6 dicembre 2010

Afasia e psicoanalisi (la cura oltre le parole)

Il lungo brano a seguire è tratto dal libro di Oliver Sacks: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, il capitolo dal titolo: Il discorso del presidente. Tratta del problema della afasia sensoriale (percettiva), condizione di patologia neurologica che impedisce a chi ne è affetto di comprendere il significato delle parole. L'afasia percettiva in termine medico viene anche chiamata sordità cerebrale e consiste nella incapaci­tà di comprendere il significato del lin­guaggio parlato pur essendo integro e funzionale l'u­dito. Il brano, pur riferendosi ad una condizione neurologica, si presta a suggestioni interessanti in merito ad un aspetto del lavoro psicoterapico, che talora si basa - per l'interpretazione -  su "... gli elementi rivelatori extraverbali: il tono della voce, l'intonazione, le sottolineature o le inflessioni evocative, e inoltre gli ausilii visivi: le espressioni del viso, i gesti, tutto il proprio repertorio personale e la propria postura, che sono in gran parte inconsci". L'analista, come l'afasico, coglie la realtà inconscia oltre le parole.



Che diavolo succedeva? Uno scroscio di risa dal reparto afasici, proprio all'inizio del discorso del Presidente, che tutti erano così ansiosi di sentire...
Eccolo là, il vecchio Seduttore, l'Attore, con la sua consumata retorica, il suo istrionismo, la sua bravura nel far leva sulle emozioni...e i pazienti si torcevano tutti dal ridere! Be', non proprio tutti: alcuni erano sconcertati, altri scandalizzati, uno o due preoccupati, ma la maggior parte pareva divertirsi un mondo. Il Presidente, come sempre, toccava il tasto della commozione; ma ora, a quanto pareva, ne ricavava soprattutto ilarità. Che cosa succedeva a tutti quanti? Che cosa credevano? Non riuscivano a capirlo? O forse lo capivano fin troppo bene?
Spesso di questi pazienti, persone intelligenti ma affette da una gravissima afasia percettiva o globale che le rendeva incapaci di capire le parole come tali, si diceva che ciò nonostante capivano la maggior parte di quanto veniva loro detto. I loro amici, i parenti, le infermiere che li conoscevano bene, talvolta stentavano a credere che fossero davvero afasici.
Questo perché, se ci si rivolgeva loro con naturalezza, essi afferravano in parte o quasi completamente il senso della frase o del discorso. E naturalmente si parla «naturalmente».
Sicché per dimostrare la loro afasia, il neurologo doveva di proposito e con un bel po' di sforzo parlare e comportarsi in modo innaturale, eliminare tutti gli elementi rivelatori extraverbali: il tono della voce, l'intonazione, le sottolineature o le inflessioni evocative, e inoltre gli ausilii visivi: le espressioni del viso, i gesti, tutto il proprio repertorio personale e la propria postura, che sono in gran parte inconsci. Doveva eliminare tutto questo (il che poteva anche significare l'occultamento totale della propria persona e la completa spersonalizzazione della propria voce, fino al punto di usare un sintetizzatore di voce computerizzato), per ridurre il linguaggio a pure parole, un linguaggio completamente spogliato di ciò che Frege chiamava «coloritura del suono», timbro (Klangfarbe) o «evocazione». Con i pazienti affetti da deficit più sottile era solo usando questo modo di parlare meccanico, fortemente artificiale (abbastanza simile a quello dei computer di Star Trek) che si poteva essere davvero sicuri della loro afasia.
Perché tutto questo? Perché il linguaggio, il linguaggio naturale, non consiste di sole parole, né (come riteneva Hughlings Jackson) di sole «proposizioni». Esso consiste di espressione, dell'espressione di tutto il proprio pensiero con tutto il proprio essere, la cui comprensione implica molto più del semplice riconoscimento delle parole. Questa era la chiave per capire il modo di capire degli afasici anche quando sono del tutto incapaci di capire le parole in sé. Perché anche se le parole, le costruzioni verbali, di per sé a volte non trasmettono nulla, il linguaggio parlato è di solito soffuso di «tono», circondato da un'espressività che trascende il verbale; ed è appunto questa espressività, così profonda, così varia, così complessa, così sottile, che è perfettamente conservata nell'afasia, nonostante sia distrutta la capacità di comprendere le parole. Conservata, e spesso addirittura straordinariamente potenziata.
