15 dicembre 2011

Relazioni "tecniche"

 
Gentilissimi colleghi, Vi invio per conoscenza la Relazione Tecnica da me redatta e consegnata stamani al Giudice.

Comunque si concluda la vicenda, sono certo che non avremo occasione di incontrarci ancora.

Approfitto quindi di questa ultima occasione per esprimere un pensiero che ho maturato in queste ultime settimane, e sono certo che mi perdonerete una considerazione "personale" al termine di una vicenda "medico-legale".

Credo che nella vita professionale di ciascuno di noi non debbano mai mancare occasioni nelle quali poter "realizzare" come si debba essere per essere dei bravi psichiatri, e questo neanche dopo tanti anni di professione: devo dire che in tal senso l'esperienza che ho condiviso con voi è stata per me senz'altro una delle più significative degli ultimi anni.

Di questo Vi ringrazio in tutta sincerità.

Approfitto per estendere anche al dottor C. i sentimenti di stima che ho già espresso nella mia Relazione Tecnica alla dott. ssa N.

F. G.

25 ottobre 2011

Antidepressivi e marketing

Negli Usa, più di una persona su dieci fa uso di psicofarmaci, in particolare una donna su quattro fra le donne tra 40 e 60 anni. Gli adulti vanno in farmacia per comprare soprattutto antidepressivi, eppure la maggior parte delle persone veramente depresse rifiuta ogni cura. Questi i dati forniti dal National Center for Health Statistics.

Dal 1998 al 2008 il consumo di questi medicinali è cresciuto del 400% in America e del 76% in Italia, con la media di tre pillole al giorno ogni cento abitanti.

Il sospetto è che molte prescrizioni siano inappropriate.

L'Istituto farmacologico Mario Negri tiene oggi un convegno per i suoi 50 anni il cui sottotitolo non lascia adito a dubbi di interpretazione: «Le prescrizioni di psicofarmaci rappresentano uno dei più grandi successi di marketing industriale degli ultimi anni, nonostante la consapevolezza dell´efficacia solo parziale degli stessi».

Due anni fa l'Organizzazione mondiale della sanità scrisse che solo 6 pazienti su 10 fra quelli che assumono regolarmente antidepressivi ne traggono beneficio. E che in un caso su due il miglioramento era dovuto all'effetto placebo.

«Sono trent´anni che usiamo più o meno gli stessi principi attivi - spiega Gianluigi Forloni, direttore del dipartimento di neuroscienze del Mario Negri - L´efficacia non è migliorata di molto, ma in compenso si sono ridotti gli effetti collaterali. Ecco perché molto spesso le prescrizioni arrivano dai medici di famiglia».

21 ottobre 2011

Uno studio sulla genetica della pedofilia

«C'è una mutazione genetica alla base della pedofilia», lo afferma il professor Lorenzo Pinessi, che ha condotto lo studio presso il dipartimento di Neuroscienze delle Molinette di Torino, insieme al professor Scarpini dell'università di Milano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Biology Psychiatry, sarà discusso in anteprima al Congresso della Società italiana di Neurologia che s'inaugurerà domani al Lingotto di Torino.

Il caso in oggetto riguarda però esclusivamente un uomo di cinquant'anni, che ha sviluppato un comportamento pedofilo nei confronti della figlia di nove anni ed ha anche presentato in seguito una demenza frontale. L'analisi genetica ha dimostrato una mutazione puntiforme del gene per la progranulina, una proteina che presiede la differenziazione sessuale del cervello durante la vita embrionale. Questa proteina mutata produce un ridotto controllo degli impulsi e porta alla demenza frontale simile all'Alzheimer.

Lo studio è significativo, perché mostra - quanto meno nel caso oggetto dello studio -  come la pedofilia possa essere in alcuni casi legata a basi biologiche e tale considerazione può avere sviluppi significativi sia in campo medico e soprattutto sociale e giudiziario (qualora venisse dimostrato che i pedofili presentano la stessa mutazione).

Il professor Pinessi sostiene tuttavia che «è possibile, ma dovrà essere oggetto di successivi approfondimenti e dimostrazioni scientifiche». (è del resto piuttosto probabile che si tratti di una condizione del tutto specifica, NdR)
Il suo paziente, trattato con neurolettici atipici antipsicotici e antidepressivi inibitori selettivi della serotonina, ha cessato nel giro di poche settimane il comportamento pedofilo.

20 ottobre 2011

Parole o interpretazioni (riflessione sui massimi sistemi)


i massimi sistemi. ovvero, tutto ciò che dovrebbe restare implicito, per lasciar spazio e fornire occasioni alla realtà profonda di ciascuno. bella o brutta che sia. bella per poterne godere, brutta per doverla curare.

i massimi sistemi riconducono invece all'identificazione, al mito, all'ideale (o anche al verbo e alla fede). nella migliore delle ipotesi, riuscirete soltanto ad essere pallidi succedanei dell'originale: che poi, peraltro, non è nemmeno un granchè.

e dimenticate - o non riuscite a vedere - la realtà di ciascuno. non avendone una vostra.

è questo il motivo per cui anni ed anni di analisi talora non servono a nulla: e dire che teorizzate la necessità di coerenza tra teoria e prassi. coerenza che poi non si ritrova in voi che la predicate. così come - pure - non vi si riconosce quella dimensione umana di cui peraltro andate cianciando.

e non avete spazio per parlare, l'unica cosa che sapete fare è interpretare. gli esseri umani vogliono interpretazioni, ma prima ancora desiderano risposte, e affetti. e non avete spazio nemmeno per gli affetti, qualunque sia il vostro convincimento. forse siete sempre e soltanto analisti, ma è solo perchè in fondo non siete capaci d'essere altro.

mi sono ritrovato a soffrire profondamente, per mesi se non per anni. ora ho capito che non vi amo più, se mai vi ho amato. forse ho creduto di amarvi, oppure ho pensato che voi amaste me.

non è poi infine un dramma, l'amore per lo più finisce (ed è perciò che non parlerò più di voi, non avendolo peraltro mai fatto nemmeno sin qui); per lasciar spazio ad amori nuovi, di cui ancora ho desiderio.

francesco (sarà forse la pioggia di questa giornata d'ottobre)

19 ottobre 2011

Uso e abuso della diagnosi in psichiatria

 
S'inaugura venerdì, a Modena, la Settimana della salute mentale, tra gli ospiti d'onore Allen Frances, professore emerito alla Duke University negli Stati Uniti, uno degli psichiatri più importanti del mondo.
La sua fama è legata alla direzione della quarta edizione del Diagnostic and statistical manual of mental disorders, la classificazione dei disturbi mentali usata dai medici di tutto il pianeta.
Nel 2013, a quasi dieci anni di distanza, è prevista la pubblicazione di una nuova versione.

Allen Frances, il custode del lavoro precedente, ha iniziato una grande battaglia culturale che lunedì, su invito del direttore del dipartimento di Salute mentale dell'Ausl locale Fabrizio Starace, porta anche a Modena con una lezione magistrale dal titolo Uso e abuso della diagnosi psichiatrica.

«Assisto a un'inflazione diagnostica, che fa aumentare il numero dei disturbi da manuale, particolarmente per i bambini - denuncia Frances - La medicalizzazione della normalità e delle differenze individuali ha portato all'uso eccessivo di trattamenti psicofarmacologici e all'ulteriore discriminazione del paziente psichiatrico. Anche perché i medici sono sempre meno abituati alla diagnosi clinica, quella che oltre ai manuali guarda al rapporto individuale col paziente.

Tra le ultime mode dei disturbi ci sono il deficit d'attenzione, il bipolarismo infantile, l'autismo.

