30 settembre 2013

Crampi di fame




Il "Binge Eating Disorder" codificato alcuni mesi or sono dall'American Psyhiatric Association come specifica diagnosi nel nuovo DSM V, è associato ad una sostanzialmente duratura disabilità comparabile a quella della Bulimia Nervosa (vedi), secondo uno studio della World Health Organization basato su una indagine epidemiologica condotta in 12 diverse nazioni del mondo.

I risultati sono stati pubblicati online in data 23 settembre 2013 su "Epidemiolgic and Psychiatric Science", in contemporanea con l'inizio della "Settimana della Consapevolezza del peso dello Stigma".

Nonostante sia la Bulimia che il Binge Eating prevedano il ricorrere di episodi di eccessivo consumo di cibo con perdita di controllo, si ritiene comunemente che la bulimia comporti un più grave rischio di menomazione, a causa del più complesso profilo sintomatologico.

Tuttavia, comparata agli individui che non presentano nella loro storia clinica  disordini del comportamento alimentare, la vita dei pazienti affetti sia da Bulimia Nervosa che dal Binge Eating Disorder prevede con maggiore frequenza - da due a circa quattro volte - il rischio di inabilità lavorative o quello inerente la difficoltà nel portare avanti le comuni attività quotidiane.

Nonostante le significativa sfida che questi pazienti si trovano ad affrontare, sia Bulimia che Binge restano sovente indiagnosticate, e quindi non trattate terapeuticamente.

"Il Binge Eating è stato largamente ignorato dalle organizzazioni sanitarie, ma questa patologia comporta un prezzo altissimo relativamente  al benessere fisico e psichico per chi è affetto da tale disturbo" ha sostenuto Ronald Kessler, professore di Politica Sanitaria alla Harvard Medical School e primo autore del lavoro.
" Quando si considerano assieme i due diversi disturbi alimentari, si rende evidente anche il grave danno sociale determinato dagli elevati livelli del riscontro di depressione, suicidio, perdita delle giornate lavorative".

Lo studio ha riscontrato che ambedue i disturbi si rendono tipicamente evidenti nel periodo dell'adolescenza, e sono associati a ad un ampio ventaglio di possibili disturbi di natura mentale che si rendono evidenti in periodi successivi (ivi inclusi disordini depressivi e disturbi d'ansia), nonché fisici (disordini muscolo scheletrici e diabete). Un disturbo di "binge" insorto precocemente è associato a conseguenti bassi livelli di occupazione per gli uomini, bassa frequenza di matrimonio per le donne, ed alti livelli di difficoltà lavorative per ambedue i sessi.

I ricercatori hanno concluso che queste avverse circostanze sono conseguenza delle tardive comorbidità mentali riscontrate nella popolazione dei pazienti affetti  da tali disordini alimentari. Questi riscontri - sostengono i ricercatori - aumentano la possibilità che incrementare gli sforzi di diagnosi precoce e di trattamento terapeutico durante gli anni scolastici possa aiutare a prevenire l'esordio delle patologie psichiatriche associate e le disabilità che queste prevedono.

In un commento pubblicato sulla medesima rivista, le esperte di disordini alimentari Janet Treasure e Cynthia Bulik hanno affermato che l'evidenza del lavoro suggerisce fortemente l'opportunità di procedere con studi il cui scopo sia quello di valutare gli effetti a lungo termine sulla salute mentale della popolazione adulta della diagnosi e del trattamento precoce dei disordini alimentari nella popolazione studentesca.

Lo studio è basato su una indagine comunitaria relativa a 12 paesi. I ricercatori hanno intervistato 22.635 adulti.

Il Binge Eating è riscontrato circa due volte rispetto al distubo bulimico tra i paesi considerati, inclusi Stati Uniti d'America, diversi paesi dell'America Latina quali Brasile, Colombia, Messico, un certo numero di pesi in Europa (Belgio, Italia, Olanda, Irlanda del Nord, Portogallo, romania e Spagna), ed in Nuova Zelanda.

altro post sulla Bulimia nervosa: link 1
su: Binge Eatin Disorder in gravidanza

fonte: science daily

Crampi di fame




Il "Binge Eating Disorder" codificato alcuni mesi or sono dall'American Psyhiatric Association come specifica diagnosi nel nuovo DSM V, è associato ad una sostanzialmente duratura disabilità comparabile a quella della Bulimia Nervosa (vedi), secondo uno studio della World Health Organization basato su una indagine epidemiologica condotta in 12 diverse nazioni del mondo.

I risultati sono stati pubblicati online in data 23 settembre 2013 su "Epidemiolgic and Psychiatric Science", in contemporanea con l'inizio della "Settimana della Consapevolezza del peso dello Stigma".

Nonostante sia la Bulimia che il Binge Eating prevedano il ricorrere di episodi di eccessivo consumo di cibo con perdita di controllo, si ritiene comunemente che la bulimia comporti un più grave rischio di menomazione, a causa del più complesso profilo sintomatologico.

Tuttavia, comparata agli individui che non presentano nella loro storia clinica  disordini del comportamento alimentare, la vita dei pazienti affetti sia da Bulimia Nervosa che dal Binge Eating Disorder prevede con maggiore frequenza - da due a circa quattro volte - il rischio di inabilità lavorative o quello inerente la difficoltà nel portare avanti le comuni attività quotidiane.

Nonostante le significativa sfida che questi pazienti si trovano ad affrontare, sia Bulimia che Binge restano sovente indiagnosticate, e quindi non trattate terapeuticamente.

"Il Binge Eating è stato largamente ignorato dalle organizzazioni sanitarie, ma questa patologia comporta un prezzo altissimo relativamente  al benessere fisico e psichico per chi è affetto da tale disturbo" ha sostenuto Ronald Kessler, professore di Politica Sanitaria alla Harvard Medical School e primo autore del lavoro.
" Quando si considerano assieme i due diversi disturbi alimentari, si rende evidente anche il grave danno sociale determinato dagli elevati livelli del riscontro di depressione, suicidio, perdita delle giornate lavorative".

Lo studio ha riscontrato che ambedue i disturbi si rendono tipicamente evidenti nel periodo dell'adolescenza, e sono associati a ad un ampio ventaglio di possibili disturbi di natura mentale che si rendono evidenti in periodi successivi (ivi inclusi disordini depressivi e disturbi d'ansia), nonché fisici (disordini muscolo scheletrici e diabete). Un disturbo di "binge" insorto precocemente è associato a conseguenti bassi livelli di occupazione per gli uomini, bassa frequenza di matrimonio per le donne, ed alti livelli di difficoltà lavorative per ambedue i sessi.

I ricercatori hanno concluso che queste avverse circostanze sono conseguenza delle tardive comorbidità mentali riscontrate nella popolazione dei pazienti affetti  da tali disordini alimentari. Questi riscontri - sostengono i ricercatori - aumentano la possibilità che incrementare gli sforzi di diagnosi precoce e di trattamento terapeutico durante gli anni scolastici possa aiutare a prevenire l'esordio delle patologie psichiatriche associate e le disabilità che queste prevedono.

In un commento pubblicato sulla medesima rivista, le esperte di disordini alimentari Janet Treasure e Cynthia Bulik hanno affermato che l'evidenza del lavoro suggerisce fortemente l'opportunità di procedere con studi il cui scopo sia quello di valutare gli effetti a lungo termine sulla salute mentale della popolazione adulta della diagnosi e del trattamento precoce dei disordini alimentari nella popolazione studentesca.

Lo studio è basato su una indagine comunitaria relativa a 12 paesi. I ricercatori hanno intervistato 22.635 adulti.

Il Binge Eating è riscontrato circa due volte rispetto al distubo bulimico tra i paesi considerati, inclusi Stati Uniti d'America, diversi paesi dell'America Latina quali Brasile, Colombia, Messico, un certo numero di pesi in Europa (Belgio, Italia, Olanda, Irlanda del Nord, Portogallo, romania e Spagna), ed in Nuova Zelanda.

altro post sulla Bulimia nervosa: link 1
su: Binge Eatin Disorder in gravidanza

fonte: science daily

27 settembre 2013

Ansia e dolore non sono malattie mentali




Ansia e dolore non sono malattie mentali

L'attuale edizione di un manuale psichiatrico americano aumenta il numero delle persone nella popolazione generale diagnosticata come affetta da una malattia mentale, ma ciò di cui queste persone hanno bisogno è aiuto e comprensione, non etichette nè farmaci.

Molte persone sperimentano un profondo  e duraturo dolore a seguito della morte di una persona cara. Molti soldati di ritorno da una guerra soffrono per il trauma vissuto. Molti di noi sono timidi o ansiosi in differenti situazioni sociali oppure demotivati e pessimisti quando ci troviamo in una condizione di disoccupazione o se non amiamo il nostro lavoro.

Per alcuni di noi, esperienze di abuso o di fallimento comportano talora un sentimento di inutilità della vita. Dobbiamo riconoscere tali realtà umane e dobbiamo fornire il nostro aiuto. Ma non dovremmo considerare queste esperienze umane come sintomi di una malattia mentale.

Talora le diagnosi psichiatriche non sono soltanto scientificamente prive di efficacia, ma anche dannose.

Il linguaggio della malattia biologica implica che la natura di tali condizioni emotive sia da ricondurre ad anormalità cerebrali ed alla biologia, condizioni queste usualmente definite come "squilibri chimici o neurotrasmettitoriali".
Ciò  può condurci a non considerare le cause psicologiche e sociali di tali condizioni.
Ancora più importante, possiamo essere tentati di prescrivere rimedi farmacologici, farmaci antidepressivi o antipsicotici, nonostante gli effetti collaterali di tali medicamenti e la scarsa certezza del loro effetto terapeutico.

Ciò è sbagliato. Non dovremmo diagnosticare in maniera insensata un crescente numero di persone come affetti da  "malattia mentale", spiegando loro che tali condizioni derivano da anormalità cerebrali, e prescrivendo loro dei farmaci.

Sex Addiction

Un manuale americano usato dai clinici e dai ricercatori, estremamente influente e diffuso, utilizzato per classificare e diagnosticare le malattie mentali, è stato aggiornato nel maggio 2013.

Ma questa ultima edizione del DSM V (American Psychiatric Association's Diagnostic and Statistic Manual) rende soltanto peggiore una situazione già di per sè difficile, poichè comporta soltanto un "abbassamento" della soglia delle diagnosi psichiatriche e aumenta il numero delle persone considerate malate di mente nella popolazione generale.

