29 marzo 2010

I vizi e le virtu' di Salvatore Natoli



"Dizionario dei vizi e delle virtù. È un titolo contratto.

Qui si parla di affetti, passioni, ragioni, società, potere, 
conflitto, credenze. E d'altro.

Vizi e virtù sono intrecciati 
a questi multiformi aspetti dell'esperienza, si articolano 
per intero con questa vasta rete di significati.

Questo libro 
parla di vizi e virtù: mette a punto una terminologia della 
morale. Ma la morale va qui presa nel suo significato più 
ampio e originario: diciamo più autenticamente filosofico. 


Aristotele nel definire la virtù etica dice che essa ha a che 
fare con l'abitudine da cui trae anche il suo nome. Il ter
mine etica (éthos), infatti, è "di poco differente da quello 
di abitudine (ethos)". L'etica in prima istanza è dunque in
tesa come condotta, usanza, costume. La parola ethos de
riva dalla radice sanscrita svadha da cui anche il verbo latino soleo, che significa appunto sono solito, accostumato.

Tuttavia, il legame che Aristotele pone tra ethos ed éthos è 
indice di qualcosa di più profondo. Il termine ethos, in
fatti, oltre a significare condotta, abito, comportamento, 
significa dimora, soggiorno, luogo dell'abitare. La parola 
ethos - per dirla con Heidegger - "nomina la regione 
aperta dove abita l'uomo".

L'etica, nel suo significato più 
proprio e originario, corrisponde dunque al "modo dello 
stare al mondo" e perciò allude ad un radicamento, all'appartenenza a un qualcosa che in certo modo ci precede 
ed entro cui già da sempre ci si orienta.

Da questo punto 
di vista l'etica, prima ancora di avere a che fare con il dovere, con quello che si deve fare o non si deve fare, identi
fica forme di vita che sono anche visioni del mondo..."

tratto dalla introduzione al libro:
Dizionario dei vizi e delle virtu'
Salvatore Natoli
Universale Economica Feltrinelli,
Milano, 1996

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