29 dicembre 2009

Michael Balint (1896-1970)

Michael Balint era considerato un membro del gruppo indi
pendente dei teorici delle relazioni oggettuali nel Regno 
Unito.




Secondo Balint la pulsione per l'oggetto d'amore primario è alla base di praticamente tutti i fenomeni psicologi
ci. Il neonato desidera essere amato totalmente e incondizionatamente e quando una madre non offre un appropriato apporto educativo-affettivo il bambino dedica la sua vita 
alla ricerca dell'amore che gli è mancato durante l'infanzia. 


Secondo Balint, il difetto di base è la sensazione di molti pazienti che manca loro qualcosa. Come Ronald Fairbairn e Donald W. Winnicott, Balint sosteneva che questo deficit 
nella struttura interna fosse il risultato di insufficienze materne. Riteneva che. tutte le motivazioni psicologiche derivassero dalla mancanza di un adeguato amore materno.

A differenza di Fairbairn, tuttavia, Balint non abbandonò 
del tutto la teoria degli istinti.

Affermò che la libido, per 
esempio, cerca sia il piacere sia l'oggetto.

Lavorò inoltre con 
pazienti con gravi disturbi e, come Winnicott, ritenne che 
certi aspetti del trattamento psicoanalitico si svolgono a un 
livello più profondo di quello proprio delle ordinarie spiegazioni interpretative verbali.

Balint, pur accettando che 
una certa quota di materiale che coinvolge gli stadi psico - 
sessuali dello sviluppo possa essere interpretata dal punto di 
vista del conflitto intrapsichico, riteneva che nell'analisi 
sono rivissuti alcuni fenomeni preverbali e che la relazione 
stessa è decisiva nel trattare questo insieme di esperienze 
precoci.

Michael Balint (1896-1970)

Michael Balint era considerato un membro del gruppo indi
pendente dei teorici delle relazioni oggettuali nel Regno 
Unito.




Secondo Balint la pulsione per l'oggetto d'amore primario è alla base di praticamente tutti i fenomeni psicologi
ci. Il neonato desidera essere amato totalmente e incondizionatamente e quando una madre non offre un appropriato apporto educativo-affettivo il bambino dedica la sua vita 
alla ricerca dell'amore che gli è mancato durante l'infanzia. 


Secondo Balint, il difetto di base è la sensazione di molti pazienti che manca loro qualcosa. Come Ronald Fairbairn e Donald W. Winnicott, Balint sosteneva che questo deficit 
nella struttura interna fosse il risultato di insufficienze materne. Riteneva che. tutte le motivazioni psicologiche derivassero dalla mancanza di un adeguato amore materno.

A differenza di Fairbairn, tuttavia, Balint non abbandonò 
del tutto la teoria degli istinti.

Affermò che la libido, per 
esempio, cerca sia il piacere sia l'oggetto.

Lavorò inoltre con 
pazienti con gravi disturbi e, come Winnicott, ritenne che 
certi aspetti del trattamento psicoanalitico si svolgono a un 
livello più profondo di quello proprio delle ordinarie spiegazioni interpretative verbali.

Balint, pur accettando che 
una certa quota di materiale che coinvolge gli stadi psico - 
sessuali dello sviluppo possa essere interpretata dal punto di 
vista del conflitto intrapsichico, riteneva che nell'analisi 
sono rivissuti alcuni fenomeni preverbali e che la relazione 
stessa è decisiva nel trattare questo insieme di esperienze 
precoci.

28 dicembre 2009

Automutilazioni


Non fu il raptus di un artista tutto genio e 
sregolatezza.

E nemmeno l'effetto del 
clamoroso litigio con l'ex amico Gauguin per le strade di Arles. La rasoiata più famosa della storia dell'arte, quella del 23 dicembre 1888, quando Vincent Van Gogh si tagliò 
metà dell'orecchio sinistro, lo incartò, lo consegnò a Rachele, una prostituta del vicino bordello, andò a dormire a casa e il giorno dopo finì in 
manicomio, avrebbe avuto tutt'altre motivazioni.