La nuova diagnosi di "disruptive mood dysregulation disorder", ovvero "Disordine Disturbatore da Sregolazione di Umore" trasforma gli scatti d'ira e l'irascibilità infantile in una malattia mentale.

Il normale lutto diventa un "Disturbo Depressivo Maggiore", il che significa diagnosi e trattamento farmacologico come risposta al dolore per una perdita.

I criteri del "disturbo d'ansia generalizzata" vengono significativamente ampliati, rendendo le preoccupazioni quotidiane motivo per un trattamento farmacologico.

L'abbassamento della "soglia diagnostica" comporta un aumento del numero di diagnosi di "Disordine da deficit di attenzione negli adulti", e di conseguenza un aumento delle prescrizioni di farmaci psicostimolanti.

Un ampio spettro di infelici comportamenti umani diviene malattia mentale, anormalità nella condotta alimentare diventano "binge eating disorder", e la categoria dei "comportamenti di dipendenza" si amplia sino a comprendere i c.d. disordini da "internet addiction" o "sex addiction" (internet-dipendenza, sesso-dipendenza).

Lo "stigma" della diagnosi

E' piuttosto noto il fatto che spesso le comuni diagnosi psichiatriche sono prive di validità scientifica, non corrispondendo a raggruppamenti di sintomi riscontrabili nella realtà, nonostante l'ovvia importanza di tale riscontro. Le diagnosi spesso falliscono nel prevedere la reale efficacia di uno specifico trattamento terapeutico, e non sono basate in modo chiaro su anormalità dei processi biologici.

Nell'attuale sistema socio sanitario una diagnosi di disturbo mentale è necessaria per poter accedere ad un trattamento. Tuttavia, ciò comporta anche la definizione di un assetto di tipo medico-biologico e la possibilità di un abuso dell'intervento medico basato sull'uso di farmaci antipsicotici ed antidepressivi , per quanto sia noto che vi sono preoccupanti effetti collaterali con l'uso a lungo termine di tali farmaci.

Evidenze scientifiche suggeriscono chiaramente il fatto che esperienze angoscianti non sono conseguenza di anormalità cerebrali, ma il risultato della complessa interazione tra fattori biologici, sociali e psicologici.

Ma la diagnosi, ed il linguaggio, della malattia biologica oscurano il ruolo causale di fattori quali abuso, povertà, deprivazione sociale. Il risultato è, spesso, ulteriore stigma, discriminazione ed esclusione sociale.

L'approccio terapeutico

Esistono umane ed efficaci alternative alla tradizionale diagnosi psichiatrica.

E' aabbastanza semplice definire una chiara lista di problemi che possono essere definiti tali in modo valido ed affidabile. Non c'è ragione per ritenere che tale categoria di fenomeni debba essere inclusa in una specifica categoria diagnostica o che sia conseguenza di una sottostante condizione di "malattia".

Potremmo più semplicemete usare le conoscenze mediche e psicologiche per comprendere come tali problemi possano essersi originati, e raccomandare quelle che riteniamo valide soluzioni terapeutiche.

Tale tipo di approccio comporterebbe tutti i vantaggi dell'approccio diagnostico-e-terapeutico senza gli inconvenienti e le inadeguatezze della "semplice" diagnosi psichiatrica.

Articolo originale del prof. Peter Kinderman, Direttore dell'Istituto di Psicologia Salute e Società dell'Università di Liverpool - (c) BBC Health

26 settembre 2013

Farmaci antidepressivi e rischio di diabete



I farmaci anti-depressivi correlati all'insorgenza del diabete di tipo 2

Coloro ai quali vengono prescritti antidepressivi devono essere informati dell'aumento del rischio di diabete. (leggi anche l'altra pagine del sito a proposito della correlazione tra depressione e diabete)

Il team della Università di Southampton ha riconsiderato gli studi esistenti ed ha riscontrato evidenze della correlazione tra uso di farmaci antidepressivi e diabete.
Anche se non vi sono evidenze del fatto che l'una cosa detemini l'altra.

E' possibile che l'aumentato rischio di diabete dipenda dal fatto che l'uso di antidepressivi determina facilmente aumento del peso corporeo.
O anche che il farmaco stesso possa interferire con il controllo ematico del tasso glicemico.

L'analisi del team di ricercatori ha coinvolto 22 studi e migliaia di pazienti in trattamento con antidepressivi, non relativamente ad una specifica categoria di tali farmaci né relativamente a pazienti per qualche motivo ad alto rischio di diabete.

Il Prof. Richard Holt ed i suoi colleghi sostengono che è necessario approfondire il tema con ulteriori ricerche per comprendere appieno i fattori che deteminano tale riscontro.
E sostengono che i medici devono valutare attentamente eventuali precoci segni o sintomi di diabete nei pazienti cui hanno prescritto tale tipo di farmaci.
Affermano infatti che con 46 milioni di confezioni di antidepressivi venduti ogni anno in Gran Bretagna, tali riscontri possono essere lecita fonte di preoccupazione.

Il Prof. Holt ha detto: "Può trattarsi in qualche misura di un riscontro casuale, ma vi sono evidenze che i pazienti trattati con antidepressivi possono essere considerati a rischio di sviluppare il diabete. Dobbiamo quindi pensare alla necessità di un attento screening allo scopo di ridurre tale rischio".

Il diabete è semplice da diagnosticare, essendo sufficiente un esame del sangue, e questo accertamento deve essere parte integrante della visita medica quando si prescrivono antidepressivi.

"Il diabete può essere prevenuto con una dieta appropriata e con l'attività fisica. Quest'ultima è utile anche ai fini del mantenimento della salute mentale, dunque vi sono almeno due buone ragioni per pensare e proporre la necessità di un cambiamento dello stile di vita in tal senso".

Si ritiene che in UK vi siano circa tre milioni di persone sofferenti di diabete, e la maggior parte di queste soffre di diabete di tipo 2.

Il Dr. Mattew Hobbs (Diabetes UK), ha sostenuto: "Questi riscontri non sono sufficienti a poter affermare che l'assumere anti-depressivi comporti direttamente un aumento del rischio di ammalarsi di diabete. In questa rewiev, anche gli studi che hanno suggerito l'esistenza di una correlazione hanno mostrato soltanto una qualche significatività, e solo perchè le due condizioni tendono ad essere presenti in contemporanea, il che non necessariamente significa che l'una determina l'altra.

Ciò che è certo tuttavia è il fatto che alcuni antidepressivi comportano aumento di peso e questo, a sua volta, comporta un aumentato rischio di diabete di tipo 2. Dunque, chiunque attualmente assume, o è in procinto di inziare ad assumere una terapia farmacologica a base di farmaci antidepressivi, deve discutere di tale rischio con il proprio medico curante".


Fonte: BBC Health News - articolo originale (c) BBC Health

Farmaci antidepressivi e rischio di diabete



I farmaci anti-depressivi correlati all'insorgenza del diabete di tipo 2

Coloro ai quali vengono prescritti antidepressivi devono essere informati dell'aumento del rischio di diabete. (leggi anche l'altra pagine del sito a proposito della correlazione tra depressione e diabete)

Il team della Università di Southampton ha riconsiderato gli studi esistenti ed ha riscontrato evidenze della correlazione tra uso di farmaci antidepressivi e diabete.
Anche se non vi sono evidenze del fatto che l'una cosa detemini l'altra.

E' possibile che l'aumentato rischio di diabete dipenda dal fatto che l'uso di antidepressivi determina facilmente aumento del peso corporeo.
O anche che il farmaco stesso possa interferire con il controllo ematico del tasso glicemico.

L'analisi del team di ricercatori ha coinvolto 22 studi e migliaia di pazienti in trattamento con antidepressivi, non relativamente ad una specifica categoria di tali farmaci né relativamente a pazienti per qualche motivo ad alto rischio di diabete.

Il Prof. Richard Holt ed i suoi colleghi sostengono che è necessario approfondire il tema con ulteriori ricerche per comprendere appieno i fattori che deteminano tale riscontro.
E sostengono che i medici devono valutare attentamente eventuali precoci segni o sintomi di diabete nei pazienti cui hanno prescritto tale tipo di farmaci.
Affermano infatti che con 46 milioni di confezioni di antidepressivi venduti ogni anno in Gran Bretagna, tali riscontri possono essere lecita fonte di preoccupazione.

Il Prof. Holt ha detto: "Può trattarsi in qualche misura di un riscontro casuale, ma vi sono evidenze che i pazienti trattati con antidepressivi possono essere considerati a rischio di sviluppare il diabete. Dobbiamo quindi pensare alla necessità di un attento screening allo scopo di ridurre tale rischio".

Il diabete è semplice da diagnosticare, essendo sufficiente un esame del sangue, e questo accertamento deve essere parte integrante della visita medica quando si prescrivono antidepressivi.

"Il diabete può essere prevenuto con una dieta appropriata e con l'attività fisica. Quest'ultima è utile anche ai fini del mantenimento della salute mentale, dunque vi sono almeno due buone ragioni per pensare e proporre la necessità di un cambiamento dello stile di vita in tal senso".

Si ritiene che in UK vi siano circa tre milioni di persone sofferenti di diabete, e la maggior parte di queste soffre di diabete di tipo 2.

Il Dr. Mattew Hobbs (Diabetes UK), ha sostenuto: "Questi riscontri non sono sufficienti a poter affermare che l'assumere anti-depressivi comporti direttamente un aumento del rischio di ammalarsi di diabete. In questa rewiev, anche gli studi che hanno suggerito l'esistenza di una correlazione hanno mostrato soltanto una qualche significatività, e solo perchè le due condizioni tendono ad essere presenti in contemporanea, il che non necessariamente significa che l'una determina l'altra.

Ciò che è certo tuttavia è il fatto che alcuni antidepressivi comportano aumento di peso e questo, a sua volta, comporta un aumentato rischio di diabete di tipo 2. Dunque, chiunque attualmente assume, o è in procinto di inziare ad assumere una terapia farmacologica a base di farmaci antidepressivi, deve discutere di tale rischio con il proprio medico curante".


Fonte: BBC Health News - articolo originale (c) BBC Health

25 settembre 2013

Problemi di salute mentale


Quando la salute mentale diventa un problema

Una persona su quattro è suscettibile di sperimentare un problema di salute mentale, e tuttora stigma e discriminazione sono molto diffusi. Il mito secondo cui soffrire di un disturbo mentale è in qualche modo segno di una qualche "pecca personale" ancora persiste.

