30 aprile 2010

Seminario sul sogno

Associazione Lachesi: seminario sul sogno.


Empoli, sabato 10 luglio 2010, ore 10.

26 aprile 2010

Triage (Trailer e recensione) - PTSD

Trailer italiano del film "Triage".



Il Film:
Due esperti fotoreporter, Mark e David, lavorano nel Kurdistan in guerra. Mark è molto ambizioso e vuole seguire i combattimenti da vicino alla ricerca della foto della sua vita, ma David ne ha abbastanza e molla tutto per ritornare a casa dalla moglie incinta, Diane. Quando anche Mark viene ferito e fa ritorno in Irlanda, rimane sconvolto nell'apprendere che non si hanno notizie di David. Esausto, disorientato, ossessionato da fantasmi di violenza e incapace di ritornare alla sua vecchia vita con Elena, l'uomo peggiora a vista d'occhio. In ospedale, i medici giungono alla conclusione che la sua paralisi è un problema psicologico legato a qualcosa accaduto a David e che Mark non vuole ricordare. A scoprirlo sarà l'anziano nonno di Elena, uno psichiatra esperto in traumi bellici e che si è occupato del 'recupero' dei criminali di guerra dopo la guerra civile spagnola. Alla sceneggiatura ha collaborato il giornalista americano Scott Anderson, autore del libro omonimo.

Triage
Regia : Danis Tanovic



Cast:
    •    Colin Farrell nel ruolo di Mark Walsh
    •    Kelly Reilly nel ruolo di Diane
    •    Christopher Lee nel ruolo di Joaquín Morales
    •    Paz Vega nel ruolo di Elena Morales
    •    Juliet Stevenson nel ruolo di Amy
    •    Nick Dunning nel ruolo di Dottor Hersbach
    •    Eileen Walsh nel ruolo di Dott.ssa Christopher
    •    Ian Mcelhinney nel ruolo di Ivan
    •    Jamie Sives nel ruolo di David
    •    Branko Djuric nel ruolo di Dottor Talzani
    •    Gail Fitzpatrick
    •    Reece Ritchie



link nel sito:
cinema e psichiatria
Disturbo post-traumatico da stress

22 aprile 2010

Il maratoneta nel deserto

"... Il deserto, uno spazio immenso, una distesa bianca, su cui i passi si muovono delicati ma al contempo energici, per lasciare un’orma sulla sabbia, per non far dimenticare l’umano passaggio; dove i pensieri scrivono parole e azioni a testimonianza del proprio vissuto; dove la vita disegna grandi sogni, traccia vie di evasione e strade verso nuovi orizzonti che a volte la bontà del tempo realizza e che altre, invece, il vento porta via tra i suoi respiri. Ma sta a noi, ad ogni individuo che cammina verso la vita, non arrendersi e camminare fino all’oasi che ristora il deserto. "

(dalla prefazione di Umberto Veronesi al libro "Il Maratoneta" di Luca Coscioni)

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19 aprile 2010

Dilemma Placebo

In una rassegna pubblicata di 
recente su «The Lancet», Damien Finniss della Sydney Me
dical School dell'Università di 
Sydney ha fatto il punto sull'effetto placebo.

Questo fenomeno 
si osserva quando, in seguito alla 
somministrazione di un finto farmaco (ovvero una sostanza iner
te) si registra un'attenuazione dei 
sintomi nel paziente.

Sono due le osservazioni princi
pali che emergono dal lavoro di 
Finniss. Anzitutto il placebo è un 
effetto fisiologico genuino di cui 
sono almeno in parte note le basi  
biologiche. Inoltre, nota il ricerca
tore australiano, questo fenome
no è comunemente usato dai medici nel trattamento di una vasta 
gamma di disturbi.

Vista la diffusione della pratica Finniss solleva una questione etica: è giusto 
mandare a casa un paziente ignaro dopo avergli somministrato 
poco più che una caramella? 
«L'effetto placebo è un genuino 
fenomeno psicobiologico attribu
ibile al contesto terapeutico nel 
suo complesso», osserva Finniss, e
ciò significa che dipende non solo dalla convinzione del paziente riguardo l'efficacia di un trattamento, ma forse soprattutto 
dall'ambiente «medico» in cui vie
ne somministrato.

