27 settembre 2010

Terapia del tango

Giuseppe Cugini, insegnante 
e regista, ha vissuto le stesse 
frustrazioni dei ragazzi 
italiani di origine straniera.

Giuseppe Cugini, 36 anni, capisce 
bene lo spaesamento degli studenti di origine straniera delle 
scuole superiori di Parma dove insegna fisica. Nati e cresciuti in Italia, molti di loro 
si sentono italiani. Ma, a causa della pelle 
scura, non saranno mai considerati tali da 
molti italiani.


da: "Internazionale" di questa settimana, Un abbraccio per guarire - Laila Wadia


Giuseppe ha provato le stesse frustrazioni. Figlio di un'africana e di 
un italiano che si era trasferito in Uganda 
per sfuggire al fascismo, è nato a Kampala 
e ha la pelle bianca. Da piccolo è tornato in 
Italia senza la madre. L'ha incontrata nuo
vamente molti anni dopo, quando lo swahili dell'infanzia era ormai un lontano ricordo e la vita in Uganda era diventata difficile a causa della guerra civile degli anni 
ottanta.

Giuseppe si sentiva profondamente africano ma veniva additato dagli 
altri bambini perché era il busungu, il bian
co. Gli abitanti del sud dell'Uganda non 
erano abituati agli stranieri e Giuseppe sa
peva di suscitare diffidenza. Inoltre, temendo per la sua incolumità, la mamma 
non lo lasciava mai uscire di casa da solo.
Crescere senza madre mette una persona a dura prova.

Per elaborare la perdita 
della sua Africa, Giuseppe si è dedicato al
la videoarte e al documentarismo. Con Si
monetta Rossi e Marco Gallanti, e in asso
ciazione con Arte France, ha realizzato Ad 
occhi chiusi, un film sul tango argentino 
che sarà proiettato in anteprima a Parma il 
28 settembre. Il tango è considerato so
prattutto un ballo sensuale, ma Giuseppe 
vuole sottolineare anche l'aspetto terapeutico:

"È catartico. Abbracciare a lungo 
una donna richiama l'abbraccio della 
mamma. Il tango parla della sofferenza di 
molte persone come me" .

Laila Wadia è una scrittrice nata a Mum
bai che vive a Trieste (lailawadia@yahoo.it).

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fonte: Internazionale

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