31 agosto 2010

Meccanismo d'azione degli psicofarmaci

Psicofarmaci, terapie per caso

Serendipity significa "trovare in modo 
inatteso (anche se non fortuito) ciò che non si sta cercando, ma che spesso si rivela importante".

La 
scoperta dei principali psicofarmaci si deve alla serendipity: Laborit, negli anni Cinquanta, sperimentando 
i farmaci da usare nell'anestesia, 
scoprì per caso la cloropromazina 
che si rivelò poi il capostipite degli 
antipsicotici.

Anche gli antidepressivi 
furono scoperti per caso: i medici 
notarono le proprietà stimolanti di un farmaco usato nei pazienti con 
la Tbc, l'iproniazide, e Nathan Kline 
provò a usarlo come antidepressivo. 



"il meccanismo di azione degli psicofarmaci":

La rivoluzione psicofarmacologica si deve insomma all'intuito di alcuni 
clinici ed alle loro capacità di trovare 
in modo inatteso ciò che non si stava 
cercando. Rimaneva però da chiarire 
come agiscono queste medicine.

E sono state alcune caratteristiche 
dei farmaci a farne ipotizzare il meccanismo d'azione e persino 
a proporre teorie sulla causa dei disturbi mentali.

La teoria 
dopaminica della schizofrenia e delle psicosi si basa sul fatto che i neurolettici da un lato si sono 
dimostrati efficaci nel trattamento di questi disturbi e dall'altro bloccano nel cervello i recettori della dopamina: è possibile allora, si è detto, che le psicosi siano dovute a una cattiva regolazione del metabolismo della dopamina.

Lo stesso per la depressione: se i 
farmaci antidepressivi aumentano nel 
cervello la disponibilità di serotonina e noradrenalina, è probabile che 
la malattia sia dovuta a un deficit di quelle molecole. Gli psicofarmaci, 
quindi, funzionerebbero perché 
correggono uno stato patologico del 
cervello specifico di una determinata 
malattia.

Ma Johanna Moncrieff e David Cohen sul "British Journal of Medicine", hanno proposto 
recentemente che, invece, essi creino 
uno stato fisico e mentale alterato e che i loro effetti siano legati a questa alterazione.

Ad esempio gli 
antipsicotici provocano rallentamento 
cognitivo, apatia, appiattimento o 
indifferenza emotiva e questi effetti, 
nei pazienti con psicosi, riducono 
l'intensità di deliri e allucinazioni; gli antidepressivi sopprimono 
l'esperienza e l'espressione delle emozioni; per questo riducono i vissuti depressivi.

Solo forti investimenti nella ricerca 
psichiatrica potranno chiarire i meccanismi fisiopatologici alla base dei disturbi mentali e far scoprire trattamenti più selettivi 
e più efficaci dei farmaci attuali.

fonte: Michele Tansella per l'Espresso, agosto 2010

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