Per esempio al
cuni studi dimostrano che un'iniezione fatta da un medico o un 
infermiere è fino al 50 per cento 
più efficace rispetto a un'iniezione eseguita in maniera automatica e 
controllata da un computer.

Se ulteriori studi confermeranno 
l'effetto modulatorio dell'ambiente, in futuro sarà forse possibi
le somministrare una cura basata 
sul placebo a un paziente informato, a patto di creare un am
biente molto «convincente».

fonte: Federica Sgorbissa, Il Dilemma Placebo, Mente e Cervello, Aprile 2010


link nel sito:

effetto placebo, medicina mente - corpo

14 aprile 2010

Caccia al clandestino

Chi vince le elezioni non è legittimato poi a decidere al di sopra delle leggi, eppure alcune amministrazioni osano più del dovuto.

Una mozione della Lega Nord in Friuli Venezia Giulia propone di mandare delle "spie" nei pronto soccorso degli ospedali per denunciare i pazienti clandestini. Un modo alternativo di riproporre il tentativo fallito un anno fa per spingere i medici a segnalare gli immigrati senza permesso di soggiorno. L'idea è del capogruppo della Lega in consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Danilo Narduzzi, che ieri ha depositato una mozione alla giunta: «Se i medici non possono segnalare i clandestini che arrivano in ospedale vuol dire che c'è una zona franca nel testo unico sull'immigrazione che noi vogliamo colmare».

Il gruppo del Carroccio chiede che la giunta regionale si attivi con il governo «per modificare la legge applicando le norme anche negli ospedali: serve sicurezza, i clandestini non possono continuare a spadroneggiare in Italia», spiega Narduzzi, non nuovo a iniziative simili (lui, di professione insegnante, ha proposto graduatorie per professori e maestri su base regionale). «Il Friuli è regione a statuto speciale, chiediamo all'assessore che valuti se ci sono margini per agire in autonomia, applicando i controlli».

La proposta della Lega è che il personale amministrativo già in servizio in ospedale, all'arrivo di un paziente senza documenti di identità e tessera sanitaria, lo indirizzi verso un medico per le prime cure, ma contemporaneamente lo segnali alle forze dell'ordine.

All'obiezione che in questo modo si rischia che i clandestini non vadano più in ospedale anche in situazioni di emergenza per paura di essere denunciati, replica serafico: «Noi non neghiamo il diritto alla cura: ma subito dopo chi è clandestino deve tornare al suo Paese».

I leghisti friulani sostengono così di voler avvicinare le nostre leggi a quelle di altri Paesi europei «dove i medici segnalano i clandestini». Duro il commento del senatore Pd Ignazio Marino: «La Lega provoca, oppure non hanno letto l'articolo 32 della Costituzione che sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale».

fonte: eDott sanita' quotidiana

13 aprile 2010

Ansia d'immagini

A Firenze, dal 17 aprile al 17 maggio 2010

Italo Zannier - Ansia d'immagini
orario: ore 10,00 – 19,00, chiuso mercoledì.
(possono variare, verificare sempre via telefono)

MNAF - MUSEO NAZIONALE ALINARI DELLA FOTOGRAFIA
Piazza Di Santa Maria Novella 14ar (50123)
+39 055216310 , +39 0552646990 (fax)
mnaf@alinari.it
www.alinarifondazione.it




(© Italo Zannier)


La mostra, curata da Angelo Maggi, si presenta come la memoria di un periodo storico della fotografia italiana caratterizzato dal Neorealismo, del quale Zannier è stato un protagonista anche con la fondazione del Gruppo Friulano e la stesura del “Manifesto” programmatico dello stesso neorealismo fotografico.

Una importante monografia dal titolo "Ansia di Immagini" presenta al MNAF, dal 17 aprile al 13 giugno 2010, il lavoro di fotografo svolto da Italo Zannier, figura di intellettuale preminente nel mondo della Fotografia anche per la sua lunga attività di studioso e critico, accompagnata da un'ampia pubblicistica che lo vede autore di più di cinquecento saggi e articoli e di oltre centotrenta tra volumi e fotolibri. Dal 1952 al 1976 è stato infatti tra i più attivi e considerati fotografi dell'Italia del dopoguerra, con riconoscimenti anche internazionali.

L'esposizione illustra l'attività di questi anni soprattutto come memoria di un periodo storico della fotografia italiana caratterizzato dal Neorealismo, del quale Zannier è stato un protagonista, fondando il Gruppo Friulano e scrivendo un "Manifesto" programmatico dello stesso neorealismo fotografico.

Testimone più attento e attivo nella lettura dei modelli culturali del suo Friuli, Zannier si è impegnato per vent'anni in un profondo lavoro di documentazione che si è spinto, con risultati sorprendenti nella pura ricerca estetica dell'immagine condotta con umana e intensa partecipazione. La stessa sensibilità è riconoscibile anche nel percorso professionale al fianco di artisti e architetti come appare evidente dal nutrito numero di pubblicazioni che rendono pieno merito al suo lavoro di ricerca.

Una selezione di immagini tratta dagli oltre 47.000 scatti in b/n e a colori che costituiscono l'archivio completo dell'attività fotografica svolta dall'autore e oggi conservato nelle Raccolte Museali della Fratelli Alinari insieme alla sua collezione di circa 5.000 stampe fotografiche originali d'epoca, che spaziano dall'800, con un fondamentale nucleo dedicato a Sommer, alla presenza di opere di molti tra i più prestigiosi autori italiani e stranieri, maestri della storia della fotografia del Novecento e contemporanea.

Disagio e malattie

" Chi c'è dietro il dilagante potere delle case farmaceutiche? Ma è ovvio:  
noi. Non siamo solo le vittime, non siamo solo i complici, siamo anche i mandanti della medicalizzazione della vita. Se ogni disagio diventa un insopportabile dolore, se ogni mancanza diventa una voragine nella quale 
temiamo di sprofondare, la nostra soggezione all'aiuto farmacologico, al sostegno 
psicologico, aumenta in progressione geometrica.

Accettare l'imperfezione, sopportare il limite, non sembra essere una qualità del nostro tempo. Peccato che niente sia più vulnerabile (meno perfetto) dell'ansia di perfezione: ci rende insicuri, fragili e permeabili ad ogni speculazione sulla nostra 
fragilità. Se il timido, il nervoso, il troppo sensuale, il vivace si convincono della natura 
sindromica di un tratto della loro personalità, ecco che aumenta a dismisura il target 
degli impasticcabili. In fin dei conti poter medicalizzare un difetto, o un ingrediente 
indigesto del nostro carattere, ci permette di estroiettarlo: non sono io, «quella cosa 
lì», è un accidente, un'intrusione, un virus, un corpo estraneo del quale liberarmi.

Alla chirurgia estetica di massa minaccia di sommarsi anche la smania di estirpare 
i difetti, veri o presunti, della nostra fisionomia psicologica. E la «personalità 
perfetta», così come sortisce da questo quadro ossessivo, assomiglia molto al «volto 
perfetto» prodotto dal bisturi: seriale, omologato, con i connotati individuali cancellati 
insieme alle rughe. Come se la scrittura della vita contenesse tali e tanti errori che è 
più prudente, più rassicurante azzerarla. (Meglio non avere faccia che averne una troppo impegnativa, sembrano dirci i volti piallati di migliaia di signore. Qualcuno deve averle convinte che l'età 
è solo una sindrome: il tempo è una malattia?)

Credo che «disagio» sia la parola chiave. Nei nostri anni 
ogni normale sottozeroinvernale diventa «gelo polare», e 
ogni normale canicola estiva diventa «caldo record». E «Italia 
paralizzata dal gelo» è il titolo terrifico - e rituale - che 
accompagna il ritardo dei treni, gli ingorghi causati dalla neve,
le astanterie che si affollano di anziani fratturati, insomma una straordinarietà così 
prevedibile da far parte, a pieno titolo, della normalità. Una specie di pigrizia 
nevrastenica (ossi moro) ci fa considerare inaudito e insopportabile qualunque 
intoppo, qualunque fatica straordinaria; se ogni disagio diventa «emergenza», ogni 
stato di malessere diventa «malattia». E in un paio di generazioni siamo passati dal 
negazionismo bigotto (quando la depressione, lei sì una sindrome in piena regola, era 
considerata un banale cattivo umore) all'estremo opposto: una credulità disarmata di fronte alla medicalizzazione di tutto.

Salutismo compulsivo e ipocondria di massa mi sembrano fortemente alimentati 
dalla dilagante incapacità (questa sì patologica) di affrontare il disagio. Non il dolore, 
o la tragedia, o la morte: il disagio. La normale fatica di convivere con ostacoli esterni 
e interni, intoppi sociali e privati. Qualcosa che appartiene al corso quotidiano delle 
cose. L'abitudine alla nostra inadeguatezza, quel famoso «sapersi accettare» che a partire dal mondo classico è uno degli obiettivi della maturità. Suscita
una ragionevole paura un mondo che crede di poter «guarire» da se stesso con una pillola, anzi con mille pillole per ciascuna delle mille inquietudini che ci fanno 
compagnia. Fa paura perché è - soprattutto - un mondo immaturo, non adulto. 
Suggestionabile. Continuamente bisognoso di una «guida» esterna.

Il miglior mondo possibile per chi vuole vendere non solo le pillole, ma tutto il vendibile. "

(Nell'era della chirurgia plastica anche il disagio e' un neo da togliere, di Michele Serra, il Venerdi' di Repubblica)

12 aprile 2010

Per Emergency



Per Emergency - Lettera da inviare al Ministero

"Dopo l'arresto di tre medici in Afghanistan, il ministro Frattini e il capogruppo Pdl Gasparri hanno usato parole pesantissime contro Gino Strada, insinuando che Emergency fiancheggi il terrorismo. Se uno fa il ministro dovrebbe misurare molto bene le parole", Concita De Gregorio.

Cari Amici, invito tutti quanti a mandare, fin da subito, la lettera scritta da Andrea Lorenzini su Facebook indirizzata al ministro degli Esteri, firmandola con nome, cognome e citta'.

Gli indirizzi cui mandare la mail sono:

segr-co@cert.esteri.it ... Mostra tutto
gabinetto@cert.esteri.it

Egr. Sig. Ministro

Le chiedo un suo pressante ed esplicito impegno presso il Governo Afgano per la liberazione immediata degli Operatori di Emergency arrestati presso l'Ospedale di Lashkar-ga.
Se Lei avesse la fortuna di conoscere anche solo un poco Persone come Matteo Dell'Aira e Marco Garatti si renderebbe immediatamente conto che il pensarli coinvolti in qualcosa che non sia la cura di chi soffre, è pura fantasia o più probabilmente assoluta provocazione.

Persone come Matteo, Marco ed Organizzazioni come Emergency sono i migliori Ambasciatori dell'Italia. Il "Made in Italy" quello vero e solidale.

Grazie per quanto vorrà fare.
Cordiali saluti

francesco giubbolini, siena

Istruzioni per l'uso del cervello, di Medina

" Lo abbiamo tutti, ma usarlo 
al meglio è da pochi. Per questo il titolo del volume di John Medina, biologo 
molecolare specializzata e professore 
di bioingegneria alla University of Washington School of Medicine, è ironico, 
ma corretto nella sostanza. L'assunto è 
che le neuroscienze abbiano ormai acquisito una massa di conoscenze di cui 
però non teniamo conto nella nostra 
vita di tutti i giorni.


L'abilità di Medina 
sta nel dare a quei risultati una forma di 
racconto che si intreccia a esempi tratti dalla vita di tutti i giorni: letture, cose 
viste in televisione. casi clinici o rifles
sioni personali per arrivare a suggerire 
pratiche, tecniche, stili di vita che aiutino a vivere meglio, in maniera più pro
duttiva e creativa. Non si tratta tuttavia 
del solito manuale superficiale, ma di un 
lodevole sforzo di appassionare ognuno 
di noi alle ricerche relative al cervello e 
ai comportamenti umani.

Per citare qualche esempio, tutti sap
piamo quanto sia importante l'esercizio 
fisico non solo per mantenersi in salute, ma anche per recuperarla dopo un 
periodo di inattività. Medina è talmen
te convito di questo da suggerire tapis 
roulant dentro gli uffici, per alternare le 
ore di sedentarietà davanti al computer 
a momenti in cui rimettiamo in moto 
il corpo. Stando alla sperimentazione 
di laboratorio, se dovessimo metterne 
in pratica i risultati sarebbe più van
taggioso svolgere riunioni camminan
do su tapis roulant che seduti attorno 
a un tavolo.
Pensare che i peripatetici 
avevano già capito, parecchio tempo 
fa, che si ragiona meglio camminando. 


