23 marzo 2011

Sul "male oscuro" (la depressione)


«La storia segreta del male oscuro» è stata scritta dallo psicoterapeuta e scrittore statunitense Gary Greenberg, che è una firma anche di una serie di riviste prestigiose come «New Yorker», «Harper's» e «Wired». Uno che di depressione se ne intende, avendola vissuta nella duplice veste di paziente che ne ha sofferto e di psicologo «vecchio stile» che la cura.

Dottor Greenberg, quali sono le origini di questa specie di «ideologia della felicità» a tutti costi che governa le nostre società?
«La felicità è stata concepita come un obiettivo dell'esistenza almeno a partire dall'Età dell’Oro di Atene, ma l'idea che questo scopo sia sempre giusto, e il dovere di perseguirlo da parte di ogni cittadino, si rivela relativamente nuova. Si tratta di uno sviluppo dell'Illuminismo, che sposta l'attenzione dalla Chiesa all'individuo, e dal paradiso alla Terra. E, naturalmente, qui in America, è stata custodita all'interno della Costituzione come uno dei diritti inalienabili dell'uomo».

Che cosa non la convince degli psicofarmaci? Perché è così critico?
«Una delle cose più strane nella rivoluzione degli antidepressivi - e un indizio del fatto che non si tratta di pura biochimica - è negli stessi farmaci che l'hanno scatenata, vale a dire gli SSRI, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” che fecero la loro prima apparizione negli Usa nel 1988: questi non sono più efficaci di quanto lo fossero quelli appartenenti alla generazione di medicine inventate all'indomani della scoperta della serotonina stessa da parte di Betty Twarog nel lontano 1952. Il più delle volte, anzi, negli esperimenti clinici non danno risultati migliori dei placebo. E allora viene da pensare che, se la depressione fosse davvero un fatto biochimico e se i farmaci fossero realmente mirati sulle cause responsabili, funzionerebbero molto meglio».

Qual è il ruolo di «Big Pharma» in questa abolizione della tristezza dalla vita quotidiana di noi occidentali? C'è qualcuno che ne parla addirittura in termini di un «Grande complotto».
«Non so di un complotto, né posso dire nulla a riguardo, ma, una volta stabilito che la ricerca della felicità rappresenta lo scopo principale della vita, risulta piuttosto facile vendere alla gente prodotti destinati ad aiutarli in questo obiettivo. E il fondamento della vendita di un prodotto - non importa di che genere o di quale natura sia - consiste, come si sa, nel convincere le persone di tre cose: che sono scontente, che i loro problemi derivano da certe mancanze e che il prodotto in questione sopperirà a tali carenze».

E nel caso specifico degli antidepressivi?
«In questo caso l'insufficienza corrisponde alla scarsità o alla mancanza di serotonina e il prodotto è il farmaco che la fornisce. L'idea che l'infelicità corrisponda a una carenza di serotonina che le medicine possono curare, nella migliore delle ipotesi, è chiaramente un mito. Ma si tratta di un mito assai potente, alla cui creazione ha contribuito molto anche il libro di Peter Kramer, “La pillola della felicità”, che è andato a ruba negli Anni 90, più o meno nello stesso periodo in cui le prescrizioni di Prozac cominciavano a invadere i ricettari. E non credo si tratti di una coincidenza. Kramer diede voce a qualcosa di cui tutti noi - pazienti, parenti e amici, oltre che medici e industrie farmaceutiche - avevamo bisogno: una giustificazione credibile per l'assunzione di farmaci il cui effetto principale era farci stare meglio con noi stessi. E non solo: ha anche scritto un libro che ha fatto tantissimo per anticipare quel “clima di opinioni” nel quale pensiamo alla nostra infelicità come a una malattia».

Quanto ci costa il business globale degli psicofarmaci?
«Su scala mondiale vengono spesi, ogni anno, oltre 20 miliardi di dollari in antidepressivi e nei soli Stati Uniti ne fanno uso almeno 30 milioni di persone».