Definire la malattia mentale

Si considera una persona mentalmente sana quando è in grado di affrontare gli abituali stress della vita e di portare avanti le comuni attività dell'esistenza prendendosi cura di se stessi; di realizzare il proprio potenziale; e di fornire contributi alla propria comunità.
Tuttavia, la salute mentale ed il senso del benessere può non essere sempre lo stesso, e può modificarsi in relazione ad eventi di vita e circostanze diverse.

Ciascuno può attraversare periodi durante i quali si sperimentano occasioni di stress e di dolore, ma i sintomi di un disturbo mentale durano più a lungo del normale e spesso non sono semplici reazioni ad eventi di vita.
Quando tali sintomi diventano sufficientemente severi da interferire con le capacità personali, possono essere considerati significativi dell'esistenza di un disturbo di natura mentale.

Chi presenta una depressione clinica, per esempio, si ritroverà a sperimentare una intensa e persistente tristezza, capace di provocare ritiro sociale  e demotivazione. Tali sintomi di solito si rendono evidenti nell'arco di diverse settimane o mesi, anche se talora il quadro clinico si instaura più rapidamente.

I problemi di salute mentale vengono definiti e classificati in modo tale da poter consentire agli esperti di indirizzare le persone verso uno specifico trattamento terapeutico. I sintomi vengono raggruppato in due diversi ed ampi ambiti, quello delle neurosi (o nevrosi) e quello delle psicosi.

Le condizioni di natura "neurotica", che sono forme estremizzate delle normali esperienze emozionali, riconducono ai disturbi depressivi , di ansia ed ossessivo-compulsivi. Circa una persona su dieci sperimenta tali disturbi almeno una volta nella vita. Sintomi psicotici interessano invece all'incirca una persona su cento ed interferiscono con la corretta percezione della realtà, alterando il pensiero ed il giudizio. Tali condizioni includono schizofrenia e disturbo bipolare.

La malattia mentale è dunque frequente, ma fortunatamente la maggior parte dei pazienti guarisce od impara a convivere con la propria condizione, specie se precocemente diagnosticata.

Le cause della malattia mentale

L'esatta causa della maggior parte delle malattie mentali non è conosciuta, ma una combinazione di fattori fisici, psicologici ed esperienziali è ritenuta indispensabile perchè si definisca un quadro di disturbo mentale.

Talune malattie mentali, come ad esempio il disturbo bipolare, si presentano più  frequentemente in determinati gruppi familiari, il che suggerisce l'esistenza di un fattore genetico. Gli esperti ritengono che taluni disturbi siano determinati da anormalità genetiche che forniscono la base di predisposizione per alcune persone, pur non essendone esattamente la causa. Cosi' un individuo può ereditare una sorta di suscettibilità, di predisposizione nei confronti di una malattia mentale ma anche non ritrovarsi mai a svilupparla clinicamente.

Fattori di rischio psicologici che rendono una persona maggiormente vulnerabile includono periodi di lunga sofferenza, abbandoni, perdita di un genitore, l'essere stato vittima di abusi.

Eventi significativamente difficili della vita possono rappresentare il fattore scatenante la malattia mentale in un individuo che è a questa in qualche misura predisposto. Tali eventi stressanti comprendono malattie, divorzio, morte di una persona cara, perdita del lavoro, abuso di sostanze stupefacenti o relazioni familiari gravemente disturbate.

La diagnosi di malattia mentale

Una malattia mentale non può essere diagnosticata con esami del sangue od altri accertamenti fisico-chimici. Usualmente, viene diagnosticata da un esperto psichiatra o da uno psicologo clinico, dopo una attenta valutazione dei sintomi del paziente e dopo un adeguato periodo di monitoraggio degli stessi.
Molte malattie mentali presentano sintomi che possono sovrapporsi, così può risultare talora difficile distinguere condizioni diverse.
Per diagnosticare la condizione di salute mentale, gli psichiatri fanno riferimento al ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie) un elenco di tutte le patologie conosciute di natura mentale e dei loro sintomi, in diverse sotto-categorie ed aggiornato ogni 15 anni circa.

Taluni esperti ritengono che tale sistema nosografico e diagnostico ricalchi eccessivamente l'approccio medico, inadeguato ai fini della comprensione dei problemi di specifica natura mentale. Sostengono che ciò implica il rischio che la natura dei disturbi mentali venga semplicemente ricondotta all'esistenza di anormalità encefaliche, sottovalutando il ruolo che può essere giocato da fattori sociali e psicologici.

Sottolineano inoltre che ciò inevitabilmente conduce ad una sopravvalutazione dei farmaci antidepressivi ed antipsicotici nonostante i ben noti effetti collaterali e l'incertezza rispetto alla reale efficacia di tale tipo di trattamenti.

fonte: BBC Science

23 settembre 2013

Odori, sonno e fobie




Affrontare le paure mentre si dorme

Ricercatori statunitensi sostengono che gli odori possano essere usati per ridurre la paura - mentre si dorme.

In sintesi: le persone vengono "condizionate" ad associare due diverse immagini, a loro volta associate ad odori diversi, con la paura. Durante il sonno sono esposti ad uno di tali odori. Quando si svegliano risultano essere meno spaventati dall'immagine collegata a quello specifico odore.

Un esperto inglese ha elogiato lo studio, apparso su "Nature Neuroscience", ed ha sostenuto che potrebbe risultare utile nel trattamento delle fobie e, forse, persino del Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS).

Le persone sofferenti di fobie vengono già comunemente trattate con una "esposizione graduale" agli stimoli ansiogeni quando si trovano nello stato di veglia; questo studio suggerisce la possibilità che il medesimo trattamento possa essere praticato quando si trovano nella condizione di sonno ad onde lente. Questo è il periodo del sonno più profondo, laddove si ritiene che  i ricordi, in particolare quelli legati alle emozioni, vengano elaborati.

I ricercatori hanno mostrato a 15 persone sane immagini di due diversi volti.
Contemporaneamente, è stata loro somministrata una scarica elettrica di lieve intensità. Sono stati contemporaneamente esposti ad uno specifico odore, quale limone, menta, garofano o legno.
L'esperimento è stato poi completato durante il sonno. Mentre si trovavano nella condizione di sonno profondo i pazienti venivano nuovamente esposti all'odore collegato ad una delle due immagini che erano state loro mostrate. Successivamente, una volta svegli, venivano loro nuovamente proposte le due immagini, questa volta senza odori né stimolazione elettrica.
I pazienti mostravano meno paura quando veniva loro nuovamente mostrata l'immagine collegata all'odore che avevano sentito mentre dormivano rispetto all'altra.

Le loro risposte emotive sono state "misurate" attraverso scansioni cerebrali magnetico nucleari ed attraverso il livello di sudorazione cutanea. Nelle scansioni cerebrali erano evidenti cambiamenti nelle aree della memoria, come l'ippocampo, e nei patterns dell'attività cerebrale nelle regioni associate alle emozioni, come l'amigdala.

Le persone coinvolte nell'esperimento si erano trovate nella condizione di sonno profondo per periodi variabili tra 5 e 40 minuti, e l'effetto risultava maggiormente evidente in coloro che avevano dormito più a lungo.

La Dr.ssa Katherina Hauner (North Western University Feinberg School of Medecine, di Chicago), che ha condotto lo studio, ha detto: "Si tratta di un riscontro nuovo. Abbiamo mostrato una piccola ma significativa riduzione della paura".
"Se questo riscontro potesse essere considerato valido anche relativamente ad una paura pre-esistente (e non solo a quella sperimentalmente indotta), il trattamento terapeutico delle fobie potrebbe essere reso più efficace con l'intervento durante il sonno."

La ricercatrice ha anche affermato che l'area delle fobie è quella più ovvia da considerare come "bersaglio" di tale tipo di intervento, poiché gli obiettivi su cui intervenire sono relativamente semplici, almeno rispetto a quelli del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

Ed ha concluso che ulteriori ricerche si renderanno necessarie al fine di poter compiutamente comprendere i risultati che tale tipo di intervento potrebbe avere.

articolo originale: BBC Health News

Curare pazienti borderline con la psicoterapia




Gli individui affetti da Disturbo Borderline di Personalità (vedi) hanno spesso difficoltà nel controllare le proprie emozioni ed impulsi, e trovano difficile mantenere relazioni a lungo termine.

Possono avvertire sentimenti di vuoto, soffrono di repentini cambiamenti del tono dell'umore e possono far del male a se stessi. Problematiche inerenti l'abbandono ed improvvisi cambiamenti di prospettiva nei confronti degli altri possono essere parte significativa delle loro difficoltà. Tutti questi fattori possono rendere difficoltoso, per tali pazienti, intraprendere una terapia psicologica.

Coloro i quali iniziano un trattamento psicoterapico spesso trovano difficile proseguirlo e tendono sovente ad interrompere precocemente la terapia.

Taluni tipi di terapia ("talking therapies", nome generico con il quale ci si riferisce alle psicoterapie, inizialmente definite "cura con le parole") sono state sviluppate negli ultimi anni per fornire supporto agli individui affetti da tale patologia.

La presente rewiev (vai al testo completo) sintetizza quanto sin qui noto a proposito dei risultati di questo tipo di trattamento, e aggiorna una precedente rewiev del 2006.

Abbiamo trovato 28 studi che hanno coinvolto un totale di 1804 persone affette da Disturbo Borderline di Personalità. Tali studi hanno esaminato diversi trattamenti di tipo psicoterapico. Alcuni di questi vengono definiti "comprehensive"  (omnicomprensivi) poichè le persone parlano faccia a faccia con un professionista della salute mentale per una parte del tempo della terapia. Altri trattamenti vengono definiti "non-comprehensive" poichè non prevedono questo approccio faccia-a-faccia come sistematico e strutturato.

Un certo numero di studi è stato condotto in riferimento ad una particolare tipo di psicoterapia omnicomprensiva, definita "Terapia dialettico - comportamentale". Per tale tipo di trattamento esistono sufficienti studi da consentire di raggruppare i risultati e tracciare le conclusioni. I risultati suggeriscono che tale forma di terapia è utile per i pazienti affetti dal Disturbo di Personalità di tipo Borderline. I risultati ottenuti con tale intervento terapeutico comprendono una riduzione dei sentimenti di rabbia, una riduzione dell'atteggiamento autolesionista ed un miglioramento del funzionamento generale.

Ci sono complessivamente troppi pochi studi che consentono di consolidare tali conclusioni e di valutare la maggiore efficacia di tale tipo di intervento rispetto ad altri tipi di psicoterapia. Tuttavia, specifici studi mostrano riscontri incoraggianti per ciascuno dei trattamenti oggetto di tali studi, sia di tipo omni-comprensivo che no.

Sono necessari ulteriori approfondimenti.

19 settembre 2013

Il tasso di suicidi nell'era della crisi economica


La crisi economica globale correlata all'aumento dei suicidi

Gli esperti ritengono che la recente crisi economica possa essere correlata all'aumento del tasso di suicidi in Europa ed America.

La analisi riportata nel "British Medical Journal" ha considerato dati provenienti da 54 paesi al fine di valutare l'impatto globale dei problemi finanziari che hanno preso il via con il crollo della finanza americana e del mercato immobiliare.

Nell'anno successivo a quello dell'inizio della crisi, il tasso di suicidio tra i maschi è aumentato del 3.3%. Questo dato è specialmente riferibile a quei paesi dove si è riscontrato anche un più forte aumento del tasso di disoccupazione.

I ricercatori, dell'Università di Oxford e Bristol, assieme ai loro colleghi dell'Università di Hong Kong, hanno utilizzato i dati di mortalità della "World Health Organisation", del "Center for Disease Control and Prevention"  e del "Monetary Fund's World Economic Outlook".

Nel 2009, c'è stato un aumento di disoccupazione del 37% ed una riduzione del 3% del prodotto interno lordo pro-capite, come conseguenza della crisi economica iniziata nell'anno precedente.

Allo stesso tempo, il tasso di suicidi tra gl iuomini è iniziato a salire.
Ci sono stati, all'incirca, 5.000 suicidi in più rispetto a ciò che era statisticamente previsto per quell'anno.

Ciò è stato particolarmente riscontrato in 27 paesi europei e 18 americani.

In Europa, il suicidio è aumentato soprattutto tra gli uomini compresi nella fascia di età tra 15 e 24 anni; in America, tale aumento è stato riscontrato tra gli uomini compresi tra 45 e 64 anni di età.
Il tasso di suicidio per le donne invece non si è modificato in Europa ed ha subito solo un lieve incremento in America.

I ricercatori sostengono che il rapporto riscontrato può essere causale, intendendo sostenere che i suicidi sono precisamente correlati alla situazione di grave stress determinata dalla recessione economica, ma che non è possibile esserne certi.
E' possibile che anche altri fattori possano giocare un ruolo, ma le organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria sostengono che anche i loro riscontri depongono per la validità della teoria dei ricercatori.

Un portavoce di una di tali associazioni ha sostenuto: "Non ci sorprende che venga sostenuto che il tasso suicidario aumenti durante i periodi di recessione. Un sondaggio sintetico delle chiamate ai nostri operatori nel 2008 mostra che almeno una chiamata su 10 riguardava l'esistenza di problematiche di tipo economico. Tale percentuale risultava aumentata di almeno sei volte alla fine dello scorso anno. Chiaramente si tratta di un fattore che deve essere attentamente considerato  quando si analizzano le conseguenze della recessione economica."

Una portavoce del "Charity Mind" ha riferito che anche la propria associazione ha riscontrato un aumento di chiamate alla HelpLine da parte di persone preoccupate della situazione economica e della disoccupazione.

L'Associazione Papyrus (per la prevenzione del suicidio giovanile) afferma che, mentre non è possibile dire se ci sia stato un aumento delle chiamate da parte di persone giovani che abbiano fatto specifico riferimento alla crisi economica come causa di pensieri suicidari, tuttavia le difficoltà nel trovare un lavoro, le preoccupazione finanziarie ed il "debito studentesco" sono temi ricorrenti tra coloro che cercano aiuto.

fonte: BBC health News

link nel sito: psicopatologia e clinica del suicidio

Affrontare le disfunzioni sessuali da farmaci antidepressivi




Gli antidepressivi possono avere numerosi effetti collaterali sulla funzione sessuale, incluso alterazioni del desiderio sessuale, difficoltà nell'erezione, problemi di anorgasmia o di ritardo nella eiaculazione. (leggi anche: antidepressivi e disfunzioni sessuali)

Una rewiev sistematica ha preso in considerazione le diverse strategie atte ad affrontare tali problematiche.

In tale rewiev sono inclusi 23 studi randomizzati, per un totale di 1886 partecipanti che avevano presentato difficoltà sessuali durante l'assunzione di farmaci antidepressivi.
22 di tali studi hanno valutato l'effetto di una specifica terapia farmacologica in aggiunta al trattamento antidepressivo.

Per gli uomini con disfunzione erettile dovuta alla terapia antidepressiva, l'aggiunta del farmaco sildenafil (Viagra, tre studi diversi, 255 partecipanti) o tadalafil (Cialis, uno studio, 54 partecipanti) appariva poter migliorare la situazione.

Per le donne affette da disfunzione sessuale farmaco-indotta da antidepressivi l'aggiunta di terapia a base di bupropione (Wellbutrin, Zyban, 3 studi per complessivi 482 partecipanti) ad alto dosaggio appare essere il più promettente approccio tra quelli sin qui proposti, ma è probabile che ulteriori studi da trials randomizzati siano richiesti prima che tale trattamento possa essere proposto come sicuramente efficace.

Non sono state riscontrate evidenze che tali trattamenti possano comportare un peggioramento dei sintomi psichiatrici; tuttavia, non vi è ancora certezza in merito a ciò, dal momento che gli studi sin qui effettuati hanno riguardato un piccolo numero di partecipanti.

leggi tutto il testo della rewiev su Cochrane

18 settembre 2013

Binge Drinking in gravidanza




Lo "studio Bradford" ha riscontrato che nel "Binge Drinking" aumenta il rischio di partorire un bambino sottopeso. (Binge drinking è locuzione nominale inglese [propriamente ‘bevuta’ (drinking) ‘della gozzoviglia’ (binge)], usata in italiano per indicare una patologica modalità di assumere alcol.)

Le donne che soffrono del c.d. "Binge Drinking Disorder" nel secondo trimestre di gravidanza hanno una maggiore probabilità (69%) di partorire un neonato sottopeso.

Sono state studiate le abitudini del bere di 11.000 madri in Bradford tra il 2007 ed il 2011, come parte del Bradford Birth Project.

Si è riscontrato che più del 40% delle donne beve alcool durante la gravidanza.

Ma bere poco o moderatamente non aumenta il rischio di partorire bambini sottopeso.

I ricercatori hanno definito il "Binge Drinking" come relativo alla assunzione di almeno cinque dosi di alcolico in un breve lasso di tempo, il che corrisponde ad una mezza bottiglia di vino o due pinte di birra.

Le autorità sanitarie, in merito a tale questione, raccomandano alle donne in stato di gravidanza di evitare il consumo di alcolici oppure, se li assumono ugualmente, di limitarsi ad un massimo di una o due occasioni nell'arco di una settimana.

Il responsabile dello studio, Dr. Duncan Cooper, ha detto:" I bambini sottopeso hanno un maggior rischio di diverse complicazioni neonatali, incluso problemi respiratori, infezioni respiratorie, ipotermia ed alterazioni dello sviluppo del sistema nervoso. I nostri riscontri confermano la validità delle raccomandazioni sanitarie, relativamente al fatto che se non ci sono rischi correlati alla assunzione di modiche quantità di alcolici durante la gravidanza,  le donne non devono comunque avere abitudini alcoliche poichè questo comporta rischi significativi e  probabilità di conseguenze per i bambini già prima della nascita."

Lo studio non ha riscontrato l'esistenza di relazioni tra il Binge Drinking e nascita prematura.

Il Prof. John Wright, responsabile dell'intero studio di Bradford, ha detto:" Il consumo di alcol durante la gravidanza è una questione controversa, ma la nostra ricerca dimostra l'esistenza di una relazione tra il Binge Drinking Disorder e la nascita di bambini sottopeso. Esistono diversi servizi locali in Bradford e nel paese (UK) che possono aiutare le donne a ridurre il consumo di alcolici o a smettere di bere, oppure di affrontare la dipendenza da alcool, ma la cosa migliore per queste donne è anzitutto parlare con il proprio medico o con l'ostetrica che segue la gravidanza."

Il "Bradford Birth Project" è nato in Bradford nel 2007 con l'obiettivo di considerare ogni aspetto dello sviluppo dei bambini e con l'intento di cercare di comprendere come fattori quali l'ambiente, l'educazione, la dieta, condizione etnica e genetica possano reciprocamente interagire ed interessare lo stato di salute.

fonte: BBC Health 13 settembre 2013

17 settembre 2013

Terapia di coppia nei disturbi depressivi




La terapia di coppia è stata suggerita come trattamento delle coppie con un coniuge depresso, sulla base del riscontro di una forte associazione tra sintomi depressivi e difficoltà coniugali; del ruolo svolto da fattori negativi di natura coniugale  nell'esordio e nel mantenimento del disordine depressivo; infine, del possibile effetto terapeutico del supporto interpersonale e dell'aumentata consapevolezza della natura dei sintomi depressivi.
Pertanto, la terapia di coppia ha il doppio obiettivo di modificare patterns negativi di comportamento e di favorire aspetti di reciproco supporto nella relazione a due.

Questa "rewiev" intendeva fornire una stima complessiva del ruolo della terapia di coppia nell'ambito dei diversi trattamenti psicologici della depressione.

La meta-analisi ha mostrato che non c'erano evidenze per considerare la terapia di coppia come più o meno efficace rispetto alle psicoterapie individuali, sia nel ridurre i sintomi depressivi sia relativamente alle "quote" dei soggetti che persistevano nel definirsi "depressi" (persistenza del disturbo depressivo).

Tuttavia, rispetto a situazioni di non-trattamento, o di trattamento minimale, il risultato relativo ai sintomi depressivi ed alla persistenza del disturbo depressivo era migliore nel gruppo di pazienti che effettuavano la terapia di coppia.

Non esistevano differenze significative nel numero di coloro che abbandonavano precocemente la terapia (dropout) tra il gruppo della terapia individuale e quello della terapia di coppia, e ciò risultava vero anche nell'analisi dei dati relativi esclusivamente alle coppie in difficoltà.

I problemi di coppia erano significativamente minori e la persistenza dei problemi coniugali meno frequenti nel gruppo della terapia di coppia rispetto a quello delle psicoterapie individuali. Tale riscontro risultava maggiormente evidente quando le coppie in difficoltà venivano considerate separatamente.

Realtivamente al confronto con gruppi che effettuavano terapia farmacologica, sono disponibili dati relativi al fenomeno del dropout solo per due degli studi, e mostrano un significativo rischio relativo di dropout a favore del gruppo della terapia di coppia.

Tutti i risultati debbono essere considerati alla luce dei limiti metodologici degli studi, che, in generale, hanno coinvolto un numero esiguo di partecipanti; la stima dei risultati, effettuata esclusivamente al termine degli studi, ed un troppo breve follow-up; la rappresentazione statistica del campione non sufficientemente ben definita; la perdita di un numero significativo d pazienti al momento del follow-up.

Il ruolo svolto da altre variabili, quali ad esempio il miglioramento della relazione di coppia, potrebbero non essere state infine sufficientemente considerate.

Sebbene non vi siano prove che consentano di considerare la terapia di coppia come più o meno efficace della psicoterapia individuale o della terapia farmacologica per la depressione, l'evidenza del miglioramento della relazione di coppia determinata dalle terapia coniugale può favorire la scelta di tale forma di terapia quando i problemi e le difficoltà di relazione vengono riferiti come problema significativo.

Del resto, la scelta dipende dalla preferenza del paziente e dalla disponibilità di uno specifico trattamento.

full text: marital therapy for depression

link nel sito: psicoterapia dinamica della coppia

16 settembre 2013

L'agopuntura cura la depressione? (rewiev)



L'agopuntura cura la depressione?

La patologia depressiva è largamente diffusa nella nostra società. Nella depressione clinica, le persone riferiscono una perdita di interessi nella loro vita e nelle attività che normalmente risultano per loro fonte di soddisfazione. Questa condizione può essere accompagnata da altri sintomi quali perdita di peso, iperfagia, sentimenti di inutilità, disturbi del sonno, mancanza di cura di sé e ritiro sociale, insonnia o ipersonnia, perdita di energie, bassa autostima e difficoltà di concentrazione.

L'uso dell'agopuntura ha una lunga storia in Cina e Giappone. La teoria della medicina tradizionale cinese ritiene che lo stato di salute sia determinato dall'equilibrio dell'energia del corpo.

L'agopuntura consiste nell'inserzione di fini aghi in differenti parti del corpo al fine di correggere lo squilibrio dell'energia fisica. Esiste una varietà di stili nel praticare l'agopuntura, da quello classico-tradizionale a quello auricolare, l'agopuntura c.d. "trigger-point", sino a quella per singoli punti. La Medicina Tradizionale Cinese (TCM) e l'agopuntura classica si basano sui classici concetti di Yin e Yang e dei Cinque Elementi, attraverso cui si ritiene di poter spiegare l'origine delle malattie ed il funzionamento fisiologico.

L'applicazione medica "occidentalizzata" dell'agopuntura prevede  l'uso dell'agopuntura utilizzando l'idea dei punti trigger, segmentali, ed i comunemente usati "punti formula". L'agopuntura per scopi medici prevede l'applicazione dell'agopuntura basandosi sui principi conosciuti della neurofisiologia e dell'anatomia, così come quelli della medicina tradizionale cinese ed altri principi inerenti teorie filosofiche.
La terapia "auricolare" prevede l'uso dell'orecchio ai fini della diagnosi ed un conseguente uso degli aghi a livello auricolare.

Esistono studi che indicano l'esitenza di una qualche valenza terapeutica relativamente a metodi di auto-aiuto e di altre terapie non ortodosse per la cura dei disturbi depressivi.

Trenta studi-trial e 2812 partecipanti sono stati inclusi in una rewiev ed in una meta-analisi, tuttavia non vi sono sufficienti evidenze che l'agopuntura possa essere di aiuto nel trattamento dei disturbi depressivi.

Get full text in The Cochrane Library for this Review titled:
Acupuncture for depression (english - francais)

13 settembre 2013

Un caso clinico di Disturbo Ossessivo-Compulsivo




Lisa:
Lavoravo come insegnante. Non mi sono mai considerata una persona apprensiva, o almeno non più di chiunque altro. Tuttavia, progressivamente ho iniziato a preoccuparmi anche delle cose più sciocche; o, quanto meno, di quelle che potevano sembrare sciocche agli altri, e che per me cominciavano ad essere terribilmente serie.

Il disordine ossessivo - compulsivo (OCD) colpisce il 3% della popolazione, indipendentemente da età, sesso, razza. E non se ne conosce esattamente la causa.

Lisa:
All'inizio, andando al lavoro al mattino, ero preoccupata di aver dimenticato di aver chiuso la porta di casa, o di aver lasciato qualche finestra aperta. Dovevo semplicemente tornare indietro e controllare. Senza dubbio, una volta di nuovo a casa, la porta era chiusa, e le finestre erano chiuse.

All'inizio, le persone sofferente di un disturbo ossessivo sperimentano pensieri o impulsi ripetuti, sgradevoli o disturbanti. Questo è ciò che noi definiamo "ossessioni"; e questi sono i sintomi principali dell'OCD. Per la verità tutti noi possiamo talvolta avere dubbi di aver chiuso la porta, o di aver lasciato qualche finestra aperta. Tuttavia, la differenza fondamentale tra una persona che soffre di un disturbo ossessivo ed una persona "normale" è relativa al fatto che chi soffre di OCD deve controllare e ricontrollare costantemente tali cose.

Lisa:
Qualche mese più tardi, ho cominciato a preoccuparmi delle infezioni. Ogni volta che toccavo una porta, o un telefono, o se prendevo un coltello o una forchetta, dovevo immediatamente andare a lavarmi le mani. Mi sarò lavata le mani, nell'arco di una giornata, almeno 50 volte.

Azioni ripetitive, come controllare, lavarsi le mani, oppure mettere gli oggetti in un certo ordine sono le "compulsioni", parte integrante del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Si chiamano così perchè il malato sa che non dovrebbe continuare a ripetere questi atti, ma non riesce a smettere.

Lisa:
Un giorno, mentre stavo guidando verso il lavoro, devo aver incontrato un dosso. Ho pensato di aver investito qualcosa, forse un bambino, o un cane. Sono andata nel panico. Al termine della strada, sono tornata indietro. Ero terrorizzata.
Davvero ho pensato di aver ucciso qualcuno. Quando, tornando indietro, sono ritornata in quel medesimo punto, non c'era nulla. Ho girato di nuovo e mi sono diretta nuovamente al lavoro ma, mentre stavo guidando, ho iniziato a preoccuparmi di aver davvero colpito qualcuno, o qualcosa, e di non aver controllato abbastanza attentamente. Forse il bambino investito giaceva dietro un cespuglio, o un albero, e io non lo avevo visto. Così, sono tornata indietro di nuovo, e stavolta sono uscita di macchina, ed ho controllato attentamente, ma ancora non sono riuscita a trovare nulla.
E' che non c'era nulla da trovare. Eppure non riuscivo a togliermelo dalla mente. Sono dovuta ritornare altre due volte nel solito punto prima di essere certa di non aver colpito nessuno. Ero in ritardo di un'ora per il lavoro.

L'OCD può coinvolgere il lavoro, lo studio, le relazioni con i membri della famiglia, gli amici ed i partner. In effetti, se non diagnosticato  e curato, può distruggere l'esistenza.

Lisa:
Quando il mio disturbo ossessivo è peggiorato il mio lavoro ne ha risentito. Ero sempre in ritardo; continuavo ad essere preoccupata di poter fare errori, così mi trovavo a dover controllare ciò che facevo ancora ed ancora, e questo ovviamente occupava il doppio del tempo che poteva essere necessario ai miei colleghi per fare le medesime cose. Alla fine, sono stata licenziata.

Lisa si è recata dal suo dottore chiedendo aiuto. All'inizio il dottore non capiva cosa non andasse in lei. Quando finalmente le è stato diagnosticato il disturbo ossessivo compulsivo, lei era disoccupata, aveva interrotto la relazione con il suo fidanzato e viveva l'esistenza di un recluso, terrorizzata dal mondo esterno.

Lisa:
Adesso sono in cura da uno psichiatra, che incontro tre volte a settimana, e mi sento meglio. Mi ha anche prescritto dei farmaci, che mi aiutano. Quando le mie ossessioni erano terribili, le persone mi guardavano e pensavano che fossi pazza. Il mio ragazzo mi ha lasciato. I miei amici non mi cercavano più.
Nessuno sembrava rendersi conto che non ero pazza, ma solo malata.

Fonte: EnglishTown (link)

link nel sito sul Disturbo ossessivo - compulsivo: link1 - link2

12 settembre 2013

Che cos'è la depressione?




Cos'è la depressione

Il basso tono dell'umore della depressione è più profondo, più duraturo e maggiormente doloroso rispetto ai brevi periodi di tristezza che ciascuno di noi può sperimentale occasionalmente. Ciò  determina una perdita di interesse e di piacere nelle abituali attività, e può interferire con la vita quotidiana. (link: i disturbi depressivi)

Cosa causa la depressione

Non si è ancora certi di cosa determini la depressione ma si ritiene che una combinazione di fattori diversi debba giocare un ruolo. "Eventi maggiori di vita" quali ad esempio un lutto, gravi difficoltà lavorative o rotture matrimoniali sono tutti fattori scatenanti la depressione.

Schemi mentali particolarmente dannosi - come ad esempio quelli che prevedono l'immaginare costantemente il peggio (atteggiamento noto anche come "catastrofismo") - possono facilmente contribuire ad innescare ed aggravare la spirale depressiva.

Alcune condizioni mediche, come la ipoattività tiroidea (ipotiroidismo) possono causare la depressione. Depressione è anche raro effetto collaterale di talune terapie mediche, come quella che prevede l'uso di farmaci beta-bloccanti, che vengono utilizzati come anti-ipertensivi, e taluni farmaci anti-epilettici.

E' probabile che si possa sviluppare uno stato depressivo per più di una ragione. La condizione depressiva può presentarsi con gradualità, e si può anche peggiorare la situazione cercando di combattere mantenendosi occupati piuttosto che riconoscendo la particolarità di tale situazione e cercando quindi aiuto.

Il ruolo della biochimica cerebrale nella depressione è ancora poco conosciuto. Tuttavia la maggior parte degli esperti ritiene che la depressione non sia semplicemente causata da uno squilibrio biochimico.

Chi può andare incontro ad una depressione

La risposta breve è: chiunque può sviluppare una depressione.

Tuttavia, le ricerche suggeriscono che forse esiste un fattore genetico coinvolto nella patologia depressiva, e che tale fattore può rendere alcuni individui maggiormente esposti rispetto ad altri, quando attraversano un periodo di difficoltà.