Ancora, evitiamo lunghe presentazioni 
in PowerPoint. Non solo non catturano 
l'attenzione, ma possono addirittura an
noiare, rischiando di ottenere l'effetto 
contrario rispetto a ciò che vogliamo 
comunicare al nostro pubblico.
«Abbiamo creato ambienti di lavoro 
stressanti - afferma Medina - benché un cervello stressato sia notevolmente 
meno produttivo. Le nostre scuole sono 
concepite in modo che la maggior parte 
dell'effettivo apprendimento debba av
venire a casa. Tutto ciò sarebbe comico, 
se non fosse così dannoso. La respon
sabilità sta nel fatto che raramente gli 
scienziati che studiano il cervello dialogano con insegnanti e professionisti del 
mondo del lavoro, con educatori e ragionieri, con autorità scolastiche e am
ministratori delegati alle aziende».

Come dargli torto? Uno dei motivi, 
forse la ragione principale dell'esplosione e del successo delle tematiche relati
ve alla mente e al cervello nei giornali 
e nell'editoria in generale, viene proprio 
dalla necessità impellente che ognuno di 
noi avverte di sapere che cosa possiamo 
tradurre in pratica delle scoperte dei ricercatori.

In questo volume Medina pas
sa in rassegna dodici aspetti relativi al funzionamento del cervello, che vanno 
dall'esercizio fisico come potenziamento del cervello a come quest'ultimo si è 
evoluto, alle cose noiose che uccidono 
l'attenzione, alle regole per ricordare e 
memorizzare, alle differenze tra cervello 
femminile e maschile. E molto altro.

Il pregio maggiore del libro è di rendere fruibile una serie di conoscenze 
teoriche, espresse nella forma pratica 
dell'uso quotidiano che ognuno di noi 
ne può fare. Quando si parla di attività 
fisica e prestazioni cognitive, oppure di 
giusta quantità di sonno o, ancora, di 
come evitare la noia nelle presentazioni 
di lavoro, ognuno di noi è inevitabilmente coinvolto, nonché interessato.

E 
le ricerche sul cervello escono dai la
boratori e dai monitor della risonanza 
magnetica funzionale per entrare nella 
nostra quotidianità."

recensione di Pierangelo Garzia, Mente e Cervello, aprile 2010





IL CERVELLO. ISTRUZIONI PER L'USO
di John Medìna 

Bollati Boringhieri, Torino, 2010,
pp. 320 (euro 22,00)

9 aprile 2010

Sciagure annunciate: il DSM V in psichiatria

NON CI SONO più le ragazze 
timide di una volta. So
no finite negli anni Set
tanta. Quelle molto spendaccione, invece, rischiano di andare 
fuori corso tra due anni. A farle 
fuori, con un colpo di penna, è 
stato e sarà un librone poco noto 
e molto importante. Che ha ribat
tezzato le prime come affette da 
«fobia sociale» e potrebbe rinominare le seconde come vittime 
di «shopping compulsivo». Par
liamo del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la 
bibbia della psichiatria (di una certa psichiatria, ndr), che da un 
lustro è in fase di revisione e che 
vedrà le stampe nel maggio 2013.



Se sopravviverà a quella che Science ha defInito «la guerra civile della psichiatria». Perché da 
quando la prima bozza è stata resa pubblica, il mese scorso, il fuoco delle polemiche non accenna a 
placarsi. «Non è troppo tardi per 
salvare la normalità dal Dsm-V» 
ha scritto sul Los Angeles Times 
Allen Frances, curatore della versione precedente.

Per lui e una schiera crescente 
di suoi eminenti colleghi, la nuova 
edizione introdurrebbe tali e tanti 
discutibilissimi nuovi disturbi 
mentali da ridisegnare i confini tra 
salute e malattia nella sempre più 
dettagliata mappa della psiche.


Ipersessualità, dolore complicato, 
accumulo patologico sono solo alcune delle possibili new entry. I 
critici contestano un'infinità di co
se. La segretezza con cui si è giun
ti alla loro formulazione. L'influenza indebita delle case farmaceutiche su questa moltiplicazione 
classifIcatoria, secondo il princi
pio che se c'è una nuova patologia 
ci sarà una nuova pillola per cu
rarla. E soprattutto le basi scientifiche della futura tassonomia. Se 
la data d'uscita non è dietro l'angolo, non c'è comunque un minuto da 
perdere, avverte Frances nel suo 
editoriale: «Questa medicalizzazione all'ingrosso di problemi normali potrebbe portare all'erroneo 
etichettamento di disturbo men
tale per decine di milioni di passanti innocenti. È una questione 
sociale che trascende la medicina. 
E per evitare il peggio è necessario che nell'analisi costi-benefici 
sia tenuto di conto l'interesse pub
blico nel suo complesso».

Serve, 
che la gente, non solo gli americani perché il manuale detta legge in 
tutto il mondo, sappia cos' è questo 
oscuro e fondamentale zibaldone  
della psicopatologia che rischia di 
compiere l'upgrade carico di con
seguenze del dolore in depressione, dell'apprensione in ansia e del
la vivacità in iperattività.

il testo e' tratto dal supplemento del venerdi' di Repubblica

6 aprile 2010

Parche (Moire)


MOIRE (greco: Moirai; latino: Parcae o Fata): generalmente si 
ritiene che le Moire non fossero in grado di determinare il destino, eppure alla nascita di Meleagro giocano un ruolo decisivo e 
in questo mito sembra addirittura che la loro origine affondi nella funzione di presiedere alla nascita degli esseri umani e in quel 
momento decidere quale debba essere la sorte in vita del nascitu
ro.

Parcae significa «coloro le quali allevano i bambini» e Moi
rai «chi spartisce».

Sette giorni dopo la nascita di Meleagro le 
Moire apparvero a sua madre e le dissero che suo figlio sarebbe 
morto nel momento in cui il ceppo che bruciava nel camino si 
fosse spento. La madre di Meleagro tolse il ceppo dal fuoco, lo 
nascose e lo conservò fino al giorno in cui Meleagro uccidendo i 
suoi fratelli scatenò la sua vendetta e trovò la morte mentre il 
ceppo veniva rimesso nel fuoco.

Secondo Esiodo le Moire erano tre, figlie della Notte: Cloto 
(la filatrice), Lachesi (la misuratrice) e Atropo (colei che 
non si può evitare).

Le chiama figlie di Zeus e di Temi, il cui 
nome significa «ordine».

E così pone l'accento sull'ambiguità della loro posizione chie
dendosi se lo stesso Zeus dovesse sottostare alle Moire o se gli dei 
fossero liberi di cambiare e intervenire nelle decisioni.

Secondo la 
maggior parte degli autori classici le Moire erano superiori agli 
dei: sia Omero che Virgilio ritengono che Zeus, il quale pesa sulla 
bilancia la vita degli uomini, debba informare le Moire delle sue 
decisioni, comportandosi quindi da esecutore del destino invece 
che come il principale agente determinante. Zeus sa che suo figlio Sarpedone è destinato a morire per mano di Patroclo ma 
non può o non vuole modificare il destino nemmeno per salvare 
un figlio molto amato.
Tutto ciò che può fare è accertarsi che Sarpedone riceva gli 
onori funebri che spettano al suo rango nella sua patria, in Licia. 


Anche Eschilo nel Prometeo incatenato suggerisce nello stesso 
modo che Zeus debba sottostare alle Moire.
In una tradizione più 
tarda il nome Cloto per i suoi riferimenti al verbo «filare» modifica l'immagine delle Moire che diventano tre anziane donne:
Cloto fila dal fuso il filo della vita, Lachesi lo misura e Atropo 
lo recide.

Nella mitologia le Moire non compaiono che raramente.

Com
batterono al fianco di Zeus nella battaglia contro i Giganti e armate di clave uccisero Adrio e Toante, e poi alla battaglia contro 
Tifone quando gli consigliarono, mentendo, sempre per aiutare 
Zeus, di sottoporsi a una dieta a base di carne umana assicurandolo che ciò gli avrebbe dato forza.

Apollo rideva delle Moire e 
un giorno riuscì a ubriacarle con l'inganno per salvare la vita del 
suo amico Admeto che ebbe il tempo di trovare qualcuno che 
morisse in sua vece.



Grant - Hazel, 
Dizionario della mitologia classica,
SugarCo Edizioni,  Varese, 1979