Come ci si può liberare dalle forme più eccessive di dipendenza dagli psicofarmaci? E come si può guarire dalla depressione?
«Penso che soltanto la verità ci renderebbe davvero liberi. Se i medici smettessero di dire alle persone che la loro sofferenza deriva da squilibri biochimici, e che la loro depressione è - come se si trattasse del diabete - una malattia cronica che necessita di un trattamento farmacologico, tutti questi individui potrebbero finalmente compiere scelte più informate rispetto all'eventualità e al tipo di medicine da prendere. I dottori dovrebbero anche dire di più ai pazienti in merito agli effetti collaterali e alle conseguenze derivanti dall'interrompere l'assunzione di antidepressivi. E, infine, anche una serie di limiti alla facoltà di fare pubblicità da parte delle aziende farmaceutiche aiuterebbe i consumatori a effettuare delle scelte più consapevoli».

fonte: la malinconia è un diritto, lastampa.it (link all'articolo originale)
altri link: mal di vivere e depressione, di nicola lalli

18 marzo 2011

Perdita e desiderio


"Non passerebbe giorno, non passerebbe attimo senza pensare a lei. Mi domanderei dov'è. Che cosa sta facendo. È questo che si prova?"

Non seppe rispondere. Stavolta le parole gli si negarono.

"Più o meno," si costrinse a dire dopo un po'.
"La nomini mai? Ne parli?"
"No," disse lui. "No, mai."

Aggiunse:
"Diceva anche un' altra cosa ... ".

Sfogliò il libro da cima a fondo ma non riuscì a trovare la pagina.

"Riguardava la perdita: quando perdi qualcuno e questo qualcuno ti manca, tu soffri perché la persona assente si è trasformata in un essere immaginario: irreale. Ma il tuo desiderio di lei non è immaginario. Così è a quello che devi aggrapparti: al desiderio. Perché è reale."

Lei ebbe un brivido. "Ma forse un giorno la incontrerai. Forse verrà a cercarti; o sarai tu ad andare in cerca di lei."

"Può darsi."
Soffiò qualche granello di sabbia dalle pagine del libro e tornò a chiuderlo.

"Sarebbe da stupidi, non credi, passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire?"

"Sono sicura che capita."

"Sì. Ne sono sicuro anch'io."

(il brano è tratto dal romanzo "la casa del sonno")

17 marzo 2011

Le fasi del sonno


"Ecco, mi spieghi un po' come funzionano queste fasi: non mi è per niente chiaro."
"È semplicissimo.

La Fase Uno rappresenta la transizione dallo stato di veglia a quello di sonnolenza, durante il quale la pressione arteriosa cala, il battito cardiaco rallenta e i muscoli si rilassano, il cervello comincia a emettere onde alfa a una frequenza tra i sette e i quattordici cicli al secondo. La Fase Uno dura cinque, dieci minuti al massimo.

La Fase Due; comincia quando compaiono le onde theta, a una frequenza tra i tre cicli e mezzo e i sette cicli e mezzo al secondo, insieme con fusi e complessi K. Anche questa fase, che ha luogo al principio della nottata, dura solo qualche minuto dopodiché, lentamente, comincia l'emissione di onde delta, che corrisponde all'inizio dell'incoscienza vera e propria.

La Fase Tre è una fase intermedia, nella quale le onde delta rappresentano ancora meno di metà del tracciato elettroencefalografico.

Nella Fase Quattro, invece, le onde delta predominano: i movimenti muscolari sono scarsissimi ed è difficile svegliare la persona che dorme. La Fase Quattro è quella in cui il sonno è più profondo e riposante. Dopo aver trascorso in questa fase da mezz' ora a tre quarti d'ora, si comincia a osservare una mobilità corporea notevole, con vari cambiamenti di posizione: ciò vuol dire che la Fase Quattro si è interrotta. Il soggetto dormiente ritorna per breve tempo alla Fase Due o alla Fase Tre e poi entra direttamente in quello che noi chiamiamo

sonno REM, o sonno paradossale;

paradossale perché in realtà è più simile alla veglia che al sonno: il tono muscolare è assente, ma l'attività cerebrale è frenetica, e gli occhi si spostano da una parte all'altra al di sotto delle palpebre abbassate. Il ciclo intero, dalla Fase Uno al sonno REM, si completa in circa novanta minuti e si ripete, con alcune varianti, per quattro o cinque volte nel corso della notte."

