29 giugno 2012

La solitudine accorcia la vita




La solitudine può ridurre sensibilmente la durata della vita.

Lo dimostrano i risultati di una ricerche pubblicata nella rivista Archives of Internal Medicine.

I ricercatori dell'Università della California, guidati da Carla Pessinotto, hanno osservato 1.604 anziani per sei anni, l'età media è 71 anni. Hanno scoperto che per chi si sentiva solo la probabilità di morire nel corso dell'indagine era di due volte maggiore. Vivere da soli, o sentirsi soli sebbene si viva con altre persone, è un fattore di rischio importante per le persone già ad alto rischio di sviluppare malattie cardiache. Secondo i ricercatori, la valutazione del livello di solitudine può aiutare i medici a rivelare pazienti che si trovano nel gruppo di rischio. Interessante notare che il 43,2% del campione si sente solo, anche se soltanto il 18% vive effettivamente da solo.

Anche gli adolescenti possono soffrire la solitudine e uno studio dimostra una pericolosa associazione con a il rischio di sviluppare, in età adulta, malattie cardiache e sindrome metabolica. La scoperta, pubblicata su Plos One, è dell'equipe dell'Università svedese di Umea.

Sono stati analizzati i dati riguardanti la salute e ai comportamenti sociali di un migliaio di sedicenni del distretto di Lulea, nell'arco di 27 anni, sottoponendo poi il campione a una serie di controlli clinici attorno ai 43 anni. Si è così visto che i ragazzi che erano stati più introversi e meno propensi alla socializzazione durante gli anni di scuola (senza però essere stati necessariamente vittime di episodi di bullismo) erano anche quelli che più soffrivano di sindrome metabolica una volta compiuti i quarant'anni. Le adolescenti infelici anno un rischio più che triplicato di ammalarsi di sindrome metabolica dopo i 40 anni. Importante valutare il livello di cortisolo, che varia sensibilmente nelle situazioni di solitudine che portano all'ansia.

fonte: corriere salute, giugno 2012

20 giugno 2012

Pazienti difficili

Lavorare con i pazienti difficili
Franco De Masi
Anno 2012
Collana «Manuali di Psicologia, Psichiatria, Psicoter.»
Prezzo €28,00
pp.265



È giudizio diffuso tra i terapeuti che le patologie gravi mettano in scacco il trattamento analitico, concepito per pazienti mediamente nevrotici. Sulla base di una lunga esperienza clinica e attraverso la riflessione sulle cause della mancata strutturazione della psiche in alcuni tipi di pazienti, incapaci di simbolizzare e di conferire significato ai propri stati emotivi, Franco De Masi riesce a scalzare un simile luogo comune. Da decenni ha in cura o segue in supervisione i cosiddetti «intrattabili»: i perversi, i borderline, gli psicotici, coloro in cui le costellazioni patogene si sono insediate così prematuramente da oscurare la percezione stessa della sofferenza e da rendere il lavoro di individuazione delle parti malate un vero sforzo decostruttivo. L’analista qui deve infatti ricorrere alle interpretazioni intrapsichiche, piuttosto che a quelle classiche, incentrate sul transfert. Da elemento frenante, per De Masi la psicopatologia di questi pazienti non solo si trasforma in un fattore di perturbamento fecondo e di stimolo dell’attività terapeutica quotidiana, ma costituisce anche – ed è uno degli aspetti innovativi del libro – il terreno di un ritrovato ancoraggio della psicoanalisi alla clinica.


Franco De Masi, psichiatra e psicoanalista, è membro ordinario della Società psicoanalitica italiana e analista con funzioni di training presso l’Istituto nazionale di training della stessa Società. Tra i suoi saggi: Karl Abraham. La vita e le opere. Alle radici della teoria analitica (2002), Vulnerabilità alla psicosi. Uno studio psicoanalitico sulla natura e la terapia dello stato psicotico (2006), Omosessualità, perversione, attacco di panico. Aspetti teorici e tecniche di cura, a cura di Lucina Bergamaschi (2007) e Trauma, deumanizzazione e distruttività. Il caso del terrorismo suicida (2008). Ha curato Herbert Rosenfeld at Work. The Italian Seminars (2001). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato La perversione sadomasochistica. L’oggetto e le teorie (1999) e Il limite dell’esistenza. Un contributo psicoanalitico al problema della caducità della vita (2002), premio Gradiva 2003 come miglior libro italiano di psicoanalisi dell’anno.

