4 gennaio 2011

Sull'efficacia dell'elettroshock

(Sull'argomento leggi anche: terapia elettroconvulsivante e depressione)

Una revisione degli studi su “L’efficacia della Terapia Elettroconvulsiva (EST, Elettroshock terapia)”, pubblicata nel numero di Dicembre della rivista scientifica Epidemiologia e Psichiatria Sociale ha trovato che:
“Gli studi controllati con placebo mostrano un minimo sostegno all’efficacia dell’Elettroshock nella depressione o nella schizofrenia nel corso del trattamento stesso (e solo in alcuni pazienti, se si considerano determinate misure di valutazione, e a volte solo se l’effetto è rilevato dagli psichiatri ma non da altri valutatori), e nessuna evidenza di alcun beneficio in queste patologie oltre il periodo di trattamento...



... Al momento non vi sono studi controllati con placebo che valutino l’efficacia dell’Elettroshock nel prevenire il suicidio, né evidenze convincenti di studi di altro tipo che possano sostenere questa ipotesi”.

Gli autori della revisione, che cita 112 studi e resoconti clinici, sono il Dr. John Read dell’Università di Auckland (Editor del volume “Models of madness” e della rivista scientifica “Psychosis”) e il prof. Richard Bentall dell’Università di Bangor nel Galles (autore del volume “Doctoring the Mind”).

Gli autori concludono che:
“Data la forte evidenza di danni cerebrali persistenti, e in alcuni casi permanenti, principalmente evidenziati in forme di amnesia retrograda e anterograda, e di un lieve ma significativo aumento del rischio di morte, l’analisi costo-benefici dell’Elettroshock è così tanto a sfavore di questo intervento che il suo uso non può essere giustificato da un punto di vista scientifico”.
Il Dr. Read afferma:
“I risultati di questa revisione mostrano come le campagne portate avanti in tutto il mondo da coloro che hanno ricevuto l’Elettroshock perché questo “trattamento” sia messo al bando sono sostenute anche dall’assenza di evidenze scientifiche sulla sua efficacia e sicurezza. Sicuramente i timori di avere una perdita di memoria, così spesso liquidati come “una perdita soggettiva di memoria” dai fautori dell’Elettroshock sono, se si tiene conto delle ricerche, nei fatti più che fondati”.
“Se nell’accesa controversia sull’Elettroshock si adottasse un approccio evidence-based, questo trattamento sarebbe relegato nel bidone della spazzatura storica insieme ad altri trattamenti come le sedie ruotanti, i bagni a sorpresa, e le lobotomie, considerati efficaci nel passato”.
Il Prof. Bentall dichiara:
L’efficacia a brevissimo termine ottenuta da una minoranza esigua di persone non può giustificare il rischio a cui tutte le persone sottoposte a Elettroshock sono esposte. Il fatto che l’Elettroshock sia ancora usato attesta il fallimento di introdurre i principi della medicina basata sulle evidenze nella psichiatria. Questo fallimento non riguarda solo il disegno e la conduzione delle ricerche, ma anche l’applicazione dei risultati di ricerca nella pratica clinica. Sembra esserci come una resistenza verso i dati di ricerca nella comunità di sostenitori dell’Elettroshock, e forse nella psichiatria in generale”.
fonte: fuoriluogo.it - elettroshock

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