Colpa 
del matrimonio, per una volta quello di un altro: il fratello 
Theo. In una lettera che Vincent ricevette poco prima di 
compiere l'insano gesto, Theo gli annunciava il suo fidanzamento, intollerabile per il pittore, che dipendeva da lui in tutto e per tutto. Insomma, la notizia avrebbe tanto sconvolto la mente già malata di Van Gogh da indurlo ad automutilarsi. 
O almeno questa è la tesi dello studioso Martin 
Bailey, anticipata ieri dal Sunday Times.

È, beninteso, soltanto una delle tante ipotesi: l'episodio è così affascinante che gli studiosi non daranno mai un taglio alla ridda di con
getture. Quel che è certo è che, diciannove mesi dopo 
quel Natale, Van Gogh fu più drastico e si sparò un colpo 
di pistola nel petto. E questa volta, come scrisse l'amico 
pittore Émile Bernard,«in tutta lucidità».

fonte: la Stampa del 28 dicembre 2009

Automutilazioni


Non fu il raptus di un artista tutto genio e 
sregolatezza.

E nemmeno l'effetto del 
clamoroso litigio con l'ex amico Gauguin per le strade di Arles. La rasoiata più famosa della storia dell'arte, quella del 23 dicembre 1888, quando Vincent Van Gogh si tagliò 
metà dell'orecchio sinistro, lo incartò, lo consegnò a Rachele, una prostituta del vicino bordello, andò a dormire a casa e il giorno dopo finì in 
manicomio, avrebbe avuto tutt'altre motivazioni.

Colpa 
del matrimonio, per una volta quello di un altro: il fratello 
Theo. In una lettera che Vincent ricevette poco prima di 
compiere l'insano gesto, Theo gli annunciava il suo fidanzamento, intollerabile per il pittore, che dipendeva da lui in tutto e per tutto. Insomma, la notizia avrebbe tanto sconvolto la mente già malata di Van Gogh da indurlo ad automutilarsi. 
O almeno questa è la tesi dello studioso Martin 
Bailey, anticipata ieri dal Sunday Times.

È, beninteso, soltanto una delle tante ipotesi: l'episodio è così affascinante che gli studiosi non daranno mai un taglio alla ridda di con
getture. Quel che è certo è che, diciannove mesi dopo 
quel Natale, Van Gogh fu più drastico e si sparò un colpo 
di pistola nel petto. E questa volta, come scrisse l'amico 
pittore Émile Bernard,«in tutta lucidità».

fonte: la Stampa del 28 dicembre 2009

23 dicembre 2009

Otto Kernberg, l'organizzazione borderline di personalita'

Otto Kernberg è forse il più influente teorico delle relazio
ni oggettuali degli Stati Uniti. Influenzato sia da Melanie 
Klein sia da Edith Jacobson, la sua teoria è largamente derivata dal lavoro clinico svolto con pazienti affetti da di
sturbo borderline di personalità  (leggi).




Kernberg dedicò grande attenzione alla scissione 
dell'ego e all'elaborazione di configurazioni buone e cattive del sé e degli oggetti.

Pur continuando a usare il modello strutturale, Kern
berg riteneva che l'es fosse composto di immagini del sé e 
degli oggetti e dall'affettività a essi associata. Gli impulsi 
appaiono solo per manifestarsi nel contesto dell'internalizzazione dell'esperienza interpersonale. Le relazioni buone 
e cattive con il sé e gli oggetti si associano, rispettivamente, alla libido e all'aggressività.

Le relazioni con gli oggetti 
sono non solo gli elementi costitutivi della struttura, ma an
che i fondamenti costitutivi degli impulsi. La bontà e la cattiveria delle esperienze relazionali precedono la catessi degli impulsi. In altre parole, gli istinti duali della libido e 
dell'aggressività sorgono dagli stati affettivi di amore e odio 
diretti verso gli oggetti.

