30 settembre 2010

Pregiudizio e diversità

E' con una qualche meraviglia che ci troviamo a sottoscrivere - e riproporre - un testo in merito a "pregiudizio e diversità" pubblicato sul sito di "Generazione Italia" a firma di Alfredo Castiglione. Un unico distinguo, laddove l'autore afferma: "... Non sono solo i cattivi maestri a creare una società scadente, ma anche la natura dell’uomo...". Non riterremmo lecito generalizzare: non si tratta della natura dell'uomo, caso mai della cultura nella quale l'uomo accetta passivamente di vivere, o - al limite - della "natura"malata di alcuni uomini.

L'articolo è per il resto in sintonia perfetta con altri post di questo blog, cui rimandiamo. (vedi: la paura della diversità ; individuo, gruppo e società ; tutti i diversi del mondo ). Che stia davvero cambiando il mondo?



L’accettazione delle diversità di Alfredo Castiglione

La paura delle diversità è la paura verso noi stessi, o parti di noi stessi. Essa si è manifestata da quando l’uomo ha assunto la coscienza di essere, e quindi ha costituito il concetto di identità.
 La paura della diversità aiuta la fragilità dell’io a galleggiare nei propri pensieri. Un “io” strutturato accetta la diversità perché non teme commistioni con le parti di sé che non ha accettato.
Senza queste osservazioni di matrice meramente psicologica, è assolutamente impossibile concepire il problema della mancata accettazione dei “diversi”.

I dibattiti monchi di tali considerazioni rischiano di non approdare a soluzioni, ma solo a denunce del problema.
Si può accusare con fermezza chi “impone” le paure, si può censurare chi specula su esse, ma il dato di fondo è che per combatterle, c’è bisogno di una cultura della psicologia.
 In Italia non vi è la dovuta attenzione per tale disciplina, a partire dai programmi scolastici della scuola primaria e secondaria.
 Individuare il “diverso” aiuta l’individuo fragile, ad avere un punto per ergersi al di sopra dell’altro. 
È questo il concetto di pregiudizio, che non è altro che una difesa dell’io.

Passiamo ad un esempio concreto e sotto gli occhi di tutti. Nel pregiudizio di alcuni abitanti del settentrione verso il meridionale, c’è sicuramente una piattaforma d’ignoranza di fondo, ma un fattore dominante lo gioca l’aspetto psicologico. Infatti, il senso di superiorità senza alcun fondamento, nasce dall’esigenza di un’autostima a buon mercato. 
Ma avviene anche il contrario. Molti meridionali vedono nel settentrionale uno sprovveduto della vita, un ingenuo alla mercé del primo che capita.
 Il pregiudizio, quindi, è radicato dappertutto, il compito della cultura e della politica è quello di disinnescare i pregiudizi più pericolosi. Quelli che portano a legittimare la violenza, in chi scarseggia di freni inibitori. 
Perché spesso assistiamo ad aggressioni verso i clochard, verso gli omosessuali, verso cittadini di altre etnie. Con episodi gravi quali: bruciare un uomo mentre dorme su una panchina. L’aberrazione.


Ma per seminare la saggezza dell’uguaglianza, o della tolleranza, c’è bisogno che si colga la difficoltà di alcuni individui ad accettare le diversità. 
Non sono solo i cattivi maestri a creare una società scadente, ma anche la natura dell’uomo, che spesso considera la realtà come una giungla dove districarsi, e che percepisce se stesso come un pulviscolo errante in mezzo a tanti lupi. La frustrazione di tale condizione, porta all’aggressività e alla ricerca del capro espiatorio. Che è sempre il diverso.


Disinneschiamo queste mine insegnando, nelle scuole, che il diverso può essere una risorsa, e che l’uomo deve accettare serenamente la propria condizione di fragilità.
 Creeremo una società di gente conscia dei propri limiti, e più pronta ad affrontare la vita.


l'articolo originale in questo link.

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