10 settembre 2010

Tutti i "diversi" del mondo

La Francia li espelle, l'Italia 
cerca di schedarli. I rom sono 
diventati il capro espiatorio 
preferito degli europei. 
Antonio Tabucchi su Le Monde scrive un articolo, riportato da Internazionale di questa settimana, nel quale affronta il tema della diversità. Ma la malattia vera è l'indifferenza.


E' facile dare la colpa agli zingari, Le Monde Magazine, Antonio Tabucchi (da: Internazionale)
L'iniziativa di Nicolas Sarkozy di 
espellere gli zingari romeni dal
la Francia può essere letta come la continuazione dello stes
so disegno politico che gli aveva ispirato il 
dibattito sull'''identità nazionale". Cosa 
significasse quest'idea è stato subito chia
ro: uno sbiancamento, un modo per non 
considerare la storia nel suo insieme, la defecazione di tutte le impurità che la storia 
di ogni nazione necessariamente comporta, per costruire una storia artificiale come 
ha cercato di fare l'Italia negli ultimi anni e 
come aveva fatto Milosevic in Serbia. Questo progetto è fallito perché l'idea che i 
francesi hanno di sé è migliore e più nobile 
di quello che Sarkozy pensava.

Il rimpatrio dei rom attuato in maniera 
così clamorosa e propagandistica mi sem
bra socialmente più nocivo del progetto 
dell'identità nazionale. Non solo per la 
Francia ma anche per il resto dell'Europa, 
perché introduce zizzania a livello sociale. 


Inocula nei cittadini culturalmente più fragili l'idea che la causa del disagio sociale, 
dei problemi economico-sociali più evi
denti -la disoccupazione, le violenze nelle 
banlieues, l'impunità dei grandi gruppi fi
nanziari ed economici, le spese militari, il 
disastro dell'ambiente, l'enorme insicu
rezza dei cittadini - sia tutta colpa degli 
zingari.


La ricerca di un capro espiatorio è una 
vecchia storia dell'Europa. Non è necessaria una profonda cultura per sapere che il 
capro espiatorio e il razzismo si alleano da 
sempre nei momenti più difficili. Si comincia dai più poveri, poi si arriva agli ebrei, 
agli arabi, agli omosessuali, agli handicap
pati, ai deboli, agli intellettuali, ai dissidenti politici.


L'Italia di Berlusconi ha cominciato prima di Sarkozy. Nel 2008 il ministro dell'interno Roberto Maroni ha dato il via a un 
censimento per rilevare le impronte digita
li dei bambini zingari nei campi, che è passato praticamente inosservato nei paesi 
europei. Allo stesso tempo una campagna 
governativa basata sul concetto di sicurezza indirizzava verso i rom il disagio e il risentimento della popolazione italiana.

Banale indifferenza


L'Italia ha reagito con l'indifferenza, così 
come reagì con indifferenza alle leggi razziali firmate da Vittorio Emanuele III di 
Savoia nel 1938. Leggi che permisero alla 
polizia di effettuare una schedatura di tutti 
i cognomi degli ebrei italiani e che resero 
un gioco da ragazzi la deportazione degli 
ebrei da parte dell'occupante nazista. Non 
vogliamo più schedature in Europa. Che 
questi tetri ministri schedino le loro famiglie.


La grande forza del razzismo è la sua 
banalità. Il razzista, lo xenofobo, non è un 
mostro che popola il nostro immaginario. 
Come Hannah Arendt ha detto del nazismo, evocando la banalità del male, di soli
to il razzista è un rispettabile padre di famiglia che, con buone intenzioni, desidera 
rieducare o isolare quelle frange irregolari 
della società che sono "brutte, sporche e 
cattive", per usare il titolo di un film celebre.

continua a leggere su "Internazionale" di questa settimana.

Nessun commento: