1 novembre 2010

Albert Einstein e la psicoanalisi di Freud

Un funzionario statale di Dresda che si autodefiniva uomo politico e psicoterapeuta di scuola adleriana, voleva fare un libro basato sulla psicanalisi di personaggi noti. A questo scopo scrisse il 17 gennaio 1927 a Einstein a Berlino, chiedendogli se avrebbe acconsentito a farsi psicanalizzare.


"Einstein e la psicoanalisi"

Non sappiamo se Einstein gli fece avere una risposta, ma sulla lettera vi è questo appunto in tedesco:

Mi dispiace di non poter acconsentire alla Sua richiesta: preferisco rimanere nell'ignoranza di chi non è stato psicanalizzato.

All'inizio Einstein non era molto favorevole all'opera di Sigmund Freud, sebbene successivamente abbia cambiato idea in proposito. In occasione del cinquantesimo compleanno dello scienziato Freud, come tanti altri, gli mandò un biglietto d'auguri nel quale si riferiva a Einstein chiamandolo «fortunato» («Sie Glucklicher»), una parola che stuzzicò la curiosità di Einstein. Il 22 marzo 1929 Einstein scrisse da Berlino:

Illustre Maestro,
La ringrazio per il Suo pensiero. Vorrei sapere perché insiste sulla mia «fortuna». Lei che è riuscito a mettersi nei panni di tanti uomini – anzi dell'umanità stessa — non ha mai avuto l'occasione di fare altrettanto con me. Con la massima stima e i più cordiali saluti.


Nella sua risposta Freud spiegò che considerava Einstein fortunato perché chi non conosceva la fisica non si sarebbe mai azzardato a giudicare il suo lavoro, mentre l'opera di Freud veniva criticata da tutti, intenditori di psicologia o no!


tratto dal libro:
Albert Einstein
Il lato umano
Spunti per un ritratto

(Albert Einstein: The Human Side. New Glimpses for his Archives, 1979)
A cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann
Prefazione di Claudio Bartocci

altro link: il carteggio Einstein - Freud

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