Ciò si rivela con chiarezza - e spesso in modo assai sorprendente, comico o drammatico - a tutti coloro che lavorano o vivono a contatto con gli afasici: i familiari, gli amici, le infermiere, i medici. In un primo momento, forse, non ci si accorge di nulla; ma poi si scopre che c'è stato un grande cambiamento, quasi un capovolgimento, nella loro comprensione del linguaggio. Qualcosa è scomparso, è stato distrutto, è vero; ma in sua vece è subentrato, è stato enormemente potenziato qualcos'altro, per cui (almeno nel caso di espressioni con forte carica emotiva) vi può essere piena comprensione del significato anche là dove va perduta ogni parola. Nella nostra specie homo loquens ciò sembra quasi un capovolgimento dell'ordine comune delle cose: un capovolgimento, e forse anche una reversione a qualcosa di più primitivo ed elementare. Per questo, forse, Hughlings Jackson paragonava gli afasici ai cani (paragone che potrebbe indignare entrambi!), anche se si riferiva soprattutto alle loro insufficienze linguistiche più che alla loro notevole e quasi infallibile capacità di cogliere il «tono» e il sentimento. Più sensibile a questo riguardo, Henry Head nel suo trattato sull'afasia (1926) parla di «feeling-tone», tono emotivo, e mette in rilievo come negli afasici esso sia conservato e spesso potenziato.
Di qui, talvolta, l'impressione - mia e di tutti noi che lavoriamo a stretto contatto con gli afasici - che a un afasico non si può mentire. Egli non riesce ad afferrare le tue parole, e quindi non può esserne ingannato; ma l'espressione che accompagna le parole, quell'espressività totale, spontanea, involontaria che non può mai essere simulata o contraffatta, come possono esserlo, fin troppo facilmente, le parole...tutto questo egli lo afferra con precisione infallibile.
É un'abilità che riconosciamo nei cani, e per questo li usiamo spesso proprio per individuare falsità, malevolenza, intenzioni equivoche, per capire di chi possiamo fidarci, chi è onesto, chi ha ragione, quando noi, così influenzati dalle parole, non possiamo fare affidamento sui nostri istinti.
La stessa capacità dei cani l'hanno gli afasici, e ad un livello umano e immensamente superiore. «Si può mentire con la bocca, » scrive Nietzsche ma con la smorfia che l'accompagna si dice ugualmente la verità». Per questa smorfia, per ogni falsità o improprietà nell'aspetto fisico o nella postura, gli afasici hanno una sensibilità eccezionale. E se non possono vedere la persona (soprattutto nel caso dei nostri afasici ciechi), hanno un orecchio infallibile per ogni sfumatura della voce, per il tono, il ritmo, le cadenze, la musica, le più sottili modulazioni, inflessioni e intonazioni che possono dare, o togliere, credibilità a una voce umana.
In questo risiede dunque la loro capacità di comprensione: possono capire, senza le parole, ciò che è genuino o non lo è. Erano quindi le smorfie, gli istrionismi, i gesti e soprattutto i toni e le cadenze della voce a suonare falsi per questi pazienti privi di parola ma dotati di un'immensa sensibilità. E perciò, non ingannati e non ingannabili dalle parole, essi reagivano a queste incongruità e improprietà che apparivano loro smaccate e addirittura grottesche.
Ecco perché ridevano al discorso del Presidente.
 ...
Ecco dunque dov'era il paradosso del discorso del Presidente. Noi normali, indubbiamente aiutati dal nostro desiderio di esser menati per il naso, fummo veramente menati per il naso (populus vult decipi, ergo decipiatur). E così astuta era stata la combinazione di un uso ingannevole delle parole con un tono ingannatore che solo i cerebrolesi ne rimasero indenni, e sfuggirono all'inganno.

 * Titolo: L' uomo che scambiò sua moglie per un cappello
    * Autore: Sacks Oliver
    * Traduttore: Morena C.
    * Editore: Adelphi
    * Collana: Gli Adelphi
    * Edizione: 10
    * Data di Pubblicazione: 2001
    * ISBN: 8845916251
    * ISBN-13: 9788845916250
    * Pagine: 320
    * Reparto: Medicina

Altri link nel sito:
Oliver Sacks
la cura con le parole (talking cure), il film

Nessun commento: