23 aprile 2012

La distanza dal passato



La distanza dal passato

Ci alziamo molto prima dell’alba e cominciamo subito a preparare le moto. Ieri l’idea di andare a vedere l’alba nel deserto della Mauritania mi sembrava un’ottima idea, ma adesso mi dico che di albe ne ho già viste tante… che tanto sarà uguale alle altre.
Partiamo e per uscire da Nouakchott già a quest’ora incontriamo un traffico intenso e caotico come solo le città africane possono esprimere. Anche a quest’ora la povertà di Nouakchott mi lascia senza fiato e i bambini sono già in strada, in mezzo ai rifiuti.
Ne usciamo e vediamo l’alba con lo sfondo del Sahel. Bella sì… ma la sveglia alle 5:30 ancora pesa.
Attraversiamo villaggi e piccoli paesi come ormai ne abbiamo visti a decine e poi a un tratto, comincio a stare male. Siamo rimasti in tre e ci siamo allontanati dagli altri. Sento le mie pulsazione salire. Cazzo, un attacco d’ansia nel mezzo al Sahel in Mauritania potevo evitarmelo. E invece sarà il malarone che ho inziato a prendere qualche giorno fa, saranno i miei trascorsi, comunque arriva. Torno in dietro e mi trovo sdraiato sul rimorchio del nostro mezzo di assistenza con gli amici che mi misurano la pressione. Un’oretta di sosta, le voci amiche dei miei compagni di viaggio e sto meglio. Meno male.
Ripartiamo. Vogliamo arrivare a Diama per attraversare la frontiera ed entrare in Senegal.
Lasciamo la strada e prendiamo la pista di sabbia sulla destra e dopo 5 km, incomincio a pensare di non riuscire ad arrivare alla fine della pista. Il fondo è sabbioso e la mia moto non è proprio adatta a guidare qui, io poi non sono capace sulla sabbia.
10 km, per ora nessuna caduta da parte mia, mentre i miei compagni sono tutti ormai coperti di sabbia. Io sono solo sfinito. Chiedo quanto manca nel mio francese stentato a un camionista che passa. Altri 60 km mi dice. Non ce la farò mai a uscirne, continuo a pensare.
20 km, la strada migliora; resta la sabbia ma più compatta e riesco a tenere un ritmo. La strada inizia scorrere.
35 km. Davanti a noi un posto di blocco dei militari. L’ennesimo. Ci avranno fermato almeno 100 volte in 2 giorni. Che poi mi domando, cosa fermi a fare sei turisti italiani in moto? Non pensi che li abbiano già fermati i tuoi colleghi ai 100 posti di blocco precedenti? Ma tant’è. Davanti a noi un dosso di un paio di metri di terra rossa. Alla mia destra la baracca del posto di blocco e la sbarra che ci blocca la strada.
Prendiamo a destra e subito saliamo sopra al dosso e lo scenario cambia radicalmente. Il dosso è l’argine destro del fiume Senegal e le acque calme brillano al sole. Alla nostra destra il parco nazionale Diawling. Nessuno di noi se lo aspettava e la sorpresa è tanta.
Procedo. Il fondo è duro, un vero e proprio tôle ondulée e su quello si che so guidare. Ho fatto un corso per questo. La moto vola leggera sulle onde del tôle e trovo un ritmo perfetto. Alla mia destra fenicotteri e aironi spiccano il volo a centinaia. Sono bellissimi e ormai ho dimenticato le difficoltà della giornata. Ci sono solo io, la moto, il parco e gli uccelli. Non sento fatica, non sento più il dolore alle gambe, non sento più il mio corpo.
Quando 3 facoceri fuggono dai cespugli sul fiume e si lanciano dentro alla palude. Io non riesco più a contenere l’emozione. È troppo per me.
Ripenso a un anno fa quando ero ricoverato in ospedale.
Ripenso a due anni fa quando per la fine di un amore credevo fosse finito tutto.
Ripenso a tre o quattro anni fa quando per un’altra brutta malattia non avevo prospettive e la vita mi sembrava vuota.
Ripenso a tutti i momenti brutti, a tutti i problemi e a tutto il dolore. E penso che è veramente lontano. La distanza non pare calcolabile come anni ma come vite e persone diverse.
Sembrano ricordi di un altro. Non riesco a credere di averli vissuti e di essere ora qui. Su una moto che corre su un sogno ai confini con il Senegal. Sono felice. Ebbro di gioia. Consapevole di essere cambiato, di essere cresciuto e di vivere ora una vita piena e degna di essere vissuta. Piango nel casco senza riuscire a controllarmi e nemmeno mi rendo conto di essere arrivato alla fine della pista. Il guardiano del parco ci chiede dei soldi per il passaggio. Io so solo che piango e lo abbraccio e lo ringrazio, perché la sua casa mi ha regalato un’emozione unica.

Massimiliano Mosca