5 ottobre 2010

Premio Nobel 2010 per i figli in provetta

Il Nobel per la Medicina è stato assegnato a Robert Edwards, il ricercatore padre dei bimbi in provetta il cui primo successo, Louise Brown, ha già compiuto 32 anni. La motivazione «ha cambiato milioni di destini» non convince molti nel mondo della scienza, dove il dibattito sulla bioetica è sempre aperto e fa infuriare la Chiesa. Il Vaticano boccia la scelta e parla apertamente di decisione fuori luogo e solleva dubbi non solo morali.

"Nobel allo scienziato dei figli in provetta"

La strada che ha portato alla rivoluzionaria scoperta è stata tutt'altro che in discesa. Sia per Edwards che per Patrick Steptoe, il ginecologo che ha coaudivato le ricerche. Molti colleghi, incluso James Watson, il padre del Dna, erano contrari ai loro studi: durante la conferenza di Washington sull'etica e la biomedicina del 1971, attaccò Edwards sostenendo che la riproduzione in vitro avrebbe richiesto l'infanticidio; «Bob», dal canto suo, difese appassionatamente le sue ricerche riuscendo a strappare una «standing ovation» ai delegati. Con la Chiesa cattolica, Edwards ha sempre avuto un rapporto travagliato. «Tutto ciò che i vari papi sono riusciti a ottenere è farsi disobbedire dai loro fedeli - ha confidato in un'intervista - Ai cattolici si dice di non sottoporsi alla procreazione assistita e loro lo fanno comunque». E la cosa non ha mai sorpreso l'85 enne professor Edwards: «I figli sono la cosa più importante, non c'è altra priorità nella vita. Chiunque s'intromette dovrebbe essere messo da parte». Lui ha avuto cinque figlie e 11 nipoti. Grazie alle sue tecniche sono nati oltre quattro milioni di bambini nel mondo - 10 mila dei quali alla Bourn Hall Clinic, la clinica istituita nel 1980 da Edwards e Steptoe. «Non scorderò mai la gioia nei suoi occhi quando gli dissi che nel nostro ospedale era nato il bambino in provetta numero mille».
Era il 1988. Poco dopo Steptoe morì dopo una lunga malattia. A veicolare al mondo la gioia, ci ha pensato la moglie Ruth. «Siamo emozionati e immensamente felici», ha dichiarato in una nota, «il successo di questa ricerca ha toccato le vite di milioni di persone in tutto il mondo. La dedizione e la determinazione di Robert hanno portato all'applicazione dei suoi studi rivoluzionari, nonostante la contrarietà piovuta da più parti». Edwards, come spiega Tom Mathews, direttore della Bourn Hall Clinic, «ha sempre precorso i tempi. Quando ci siamo conosciuti, nel 1983, lui già parlava di congelamento di embrioni o di coltura dei blastociti, molto prima cioè che queste tecniche fossero davvero ritenute praticabili». Scoperte che ancora oggi creano non pochi interrogativi di tipo etico. «Gli studi di Edwards hanno aperto una grande questione antropologica - ha spiegato il sottosegretario alla Salute italiano Eugenia Roccella - e in seguito all'utilizzo delle tecniche di fecondazione assistita si rischia di pensare al figlio come a un diritto. Ma l'uso delle tecniche è una scelta politica e sociale. E la legge italiana e' stata in questo lungimirante ed equilibrata».

fonte: eDott specialisti

Nessun commento: