3 gennaio 2011

Un angelo alla mia tavola (Jane Campion e Janet Frame)

Biografia in 3 parti per la TV (ridotta di 50´ per il grande schermo) di Janet Frame (1924), grande scrittrice neozelandese, che, per una diagnosi sbagliata di schizofrenia, patì nove anni di manicomio e 200 elettroshock e si salvò dalla lobotomia grazie a un premio letterario. Basata sull'autobiografia (1983-85) in 3 parti (Nella tua terra, Un angelo alla mia tavola, L'inviato di Mirror City), nell'adattamento di Laura Jones, è un'opera che, dopo Sweetie e prima dell'acclamato Lezioni di piano, fa di J. Campion uno dei cineasti emergenti degli anni '90. Film sulla letteratura, ma non letterario, notevole per la forte fisicità della scrittura, l'acume psicologico senza concessioni allo psicologismo, l'arte del suggerire soltanto i passaggi esplicativi, la capacità di mostrare i grandi spazi, il rifiuto del binomio romantico di genio e follia. Leone d'argento a Venezia 1990.

"Un Angelo alla mia tavola" il film di Jane Campion sulla vita di Janet Frame
Il soggetto è tratto dall'omonima autobiografia della scrittrice neozelandese Janet Frame scomparsa nel 2004 e più volte candidata al premio Nobel per la letteratura.

L'opera rivela ancora una volta tutto il talento della Campion, che arriverà all'Oscar già con il successivo Lezioni di piano, del 1993.

Un angelo alla mia tavola, di suo, ha ottenuto grandi consensi alla 47ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove ha ricevuto il Leone d'argento anche se, secondo gran parte della critica, il Leone d'oro sarebbe stato più che meritato.
Trama [modifica]

Janet è figlia di una povera famiglia contadina della Nuova Zelanda. Solitaria ed insicura, sa trovare rifugio nello studio e nella scrittura di poesie che porta alla pubblicazione già in giovane età.

Già travagliata per le difficoltà economiche e la morte della sorella, la situazione emotiva della ragazza precipita dopo il fallimento nell'esame di ammissione per svolgere l'attività di maestra. Ciò la costringe a svolgere lavori umili per pagarsi gli studi universitari ma, a causa di un tentativo di suicidio andato a vuoto, finisce in ospedale e successivamente in manicomio. Dichiarata schizofrenica, subisce per i successivi otto anni duecento elettroshock, ma riesce a salvarsi dalla lobotomia, grazie al successo del suo libro.

Comincia così una fase più serena della sua esistenza: dopo l'uscita del manicomio la donna riprende in mano la sua vita aiutata dall'affetto della famiglia e da giuste amicizie nel mondo letterario, fattori che le permettono di esprimere tutto il suo talento nella scrittura. Tuttavia antichi fantasmi sembrano riaffiorare nel momento in cui perde il bambino concepito in una relazione con uno scrittore americano e quando viene rifiutata come infermiera, a causa del suo passato in manicomio. Decide di farsi ricoverare volontariamente in ospedale, ed è in questa occasione che le viene rivelato che la diagnosi di schizofrenia fatta in passato era in realtà errata.

Uscita dall'ospedale, oramai conosciuta in tutto il mondo, decide di tornare nella sua patria (in precedenza si era trasferita a Londra) in occasione della morte del padre. Va a vivere vicino alla sorella, in una roulotte, dove continuerà a scrivere ispirata dalla incantevole natura del proprio paese.

Un angelo alla mia tavola
Un film di Jane Campion. Con Kerry Fox, Alexia Keogh, Karen Fergusson Titolo originale An Angel at my Table. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 158 min. - Nuova Zelanda 1990.

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