Il ruolo degli antidepressivi

Gli antidepressivi modificano l'assetto biochimico cerebrale. Ma l'esatto ruolo che tali agenti svolgono nella depressione non è completamente noto, e gli antidepressivi non sono ugualmente efficaci per tutti.

E' noto che la depressione comporta una modifica dell'equilibrio dei neurotrasmettitori cerebrali. I neurotrasmettitori sono una sorta di messaggero chimico e regolano il funzionamento delle cellule cerebrali.

I neurotrasmettitori inviano informazioni attraverso le sinapsi (connessioni) neuronali, informazioni ricevute da un recettore posto nel neurone adiacente, nella "catena" neuronale. I recettori possono trovarsi in una condizione di insensibilità o ipersensibilità rispetto ad uno specifico neurotrasmettitore, deteminando il fatto che la risposta alla stimolazione possa essere eccessiva oppure inadeguata.

Gli anti-depressivi gradualmente aumentano i livelli dei neurotrasmettitori che innalzano il tono dell'umore, quali serotonina, norepinefrina e dopamina. Questa gradualità dell'effetto spiega forse quale possa essere il motivo per cui la maggior parte delle persone possa iniziare ad avvertire l'effetto terapeutico del farmaco solo dopo qualche settimana.

Tuttavia, secondo il Royal College degli Psichiatri, alcuni dei miglioramenti sono dovuti all' effetto placebo. Essi hanno riscontrato che dal 50 al 65% delle persone che soffrono di depressione riferiscono miglioramenti assumendo anti-depressivi ma che il 25 - 30% dei depressi migliora anche assumendo un placebo.

Ininzialmente introdotti nell'uso clinico negli anni 50, adesso esistono almeno quatrro diverse classi farmacologiche di antidepressivi che agiscono sui recettori cerebrali in maniere leggermente diversi gli uni rispetto agli altri.

I più comunemente prescritti sono gli antidepressivi SSRI (Inibitori selettivi del reuptake della serotonina), che aumentano il livello della serotonina cerebrale. Gli inibitori del re-uptake di serotonina e noradrenalina (SNRIs) sono i più recenti, ed innalzano anche i livelli di norepinefrina.

Gli antidepressivi triciclici e gli inbitori della mono-amine--ossidasi (MAOis) sono più vecchi e meno frequentemente usati poichè tendono a provocare più effetti collaterali.

Mentre gli antidepressivi possono ridurre i sintomi evidenti di depressione, non incidono su quelle che sono le condizioni di base all'origine della depressione, quindi vengono spesso utilizzati in associazione con altri tipi di terapia.

Articolo originale BBC Science

11 settembre 2013

Depressione da rientro vacanze



Ritorno al lavoro: le 10 cose peggiori in merito al "post- holiday Blues"

Il primo giorno dopo le vacanze è uno dei più difficili nell'anno lavorativo.  I cieli azzurri e le spiagge sono stati sostituiti dalla prospettiva monotona del pendolarismo e dal ronzio dei telefoni cellulari.

Queste le dieci cose peggiori causa della depressione post-vacanze.

1 - Una casella e-mail che si allunga come l'orizzonte del Mar Morto
Ci sono così tanti messaggi ancora non letti che aspettano. Migliaia di vocine che richiedono la vostra attenzione rimpinzano la vostra casella di posta. Ci sono circolari interne di servizio, inutili offerte speciali, complicate richieste che avevate scansato, astiosi solleciti, una buona dose di spam e paranoie, link divertenti come un piede rotto, idee che stanno lì ad aspettare che abbiate un'ora libera per poter ricominciare a pensarci. Ci sono vecchie email a cui non avevate risposto che vi fissano ancora come a rimproverarvi. Girate appena le spalle e rapidamente la vostra caselle email si riempie di nuovo. Si tratta dello spreco industriale della vita nell'epoca digitale. Si stima che 150 bilioni di emails vengano spedite ogni giorno nel mondo e vi sembra di dover far fronte alla maggior parte di queste.

2 - Trauma post-viaggio
Sembrava una così buona idea allungare le vacanze fino all'ultimo minuto. Ma questo voleva dire esser rientrati solo poche ore prima, viaggiando di notte come una verdura che sta per scadere, trasportati dalla corrente dei rientri e simili ad un gregge di zombie bruciacchiati dal sole. Ora siete seduti alla vostra scrivania, al lavoro. Qualcuno vi domanda qualcosa, ma voi siete in un altro mnodo, incapaci di parlare. Tutto ciò che sie te in grado di fare è guardarvi indietro con una espressione vacua, come se quel che avete intorno fosse una zona di ritiro bagagli dell'aeroporto che continua all'infinito a riproporre un passeggino rotto che nessuno prenderà.

3 - Riavviate la vostra vita
E' un fatto indiscutibile che le vostre connessioni non funzionano più, e le vostre password non sono più valide, così il primo giorno di lavoro dovrà essere trascorso urlando al vostro computer. E' solo una scatola di metallo, ma sembra vi consideri un animale da circo. Ecco un urlo, gli saltate sopra, mentre gridate le vostre più memorabili espressioni.

4 - Perchè tutti mi guardano?
L'alienazione, pensavate, è una faccenda che riguarda i romanzi. Ora riguarda anche voi. E' quel vago senso di estraneità. Sono in riunione o sono intrappolato in un terribile gioco improvvisato? Una tragedia nel corso di una presentazione di Power Point. Tutto sembra così privo di senso e superficiale. Chi è quel tipo che si definisce "il boss"? Perchè agita le braccia e dice cose prive di senso rivolgendosi a me?

5 - Invidia da vacanze (altrui)
Lei ha appena lasciato il suo iPhone in bella vista, l'immagine di sfondo è quella di una spiaggia tropicale piena di sole, l'etichetta del bagaglio con l'indirizzo di un resort di lusso è stata lasciata sulla scrivania, come se fosse per caso.  E' già abbastanza triste ripensare alle vostre vacanze a basso costo, non ci sarebbe bisogno di sentire delle due settimane a cinque stelle di qualcun altro. Forse potreste dire "west-coast ", in modo da far pensare che siate stati in California, e non semplicemente alla linea di treni che vi ha portato alla vostra roulotte.

6 - Niente è cambiato. Neanche stavolta.
Il romanzo che avevate pensato di scrivere durante le vacanze non lo avete neppure iniziato. E quella ottimistica prospettiva di fitness e salute non è proprio apparsa all'orizzonte. Ora siete tornati, prendendo lo stesso treno di sempre, che si porta dietro gli impegni di sempre. Avete finito tutti i soldi in vacanza, e si prospetta un magro settembre, specialmente perchè da un bel pezzo nessuno ha avuto un aumento di stipendio. Avete intravisto un barlume di libertà durante le vacanze, ora siete di nuovo al punto dal quale eravate partiti. E state anche soffrendo di una delle più classiche forme di "mancanza di riposo da vacanze".

7 - La gioia della colazione
Rientrare dalle vacanze significa rinunciare a piaceri fugacemente riscoperti. Ed una di queste gemme in miniatura è la colazione di chi è in vacanza, ve la siete goduta ed allungata a piacere. Una colazione con la famiglia è pressochè impossibile in qualunque altra occasione, a parte in quel paio di settimane. Ora che siete tornati, ingurgitate del latte che sa di cartone mentre ascoltate alla radio gente che si lamenta. Buon appetito.

8 - Rimettetevi i calzini.
Siete stato come un abitante del Quartiere Latino per due settimane. Siete sfuggiti alla routine e vi siete vestiti casual.  Forse pantaloncini corti ed uno sbarazzino cappello di paglia. Avrete forse risposto all'irressistibile richiamo delle Espadrillas. Adesso, in una stridente giacca settembrina, siete di nuovo al lavoro e quegli abiti da ufficio improvvisamente vi sembrano così pesanti. E' ormai il tempo di rimettersi i calzini.

9 - Il grande sonno
Dormire a lungo indisturbati è uno dei più grandi piaceri della vacanza. E non solo di pomeriggio. Ma questo diventa molto più difficile una volta a casa, e per l'appunto la sveglia sta suonando proprio ora. Non potete più indugiare nei vostri bei sogni, è la "deprivazione di sonno - lavoro correlata".

10 -  Il treno fantasma
Se siete anche dei pendolari, la vostra usuale condizione può essere terribile nella migliore delle ipotesi, ma al momento di dover tornare al lavoro può essere persino insostenibile. Superaffollati e soffocanti vagoni ferroviari si muovono per la loro strada. Guardatevi intorno, osservate le espressioni di quelli che avete accanto, sembra un pò quella scena di "Apocalypse Now" quando Marlon Brando sussurra "l'orrore... l'orrore."

E il brusio che state sentendo non proviene dagli auricolari di qualcuno che avete accanto, è soltanto il ritmico sbriciolarsi della vostra anima.

Bentornati. Ci siete mancati.

Articolo originale: Back to work - BBC News

9 settembre 2013

Anna Freud, una eredita' duratura


Children cooking for a birthday at the Hampstead Child Therapy Clinic in 1974. Its founder, Anna Freud, had intended retiring many years previously, but continued working far into her 80s. With typical modesty she commented: "I don't think I'd be a good subject for biography, not enough 'action'! You would say all there is to say in a few sentences - she spent her life with children!"


L'eredita' di Sigmund freud, il fondatore della psicoanalisi, e' ben nota. Ma forse meno noto e' l'impatto che sua figlia Anna ha avuto, e continua ad avere, nella psicoanalisi dei bambini.

Anna, la piu giovane dei sei figli di Freud, e' stata l'unica che ha seguito le orme paterne.

Il suo interessamento alle questioni psicoanalitiche risale a quando aveva solo 13 anni, allorquando inizio' a prendere parte alle discussioni settimanali del padre a proposito della formulazione delle teorie psicoanalitiche.

E' controverso, ma si ritiene che abbia anche ricevuto una qualche informale terapia da parte del padre.

Sino all'epoca della sua morte nel 1982, il lavoro di Anna Freud aveva trasformato l'idea di come trattare i bambini in numerose circostanze, quali quelle del ricovero ospedaliero, con piu' lunghe occasioni di ossservazione, e nell'ambito del sistema giudiziario, dove video registrazioni venivano effettuate quando i bambini dovevano fornire testimonianze.

Ella credeva che al fine di comprendere il comportamento normale fosse necessario osservare ogni singolo aspetto dei bambini molto piccoli.

