11 luglio 2010

Incontri


La pienezza delle immagini, contrapposta al vuoto delle parole.

In un incontro, così come in una terapia, può impararsi tutto ciò che è bene essere e fare, così come s'impara, talora, quel che sarebbe meglio non essere - o non dire.

Universi contrapposti ed inconciliabili.




Le parole chiare e le immagini belle, che riconducono alla chiarezza ed alla leggerezza interiori; le parole grevi, sovente incomprensibili, i riferimenti dotti e la pesantezza del discorso che - per contro - riconduce, drammaticamente, al vuoto.

La differenza che esiste tra il parlare al bambino oppure al dotto collega; le parole che veicolano gli affetti e quelle che esprimono la propria vacuità.

L'idea è quella, da una parte, della relazione; dall'altra, quella dell'esibizione. Che la relazione annulla, cancella o, più semplicemente, non considera.

Ed il contrappunto, immancabile, delle brutte e difficili parole, ad annullare l'affetto che, intuìto, pare evidentemente insostenibile.

Ogni volta si impara. Con un qual senso di delusione; che però subito svanisce, in virtù di quella consapevolezza che ti consente di cogliere la differenza tra le cose.

Incontri.

siena, 11 luglio 2010, francesco giubbolini

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