"Che tipo di varianti?"

"All'inizio prevale la Fase Quattro. Poi, con l'avanzare della notte, gli intervalli di sonno REM si allungano sempre di più. Questo fenomeno ha indotto qualche studioso a ipotizzare che sia la Fase Quattro quella realmente necessaria affinché il cervello si ricarichi, mentre i sogni che si generano durante ilsonno REM - specialmente nella prima mattinata - non sarebbero che uno stratagemma con il quale il cervello si concede uno svago mentre il corpo continua a riposare. "


(il brano sulle fasi del sonno è tratto dal romanzo di Jonathan Coe "La casa del Sonno, Feltrinelli, Milano, 2003)

15 marzo 2011

Marijuana e demenza senile



La dose è sminuzzata in una scatoletta. La fiammella si accende, il fumo va in un sacchetto di plastica. Ariela inspira. I muscoli del viso si distendono; le mani, chiuse a pugno, si sciolgono. «Sì, così sto bene», sospira. «Si sgolava, si scarnificava - dice, con voce calma, un'infermiera vicino a lei - Non faceva che urlare, notte e giorno. Non parlava mai. Le davamo 14 pillole al giorno: antipsicotici, antidepressivi, antidolorifici, antitutto… Niente. Sinceramente, non credevamo che un semplice spinello cambiasse tutto a questo modo».

Marijuana. E' questa che ha lenito la demenza senile di Ariela, degente di un ospizio nel cuore di Israele: il primo al mondo che somministra spinelli. Come lei, ne beneficiano altri 36 pazienti senili «problematici». Parkinson, Alzheimer. Una dose tre volte al giorno, in un protocollo approvato da Governo e famigliari. «Cercavamo una via per dare qualità al fine vita - racconta la geriatra Inbal Sikorin - Sapevamo come farli sopravvivere, ma non come farli vivere in modo dignitoso. La morfina, i farmaci danno sempre un sacco di problemi: vomito costipazioni, spesso peggiorano il quadro complessivo».


fonte: corriere della sera, eDott

Sogni perduti


A quanto pareva l'ultimissima teoria di Terry era stata concepita quella mattina stessa, dopo un sogno particolarmente allettante e imprendibile nel quale comparivano, tra le altre cose, un bocciolo di mela, una donna dalla bionda chioma, un pendio di collina rischiarato dal sole e un cappello a larga tesa.

La teoria riguardava i film perduti e i sogni perduti, e Robert (almeno lui) fu ben contento di ascoltarla e di lasciarsela scorrere addosso, se non altro per purificarsi dal ricordo del suo ultimo confronto con Sarah e Veronica.

"So bene che è un luogo comune dire che i film sono come i sogni: una forma dell'inconscio collettivo," attaccò Terry, "ma riflettevo che mai nessuno ha portato alle estreme conseguenze quest'idea. Ci sono diversi tipi di sogni, no? E allo stesso modo, naturalmente, ci sono i film dell'orrore, che sono come gli incubi, e ci sono i film porcelloni, tipo Gola profonda e Emmanuelle, che sono come i sogni bagnati."

Bevve un sorso della sua cioccolata bollente e stucchevole e cominciò a infervorarsi.

"Poi ci sono i remake, le storie che vengono fatte e rifatte continuamente, e quelle corrispondono ai sogni ricorrenti.

Infine ci sono i sogni d'evasione, i sogni visionari, come Orizzonte perduto o Il mago di Oz.

Ma quando un film si perde, quando non viene mai proiettato in pubblico, quando tutte le copie scompaiono e non esiste anima viva che l' abbia visto, quello è il più bel genere di sogno in assoluto. Perché è il tipo di sogno che avrebbe potuto essere, proprio lui, il migliore che hai avuto in tutta la tua vita, solo che ti scivola via dalla mente nell'attimo stesso del risveglio, e pochi secondi dopo non ricordi più nulla."

"Ma è una cosa che capita realmente?" chiese Robert. "Voglio dire, se uno si è preso il fastidio di girare un film, e ci ha speso dei soldi, non credo che poi lo vada a chiudere in un seminterrato senza farlo vedere a nessuno."

il brano sui sogni perduti è tratto dal libro di Jonathan Coe, La Casa del sonno, Feltrinelli, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2003

altro link nel sito: narcolessia e cataplessia

11 marzo 2011

Un uomo malato

Sono un uomo malato ... Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n'intendo un'acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male.

Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti.

Inoltre, sono anche superstizioso all'estremo; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per hon essere superstizioso, ma sono superstizioso). Nossignori, non mi voglio curare per malignità.

Voi altri questo, di sicuro, non lo vorrete capire.
Ebbene, io lo capisco.

S'intende che non saprei spiegarvi a chi precisamente io faccia dispetto in questo caso con la mia malignità; so benissimo che anche ai dottori non posso in nessuna maniera «fargliela» col non curarmi da loro; so meglio d'ogni altro che con tutto questo danneggio unicamente e solo me stesso e nessun altro.

Ma tuttavia, se non mi curo, è per malignità! Se mi fa male il fegato, ebbene, mi faccia pure ancora più male!

Già da un pezzo vivo cosi: da una ventina d'anni. Ora ne ho quaranta...



(il brano è tratto da: F. Dostoevskij, Memorie del sottosuolo, 1864)

9 marzo 2011

Uomini che fanno impazzire le donne

In tempi nei quali sembrano andare per la maggiore "I diari di Mussolini" una lettura certamente più istruttiva potrebbe essere la seguente:

"Mussolini ha deciso di internarmi col piccino", Fondazione Corriere della Sera, 180 pagine, 10,00 euro, a cura di Lorenzo Benadusi


Chi ha visto Vincere, di Marco Bellocchio, leggerà con interesse i documenti che l'hanno ispirato. Gli altri scopriranno un episodio tremendo della vita privata di Benito Mussolini e uno spaccato della società italiana, attraverso lettere che sono grida di dolore e rabbia di una donna. E non una qualsiasi. Ida Dalser è una donna autonoma e moderna. Affascinata da Mussolini vende tutto quello che ha per aiutarlo a finanziare il suo giornale. Nel 1915, quando nasce il loro figlio, lei si ritrova povera, abbandonata e rinnegata. Qualche anno dopo viene rinchiusa in manicomio, dove muore nel 1937. Anche il figlio avrà lo stesso destino. Ida scrive delle lettere disperate al direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini che non le risponde mai. Nel libro ci sono anche scritti strazianti del 1924 ritrovati nell'ospedale psichiatrico. Tra sofferenze e "cure", Ida impazzisce davvero. Nel 1917 il giornalista Mario Bicci scrive: "Non c'e da fidarsi di una povera pazza". Aggiungendo: "Rimane un documento vivente della ribalderia di Mussolini, che lascia soffrire la fame al figlio. Dovrebbe bastare questo per liquidare un uomo, anche in un paese dove tutto con facilità si perdona".

fonte: Italieni, i libri italiani letti da un corrispondente straniero. Vanja Luksic, del quotidiano belga Le Soir e del settimanale francese l'Express, in : Internazionale 886, 25 febbraio 2011.