Le cure più abusate per queste sindromi sono antipsicotici atipici dai possibili effetti collaterali».

leggi anche, nel sito: la diagnosi psicodinamica

fonte: edott

26 luglio 2011

Language in silence

the language is leaving me in silence 
(until september, the 6th) 


25 luglio 2011

Club 27

The 27 Club, also occasionally known as the Forever 27 Club or Club 27





23 luglio 2011

Walkin' into a dream


"My Bride" (c) Gianni Menichetti, 1994


THE GARDEN OF EDEN

I feel so young and ancient!
As I came off the road,
man's road, so wide and barren,
I walked into my dreams.
The most beautiful snake
wet with warm rain,
dappled with golden spangles
of the sun coming through
such a luxuriant foliage,
flowed by my feet
like a striped river.
Once more I entered
my No Man's Land
Garden of Eden
of all my days.

 (c)(gianni menichetti poetry)

19 luglio 2011

A lover and willing slave

" Gianni Menichetti lives with his family of animals in a wild canyon near Positano, on the Amalfi coast in Italy.

He is a man of many talents, a gifted artist, romantic poet, natural philosopher and passionate activist, endeavoring to save his hidden valley home from developers.

When Gianni first arrived in the valley of Il Porto at18 years of age, 
the exotically beautiful Vali Myers, was the undisputed Queen of the wild canyon.

Vali was an extraordinary artist and dancer.

A free spirit, who found the Moorish pavilion and its walled garden whilst exploring the deep valley.

She made her home there for more than 40 years, collecting a large and varied family of animals.

Not long after his arrival, Gianni became Vali's lover and willing slave, and she, his Goddess, mentor and muse..."


 "Gianni Menichetti" (c) Marco Bakker


"Vali, Gianni & Toads, 1972" (c) Rudi Rappold

from: gianni menichetti home page

18 luglio 2011

Siegmund Freud by Glazer-Naude


(c) Ludvik Glazer-Naude - (realizzato nel 1998 per illustrare la copertina di un numero di Der Spiegel in cui si parlava della crisi della psicanalisi).

13 luglio 2011

Psicoanalisi, psicoterapia e abuso della professione

Chi fa psicoanalisi senza essere psicoterapeuta commette un reato. Lo ribadisce la Corte di Cassazione, intervenuta nel caso di una donna condannata per prestazione abusiva perché non iscritta all'elenco degli psicoterapeuti.
La Cassazione ha dovuto annullare la sentenza per prescrizione, ma ha ribadito la necessità dell'iscrizione all'apposito elenco, accessibile solo dopo la professione di psicologo o di medico e la scuola di specializzazione quadriennale o la specializzazione in psichiatria.

Ricorda inoltre la Cassazione che il "colloquio", come forma tipica della psicoterapia, rientra «in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v'è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un'attività diretta alla guarigione di vere e proprie malattie (ad esempio l'anoressia) il che la inquadra nella professione medica, con conseguente configurabilità del contestato reato ex articolo 348 C.p. in carenza delle condizioni legittimanti tale professione».

Biotestamento alla camera, luglio 2011

Con 278 si, 205 no e sette astenuti, il disegno di legge sul fine vita passa alla Camera. Il testo dovrà tornare al Senato, che dovrà valutare le modifiche introdotte a Montecitorio. L'esame è previsto per il prossimo autunno.
Il disegno di legge ribadisce il divieto di ogni forma di eutanasia e di assistenza o di aiuto al suicidio. Previsto anche il consenso informato, che deve essere preceduto da corrette informazioni del medico impartite in modo chiaro e comprensibile. Si può sempre revocare il consenso al trattamento, e la revoca va indicata nella cartella clinica. Il consenso, inteso come accettazione delle cure, non viene richiesto se una grave complicanza mette a rischio la vita della persona incapace di intendere e volere. Per quanto riguarda la Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento), questa non è obbligatoria, va presentata al medico di medicina generale, e in futuro verrà raccolta in un registro nazionale. Il documento ha valore per cinque anni, e può essere rinnovato, modificato o revocato in ogni momento. La dichiarazione non è intesa come volontà, ma come un orientamento da parte del cittadino. Quest'ultimo può solo indicare le terapie che desidera siano somministrate quando non riuscirà più a comunicare con il medico, e non può esprimere il rifiuto di trattamenti sanitari, né di alimentazione e idratazione artificiali. Si può nominare un fiduciario, maggiorenne, che può interagire con il medico sulle dichiarazioni anticipate. Inoltre, se non c'è la Dat, i medici sentono i parenti e il coniuge, ma non il convivente. Sulla base degli ultimi emendamenti, la dichiarazione si applica solo alle persone per le quali sia stata accertata l'assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, oltre all'incapacità permanente di comprendere le informazioni sul trattamento sanitario. La nutrizione forzata si potrà sospendere solo in casi eccezionali, cioè quando non può essere più assimilata, ma solo in pazienti in fase terminale.
Il medico non è vincolato a rispettare la volontà del paziente, al massimo può sentire il fiduciario o i parenti dell'assistito, ma poi decide in totale autonomia. La Camera, inoltre, ha cancellato la possibilità di nominare un collegio di medici per risolvere le controversie con il fiduciario. «Un medico agisce secondo scienza e coscienza e nessuno può imporgli niente, né quando è lucido né quando è incosciente», sottolinea Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, secondo la quale il disegno di legge sancisce l'alleanza terapeutica tra medico e paziente. Tra i medici, però, emerge qualche preoccupazione per la responsabilità di sostituirsi alla volontà del malato: «Così si stravolge l'atto medico - sostiene Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp-Cgil Medici - perché se il medico non ottempera a quanto gli viene imposto dalla legge, anche se in contrasto al suo codice deontologico e alla sua alleanza terapeutica con il paziente, rischia di essere incriminato con accusa di omicidio».

Fonti:

    Corriere della Sera, pag. 1, 22 - 23.
    la Repubblica, pag. 1, 15.
    La Stampa, pag. 19.
    Il Sole 24 Ore, pag. 27.
    Il Messaggero, pag. 10.



link nel sito:
tutti gli articoli presenti nel sito in merito al testamento biologicco

7 luglio 2011

A tribute to an old friend


"Gianni Menichetti, with Kali" photo: (c) Marco Bakker

link

Rubare la vita, di Rodotà (da Internazionale)

Stefano Rodotà
Chi vuole rubarci la vita

“I moribondi di Palazzo Montecitorio stanno per approvare una legge ideologica, violenta, bugiarda, sgrammaticata, incostituzionale. È la legge sul testamento biologico, altrimenti detta «dichiarazioni anticipate di trattamento». E faccio esplicito riferimento a un classico della critica parlamentare – I moribondi del Palazzo Carignano, scritto nel 1862 da Ferdinando Petruccelli della Gattina.La maggioranza parlamentare sempre più delegittimata per gli scandali che l´attraversano, per limpunita vocazione a secondare ogni pretesa del suo Capo, per la distanza abissale dal rispetto dovuto ai cittadini pretende di impadronirsi della vita stessa delle persone. Non si cura dei documenti analitici mandati a tutti i senatori e deputati da più di cento giuristi che mostrano i gravi limiti tecnici della legge. Disprezza l´opinione pubblica perché, come da anni ci dicono le periodiche rilevazioni dell´Eurispes, il 77% degli italiani è favorevole al diritto di decidere liberamente sulla fine della vita. Mentre ripetono la sempre più mendace formula “non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani”, il presidente del Consiglio e la sua docilissima schiera mettono le mani sul corpo di ciascuno di noi.
La legge è ideologica e violenta, quintessenza di un dispotismo etico che vuole imporre a tutti il parzialissimo, controverso punto di vista di una sola parte a chi ha convinzioni, fedi, stili di vita diversi”.

Chi vuole rubarci la vita Stefano Rodotà. « Triskel182

6 luglio 2011

an intellectual, an artist, and a psychoanalyst?

5 luglio 2011

a new image, and robert doisneau




30 giugno 2011

nowadays, a kiss

28 giugno 2011

Dancer in the dark




il link al trailer su youtube



Dancer in the dark:

"... dicono che è l'ultima canzone,
non ci conoscono, vedi,
sarà l'ultima soltanto
se noi consentiremo che lo sia".



13 giugno 2011

Il milione

un milione di visite al sito dalla creazione dell'account        









5 maggio 2011

The black balloon (sull'autismo)


Il tema del film è quello della malattia mentale, considerata dalla prospettiva della famiglia. Il protagonista del film è il fratello adolescente di un paziente autistico.

The Black Balloon è un film di Elissa Down del 2008, con Toni Collette, Rhys Wakefield, Luke Ford, Erik Thomson, Gemma Ward, Firass Dirani, Nathin Butler, Henry Nixon, Lisa Kowalski, Andy Meritakis. Prodotto in Australia. Durata: 97 minuti.

Il cinema australiano, a parte qualche eccezione (Baz Luhrmann su tutti) è di solito decisamente snobbato nel nostro emisfero. Ci sono però film molto interessanti che vale la pena riscoprire.
Uno di questi è The Black Balloon, esordio alla regia di Elissa Down, una delle più premiate autrici di corti dell’Oceania. Racconta la difficile vita di una famiglia alle prese con un trasferimento, la gravidanza della madre le problematiche di due fratelli, uno in crisi adolescenziale e uno autistico. Il film è incentrato soprattutto sul rapporto tra questi due, e sulle difficoltà che può avere un ragazzo a riconoscere i problemi di un fratello malato.
Nel cast i volti noti sono soprattutto quelli femminili: la madre è interpretata da Toni Collette (nominata all’Oscar per Il sesto senso), mentre la ragazza del figlio da Gemma Ward, famosa top model qui all’esordio davanti a una macchina da presa. Il film è stato presentato nella sezione Panorama al Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso di Cristallo, e ha avuto un fugace passaggio italiano al Giffoni Film Festival. Si è inoltre aggiudicato 6 AFI Awards, i principali premi del cinema Australiano. (fonte: i dispersi)




link al trailer su youtube


Una bella recensione, in lingua inglese.

The Black Balloon opens with an awkward dance between filmmaker and audience, the latter trying to suss whether the able-bodied actor is playing an autistic character or is lazily impersonating the illness, all obvious ticks and embarrassingly broad gestures. Filmmakers often deploy mental disability for shallow manipulation (hello The Proposition), wherein the strings of the characterisation appear painfully obvious.

It becomes apparent, however, that debut filmmaker Elissa Down has instead crafted a very fine and perceptive film, indeed. A semi-autobiographical, coming-of-age drama, The Black Balloon connects for its frank exploration of a difficult subject. Though she opts for every cliché imaginable- the ocker father (Erik Thompson), the tireless mother (Toni Collette), the wish-fulfilment girlfriend (model Gemma Ward), family strife- Down has weaved these seams for surprisingly effect.

Sixteen year-old Thomas (Rhys Wakefield) is an impish, often self-involved hero, perpetually embarrassed by his autistic older brother, Charlie (astonishing newcomer Luke Ford). Though his pregnant mother is confined to bed rest, Thomas often shirks his responsibilities and becomes prone to intense bitterness. The Black Balloon darkens sooner than you would expect for an Aussie drama and honestly reflects upon the repercussions of Thomas' selfish behaviour.

Down's direction is very strong and visual, especially in the moments of Thomas' embarrassment and anguish, culminating in a brutal sequence at the dinner table. The violence here is sudden and deserves full credit for its unexpected impact. Although heartfelt and touching, Down's film is never cloying and earns its warm moments through genuine pain and reflection.

fonte: http://www.imdb.com/title/tt0865297/

27 aprile 2011

Lo sguardo oltre le cose

Il buon Augias lo racconta a proposito di luoghi, e di viaggi.  Lo si può riproporre anche a proposito degli esseri umani. Di quelli che guardano, e di quelli che sono oggetto dello sguardo altrui.



"... Oggetti o paesaggi non valgono nulla senza la memoria o la fantasia di chi li guarda. Lo sapeva anche Giacomo Leopardi. Nello Zibaldone, alla data del 30 novembre 1828, annota un pensiero... che torno volentieri a citare per la sua eccezionale pregnanza:

"All'uomo sensibile e immaginoso che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo e immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà con gli orecchi un suono di campana; e nel tempo stesso con l'immaginazione vedrà un'altra torre, un'altra campana, udrà un'altro suono. In questo secondo genere di obietti sta tutto il bello ed il piacevole delle cose".

Ciò che vediamo conta poco senza la fantasia e la memoria...

Come insegna il pittore Elstir al narratore della Recherche, quando si guarda qualcosa, ciò che conta, più ancora dell'oggetto guardato, è lo sguardo.

È nella qualità dello sguardo, nel «pregiudizio» che contiene, che l'oggetto guardato si deforma per aderire alla personalità di chi lo osserva. Elstir parlava ovviamente da pittore e in quei termini l'autore della Recherche, cioè Proust, ne riferisce: «Lo sforzo di non rappresentare le cose così come sapeva ch'esse erano, ma secondo le illusioni ottiche di cui consta la nostra prima visione, aveva indotto Elstir a mettere appunto in luce alcune di tali leggi prospettiche».

Nel personaggio di Elstir c'è parecchio di Monet (e anche di altri artisti dell'epoca) e quelle parole racchiudono la poetica degli impressionisti; le possiamo però facilmente applicare a ogni «illusione ottica» che la nostra personale prospettiva delle cose ci suggerisca. "

A proposito del viaggio, e del viaggiare:

"... Il movimento fisico, logistico, materiale, ... è poca cosa in sé... operazioni inutili, in qualche caso addirittura avvilenti, quando non vengano rischiarate da un progetto che dia forma e significato alle novità che il viaggio comporta.

Visitare un luogo significa andare al di là delle apparenze e delle ovvietà, cercare di suscitare l'eco delle ricordanze che vi si sono addensate leggendolo, come suggeriva Giacomo Leopardi, non solo con i nostri occhi ma anche con quella capacità immaginativa di suscitare fantasmi e di far giungere lo sguardo al di là della superficie delle cose. "

26 aprile 2011

Antipsichiatria

"... Anche nella psichiatria il decennio dei «Favolosi Sessanta» (The Fab Sixties) porta novità importanti: in quell' aria di libertà e mutamento si afferma la corrente nota come «antipsichiatria».

Ronald D. Laing già nel 1959 aveva pubblicato L'io diviso, uno studio destinato a far epoca. Il libro successivo, del 1967, si intitola Politica dell'esperienza.



Come Laing disse al congresso di Psichiatria sociale del 1964: «Ciò che vediamo in certi individui che trattiamo ed "etichettiamo" come schizofrenici, è solo l'espressione comportamentale di un dramma di esperienza interiore. Questo dramma ci si presenta in una forma distorta che noi tendiamo a distorcere ulteriormente con i nostri sforzi terapeutici».

È solo con una decisione "politica", sostiene Laing, che possiamo etichettare come schizofrenia ciò che è invece: «un viaggio a ritroso, sempre più in profondità nella propria storia individuale, giù e indietro attraverso e oltre l'esperienza di tutta l'umanità».

Deriva da questa concezione il rifiuto del manicomio e di ogni trattamento imposto d'autorità.

La tesi è che i disturbi mentali non si possono curare come si curano le malattie dell' organismo.

Nella maggioranza dei casi infatti le sofferenze psichiche sono il risultato non di una patologia individuale bensì di condizionamenti ambientali o di contraddizioni sociali.
La psichiatria classica che cercava d'intervenire con terapie forzate (dal letto di contenzione allo shock insulinico, all'elettroshock) era, più che una scienza, la manifestazione di un preciso indirizzo politico e ideologico che tendeva alla repressione del dissenso in qualunque forma manifestato.

