18 giugno 2010

La seconda primavera


"... L'abitudine ci ha reso familiari l'ordinamento, la regolarità, il perpetuo rinnovamento del mondo materiale che ci circonda. Per quanto caduca e transitoria sia ciascuna delle parti che lo compongono, per quanto agitati e nomadi i suoi elementi, malgrado tutto esso è durevole. E' tenuto insieme da una legge di continuità, e benché stia sempre morendo, è in perenne rinascita.




Il dissolvimento non fa che dar vita a nuove forme di organismi, una morte genera mille vite.

Ciascuna ora, nel suo singolo, non fa che testimoniare quanto fugace, e nello stesso tempo quanto sicuro, quanto stabile sia l'immenso tutto.

E' come un'immagine riflessa sulle acque, che è sempre la stessa sebbene le acque scorrano in continuazione.

Il sole tramonta per sorgere di nuovo; il giorno viene inghiottito dalla notte, dalla quale rinasce radioso come se mai si fosse spento.

La primavera trapassa nell'estate e, attraverso l'estate e l'autunno, nell'inverno, per poi risorgere puntualmente dalla tomba verso la quale è corsa fin dalla sua prima ora.

Noi piangiamo la fioritura di maggio perche è destinata ad avvizzire, ma sappiamo che un giorno maggio potrà avere la sua rivincita su novembre, in grazia di una rotazione, di quel ciclo maestoso che non conosce sosta, che ci insegna ad essere temperanti anche quando la nostra speranza è al culmine e a non disperare mai anche nelle ore di piu profonda disperazione."


John Henry Newman,  La seconda primavera

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