8 marzo 2011

Narcolessia e cataplessia

Sarah macinò un po'di pepe sulla minestra: "Dunque: tu sai che cos'è la narcolessia?".
"Più o meno," rispose Ruby meravigliata. "È quando uno si addormenta continuamente di giorno, no?"
"All'incirca. Beh, io ne soffro."
"Oh." Ruby non, aveva idea di cosa volesse dire praticamente. "Mi dispiace. E grave?:"
"Di sicuro è fastidiosa."
"Ma la clinica ti poteva ... aiutare, no?"
"Chi lo sa." Sarah prevenne ulteriori domande e aggiunse:
"Sono stata io a non voler andare, per due motivi. Primo, non potevo permettermi la retta, e per i pazienti della mutua c'era una lista d'attesa di quasi due anni. Secondo ... " - e fece un sorriso leggermente accigliato - " ... TI secondo motivo è che il direttore, guarda caso, è un certo Gregory Dudden, uno che era con me àll'università". 
" Ah, sì?" disse Ruby incerta.
"Tra  Gregory e me ... c'è un precedente,         disse Sarah. Per un periodo è stato il mio ragazzo. Anzi, il mio primo ragazzo. Sai, una di quelle storie da studenti che quando sei lì sembra che fili tutto liscio, poi qualche mese dopo ci ripensi e ti chiedi: ma dove ce 1'avevo la testa?"
Ruby continuava ad annuire benché la spiegazione non rientrasse nel dominio della sua esperienza.
"E quindi... che vuol dire di preciso essere narcolettici? Che problemi dà?"
"Tieni conto che con gli anni qualche cambiamento c'è stato, ma la cosa principale è che la notte dormo malissimo, e non riesco a evitare di addormentarmi di giorno. Ormai sono circa ventanni che va avanti. Ci sarebbero anche altri sintomi, ma quelli ultimamente sono migliorati un po': per esempio la cataplessia."
"Cioè?"
"Cioè, se rido molto, o se per qualche motivo mi emoziono troppo, perdo il tono muscolare. Resto cosciente, ma ho una specie di mancamento. Quando comincia me ne accorgo, ma non posso farci niente. La può provocare qualsiasi cosa: rabbia, gioia, frustrazione ... "
"Questo mi sembra più che fastidioso," disse Ruby. "Non ne avevo idea."
"Già," disse Sarah alzando le spalle e cercando un tono disinvolto, "negli anni mi è costato un paio di lavori. Addormentarsi in classe può capitare agli alunni, non all'insegnante."
Tornò a riempire di vino i bicchieri: il suo era vuoto, quello di Ruby quasi intatto.
"Fatto sta che sono riusciti a diagnosticarmela solo tre anni fa. Molti medici di base l'hanno sentita sì e no nominare. Il primo dal quale andai era nel buio assoluto: mi dirottò dal classico strizzacervelli."
"Che generedi strizzacervelli?"
"Uno psicoterapeuta. Un lacaniano."
Ruby era di nuovo in alto mare: "Non ti hanno mica rinchiusa?".
"No, macché," disse Sarah manifestamente divertita all'idea...

il brano è tratto da: La casa del sonno, di Jonathan Coe, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998
leggi anche, nel sito: i sogni perduti

Cataplessia (ingl. Cataplexy; ted. Kataplexie; fr Cataplexie). Improvvisa atonia di intensità variabile e di breve durata (di solito pochi secondi) accompagnata da paralisi muscolare parziale o generalizzata, normalmente senza disturbo o perdita della coscienza. Dopo l'attacco il tono muscolare si ristabilisce spontaneamente in un tempo altrettanto breve. La causa viene ascritta sia a esperienze affettive improvvise, come il riso, la gioia, l'allegria o la sorpresa, sia allo stress emotivo dovuto ad angoscia, rabbia, dispiacere o spavento. Questo stato fa parte spesso del quadro sintomatico offerto da pazienti affetti da narcolessia.


I DISTURBI DEL SONNO. Oltre all'insonnia (vedi), che ha influenze significative sulle prestazioni durante la veglia e sull'umore, e all'ipersonnia associata a disfunzioni della fisiologia e della chimica del sonno, i disturbi del sonno prevedono anche:
La narcolessia (detta anche sindrome di Gélineau o malattia di Friedmann) in cui il soggetto passa direttamente dalla veglia al sonno REM con un corredo di sintomi che prevedono: brevi, ma quasi irresistibili attacchi di sonno diurno; cataplessia, che va da una debolezza transitoria alla totale paralisi di tutti i muscoli volontari; paralisi da sonno con incapacità di eseguire movimenti volontari all'inizio del sonno o al risveglio; allucinazioni ipnagogiche quando il soggetto si sta addormentando.