Nelle tesi di Laing, come in quelle dell' americano Erving Goffman o dell'italiano Franco Basaglia, c'è molta ideologia ispirata anch'essa allo «spirito del tempo», insieme c'è però la giusta intuizione che il manicomio è ormai un istituto intollerabile e non più giustificato. Tanto più che i nuovi psicofarmaci fanno apparire decrepite o inutili o disumane le misure fisiche di costrizione arrivate senza mutamenti dai secoli più lontani.."

Un tuffo nella memoria per tutti quegli psichiatri che si sono formati, nei primi anni '80, anche sull'Io Diviso, di Laing. Naturalmente, consapevoli oggi di quanto tempo sia trascorso da allora.
f. giubbolini

il brano è tratto da: "The Fab Sixties", in: I segreti di Londra, di Corrado Augias

15 aprile 2011

The good heart (il film, recensione e trailers)



Il giovane vagabondo Lucas (Paul Dano) ed il vecchio misantropo Jacque (Brian Cox), proprietario di un insolito bar, si ritrovano  nello stesso ospedale a causa di un tentato suicidio da parte del giovane ("suicide, attempt, not successful") e di una crisi cardiaca ("heart attack, the fifth...").

Consapevole del fatto che non vivrà ancora per molto, Jacque prende il giovane sotto la sua ala e gli insegna il mestiere di barman nel suo locale, frequentato sempre dalla stessa clientela, in previsione di lasciare al giovane l'attività.

La vicinanza di Lucas, sensibile e altruista,  renderà Jacque meno cinico e collerico. L'arrivo di April (Isil De Lesco) una giovane hostess, segna l'ninizio di una tenera storia d'amore e metterà a dura prova l'amicizia tra il vecchio Jaques e Lucas.

Il finale del film, drammatico e commovente, rende conto del titolo del film stesso.

Un  buon cuore. Un cuore sano.

il trailer del film su youtube


altro link nel sito:
psiche e cinema

Recensioni ed altri trailer in lingua orginale a questo indirizzo.

5 aprile 2011

“I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” 3° edizione


3° Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” a Napoli

Sono aperte le iscrizioni per la terza edizione del Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino - Cinema e Psicoanalisi”, a Napoli, diretto dallo psichiatra e critico cinematografico Ignazio Senatore ed organizzato da Pietro Pizzimento. Si rinnova un appuntamento che in breve tempo è diventato un evento nazionale tra i più ambiti per i filmaker italiani e stranieri. Nelle due precedenti edizioni, le giurie, presiedute dai registi Roberto Faenza e Giuseppe Piccioni, avevano selezionato e premiato il migliore cortometraggio, regista, sceneggiatore, attore protagonista, attrice protagonista, documentario e colonna sonora. Con questa nuova edizione saranno introdotte ben quattro novità: il premio del pubblico, che avrà la possibilità di votare il corto preferito, quello per il miglior corto d’animazione, il miglior corto straniero - con i sottotoli in italiano - e la migliore fotografia. Per regolamento ogni opera deve avere una durata massima di 60 minuti, inclusi i titoli di testa e di coda e sono ammessi anche i cortometraggi già presentati o già premiati in altri concorsi.

L'iscrizione al 3° Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino -  Cinema e Psicoanalisi” è gratuita e la data di scadenza è il 31 maggio 2011.

L’evento ad ingresso gratuito si svolgerà il 5 e  6 settembre 2011 dalle ore 21.00 alle 24.00, nell’ambito della rassegna "accordi @ DISACCORDI" – XII Festival del Cinema all’Aperto, presso il Parco del Poggio a Napoli.

I partecipanti dovranno inviare alla segreteria del concorso una copia digitale del cortometraggio e la scheda di adesione al bando che si può scaricare dal sito
http://www.cinemaepsicoanalisi.com
igsenat@tin.it

link nel sito: cinema e psiche

23 marzo 2011

Sul "male oscuro" (la depressione)


«La storia segreta del male oscuro» è stata scritta dallo psicoterapeuta e scrittore statunitense Gary Greenberg, che è una firma anche di una serie di riviste prestigiose come «New Yorker», «Harper's» e «Wired». Uno che di depressione se ne intende, avendola vissuta nella duplice veste di paziente che ne ha sofferto e di psicologo «vecchio stile» che la cura.

Dottor Greenberg, quali sono le origini di questa specie di «ideologia della felicità» a tutti costi che governa le nostre società?
«La felicità è stata concepita come un obiettivo dell'esistenza almeno a partire dall'Età dell’Oro di Atene, ma l'idea che questo scopo sia sempre giusto, e il dovere di perseguirlo da parte di ogni cittadino, si rivela relativamente nuova. Si tratta di uno sviluppo dell'Illuminismo, che sposta l'attenzione dalla Chiesa all'individuo, e dal paradiso alla Terra. E, naturalmente, qui in America, è stata custodita all'interno della Costituzione come uno dei diritti inalienabili dell'uomo».

Che cosa non la convince degli psicofarmaci? Perché è così critico?
«Una delle cose più strane nella rivoluzione degli antidepressivi - e un indizio del fatto che non si tratta di pura biochimica - è negli stessi farmaci che l'hanno scatenata, vale a dire gli SSRI, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” che fecero la loro prima apparizione negli Usa nel 1988: questi non sono più efficaci di quanto lo fossero quelli appartenenti alla generazione di medicine inventate all'indomani della scoperta della serotonina stessa da parte di Betty Twarog nel lontano 1952. Il più delle volte, anzi, negli esperimenti clinici non danno risultati migliori dei placebo. E allora viene da pensare che, se la depressione fosse davvero un fatto biochimico e se i farmaci fossero realmente mirati sulle cause responsabili, funzionerebbero molto meglio».

Qual è il ruolo di «Big Pharma» in questa abolizione della tristezza dalla vita quotidiana di noi occidentali? C'è qualcuno che ne parla addirittura in termini di un «Grande complotto».
«Non so di un complotto, né posso dire nulla a riguardo, ma, una volta stabilito che la ricerca della felicità rappresenta lo scopo principale della vita, risulta piuttosto facile vendere alla gente prodotti destinati ad aiutarli in questo obiettivo. E il fondamento della vendita di un prodotto - non importa di che genere o di quale natura sia - consiste, come si sa, nel convincere le persone di tre cose: che sono scontente, che i loro problemi derivano da certe mancanze e che il prodotto in questione sopperirà a tali carenze».

E nel caso specifico degli antidepressivi?
«In questo caso l'insufficienza corrisponde alla scarsità o alla mancanza di serotonina e il prodotto è il farmaco che la fornisce. L'idea che l'infelicità corrisponda a una carenza di serotonina che le medicine possono curare, nella migliore delle ipotesi, è chiaramente un mito. Ma si tratta di un mito assai potente, alla cui creazione ha contribuito molto anche il libro di Peter Kramer, “La pillola della felicità”, che è andato a ruba negli Anni 90, più o meno nello stesso periodo in cui le prescrizioni di Prozac cominciavano a invadere i ricettari. E non credo si tratti di una coincidenza. Kramer diede voce a qualcosa di cui tutti noi - pazienti, parenti e amici, oltre che medici e industrie farmaceutiche - avevamo bisogno: una giustificazione credibile per l'assunzione di farmaci il cui effetto principale era farci stare meglio con noi stessi. E non solo: ha anche scritto un libro che ha fatto tantissimo per anticipare quel “clima di opinioni” nel quale pensiamo alla nostra infelicità come a una malattia».

Quanto ci costa il business globale degli psicofarmaci?
«Su scala mondiale vengono spesi, ogni anno, oltre 20 miliardi di dollari in antidepressivi e nei soli Stati Uniti ne fanno uso almeno 30 milioni di persone».

