6 aprile 2010

Parche (Moire)


MOIRE (greco: Moirai; latino: Parcae o Fata): generalmente si 
ritiene che le Moire non fossero in grado di determinare il destino, eppure alla nascita di Meleagro giocano un ruolo decisivo e 
in questo mito sembra addirittura che la loro origine affondi nella funzione di presiedere alla nascita degli esseri umani e in quel 
momento decidere quale debba essere la sorte in vita del nascitu
ro.

Parcae significa «coloro le quali allevano i bambini» e Moi
rai «chi spartisce».

Sette giorni dopo la nascita di Meleagro le 
Moire apparvero a sua madre e le dissero che suo figlio sarebbe 
morto nel momento in cui il ceppo che bruciava nel camino si 
fosse spento. La madre di Meleagro tolse il ceppo dal fuoco, lo 
nascose e lo conservò fino al giorno in cui Meleagro uccidendo i 
suoi fratelli scatenò la sua vendetta e trovò la morte mentre il 
ceppo veniva rimesso nel fuoco.

Secondo Esiodo le Moire erano tre, figlie della Notte: Cloto 
(la filatrice), Lachesi (la misuratrice) e Atropo (colei che 
non si può evitare).

Le chiama figlie di Zeus e di Temi, il cui 
nome significa «ordine».

E così pone l'accento sull'ambiguità della loro posizione chie
dendosi se lo stesso Zeus dovesse sottostare alle Moire o se gli dei 
fossero liberi di cambiare e intervenire nelle decisioni.

Secondo la 
maggior parte degli autori classici le Moire erano superiori agli 
dei: sia Omero che Virgilio ritengono che Zeus, il quale pesa sulla 
bilancia la vita degli uomini, debba informare le Moire delle sue 
decisioni, comportandosi quindi da esecutore del destino invece 
che come il principale agente determinante. Zeus sa che suo figlio Sarpedone è destinato a morire per mano di Patroclo ma 
non può o non vuole modificare il destino nemmeno per salvare 
un figlio molto amato.
Tutto ciò che può fare è accertarsi che Sarpedone riceva gli 
onori funebri che spettano al suo rango nella sua patria, in Licia. 


Anche Eschilo nel Prometeo incatenato suggerisce nello stesso 
modo che Zeus debba sottostare alle Moire.
In una tradizione più 
tarda il nome Cloto per i suoi riferimenti al verbo «filare» modifica l'immagine delle Moire che diventano tre anziane donne:
Cloto fila dal fuso il filo della vita, Lachesi lo misura e Atropo 
lo recide.

Nella mitologia le Moire non compaiono che raramente.

Com
batterono al fianco di Zeus nella battaglia contro i Giganti e armate di clave uccisero Adrio e Toante, e poi alla battaglia contro 
Tifone quando gli consigliarono, mentendo, sempre per aiutare 
Zeus, di sottoporsi a una dieta a base di carne umana assicurandolo che ciò gli avrebbe dato forza.

Apollo rideva delle Moire e 
un giorno riuscì a ubriacarle con l'inganno per salvare la vita del 
suo amico Admeto che ebbe il tempo di trovare qualcuno che 
morisse in sua vece.



Grant - Hazel, 
Dizionario della mitologia classica,
SugarCo Edizioni,  Varese, 1979

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