10 novembre 2010

Crisi di coppia

Il numero dei divorzi in Europa è sempre più in ascesa con alte percentuali soprattutto nei paesi dell'Est dove Estonia, Repubblica Ceca e Ungheria seguono il primo posto del Belgio che, nel 2004, ha raggiunto il 72,1 per cento. Percentuali più basse riguardano Grecia, Spagna e Italia con il 17 per cento nel 2003.
Ma dal rapporto Istat 2010 emerge che, in proporzione agli anni precedenti, il fenomeno in Italia è in evidente crescita. I 54.351 divorzi e le 84.165 separazioni del 2008, indicano un incremento del 7,3 e del 3,4 per cento rispetto all'anno precedente.

"crisi di coppia", articolo di L.V. Losacco, da Il giornale della previdenza, XV, 9 2010

Dov'è la causa del non funzionamento della coppia coniugale? Alcuni studi descrivono una sorta di "riduzione dell'investimento e dell'impegno tra i partner". Forse la responsabilità è anche nella cultura che sostiene l'individualismo con una maggiore tendenza a soddisfare i propri bisogni in forma autoreferenziale e a non entrare in relazione con l'altro/a. La conseguenza è una grande difficoltà a costruire un progetto di relazione di coppia e quindi la condanna alla solitudine. Certo "impegnarsi" ad accogliere e comprendere l'altro/a attraverso una comunicazione empatica, facendo attenzione all'uso delle parole giuste, al tono della voce, allo sguardo, alla postura adeguati, sarebbe più arricchente e accrescerebbe la fiducia tra i partner.

Una relazione affettiva, in cui si presuppone esser "connessi psicologicamente a un'altra persona", necessita di impegno e fiducia; proprio perché all'interno della relazione si comunicano emozioni, pensieri, intenzioni "ci si affida l'un l'altro". È la fiducia riposta reciprocamente che garantisce nel tempo la qualità della relazione nell'ambito della coppia. Anche quando tra le due persone vi sono bisogni o percezioni divergenti, è la fiducia tra loro che rende possibile la comprensione di eventuali necessità o di propri "nuclei psicologici" non risolti, il punto di vista o le intenzioni dell'altra persona. Se c'è fiducia e impegno ad ascoltare, l'eventuale interazione conflittuale diventa produttiva, anche lì dove sia caratterizzata da una coloritura emotiva.

Un conflitto con tali caratteristiche aiuta a crescere perché permette la comunicazione e la conoscenza, libera emozioni represse, ansia e stress.

Ma cosa accade quando avviene la chiusura all'ascolto e al partner si attribuiscono colpe e responsabilità fino a creare "una inevitabile barriera che impedisce di riconoscere gli sforzi dell'altro"?

La difesa ad oltranza di se stessi e la progressiva crescita di sfiducia nel partner portano ad un conseguente distacco emotivo e a continue azioni distruttive contro l'altro/a. Sfiducia e sofferenza, portano all'irrigidimento e a una tale inflessibilità da impedire ad entrambi i partner di trovare un accordo. Il conflitto in tal caso diventa distruttivo: l'intimità, la relazione affettiva, l'autostima e la sicurezza vengono soffocati fino a svanire.

Ma la presenza di conflitti distruttivi nella coppia coniugale che va in crisi, compromette anche la genitorialità.

Le incomprensioni tra coniugi determinano spesso sofferenza nei figli, specie se non gli si spiega quel che sta accadendo. Sentirsi triangolati nel conflitto tra genitori, contribuisce in maniera significativa a un loro scarso adattamento e a relazioni qualitativamente povere con entrambi i genitori, aspetto che riguarda tutte le età dei figli, anche quella adulta. Così che se la famiglia non è più la base sicura in grado di sostenere i processi di crescita ed esplorazione dello sviluppo umano a pagarne le spese sono sempre i figli.

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