Come ci si può liberare dalle forme più eccessive di dipendenza dagli psicofarmaci? E come si può guarire dalla depressione?
«Penso che soltanto la verità ci renderebbe davvero liberi. Se i medici smettessero di dire alle persone che la loro sofferenza deriva da squilibri biochimici, e che la loro depressione è - come se si trattasse del diabete - una malattia cronica che necessita di un trattamento farmacologico, tutti questi individui potrebbero finalmente compiere scelte più informate rispetto all'eventualità e al tipo di medicine da prendere. I dottori dovrebbero anche dire di più ai pazienti in merito agli effetti collaterali e alle conseguenze derivanti dall'interrompere l'assunzione di antidepressivi. E, infine, anche una serie di limiti alla facoltà di fare pubblicità da parte delle aziende farmaceutiche aiuterebbe i consumatori a effettuare delle scelte più consapevoli».

fonte: la malinconia è un diritto, lastampa.it (link all'articolo originale)
altri link: mal di vivere e depressione, di nicola lalli

18 marzo 2011

Perdita e desiderio


"Non passerebbe giorno, non passerebbe attimo senza pensare a lei. Mi domanderei dov'è. Che cosa sta facendo. È questo che si prova?"

Non seppe rispondere. Stavolta le parole gli si negarono.

"Più o meno," si costrinse a dire dopo un po'.
"La nomini mai? Ne parli?"
"No," disse lui. "No, mai."

Aggiunse:
"Diceva anche un' altra cosa ... ".

Sfogliò il libro da cima a fondo ma non riuscì a trovare la pagina.

"Riguardava la perdita: quando perdi qualcuno e questo qualcuno ti manca, tu soffri perché la persona assente si è trasformata in un essere immaginario: irreale. Ma il tuo desiderio di lei non è immaginario. Così è a quello che devi aggrapparti: al desiderio. Perché è reale."

Lei ebbe un brivido. "Ma forse un giorno la incontrerai. Forse verrà a cercarti; o sarai tu ad andare in cerca di lei."

"Può darsi."
Soffiò qualche granello di sabbia dalle pagine del libro e tornò a chiuderlo.

"Sarebbe da stupidi, non credi, passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire?"

"Sono sicura che capita."

"Sì. Ne sono sicuro anch'io."

(il brano è tratto dal romanzo "la casa del sonno")

17 marzo 2011

Le fasi del sonno


"Ecco, mi spieghi un po' come funzionano queste fasi: non mi è per niente chiaro."
"È semplicissimo.

La Fase Uno rappresenta la transizione dallo stato di veglia a quello di sonnolenza, durante il quale la pressione arteriosa cala, il battito cardiaco rallenta e i muscoli si rilassano, il cervello comincia a emettere onde alfa a una frequenza tra i sette e i quattordici cicli al secondo. La Fase Uno dura cinque, dieci minuti al massimo.

La Fase Due; comincia quando compaiono le onde theta, a una frequenza tra i tre cicli e mezzo e i sette cicli e mezzo al secondo, insieme con fusi e complessi K. Anche questa fase, che ha luogo al principio della nottata, dura solo qualche minuto dopodiché, lentamente, comincia l'emissione di onde delta, che corrisponde all'inizio dell'incoscienza vera e propria.

La Fase Tre è una fase intermedia, nella quale le onde delta rappresentano ancora meno di metà del tracciato elettroencefalografico.

Nella Fase Quattro, invece, le onde delta predominano: i movimenti muscolari sono scarsissimi ed è difficile svegliare la persona che dorme. La Fase Quattro è quella in cui il sonno è più profondo e riposante. Dopo aver trascorso in questa fase da mezz' ora a tre quarti d'ora, si comincia a osservare una mobilità corporea notevole, con vari cambiamenti di posizione: ciò vuol dire che la Fase Quattro si è interrotta. Il soggetto dormiente ritorna per breve tempo alla Fase Due o alla Fase Tre e poi entra direttamente in quello che noi chiamiamo

sonno REM, o sonno paradossale;

paradossale perché in realtà è più simile alla veglia che al sonno: il tono muscolare è assente, ma l'attività cerebrale è frenetica, e gli occhi si spostano da una parte all'altra al di sotto delle palpebre abbassate. Il ciclo intero, dalla Fase Uno al sonno REM, si completa in circa novanta minuti e si ripete, con alcune varianti, per quattro o cinque volte nel corso della notte."

"Che tipo di varianti?"

"All'inizio prevale la Fase Quattro. Poi, con l'avanzare della notte, gli intervalli di sonno REM si allungano sempre di più. Questo fenomeno ha indotto qualche studioso a ipotizzare che sia la Fase Quattro quella realmente necessaria affinché il cervello si ricarichi, mentre i sogni che si generano durante ilsonno REM - specialmente nella prima mattinata - non sarebbero che uno stratagemma con il quale il cervello si concede uno svago mentre il corpo continua a riposare. "


(il brano sulle fasi del sonno è tratto dal romanzo di Jonathan Coe "La casa del Sonno, Feltrinelli, Milano, 2003)

15 marzo 2011

Marijuana e demenza senile



La dose è sminuzzata in una scatoletta. La fiammella si accende, il fumo va in un sacchetto di plastica. Ariela inspira. I muscoli del viso si distendono; le mani, chiuse a pugno, si sciolgono. «Sì, così sto bene», sospira. «Si sgolava, si scarnificava - dice, con voce calma, un'infermiera vicino a lei - Non faceva che urlare, notte e giorno. Non parlava mai. Le davamo 14 pillole al giorno: antipsicotici, antidepressivi, antidolorifici, antitutto… Niente. Sinceramente, non credevamo che un semplice spinello cambiasse tutto a questo modo».

Marijuana. E' questa che ha lenito la demenza senile di Ariela, degente di un ospizio nel cuore di Israele: il primo al mondo che somministra spinelli. Come lei, ne beneficiano altri 36 pazienti senili «problematici». Parkinson, Alzheimer. Una dose tre volte al giorno, in un protocollo approvato da Governo e famigliari. «Cercavamo una via per dare qualità al fine vita - racconta la geriatra Inbal Sikorin - Sapevamo come farli sopravvivere, ma non come farli vivere in modo dignitoso. La morfina, i farmaci danno sempre un sacco di problemi: vomito costipazioni, spesso peggiorano il quadro complessivo».


fonte: corriere della sera, eDott

Sogni perduti


A quanto pareva l'ultimissima teoria di Terry era stata concepita quella mattina stessa, dopo un sogno particolarmente allettante e imprendibile nel quale comparivano, tra le altre cose, un bocciolo di mela, una donna dalla bionda chioma, un pendio di collina rischiarato dal sole e un cappello a larga tesa.

La teoria riguardava i film perduti e i sogni perduti, e Robert (almeno lui) fu ben contento di ascoltarla e di lasciarsela scorrere addosso, se non altro per purificarsi dal ricordo del suo ultimo confronto con Sarah e Veronica.

"So bene che è un luogo comune dire che i film sono come i sogni: una forma dell'inconscio collettivo," attaccò Terry, "ma riflettevo che mai nessuno ha portato alle estreme conseguenze quest'idea. Ci sono diversi tipi di sogni, no? E allo stesso modo, naturalmente, ci sono i film dell'orrore, che sono come gli incubi, e ci sono i film porcelloni, tipo Gola profonda e Emmanuelle, che sono come i sogni bagnati."

Bevve un sorso della sua cioccolata bollente e stucchevole e cominciò a infervorarsi.

"Poi ci sono i remake, le storie che vengono fatte e rifatte continuamente, e quelle corrispondono ai sogni ricorrenti.

Infine ci sono i sogni d'evasione, i sogni visionari, come Orizzonte perduto o Il mago di Oz.

Ma quando un film si perde, quando non viene mai proiettato in pubblico, quando tutte le copie scompaiono e non esiste anima viva che l' abbia visto, quello è il più bel genere di sogno in assoluto. Perché è il tipo di sogno che avrebbe potuto essere, proprio lui, il migliore che hai avuto in tutta la tua vita, solo che ti scivola via dalla mente nell'attimo stesso del risveglio, e pochi secondi dopo non ricordi più nulla."

