23 ottobre 2013

Proiezione - I processi nevrotici

Proiezione - I meccanismi psicopatologici secondo la teoria della Gestalt




Il contrario dell'introiezione è la proiezione.

Mentre l'introiezione è la tendenza a rendere il sé responsabile di ciò che in realtà è parte dell'ambiente, la proiezione è la tendenza a rendere l'ambiente responsabile di tutto ciò che si origina nel sé. Clinicamente, riconosciamo che la paranoia, caratterizzata dallo sviluppo di un sistema delirante altamente organizzato, è il caso estremo della proiezione. Si è scoperto che quasi sempre il paranoico è una personalità altamente aggressiva che, incapace di accettare la responsabilità dei propri desideri, sentimenti e brame, li attribuisce a oggetti e persone nell'ambiente. La sua convinzione di essere perseguitato è difatti l'asserzione che lui vorrebbe perseguitare gli altri.

Ma la proiezione esiste anche sotto forme meno estreme, e dobbiamo fare attenzione a distinguere tra la proiezione, in quanto processo patologico, e la supposizione, che si basa sull'osservazione normale e sana. Programmazione e previsione, schermaglie e manovre in una partita di scacchi e in diverse altre attività denotano tutte un comportamento basato sull'osservazione e su supposizioni circa il mondo esterno. Ma queste supposizioni vengono riconosciute come tali. Il giocatore di scacchi che programma in anticipo alcune mosse compie un'intera serie di supposizioni basate sull'osservazione dei processi mentali dell'avversario. In essenza, dice: "se fossi lui, ecco cosa farei".
Ma riconosce di fare delle supposizioni che non governeranno necessariamente il comportamento dell'avversario, e le riconosce come opera propria.

D'altra parte, la donna sessualmente inibita che si lamenta perché tutti cercano di abbordarla, oppure l'uomo freddo, distaccato, sprezzante, che accusa gli altri di mostrarsi poco amichevoli nei suoi confronti - questi sono esempi di proiezione nevrotica.
In questi casi gli individui hanno fatto delle supposizioni basate sulle proprie fantasie e non se ne rendono conto. Inoltre, rifiutano anche di riconoscere l'origine delle loro supposizioni.

La creazione artistica esige altresì una specie di comportamento proiettivo-suppositivo. Il romanziere spesso si proietta letteralmente nei suoi personaggi e mentre scrive diventa loro. Ma neanche lui soffre della confusione di identità che caratterizza il nevrotico che proietta. Il romanziere conosce perfettamente il confine tra sé e i suoi personaggi, anche se nel calore dell'attività creativa può temporaneamente perdere tale consapevolezza e diventare qualcun altro.
 
Il nevrotico non usa il meccanismo della proiezione solo nei suoi rapporti col mondo esterno. Lo usa anche su se stesso: ha la tendenza a rinnegare non solo i propri impulsi, ma anche quelle parti di sé in cui si originano gli impulsi. Dà a questi elementi un'esistenza oggettiva, per così dire, fuori di se stesso, in modo da renderli responsabili dei suoi guai senza dover affrontare il fatto che sono parte di lui. Invece di essere un partecipante attivo nella propria vita, il proiettore diventa un oggetto passivo, la vittima delle circostanze.

Nella proiezione, pertanto, spostiamo il confine tra noi e il resto del mondo un po' troppo a nostro favore: cioè tendiamo a disconoscere e rinnegare quegli aspetti della nostra personalità che troviamo difficili, offensivi o sgradevoli.
E, tra parentesi, sono i nostri introietti che ci fanno provare di solito quei sentimenti di autodisprezzo e di autoalienazione che producono la proiezione.

Dal momento che il nostro eroe ha introiettato l'idea che le buone maniere sono più importanti della soddisfazione dei bisogni personali più urgenti, giacché ha introiettato la convinzione che si deve imparare a 'sorridere 'e sopportare', deve proiettare o persino espellere quegli impulsi interni che
sono in contrapposizione a quanto lui considera ora attività esterne.

Analogamente all'introiettore, egli è incapace di distinguere gli aspetti della propria personalità che sono realmente suoi da quelli impostigli dall'esterno. Vede i suoi introietti come se stesso e vede quelle parti di sé di cui vorrebbe sbarazzarsi come introietti non digeriti e indigesti.
Mediante la proiezione, spera di sbarazzarsi degli introietti immaginati, che in realtà non sono affatto introietti, bensì aspetti di se stesso.

'La personalità introiettiva, che diventa campo di battaglia per idee contraddittorie non assimilate, trova il suo parallelo nella personalità proiettiva che trasforma il mondo in un campo di battaglia per conflitti privati. La persona eccessivamente diffidente, eccessivamente cauta, che vi dice di desiderare amicizia e amore, ma che nello stesso tempo vi dice che "non ci si può fidare di nessuno, poiché tutti vogliono approfittarsi di te", è un proiettore per eccellenza.

il testo è tratto da : Frederick Prls (cit.) L'approccio della Gestalt (c) Astrolabio
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