27 settembre 2013

Ansia e dolore non sono malattie mentali




Ansia e dolore non sono malattie mentali

L'attuale edizione di un manuale psichiatrico americano aumenta il numero delle persone nella popolazione generale diagnosticata come affetta da una malattia mentale, ma ciò di cui queste persone hanno bisogno è aiuto e comprensione, non etichette nè farmaci.

Molte persone sperimentano un profondo  e duraturo dolore a seguito della morte di una persona cara. Molti soldati di ritorno da una guerra soffrono per il trauma vissuto. Molti di noi sono timidi o ansiosi in differenti situazioni sociali oppure demotivati e pessimisti quando ci troviamo in una condizione di disoccupazione o se non amiamo il nostro lavoro.

Per alcuni di noi, esperienze di abuso o di fallimento comportano talora un sentimento di inutilità della vita. Dobbiamo riconoscere tali realtà umane e dobbiamo fornire il nostro aiuto. Ma non dovremmo considerare queste esperienze umane come sintomi di una malattia mentale.

Talora le diagnosi psichiatriche non sono soltanto scientificamente prive di efficacia, ma anche dannose.

Il linguaggio della malattia biologica implica che la natura di tali condizioni emotive sia da ricondurre ad anormalità cerebrali ed alla biologia, condizioni queste usualmente definite come "squilibri chimici o neurotrasmettitoriali".
Ciò  può condurci a non considerare le cause psicologiche e sociali di tali condizioni.
Ancora più importante, possiamo essere tentati di prescrivere rimedi farmacologici, farmaci antidepressivi o antipsicotici, nonostante gli effetti collaterali di tali medicamenti e la scarsa certezza del loro effetto terapeutico.

Ciò è sbagliato. Non dovremmo diagnosticare in maniera insensata un crescente numero di persone come affetti da  "malattia mentale", spiegando loro che tali condizioni derivano da anormalità cerebrali, e prescrivendo loro dei farmaci.

Sex Addiction

Un manuale americano usato dai clinici e dai ricercatori, estremamente influente e diffuso, utilizzato per classificare e diagnosticare le malattie mentali, è stato aggiornato nel maggio 2013.

Ma questa ultima edizione del DSM V (American Psychiatric Association's Diagnostic and Statistic Manual) rende soltanto peggiore una situazione già di per sè difficile, poichè comporta soltanto un "abbassamento" della soglia delle diagnosi psichiatriche e aumenta il numero delle persone considerate malate di mente nella popolazione generale.

La nuova diagnosi di "disruptive mood dysregulation disorder", ovvero "Disordine Disturbatore da Sregolazione di Umore" trasforma gli scatti d'ira e l'irascibilità infantile in una malattia mentale.

Il normale lutto diventa un "Disturbo Depressivo Maggiore", il che significa diagnosi e trattamento farmacologico come risposta al dolore per una perdita.

I criteri del "disturbo d'ansia generalizzata" vengono significativamente ampliati, rendendo le preoccupazioni quotidiane motivo per un trattamento farmacologico.

L'abbassamento della "soglia diagnostica" comporta un aumento del numero di diagnosi di "Disordine da deficit di attenzione negli adulti", e di conseguenza un aumento delle prescrizioni di farmaci psicostimolanti.

Un ampio spettro di infelici comportamenti umani diviene malattia mentale, anormalità nella condotta alimentare diventano "binge eating disorder", e la categoria dei "comportamenti di dipendenza" si amplia sino a comprendere i c.d. disordini da "internet addiction" o "sex addiction" (internet-dipendenza, sesso-dipendenza).

Lo "stigma" della diagnosi

E' piuttosto noto il fatto che spesso le comuni diagnosi psichiatriche sono prive di validità scientifica, non corrispondendo a raggruppamenti di sintomi riscontrabili nella realtà, nonostante l'ovvia importanza di tale riscontro. Le diagnosi spesso falliscono nel prevedere la reale efficacia di uno specifico trattamento terapeutico, e non sono basate in modo chiaro su anormalità dei processi biologici.

Nell'attuale sistema socio sanitario una diagnosi di disturbo mentale è necessaria per poter accedere ad un trattamento. Tuttavia, ciò comporta anche la definizione di un assetto di tipo medico-biologico e la possibilità di un abuso dell'intervento medico basato sull'uso di farmaci antipsicotici ed antidepressivi , per quanto sia noto che vi sono preoccupanti effetti collaterali con l'uso a lungo termine di tali farmaci.

Evidenze scientifiche suggeriscono chiaramente il fatto che esperienze angoscianti non sono conseguenza di anormalità cerebrali, ma il risultato della complessa interazione tra fattori biologici, sociali e psicologici.

Ma la diagnosi, ed il linguaggio, della malattia biologica oscurano il ruolo causale di fattori quali abuso, povertà, deprivazione sociale. Il risultato è, spesso, ulteriore stigma, discriminazione ed esclusione sociale.

L'approccio terapeutico

Esistono umane ed efficaci alternative alla tradizionale diagnosi psichiatrica.

E' aabbastanza semplice definire una chiara lista di problemi che possono essere definiti tali in modo valido ed affidabile. Non c'è ragione per ritenere che tale categoria di fenomeni debba essere inclusa in una specifica categoria diagnostica o che sia conseguenza di una sottostante condizione di "malattia".

Potremmo più semplicemete usare le conoscenze mediche e psicologiche per comprendere come tali problemi possano essersi originati, e raccomandare quelle che riteniamo valide soluzioni terapeutiche.

Tale tipo di approccio comporterebbe tutti i vantaggi dell'approccio diagnostico-e-terapeutico senza gli inconvenienti e le inadeguatezze della "semplice" diagnosi psichiatrica.

Articolo originale del prof. Peter Kinderman, Direttore dell'Istituto di Psicologia Salute e Società dell'Università di Liverpool - (c) BBC Health

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