"Ma è una cosa che capita realmente?" chiese Robert. "Voglio dire, se uno si è preso il fastidio di girare un film, e ci ha speso dei soldi, non credo che poi lo vada a chiudere in un seminterrato senza farlo vedere a nessuno."

il brano sui sogni perduti è tratto dal libro di Jonathan Coe, La Casa del sonno, Feltrinelli, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2003

altro link nel sito: narcolessia e cataplessia

11 marzo 2011

Un uomo malato

Sono un uomo malato ... Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n'intendo un'acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male.

Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti.

Inoltre, sono anche superstizioso all'estremo; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per hon essere superstizioso, ma sono superstizioso). Nossignori, non mi voglio curare per malignità.

Voi altri questo, di sicuro, non lo vorrete capire.
Ebbene, io lo capisco.

S'intende che non saprei spiegarvi a chi precisamente io faccia dispetto in questo caso con la mia malignità; so benissimo che anche ai dottori non posso in nessuna maniera «fargliela» col non curarmi da loro; so meglio d'ogni altro che con tutto questo danneggio unicamente e solo me stesso e nessun altro.

Ma tuttavia, se non mi curo, è per malignità! Se mi fa male il fegato, ebbene, mi faccia pure ancora più male!

Già da un pezzo vivo cosi: da una ventina d'anni. Ora ne ho quaranta...



(il brano è tratto da: F. Dostoevskij, Memorie del sottosuolo, 1864)

9 marzo 2011

Uomini che fanno impazzire le donne

In tempi nei quali sembrano andare per la maggiore "I diari di Mussolini" una lettura certamente più istruttiva potrebbe essere la seguente:

"Mussolini ha deciso di internarmi col piccino", Fondazione Corriere della Sera, 180 pagine, 10,00 euro, a cura di Lorenzo Benadusi


Chi ha visto Vincere, di Marco Bellocchio, leggerà con interesse i documenti che l'hanno ispirato. Gli altri scopriranno un episodio tremendo della vita privata di Benito Mussolini e uno spaccato della società italiana, attraverso lettere che sono grida di dolore e rabbia di una donna. E non una qualsiasi. Ida Dalser è una donna autonoma e moderna. Affascinata da Mussolini vende tutto quello che ha per aiutarlo a finanziare il suo giornale. Nel 1915, quando nasce il loro figlio, lei si ritrova povera, abbandonata e rinnegata. Qualche anno dopo viene rinchiusa in manicomio, dove muore nel 1937. Anche il figlio avrà lo stesso destino. Ida scrive delle lettere disperate al direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini che non le risponde mai. Nel libro ci sono anche scritti strazianti del 1924 ritrovati nell'ospedale psichiatrico. Tra sofferenze e "cure", Ida impazzisce davvero. Nel 1917 il giornalista Mario Bicci scrive: "Non c'e da fidarsi di una povera pazza". Aggiungendo: "Rimane un documento vivente della ribalderia di Mussolini, che lascia soffrire la fame al figlio. Dovrebbe bastare questo per liquidare un uomo, anche in un paese dove tutto con facilità si perdona".

fonte: Italieni, i libri italiani letti da un corrispondente straniero. Vanja Luksic, del quotidiano belga Le Soir e del settimanale francese l'Express, in : Internazionale 886, 25 febbraio 2011.

8 marzo 2011

Narcolessia e cataplessia

Sarah macinò un po'di pepe sulla minestra: "Dunque: tu sai che cos'è la narcolessia?".
"Più o meno," rispose Ruby meravigliata. "È quando uno si addormenta continuamente di giorno, no?"
"All'incirca. Beh, io ne soffro."
"Oh." Ruby non, aveva idea di cosa volesse dire praticamente. "Mi dispiace. E grave?:"
"Di sicuro è fastidiosa."
"Ma la clinica ti poteva ... aiutare, no?"
"Chi lo sa." Sarah prevenne ulteriori domande e aggiunse:
"Sono stata io a non voler andare, per due motivi. Primo, non potevo permettermi la retta, e per i pazienti della mutua c'era una lista d'attesa di quasi due anni. Secondo ... " - e fece un sorriso leggermente accigliato - " ... TI secondo motivo è che il direttore, guarda caso, è un certo Gregory Dudden, uno che era con me àll'università". 
" Ah, sì?" disse Ruby incerta.
"Tra  Gregory e me ... c'è un precedente,         disse Sarah. Per un periodo è stato il mio ragazzo. Anzi, il mio primo ragazzo. Sai, una di quelle storie da studenti che quando sei lì sembra che fili tutto liscio, poi qualche mese dopo ci ripensi e ti chiedi: ma dove ce 1'avevo la testa?"
Ruby continuava ad annuire benché la spiegazione non rientrasse nel dominio della sua esperienza.
"E quindi... che vuol dire di preciso essere narcolettici? Che problemi dà?"
"Tieni conto che con gli anni qualche cambiamento c'è stato, ma la cosa principale è che la notte dormo malissimo, e non riesco a evitare di addormentarmi di giorno. Ormai sono circa ventanni che va avanti. Ci sarebbero anche altri sintomi, ma quelli ultimamente sono migliorati un po': per esempio la cataplessia."
"Cioè?"
"Cioè, se rido molto, o se per qualche motivo mi emoziono troppo, perdo il tono muscolare. Resto cosciente, ma ho una specie di mancamento. Quando comincia me ne accorgo, ma non posso farci niente. La può provocare qualsiasi cosa: rabbia, gioia, frustrazione ... "
"Questo mi sembra più che fastidioso," disse Ruby. "Non ne avevo idea."
"Già," disse Sarah alzando le spalle e cercando un tono disinvolto, "negli anni mi è costato un paio di lavori. Addormentarsi in classe può capitare agli alunni, non all'insegnante."
Tornò a riempire di vino i bicchieri: il suo era vuoto, quello di Ruby quasi intatto.
"Fatto sta che sono riusciti a diagnosticarmela solo tre anni fa. Molti medici di base l'hanno sentita sì e no nominare. Il primo dal quale andai era nel buio assoluto: mi dirottò dal classico strizzacervelli."
"Che generedi strizzacervelli?"
"Uno psicoterapeuta. Un lacaniano."
Ruby era di nuovo in alto mare: "Non ti hanno mica rinchiusa?".
"No, macché," disse Sarah manifestamente divertita all'idea...

il brano è tratto da: La casa del sonno, di Jonathan Coe, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998
leggi anche, nel sito: i sogni perduti

Cataplessia (ingl. Cataplexy; ted. Kataplexie; fr Cataplexie). Improvvisa atonia di intensità variabile e di breve durata (di solito pochi secondi) accompagnata da paralisi muscolare parziale o generalizzata, normalmente senza disturbo o perdita della coscienza. Dopo l'attacco il tono muscolare si ristabilisce spontaneamente in un tempo altrettanto breve. La causa viene ascritta sia a esperienze affettive improvvise, come il riso, la gioia, l'allegria o la sorpresa, sia allo stress emotivo dovuto ad angoscia, rabbia, dispiacere o spavento. Questo stato fa parte spesso del quadro sintomatico offerto da pazienti affetti da narcolessia.


I DISTURBI DEL SONNO. Oltre all'insonnia (vedi), che ha influenze significative sulle prestazioni durante la veglia e sull'umore, e all'ipersonnia associata a disfunzioni della fisiologia e della chimica del sonno, i disturbi del sonno prevedono anche:
La narcolessia (detta anche sindrome di Gélineau o malattia di Friedmann) in cui il soggetto passa direttamente dalla veglia al sonno REM con un corredo di sintomi che prevedono: brevi, ma quasi irresistibili attacchi di sonno diurno; cataplessia, che va da una debolezza transitoria alla totale paralisi di tutti i muscoli volontari; paralisi da sonno con incapacità di eseguire movimenti volontari all'inizio del sonno o al risveglio; allucinazioni ipnagogiche quando il soggetto si sta addormentando.