Si ritiene che il suo staff, in una nursery di Vienna, e piu tardi a Londra dopo la fuga dei Freud in conseguenza dell'occupazione nazista del 1938, abbia meticolosamente annotato osservazioni, nel tentativo di costruire una teoria dello sviluppo normale del bambino. Ma i ricercatori dell'epoca sarebbero stati anche abituati a pensare in termini psicoanalitici, in relazione a cio' che poteva essere il significato latente correlato al comportamento che osservavano.

Un centro in Hampstead, Londra, che porta adesso il nome di Anna Freud, nacque come nursey di guerra di Hampstead. Apri' nel 1941 per aiutare circa 100 bambini rimasti senza casa durante i bombardamenti.

Anna Freud aveva ricevuto una formazione come insegnante ed era stata profondamente influenzata dalle idee da colei che viene considerata pioniera dell'osservazione dello sviluppo dei bambini, Maria Montessori.
Aveva organizzato la nursery in termini residenziali, poiche' riteneva necessario un ambiente sicuro per i bambini, le cui madri erano coinvolte nelle vicende della guerra.

Secondo il Dr. Nick Midgley, uno psicoterapista infantile del centro, i bambini venivano osservati attraverso i loro lavori ed i loro giochi, come nel caso del bambino chiamato Bertie, il cui padre era stato ucciso in un raid aereo.

"Bertie costruiva piccole case di carta e lasciava cadere biglie sulle case, ma ogni volta che ripeteva questo gioco, all'ultimo momento chiunque si trovasse nelle casette veniva tratto in salvo. Piu' che divertirsi con il gioco, il bambino sembrava portato a ripeterlo", sostiene il Dr. Midgley.
"Ed era evidente che la cosa continuo' in questi termini fin quando il bambino non fu finalmente in grado di parlare con qualcuno della morte del padre, occasione di cambiamento che il gioco era stato in grado di determinare.

L'attore Michael Byrne aveva soltanto un anno di vita quando sua madre, nubile, lo condusse alla nursery nel 1941.

Sebbene inizialmente tutto lo staff si occupasse di tutti i bambini, ben presto Anna Freud introdusse le "unita' familiari".

"Eravamo parte di unita' familiari di 5 o 6 bambini, dice Mr. Byrne, e l'idea di fondo era che loro non volevano che noi venissimo istituzionalizzati, cosi' avevi sorelle ed avevi fratelli, ed avevi anche un qualche "surrogato" di madre."

La sua vera madre aveva lavorato per un certo periodo alla nursery. La maggior parte di coloro che si prendevano cura dei bambini non aveva esperienze specifiche, ma Anna Freud riteneva che avrebbero potuto imparare dai bambini stessi.

Mr. Byrne dice: "Prendevano annotazioni. Cercavano di osservare costantemente gli effetti sui bambini dell'incubo che poteva rappresentare per loro quel terribile periodo di guerra".

Il Dr. Inge Pretorius, uno psicoterapista dell'infanzia edell'adolescenza, adesso responsabile del centro per i genitori ed i servizi ai bambini piccolissimi, dice: "Fu durante questi anni che Anna Freud comprese l'importanza delle relazioni precoci sullo sviluppo futuro e dell'intervento precoce al fine di prevenire future difficolta' nello sviluppo del bambino."

Tale approccio continua tuttora. Ignorati dai bambini, studenti di psicologia osservano i bambini ai primi passi e le loro difficolta' quando vengono separati dalle loro madri cosi' come anche quando devono imparare a stare seduti a tavola per i pasti.

I genitori del centro apprezzano questo approccio.

Jessica, che ha vissuto una depressione post-partum, porta la sua bambina di 18 mesi al centro ogni settimana.

Ella dice: " Ogni madre avrebbe bisogno di un qualche supporto dopo una nascita. Sei stanca, facilmente preoccupata anche di piccole cose, e vorresti confrontarti con altri genitori che sanno cosa stai attraversando in quel momento. "

"Io credo che vi siano molte piu interazioni, rispetto ad altri centri di nursery, ed osservate e considerate dal punto di vista dello sviluppo dei bambini".

I critici talora sostengono che l'idea originaria di Anna Freud - quella dell'osservazione del bambino - manchi di rigore scientifico.

Lo psicoanalista Ian Parker sostiene che l'osservazione puo' condurre l'analista a pensare che cio' che si osserva e' importante piu' di quello che si ascolta durante le sedute di terapia."

"In psicoanalisi cio' che e' piu' importante e' l'interpretazione che viene fornita dal paziente stesso piuttosto che l'interpretazione che viene fornita dall'analista."

Il Dr. Pretorius sostiene che se si osserva abbastanza attentamente un bambino che ancora non possiede sufficiente ed adeguato linguaggio, allora tentare di speculare su cio' che puo' essere latente e' comunque utile - per quanto inevitabilmente soggettivo.

Mary Target, uno dei direttori del centro, ritiene che vi siano ancor oggi correlati con il lavoro di Anna Freud, anche se al momento la ricerca del centro si svolge in altre direzioni.

"Il nostro laboratorio di Neuroscienze sta cercando di individuare le aree cerebrali che sono fuori dalla nostra usuale consapevolezza, ma che sono alla base del giudizio, dell'esperienza, di reazioni e relazioni, particolarmente nei bambini molto piccoli e negli adolescenti, che cosa accade a livello cerebrale, e questo puo' aiutarci a capire, per esempio, se un bambino che ha subito un trauma puo' beneficiare di un rapporto con un adulto, a seconda se si sente in grado di potersi fidare o meno."

Dunque cosa avrebbe a che fare Anna Freud con queste nuove ricerche?

Ms Target risponde: "Anna Freud pensava che per noi e' necessario lavorare non solo in senso clinico, ma anche attraverso altre forme di intervento.
Voglio pensare che lei avrebbe ritenuto appropriato cio' che noi abbiamo modificato nel corso degli anni."

Articolo originale (c) BBC Health - News

6 settembre 2013

Recessione economica e malattia mentale




La recessione economica che ha attraversato l'Europa ha avuto un profondo impatto sulle persone con problemi di salute mentale, come suggerisce una ricerca del King's College di Londra.

Tra il 2006 ed il 2010, il livello di disoccupazione di coloro che soffrono di problemi di natura mentale è aumentato due volte quello del resto della popolazione.

Gli uomini, e con basso livello di scolarità, sono maggiormente colpiti.

Gli autori avvertono che il fenomeno dell'esclusione sociale può aumentare in tali periodi nei confronti di coloro che soffrono di patologie mentali.

Gli scienziati hanno raccolto dati relativi a 20.000 persone in 27 paesi europei usando l' "Eurobarometer Survey", relativamente a: salute mentale, pregiudizi nei confronti di chi soffre di patologia mentale, e livello corrente di occupazione lavorativa.

Per coloro che non soffrono di patologia mentale, il livello di disoccupazione è cresciuto dal 7.1% del 2006 al 9.8% del 2010, la metà di quanto riscontrato per la popolazione affetta da patologia mentale.

Oltre a ciò, lo studio ha riscontrato che gli uomini con problematiche di salute mentale sono particolarmente colpiti. Il Livello di disoccupazione per questo gruppo è aumentato dal 13.7% nel 2006 al 21.7% nel 2010.

I ricercatori, del'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra, hanno riscontrato che l'atteggiamento pregiudiziale rivolto alle persone sofferenti di disagi mentali è un fattore significativo per l'aumento della disoccupazione.

Lo studio ha affermato: "Vivere in un paese dove una più alta percentuale di individui crede che le persone con problemi mentali siano pericolose è associato ad una più alta probabilità di disoccupazione per le persone sofferenti di problemi mentali, ma non influenza il livello di occupazione per coloro che ne sono esenti".

Si ritiene che le persone disoccupate, portatrici di problematiche legate alla salute mentale,  possano anche più difficilmente richiedere cure e possano avere necessità di uno specifico supporto di solidarietà.

La Dr. Sara Evans-Lacko, principale autore dello studo e lettrice all'Istituto di Psichiatria, riferisce che lo studio non considera i livelli di disoccupazione per specifici paesi europei. Ha affermato che tale tendenza è generale per tutti i paesi europei considerati e non è riferibile a nessun particolare contesto culturale.

"Durante un periodo di recessione le persone che già soffrivano di disturbi mentali vedono peggiorare la loro posizione economica e sociale.
Non sappiamo esattamente perchè, ma è più difficile per le persone trovare un lavoro se già esiste un qualche dislivello nel loro curriculum, e se esiste la necessità di una riduzione di personale allora questi individui possono essere maggiormente vulnerabili. Lo studio sostiene che il pericolo consiste nel fatto che le difficoltà economiche possono intensificare il fenomeno di esclusione sociale delle persone maggiormente vulnerabili, come per l'appunto quelle sofferenti di problemi mentali."

Il Prof. Graham Thornicroft, anch'egli del team di ricerca dell'Istituto di Psichiatria, ha detto che ci sono provvedimenti che potrebbero essere assunti per prevenire tale evenienza.

"Il governo deve essere consapevole di tali rischi, ed è necessario che i datori di lavoro siano consapevoli del loro dovere legale di rispettare l'"Equality Act" per supportare gli individui con problematiche di salute mentale".

Beth Murphy, responsabile dell'informazione al "Mental Health Charity Mind", ha sostenuto che tali riscontri sono preoccupanti.

"La salute mentale dipende da diversi fattori, incluso lo stato di occupazione o disoccupazione, le condizioni di lavoro e la sicurezza economica, e tutti questi fattori possono essere compromessi in un periodo di recessione economica.
Dal 2008 la "Mind InfoLine" ha ricevuto un crescente numero di richieste inerenti l'impatto del denaro e della disoccupazione sulla salute mentale, il che può essere facilmente attribuito al declino economico.
Più nello specifico, è noto che la disoccupazione può innescare depressione e pensieri suicidi."

Ha anche aggiunto: "La perdita del lavoro è un cambiamento improvviso e possono esistere anche implicazioni economiche gravi, da sole sufficienti a suscitare gravi condizioni di ansietà. Dovremmo incoraggiare tutti coloro che soffrono di disturbi mentali a cercare aiuto".

Articolo originale (c) BBC Health News

5 settembre 2013

Beauty Sleep




Il sonno incrementa il numero delle cellule cerebrali.

Gli scienziati ritengono di aver scoperto una ulteriore ragione per cui si ha bisogno del sonno: rigenera un determinato tipo di cellule cerebrali.

Il sonno aumenta la produzione di cellule che vanno  a costituire un materiale isolante noto come "mielina" che protegge i nostri circuiti cerebrali.

