9 novembre 2010

Omosessualità e malattia

Nella trasmissione "Vieni via con me" di Fazio e Saviano, Nichi Vendola elenca espiazioni e definizioni dell'omosessualità.

La cancellazione dell'omosessualità dal DSM (Tratto da: wikipedia)

La revisione del 1973
Nel 1973 la American Psychiatric Association (APA) prese atto dell'assenza di prove scientifiche che giustificassero la precedente catalogazione dell'omosessualità come patologia psichiatrica, cancellandola dal suo elenco delle malattie mentali, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.

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La decisione arrivò solo dopo un sofferto dibattito, durato decenni, aperto dalle ricerche di Evelyn Hooker su soggetti non psichiatrici (soprattutto dal suo fondamentale "The adjustment of the male overt homosexual", del 1957), e accelerato da un'azione di contestazione da parte di psichiatri vicini alle idee del neonato movimento di liberazione omosessuale. Il capofila di questa battaglia fu lo stimato psichiatra (non gay) Judd Marmor (1910-16 dicembre 2003), autore di numerosi studi in materia di omosessualità, che sarebbe successivamente stato presidente dell'APA nel 1975-1976.

L'opposizione alla revisione

Tuttavia alcuni psichiatri, guidati da Irving Bieber e Charles Socarides, contestarono aspramente la revisione dell'elenco, sostenendo che l'omosessualità è sempre una patologia e che è possibile (anzi, è doveroso) curarla.

Allo scopo di contrastare la revisione dell'elenco delle malattie mentali avanzarono inoltre una richiesta insolita, ottenendo che la cancellazione dell'omosessualità fosse sottoposta a un vero e proprio referendum tra tutti gli iscritti all'APA. Il referendum, tenuto per posta, confermò comunque la decisione favorevole alla cancellazione.

Gli oppositori della decisione continuarono, invece, la loro lotta per il reinserimento dell'omosessualità nell'elenco delle malattie mentali, sia dentro che fuori dell'APA, fondando anche apposite organizzazioni, come il Narth, spesso d'ispirazione religiosa, il cui fine è che "sia garantito agli omosessuali il diritto a farsi curare", sostenendo l'inesistenza di una prova scientifica che certifichi che l'omosessualità sia il risultato di un determinismo genetico o biologico innato, ma neanche fornendo prove che sia il risultato di un processo di un'evoluzione psicologica deviata dalla norma. I principali studiosi che oggi criticano tale decisione sono lo psicologo cattolico Joseph Nicolosi (presidente del Narth), e lo psichiatra olandese Gerard van den Aardweg.

La cancellazione viene spesso criticata obiettando che la condizione di malattia mentale non può essere decisa in base a un voto a maggioranza. L'obiezione, che appare sensata, tace però sul fatto che furono gli stessi oppositori alla revisione a chiedere una procedura anomala quale quella d'un referendum, rifiutando le procedure normali basate su evidenze scientifiche e non opinioni di tipo morale.

L'ulteriore revisione del 1987: omosessualità "ego-sintonica" ed "ego-distonica"

A tutto ciò va aggiunto il fatto che, contrariamente a quanto si crede, l'omosessualità non fu affatto cancellata in quanto tale dal manuale dell'APA, tant'è che fino al 1992 fu negata l'iscrizione delle persone dichiaratamente omosessuali all'APA. In un primo momento, infatti, dall'elenco fu depennata solo la cosiddetta "omosessualità ego-sintonica", ossia la condizione dell'omosessuale che accetta la propria tendenza e la vive con serenità. Viceversa, nell'elenco dell'APA rimase fino al 1987 la "omosessualità ego-distonica", ossia il caso della persona omosessuale che non si accetta come tale; a questa persona i terapeuti potevano continuare a proporre cure mirate all'orientamento eterosessuale.

Questa decisione, giudicata di compromesso, oltre a non soddisfare gli oppositori della cancellazione, suscitò molte critiche sia del movimento di liberazione omosessuale, sia di una parte consistente degli iscritti dall'APA, secondo i quali il compito della loro professione era aiutare l'"omosessuale ego-distonico" a diventare "sintonico", ossia ad accettarsi come tale, e non modificarne la tendenza sessuale. Tale contestazione si basava sul fatto che le ricerche compiute in quegli anni, sottoponendo a revisione critica le nozioni date per scontate nei decenni precedenti, stavano evidenziando numerosi problemi metodologici che ne mettevano in dubbio l'attendibilità scientifica.

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