9 febbraio 2011

Sulla natura umana, Winnicott

Le idee di Donald Winnicott si trovano disseminate in numerose pubblicazioni specialistiche e in brevi scritti divulgativi. L'autore ha fatto un solo tentativo di presentare una sintesi delle sue teorie, ed è nel libro : "Sulla natura umana", Raffaello Cortina Editore, 1989.


Si tratta di un compito ambizioso.

Lo stesso Winnicott scrive infatti  nell'introduzione:

"L'intento di questo lavoro è lo studio della natura umana. Al momento di cominciare a scrivere questo libro sono fin troppo consapevole della vastità di una simile impresa. La natura umana è quasi tutto ciò che abbiamo. Nonostante ne sia consapevole, intendo attenermi al titolo e intendo parlare della natura umana tenendo conto dei diversi tipi di esperienza che ioho fatto personalmente: di ciò che ho imparato dai miei maestri e dalla pratica clinica. In questo modo posso arrivare a elaborare una descrizione personale, e quindi comprensibilmente limitata, di un tema che è in sé senza limiti".

Nel corso del testo, che si può considerare il capolavoro di Winnicott, vengono affrontati, dal particolare punto di vista dell'autore, la maggior parte dei temi psicoanalitici, come il complesso di Edipo, la sessualità infanpile, l'inconscio, la posizione depressiva, la difesa maniacale, gli oggetti transizionali, 1'aggressività.

Donald W. Winnicott (1896-1971), psicoanalista, è anche una delle maggiori figure della psichiatria e della psicologia dello sviluppo. Tra le opere pubblicate nelle Raffaello Cortina edizioni ricordiamo: Il bambino deprivato (1986), I bambini e le loro madri (1987) e Esplorazioni psicoanalitiche (1995).

Giovanni Bollea (1913 - 2011)

Morto a Roma domenica scorsa Giovanni Bollea, fondatore della neuropsichiatria infantile in Italia, grande vecchio che tanto ha fatto per i più piccoli e indifesi.


Nato a Cigliano Vercellese, aveva compiuto 97 anni il 5 dicembre in un letto del Policlinico Gemelli di Roma. Dal 12 agosto, quando una ischemia cerebrale lo trascinò nel buio del coma, lottava per strappare ancora qualche giorno, qualche mese, e quasi aveva vinto, perché dal coma era uscito, aveva ripreso a comunicare con il mondo -la moglie Marika, i sei figli - sia pure debolmente.
Sapeva di avere una missione da compiere: mettere al sicuro la disciplina scientifica che aveva fondato e portato a dignità accademica nel nostro paese. Perché oggi la neuropsichiatria infantile rischia di scomparire dal panorama medico italiano, travolta nell'alluvione di tagli più o meno indiscriminati all'Università.

Mentre Giovanni Bollea ha dedicato la sua esistenza proprio a staccarla dalla medicina pediatrica, convinto com'era che la sofferenza psichica non sempre, e mai del tutto, è riconducibile a una base organica. Se la pediatria si occupa dell'organismo del bambino, pensava, altrettanto necessaria è una scienza che si occupi della sua mente e dei suoi malfunzionamenti. Perché sono malfunzionamenti che in alcuni casi hanno origini fisiologiche, genetiche, traumatiche, ma in altri casi affondano invece le radici in problemi di relazioni umane, e, le relazioni umane non sono materia per il medico ma, appunto, per un neuropsichiatra che, come Bollea, abbia sviluppato una sensibilità diversa verso la mente dei bambini, conosca la psicoanalisi infantile, e quindi Anna Freud, che ne fu pioniera. Ma neppure questo è sufficiente: intorno al bambino con disagio psichico Bollea voleva tessere una rete che oltre ai medici specializzati includesse genitori, familiari, insegnanti, pedagogisti, psicologi, assistenti sociali.

Gli ultimi mesi della vita di Bollea sono stati segnati da un appello per tutelare l'indipendenza, e prima ancora il ruolo, della facoltà di neuroropsichiatria infantile dell'Università La Sapienza di Roma e del relativo Istituto neuropsichiatrico in via dei Sabelli che lui aveva fatto nascere. «Non distruggete la mia casa dei bambini», è stato il suo ultimo appello.

Giovanni Bollea su wiki

fonte: la stampa

8 febbraio 2011

Bellezza e vecchiezza

Bellezza: qualità di chi (o di ciò che) è bello; la bellezza è una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani (Foscolo).

Vecchiezza: condizione di chi è vecchio (sana, fiorente, prospera, valida).

Anouk Aimée, 78 anni, Foto André Rau

Claudia Cardinale, 71 anni, foto Carole Bellaiche

Lauren Hutton, 67 anni, foto Ruven Afanador

"... puoi percepire la vera bellezza di una persona solo quando invecchia."

26 gennaio 2011

Caducità (Sigmund Freud, 1915)

"... Il lutto per la perdita di qualcosa che abbiamo amato o ammirato sembra talmente naturale che il profano non esita a dichiararlo ovvio. Per lo psicologo invece il lutto è un grande enigma, uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure. Noi reputiamo di possedere una certa quantità di capacità di amare  che chiamiamo libido la quale agli inizi del nostro sviluppo è rivolta al nostro stesso Io. In seguito, ma in realtà molto presto, la libido si distoglie dall’Io per dirigersi sugli oggetti, che noi in tal modo accogliamo per così dire nel nostro Io. Se gli oggetti sono distrutti o vanno perduti per noi, la nostra capacità di amare (la libido) torna ad essere libera. Può prendersi altri oggetti come sostituti o tornare provvisoriamente all’Io. Ma perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba essere un processo così doloroso resta per noi un mistero sul quale per il momento non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi. Noi vediamo unicamente che la libido si aggrappa ai suoi oggetti e non vuole rinunciare a quelli perduti, neppure quando il loro sostituto è già pronto. Questo è dunque il lutto.

Noi sappiamo che il lutto, per doloroso che sia, si estingue spontaneamente. Se ha rinunciato a tutto ciò che è perduto, ciò significa che esso stesso si è consunto e allora la nostra libido è di nuovo libera (nella misura in cui siamo ancora giovani e vitali) di rimpiazzare gli oggetti perduti con nuovi oggetti, se possibile altrettanto o più preziosi ancora... "

S. Freud, Caducità - 1915



Brevissimo, ma molto bello, lo scritto "Caducità" di Freud, pensato in parte nel 1913  e ripreso nel 1915, dopo le riflessioni su un anno di guerra e di devastazione.
Freud racconta con grande gentilezza una gita in montagna sulle Dolomiti nell'agosto del 1913, con due amici: uno di essi è un silenzioso e uno è un poeta melanconico, incapace di trarre gioia dalle bellezze della montagna.
"Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire".
Ma "questa esigenza di eternità" ricorda Freud " è troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realtà: ciò che è doloroso può pur essere vero.".
Ciò che al suo amico poeta si può alla fine dire, è che la caducità delle cose "ne aumenta il valore !".
Ma si accorge Freud che questi suoi pensieri non modificano la melanconia dei suoi compagni di cammino e se ne chiede il motivo.
Il motivo gli appare presto evidente: c'è in loro "la ribellione psichica contro il lutto".

Si coglie in Freud l' uomo che come sempre usa le ricchezze del suo pensiero: pensa e alla perdita degli amici e alle morti violente che la guerra semina a ogni angolo del paese.
Ma gli amici e gli affetti che abbiamo perduto, "hanno perso davvero per noi il loro valore, perchè si sono dimostrati così precari e incapaci di resistere ?".

