6 marzo 2012

Brain week

Dal 12 al 18 marzo si celebra la Settimana mondiale del cervello con conferenze, mostre e dibattiti aperti al pubblico.

Per avere maggiori informazioni su tutte le iniziative in programma, visitare i siti www.neuro.it e www.dana.org/brainweek/calendar/.

L'Unione Europea concretizza il suo interesse per gli studi sul cervello avallando un ambizioso programma di ricerca sull'efficienza mentale finanziato per i prossimi sette anni.

Riassumendo i risultati della ricerca internazionale si può dire che sono sei le mosse vincenti per proteggere la mente e diminuire il rischio di cadere nella demenza senile, eccole in ordine d'importanza: movimento, dieta, esercizi mentali, qualità del sonno, intensità dei rapporti sociali e livello di stress cronico.

«Ormai è chiaro - spiega Stefano Cappa, docente di Neuroscienze al San Raffaele di Milano - che dalla farmacologia non arriverà una "pillola salva-memoria", mentre l'invecchiamento della popolazione moltiplica i casi di demenza che stanno portando al collasso i sistemi sanitari. Riuscire a prolungare anche di soli due anni una condizione di buona efficienza mentale porterebbe vantaggi sociali ed economici vitali».

L'attività fisica, anche moderata, ha un effetto protettivo direttamente sul cervello, bastano trenta minuti al giorno cinque volte a settimana. La dieta mediterranea migliora in modo diretto, non conseguente, il metabolismo e la circolazione sanguigna. L'ideale è mangiare pochi prodotti animali, zuccheri raffinati e cibi industriali. Cruciverba, sudoku e simili aiutano a rimanere lucidi, così come l'alta scolarità e i lavori intellettualmente impegnativi. Tuttavia i benefici sembrano meno duraturi rispetto all'attività fisica e all'alimentazione. «L'alta scolarità e le attività lavorative intellettuali - approfondisce Cappa - più che proteggere dalla demenza, sembrano rinviare la data di comparsa. Probabilmente una vita intellettualmente stimolante fornisce al cervello una riserva cognitiva che gli consente di resistere più a lungo alla perdita di cellule nervose».

fonte: eDott

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