, da quella dominante possa portare alla risoluzione e alla scomparsa dei sintomi psicotici nella prima. Tuttavia questo decorso caratterizza meno del 40% dei casi e forse è vero solo nel 10%. Spesso è necessario trattare la persona sottomessa con farmaci antipsicotici proprio come quella dominante. Poiché quasi sempre le persone provengono dalla medesima famiglia, essi tornano solitamente a vivere insieme dopo la dimissione dall'ospedale.

Terapia. Il passo iniziale del trattamento è la separazione della persona affetta dalla fonte dei deliri, cioè dal partner dominante. Il paziente può avere bisogno di un importante supporto per compensare la perdita di questa persona e deve essere tenuto in osservazione fino alla remissione dei sintomi deliranti. Se tali sintomi non regrediscono in una o due settimane, possono essere usati farmaci antipsicotici.

La psicoterapia deve essere intrapresa con i membri non deliranti della famiglia del paziente e successivamente nel corso del trattamento può essere iniziata una psicoterapia in comune con la persona affetta da disturbo psicotico condiviso e il partner dominante. Va inoltre curato il disturbo mentale della persona dominante. Per prevenire le ricadute della malattia, il medico deve ricorrere alla terapia familiare e al supporto sociale per modificare le dinamiche familiari e per prevenire un nuovo sviluppo della sindrome. È spesso utile accertarsi che la famiglia sia esposta a stimoli esterni per diminuirne l'isolamento.

2 novembre 2013

Seduta di terapia: Fritz Perls e Gloria

Fritz Perls - Gloria (1965)

Sto per intervistare una paziente e desidero darvi uno sguardo di come funziona la terapia della Gestalt. La terapia della Gestalt lavora su un'equazione.

La CONSAPEVOLEZZA è uguale al TEMPO PRESENTE che è uguale alla REALTA'.


In contrasto con la psicologia del profondo, la Gestalt si occupa di prendere l'ovvio dalla superficie della situazione che noi stessi incontriamo e di sviluppare la FORMA che emerge semplicemente sulla base della relazione Io-Tu e del Qui-Ora.

Ogni fuga verso il futuro o verso il passato viene esaminata come una RESISTENZA contro l'incontro che si sviluppa nel momento presente. L'uomo moderno ha alienato, ha rinunciato a gran parte del suo potenziale, tanto che la sua capacità di rapportarsi con la sua esistenza è stata severamente compromessa.

Il mio scopo è il seguente: il paziente deve recuperare il suo potenziale perduto, integrare le sue polarità in conflitto comprendendo la differenza tra giocare un gioco, specialmente i giochi verbali da un lato e la differenza tra questi giochi e il comportamento autentico dall'altro lato.

La guerra civile del conflitto interiore, debilita l'efficienza e il confort del paziente, però ogni bit di integrazione lo fortifica. Ora nella sicura emergenza della situazione terapeutica, RIPETO, nella sicura emergenza della situazione terapeutica, il paziente comincia a prendersi dei rischi e trasformare le sue energie dalla manipolazione dell'ambiente per ottenerne sostegno, a uno sviluppo sempre più grande di "auto sostegno" e impara a fidarsi delle sue proprie risorse.

Questo processo è chiamato
MATURAZIONE.

Una volta che il paziente apprende a camminare con le proprie gambe, emozionalmente, intellettualmente ed economicamente, la sua necessità di terapia collasserà. Si sveglierà dall'incubo della sua esistenza.

La tecnica di base è la seguente:

NON nell'esplicare le cose al paziente, ma nel creargli le opportunià per comprendersi e scoprirsi da solo. A tale scopo io manipolo e frustro il paziente in tale maniera che egli debba confrontarsi da solo e in questo processo identifichi il suo poteniale perduto, ad esempio assimilando le sue proiezioni attraverso il tirar fuori le parti alienate di se stesso.

Principalmente io considero che qualsiasi interpretazione sia un errore terapeutico e questo implicherebbe che il terapeuta comprendesse meglio il paziente del paziente stesso e privandolo cosi dell'opportunità di scoprirsi da solo e per se stesso e impedendogli di incontrare i suoi propri valori e stile.

Livello non verbale

D'altra parte io scarto la maggior parte del CONTENUTO di quello che il paziente dice e mi concentro soprattutto nel livello non verbale, perchè questo è quello soggetto all'auto inganno. A livello non verbale la Gestalt rilevante emergerà sempre e potrà essere trattata, nel qui e ora.



Meta-commento di Perls

Perls dice:

L'impianto teorico ha retto e ho riscontrato l'evitamento di un incontro genuino. Questo evitamento si è manifestato in 3 modi.

1) La paziente teneva il controllo attraverso il mostrare un sorriso sofisticato ed artificiale, indossando una maschera falsa, giustificandosi, con la pretesa di essere intimorita e al tempo stesso fingendo di non intendermi perfettamente, fingendo di avere il completo controllo della situazione.

2) In secondo luogo ella si stava ritirando nel fantasticare di trovarsi chiusa in un angolo.

3) In terzo luogo stava bloccando un incontro autentico, che sarebbe stato il vero significato emotivo di questo incontro.

La paziente è stata capace di identificare se stessa con varie fantasie, che ha proiettato su di me. Ciò è stato specialmente evidente inizialmente riguardo alla sua necessità di essere rispettata. La necessità del supporto ambientale ha cominciato a manifestarsi insieme alla sua necessità di essere rispettata.

E' stato verbalizzato come un desiderio di essere amata e riscattata dal suo angolo, ecc..

Ho interrotto la sessione quando sono iniziate a comparire le prime lacrime e lei ha
cominciato a giocare il ruolo di una bambina sola che apparentemente voleva essere abbracciata e consolata. Ma anche qui, l'assimilazione delle sue proiezioni ha cominciato a lavorare e ha cominciato a sperimentare di sostenere me come un bambino. Modi per aiutarla ad assimilare alcune delle proiezioni, il principale risultatao terapeutico è stato quello di dimostrargli alcune delle sue inconsistenze del suo comportamento verbale e non verbale. Per esempio, dire di essere impaurita e sorridere al tempo stesso.
Una persona impaurita non sorride. La sua paura era ben più correlata al suo disagio e imbarazzo e questo disagio era derivante dalla sua altezzosità e dalla sua rabbia. Per superare il disagio esistenziale dovremo tentare di lavorare per eliminare la falsità che è il luogo da dove, in maniera superficiale, possiamo assumere qualunque ruolo che abbiamo bisogno di assumere in una determinata situazione.

Questo pseudo adattamento è un modo di far fronte alla vita. Questo è quello che io posso ricavare da questa sessione.