La risposta di Freud è tutt'altro che melanconica: "una volta superato il lutto si scoprirà che la nostra considerazione dei beni della civiltà non ha sofferto per l'esperienza della loro precarietà. Torneremo a ricostruire...forse su un fondamento più solido e duraturo di prima" !

fonti: Opere di Freud,  bibliografia freudiana di G. Sery

25 gennaio 2011

Il viandante e il contadino

La storiella del viandante e del contadino è narrata nell'ultimo libro di Sandro Veronesi, XY.

il link al sito ufficiale del romanzo di veronesi è a fondo pagina


" ... e questa forza io so da dove viene ho finalmente cambiato personaggio nella storiella ... quella del viandante e del contadino già gli unici due personaggi ... previsti dal copione della psicoanalisi

l'Unendliche Aufgabe
l'impegno senza fine

o si è l'uno o si è l'altro o si è il viandante che si perde nella campagna o si è il contadino che zappa il campo

o si è il viandante che si avvicina al contadino e gli chiede per favore la strada per la stazione più vicina o il contadino che continua a zappare e gli risponde gentilmente che non la sa o si è il viandante che allora gli chiede la strada per la fermata degli autobus più vicina o il contadino che continua a zappare e gentilmente gli risponde di non sapere nemmeno quello ... o si è il viandante che sono sempre stata nella vita e che a quel punto dice al contadino scusi ma lei non sa proprio niente o si è il contadino che poi è come mi sento adesso  ...

finalmente è Gesundheit
finalmente è salute
è terreno solcato da un carro solo ...

...
e insomma o si è il viandante che sono sempre stata che accusa il contadino di non sapere niente o si è il contadino che sarò da ora in poi e che gentilmente e continuando a zappare gli risponde sì signore è vero signore io non so niente signore ma quello che si è perso è lei."

XY, Veronesi, Fandango libri

21 gennaio 2011

Bibliografia essenziale di psichiatria

Nell'ultimo libro di Sandro Veronesi, XY, una psichiatra - Giovanna Gassion - ed un parroco di montagna - don Ermete -, si ritrovano insieme in una strana ed a tratti incomprensibile avventura nello sperduto borgo di San Giuda, parrocchia di don Ermete.
La psichiatra lascia il suo lavoro, la sua città e le storie della sua vita  per raggiungere il prete nel paesino di montagna, i cui abitanti sembrano in preda ad una sorta di follia collettiva.

Partendo, sceglie dei testi da portarsi appresso, configurando così una sorta di bibliografia essenziale di psichiatria.

"... Speriamo di avere portato i libri giusti, piuttosto, perché avevo poco spazio nella sacca e senza internet non è che si possa sbirciare dappertutto: il DSM IV; ovviamente, e l' ICD 10, ovviamente - versioni in italiano, ovviamente; poi Freud, ovviamente, e non potendo portare tutti e dodici i volumi delle opere complete ho dovuto scegliere e ho scelto quello che contiene L'interpretazione dei sogni, quello che contiene l'Introduzione alla psicoanalisi, e quello che contiene Psicologia delle masse e analisi dell'io e i due scritti sulla telepatia che ormai mi ero messa in mente di rileggere, appena possibile, per via del paziente telepatico di Cles, come si chiama, anche se con questa faccenda non c'entrano; poi Sulla natura umana di Winnicott, che c'entra con tutto; poi Il cambiamento catastrofico di Bion, per le sue teorie sui gruppi; poi Auto da fé di Elias Canetti - non so neanch'io perché, visto che l'ho letto tanti anni fa e lo ricordo confusamente. E il Prontuario farmaceutico. Fine. Non c'era più posto nella sacca."

qui altri testi, per quelli che non dovessero accontentarsi.


francesco giubbolini, psichiatra, siena

20 gennaio 2011

XY di Sandro Veronesi (romanzo)


"L'ho detto ai carabinieri, l'ho detto al Procuratore, l'ho detto a tutti quelli che mi hanno chiesto "cosa avete visto?": l'albero, abbiamo visto, l'albero ghiacciato.
È stata la prima cosa che abbiamo visto, appena arrivati al bosco - e anche dopo, quando abbiamo visto il resto, è rimasto l'unica cosa intera che abbiamo visto. Lalbero. Era al suo posto, all'imboccatura del bosco, cristallizzato come sempre nel suo cappotto di ghiaccio, la cui trasparenza era offuscata dalla neve fresca - ma era rosso. Era rosso, sì, come se Beppe Formento, nell'atto di ghiacciarlo, avesse messo dello sciroppo di amarena nel cannone. In quel bianco fatale era l'unica cosa che mantenesse una forma, e sembrava - non esagero - acceso, pulsante di quell'intima luce aurorale che ancora oggi mi ritrovo a sognare.
Sogno quella trasparenza rossa, sì, ancora oggi, e la sogno senza più l'albero, ormai, senza nemmeno più la forma dell' albero: sogno quel colore e nient'altro. Un tramonto imprigionato in un cielo di gelatina, un sipario di quarzo rosso che cala sul mio sonno, un'immensa caramella Charms che si mangia il mondo, ho continuato a sognare quella trasparenza rossa e continuo a farlo, perché è ciò che abbiamo visto, quando siamo arrivati al bosco.

Cosa avete visto? Abbiamo visto l'albero ghiacciato intriso di sangue. "

Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. Esordisce nel 1988 con il romanzo Per dove parte questo treno allegro. Nel 2000 vince il premio Campiello e il premio Viareggio con La forza del passato. Nel 2006 vince il premio Strega con Caos Calmo, romanzo tradotto in 20 lingue.
Collabora con la Repubblica e La Gazzetta dello Sport.

nel video: borgo san giuda



Fonte: i risvolti di copertina del libro XY, di Sandro Veronesi, Ed. Fandango Libri, ottobre 2010

leggi anche: bibliografia essenziale di psichiatria

link esterni:
il sito di sandro veronesi
il romanzo

18 gennaio 2011

Il Solista (The Soloist), trailer e recensione

Musica e schizofrenia: la storia di un artista di strada, ex bambino prodigio virtuoso di violoncello, e della deriva sociale cui va incontro a causa della propria condizione di schizofrenia.


 "Il Solista", film di Joe Wright, vedi il trailer e leggi la recensione

4 gennaio 2011

Sull'efficacia dell'elettroshock

(Sull'argomento leggi anche: terapia elettroconvulsivante e depressione)

Una revisione degli studi su “L’efficacia della Terapia Elettroconvulsiva (EST, Elettroshock terapia)”, pubblicata nel numero di Dicembre della rivista scientifica Epidemiologia e Psichiatria Sociale ha trovato che:
“Gli studi controllati con placebo mostrano un minimo sostegno all’efficacia dell’Elettroshock nella depressione o nella schizofrenia nel corso del trattamento stesso (e solo in alcuni pazienti, se si considerano determinate misure di valutazione, e a volte solo se l’effetto è rilevato dagli psichiatri ma non da altri valutatori), e nessuna evidenza di alcun beneficio in queste patologie oltre il periodo di trattamento...


3 gennaio 2011

Un angelo alla mia tavola (Jane Campion e Janet Frame)

Biografia in 3 parti per la TV (ridotta di 50´ per il grande schermo) di Janet Frame (1924), grande scrittrice neozelandese, che, per una diagnosi sbagliata di schizofrenia, patì nove anni di manicomio e 200 elettroshock e si salvò dalla lobotomia grazie a un premio letterario. Basata sull'autobiografia (1983-85) in 3 parti (Nella tua terra, Un angelo alla mia tavola, L'inviato di Mirror City), nell'adattamento di Laura Jones, è un'opera che, dopo Sweetie e prima dell'acclamato Lezioni di piano, fa di J. Campion uno dei cineasti emergenti degli anni '90. Film sulla letteratura, ma non letterario, notevole per la forte fisicità della scrittura, l'acume psicologico senza concessioni allo psicologismo, l'arte del suggerire soltanto i passaggi esplicativi, la capacità di mostrare i grandi spazi, il rifiuto del binomio romantico di genio e follia. Leone d'argento a Venezia 1990.

"Un Angelo alla mia tavola" il film di Jane Campion sulla vita di Janet Frame