Tali riscontri, sin qui negli animali da esperimento, può condurre alla consapevolezza del ruolo del sonno nella "riparazione" cerebrale e nella sua "crescita", così come nelle malattie del midollo spinale. Così afferma il team di ricercatori del Wisconsin.
Il lavoro è pubblicato nel "Journal of Neuroscience".

La Dr. Chiara Cirelli ed i suoi colleghi dell'Università del Winsconsin hanno riscontrato che il livello di produzione delle cellule produttrici di mielina raddoppiava quando gli animali da esperimento dormivano.

L'aumento è soprattutto marcato durante il tipo di sonno che è associato all'attività del sogno (sonno REM o con Movimenti Oculari Rapidi) ed è determinato su base genetica.

All'opposto, i geni coinvolti nella morte cellulare e nelle risposte allo stress restano attivi quando gli animali da esperimento sono forzati allo stato di veglia.

Precisamente, quale sia il motivo per cui abbiamo bisogno di dormire ha reso gli sicenziati perplessi, per secoli. E' ovvio che abbiamo bisogno di dormire per poterci sentire riposati e perchè le nostre funzioni mentali siano efficaci, ma i processi biologici che si attivano quando ci addormentiamo hanno iniziato ad essere scoperti solo recentemente.

I ricercatori sostengono che la privazione di sonno potrebbe aggravare taluni sintomi della Sclerosi Multipla, malattia che danneggia il rivestimento mielinico delle cellule nervose.

Nella Sclerosi Multipla il sistema immunitario attacca e distrugge lo strato mielinico dei nervi nell'encefalo e nel midollo spinale.

Ulteriori studi, dice la Dr. Cirelli, potranno considerare se il sonno è in qualche modo correlato ai sintomi della Sclerosi Multipla.

Il suo team di ricercatori è anche interessato a valutare se la mancanza di sonno, specie durante l'adolescenza, possa avere conseguenze a lungo termine per l'encefalo.

Il sonno appare necessario per l'adeguato funzionamento del nostro sistema nervoso, sostiene il US National Institute of Neurological Disorder and Stroke (NINDS).

Il periodo del sonno profondo coincide con il rilascio dell'ormone della crescita nei bambini e nei giovani adulti. Molte cellule del corpo mostrano anche aumento della produzione e ridotto degrado di proteine durante il sonno profondo.

Dal momento che le proteine sono i "mattoni" necessari per la costruzione e la crescita delle cellule e per la riparazione dei danni derivanti da fattori di stress, il sonno profondo può davvero essere definito "beauty sleep" (quel sonno che risulta essenziale per la salute fisica e mentale), affermano i ricercatori del NINDS.

Articolo originale (C) BBC News - Health

4 settembre 2013

Emicrania e lesioni cerebrali



I pazienti sofferenti di emicrania mostrano differenze strutturale encefaliche.

Esistono differenze strutturali in parti dell'encefalo tra le persone che soffrono di emicrania e coloro invece che non presentano tale patologia, secondo una "rewiev" di ricercatori danesi.

L'analisi di 20 diversi studi, nella rivista "Neurology", ha dimostrato l'esistenza di diversità nella materia bianca cerebrale e la possibilità di riscontrare lesioni minime.

Tuttavia le ragioni di tali differenze ed il loro significato non sono chiare.

Gli esperti sostengono che ulteriori ricerche sono necessarie per spiegare tali riscontri.

Il Dr. Messoud Ashina, dell'Università di Copenhagen, ha detto: "Come neurologo, visito molti pazienti con emicrania che chiedono: l'emicrania può danneggiare il mio cervello?"
Egli ha riesaminato studi che avevano usato scansioni cerebrali per studiare l'encefalo di pazienti sofferenti di emicrania. Questi studi hanno evidenziato "anormalità della sostanza bianca" e lesioni di tipo micro infartuale che erano più frequenti nei pazienti sofferenti di emicrania - in particolare quelli che sperimentano sintomi di "aura" - rispetto alle persone che non soffrono di emicrania.

Il Dr. Messoud Ashina ha detto: "L'emicrania è associata a cambiamenti strutturali, ma non sappiamo come questo accada e perchè."

Il Dr. Mark Weatherall, neurologo del Charing Cross Hospital di Londra ha sostenuto: "E' veramente interessante ed utile essere giunti a tali conclusioni, e questo ripropone la domanda: che cosa stiamo vedendo? Cosa significano tali differenze, sono reali e rilevanti e stanno ad indicare l'esistenza di un progressivo cambiamento nella struttura dell'encefalo?"

Il Dr. Fayaz Hamed, presidente dell'Associazione Britannica per lo Studio delle Cefalee, ha detto; "E' noto da tempo che coloro che soffrono di emicrania, in particolare i pazienti che presentano fenomeni di aura, presentano lesioni asintomatiche "high-signal-intensity" nelle scansioni MRI rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, la significatività di tali riscontri resta incerta.
Sarebbe prematuro dire che un encefalo "emicranico" è ad alto rischio di futuri strutturali o funzionali problemi, fin quando non siano effettuati ulteriori studi longitudinali a lungo termine."

Articolo originale © BBC News - Health

3 settembre 2013

Cocaina e struttura cerebrale: i meccanismi fisici della dipendenza




La cocaina rapidamente modifica la struttura cerebrale

Assumere cocaina può modificare la struttura cerebrale entro poche ore, il che può essere considerato il primo passo della dipendenza, aecondo ricercatori USA.

Test animali, riferiti nella rivista "Nature Neuroscience", hanno mostrato il costituirsi di nuove strutture associate all'apprendimento ed alla memoria che iniziano a svilupparsi precocemente dopo che la sostanza è stata assunta.

Gli animali da esperimento che mostravano i maggiori cambiamenti cerebrali  mostravano anche la maggiore preferenza per la cocaina.

Gli esperti hanno definito tale fenomeno come "learning addiction" ovvero "dipendenza da apprendimento".

Il gruppo dell'Università della California, Berkeley e San Francisco, ha cercato minuscole protrusioni delle cellule nervose chiamate "spine dendritiche"; tali strutture sono significativamente implicate nella formazione della memoria.

Luogo e condizioni ambientali in cui la sostanza viene assunta giocano un ruolo fondamentale nel fenomeno della dipendenza.
Negli esperimenti, agli animali era consentito di esplorare liberamente due diversi ambienti - ciascuno con un diverso odore e consistenza di superficie.

Una volta che gli animali avevano scelto l'ambiente favorito, veniva loro iniettata la sostanza nell'altro ambiente.
Un tipo di laser microscopico veniva poi usato per analizzare la struttura cerebrale alla ricerca di nuove spine dendritiche.

Numerose nuove spine dendritiche venivano prodotte quando agli animali veniva iniettata cocaina anzichè acqua, suggerendo l'ipotesi che nuove associazioni mnemoniche venivano a formarsi come conseguenza dell'uso della droga.

Le differenze potevano essere riscontrate anche solo due ore dopo l'uso della prima dose.

La ricercatrice Linda Wilbrecht, assistente ricercatore di psicologia e neuroscienze a Berkeley ha detto: " I nostri riscontri forniscono una chiara evidenza di come la cocaina induca un rapido aumento di nuove spine dendritiche, e più nuove spine l'animale presenta, più mostra di aver imparato a "riconoscere" la sostanza.

Questo ci fornisce l'ipotesi del possibile meccanismo attraverso cui la sostanza alimenta il comportamento di ricerca della sostanza stessa.
Questi cambiamenti indotti dalla sostanza nel tessuto cerebrale possono fornire una spiegazione del come segnali droga-correlati giungano a determinare il comportamento di ricerca della sostanza nel consumatore abituale.

Commentando la ricerca, il dr. Gerome Breen, dell'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra, ha affermato alla BBC: "Lo sviluppo delle spine dendritiche è particolarmente importante per l'apprendimento e la memoria. Questo studio ci fornisce una solida comprensione di come la dipendenza si sviluppi - questo ci mostra come la dipendenza sia 'appresa' dal cervello.
"Anche se - ha aggiunto -  non ci fornisce, al momento, alcuna utilità rispetto allo sviluppo di una qualche terapia".

Articolo originale © BBC News - Health

2 settembre 2013

Insonnia, memoria e deficit di attenzione




Scansioni cerebrali suggeriscono che l'insonnia comporta anche riduzione della capacità di attenzione durante il giorno.

La scansione cerebrale di persone che sostengono di soffrire di insonnia ha mostrato differenze nelle funzioni cerebrali rispetto a coloro che godono di un buon sonno.

Ricercatori dell'Università della California, San Diego, sostengono che chi dorme poco ha anche difficoltà ad attivare una parte delle zone cerebrali nei test di memoria.

Altri esperti sostengono per la verità che tali circuiti cerebrali possano essere invece coinvolti nella percezione della qualità del sonno.

Tali riscontri sono stati pubblicati nella rivista "Sleep". Le persone affette da insonnia hanno difficoltà a dormire durante la notte, ma questo comporta anche conseguenze durante il giorno, quali ad esempio tempi di reazione ritardati e difficoltà nella capacità di mantenere l'attenzione.

Lo studio ha comparato 25 persone che sostenevano di soffrire di insonnia con altre 25 che invece si descrivevano come "good sleepers". Scansioni cerebrali sono state eseguite mentre eseguivano test di memoria di crescente difficoltà.

Uno dei ricercatori, prof. Sean Drummond, ha sostenuto: "Abbiamo trovato che soggetti sofferenti di insonnia non attivano in modo appropriato quelle regioni encefaliche adibite al lavoro mnemonico e non disattivano il c.d. "mind-wandering", ovvero il "vagabondare della mente", dannoso nei confronti del compito mnemonico.

Questi dati ci aiutano a comprendere che le persone sofferenti di insonnia non soltanto soffrono di problemi di sonno durante la notte, ma anche che le loro funzioni cerebrali non sono adeguate durante il giorno.

Uno studioso del sonno in Gran Bretagna, Dr. Neil Stanley, ha sostenuto che la qualità del sonno che ciascun gruppo presentava era molto simile, nonostante uno dei due gruppi lamentasse insonnia.

Ha anche detto: " Cosa viene prima, la gallina o l'uovo? Vi sono differenze cerebrali che determinano la lamentela di cattivo sonno? Forse taluni percepiscono ciò che accade durante il sonno in maniera differente rispetto ad altri; forse ciò che compromette il loro lavoro mnemonico e la capacità di concentrarsi su ciò che li aspetta è anche il medesimo fattore che causa l'insonnia".

Articolo originale © BBC News - Health

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