19 giugno 2012

Sé identità e stili di personalità


Sé identità e stili di personalità
Giampiero Arciero e Guido Bondolfi
Anno 2012
Collana «Programma di Psic.Psichiat.Psicoter»
Prezzo €32,00
pp. 340



Esiste un ambito in cui due saperi in apparenza lontani quali la fenomenologia e le neuroscienze si incontrano e cooperano proficuamente a definire la traiettoria dell’esperienza personale, lungo una linea di continuità tra stati normali e psicopatologia nevrotica. È quello della costruzione del Sé, inteso da Giampiero Arciero e Guido Bondolfi non come soggetto che signoreggia nella propria chiusa sfera mentale ma come identità narrativa, la cui permanenza nel tempo si riflette nel linguaggio, configurando in una trama provvista di significatività le differenti inclinazioni emozionali. La narrazione ricompone e integra gli accadimenti, l’agire e il patire, così da fornire a chi li esperisce un senso di stabilità dinamica, polarizzata secondo due tendenze emotive fondamentali di cui la risonanza magnetica funzionale produce riscontri: la centratura sul corpo e l’orientamento all’alterità. A questa polarità Arciero e Bondolfi riconducono gli stili di personalità, distinti in base ai disturbi dominanti: alimentari, ossessivo-compulsivi, ipocondriaco-isterici, fobici, depressivi.
Una prospettiva epistemica che ha suscitato grande consenso, perché riesce finalmente a connettere le invarianti esperienziali con la storia singolare della persona nella sua unicità.


l'autore

Giampiero Arciero, psichiatra, è docente presso la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica dell’Università di Siena. Ha fondato, insieme con Vittorio Guidano, l’Istituto di Psicologia cognitiva post-razionalista (IPRA), di cui è direttore. È consulente presso il Dipartimento di Psichiatria degli Ospedali universitari di Ginevra. È visiting professor presso l’Università Adolfo Ibañez di Santiago del Cile. È stato ricercatore presso l’Università di Friburgo.
Ha diretto il Personal Development Laboratory della University of California di Santa Barbara. Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato: Studi e dialoghi sull’identità personale. Riflessioni sull’esperienza umana (2002) e Sulle tracce di Sé (2006).

Guido Bondolfi, psichiatra e psicoterapeuta, insegna presso l’Università di Ginevra. È responsabile dell’Affective Disorders Clinic degli Ospedali universitari di Ginevra. Tra i suoi saggi: Traitement intégré de la dépression. De la résistance à la prévention de la rechute (2004).

link: le recensioni nel sito


15 giugno 2012

Valori clinici, le emozioni nel trattamento psicoterapico




I valori che guidano la terapia a orientamento psicoanalitico sono familiari a tutti gli psicoterapeuti ma raramente sono oggetto di un’analisi approfondita. In questo libro Sandra Buechler porta invece al centro dell’attenzione temi come il coraggio, la sollecitudine, l’integrità, la curiosità, l’onestà, la speranza. Partendo dal percorso clinico di una terapeuta molto dotata, il volume esemplifica i modi molteplici in cui il lavoro clinico davvero efficace ruota intorno alla capacità del terapeuta di trarre il massimo dall’ “umanità” sia del paziente sia dell’analista.
L'autore
Sandra Buechler è analista di training e supervisore presso il William Alanson White Institute e supervisore presso il Columbia Presbyterian Medical Center di New York.


ISBN: 978-88-6030-474-2
Autore: Buechler Sandra
Titolo: Valori Clinici
Sottotitolo: Le emozioni nel trattamento psicoterapeutico
Collana: Il lavoro psicologico
Pagine: 228
Anno: 2012
Prezzo: € 19,00

link: tutte le recensioni dei libri presenti nel blog


8 giugno 2012

The benefits of having a cancer



link cinema e psiche