Kernberg propose il termine organizzazione borderline 
di personalità per indicare la mancanza di un senso integra
to di identità, la debolezza dell'ego, l'assenza di integrazio
ne del superego, la fiducia su meccanismi di difesa primitivi 
e la tendenza a utilizzare il processo primario di pensiero. 
Suggerì uno specifico tipo di psicoterapia psicoanalitica per i pazienti borderline in cui  i meccanismi di transfert vengono precocemente interpretati nel processo.

Otto Kernberg, l'organizzazione borderline di personalita'

Otto Kernberg è forse il più influente teorico delle relazio
ni oggettuali degli Stati Uniti. Influenzato sia da Melanie 
Klein sia da Edith Jacobson, la sua teoria è largamente derivata dal lavoro clinico svolto con pazienti affetti da di
sturbo borderline di personalità  (leggi).




Kernberg dedicò grande attenzione alla scissione 
dell'ego e all'elaborazione di configurazioni buone e cattive del sé e degli oggetti.

Pur continuando a usare il modello strutturale, Kern
berg riteneva che l'es fosse composto di immagini del sé e 
degli oggetti e dall'affettività a essi associata. Gli impulsi 
appaiono solo per manifestarsi nel contesto dell'internalizzazione dell'esperienza interpersonale. Le relazioni buone 
e cattive con il sé e gli oggetti si associano, rispettivamente, alla libido e all'aggressività.

Le relazioni con gli oggetti 
sono non solo gli elementi costitutivi della struttura, ma an
che i fondamenti costitutivi degli impulsi. La bontà e la cattiveria delle esperienze relazionali precedono la catessi degli impulsi. In altre parole, gli istinti duali della libido e 
dell'aggressività sorgono dagli stati affettivi di amore e odio 
diretti verso gli oggetti.

Kernberg propose il termine organizzazione borderline 
di personalità per indicare la mancanza di un senso integra
to di identità, la debolezza dell'ego, l'assenza di integrazio
ne del superego, la fiducia su meccanismi di difesa primitivi 
e la tendenza a utilizzare il processo primario di pensiero. 
Suggerì uno specifico tipo di psicoterapia psicoanalitica per i pazienti borderline in cui  i meccanismi di transfert vengono precocemente interpretati nel processo.

22 dicembre 2009

La salute al tempo della crisi

Secondi alcune anticipazioni dello studio annuale del Censis e del Forum per la Ricerca Biomedica, gli effetti della crisi economica si fanno sentire anche sulla salute degli italiani.




Quasi una persona  su 5 (il 18%), in un anno, ha rinunciato per motivi strettamente economici a una o più prestazioni di carattere sanitario, soprattutto visite specialistiche e cure odontoiatriche, ma non soltanto. Con differenze notevoli tra i cittadini. Il dato, infatti, sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i meno istruiti. Sempre di più, inoltre, sembra si preferisca ricorrere al servizio sanitario pubblico, anche se talora con lunghe liste d'attesa.

I dati riferiti sono solo alcune delle anticipazioni dei risultati del Monitor del Forum per la ricerca biomedica e del Censis - che ogni anno fotografa il rapporto degli italiani con la salute e il Servizio sanitario nazionale - e che verrà presentato nei prossimi mesi. Le cifre indicano, dunque, che si è accentuato il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti.

Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l'acquisto di farmaci pagati di tasca propria: più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi città, quasi il 29% dei meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per sé o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle città con 100-250 mila abitanti.

Nell'ultimo anno il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le persone senza titolo di studio o con la sola licenza elementare.

Secondo il Censis si può prevedere che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell'anno nuovo. "Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità". E' c'è il rischio, denuncia il Censis, che l'affollamento delle strutture pubbliche determini, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più velocemente alle prestazioni sanitarie, come le raccomandazioni e la corruzione. Già adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle 'conoscenze' per ottenere raccomandazioni e accelerare l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche, e più del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle 'persone giuste' per avere accesso a corsie preferenziali.

fonte:  Roma, 21 dic. (Adnkronos Salute)

La salute al tempo della crisi

Secondi alcune anticipazioni dello studio annuale del Censis e del Forum per la Ricerca Biomedica, gli effetti della crisi economica si fanno sentire anche sulla salute degli italiani.




Quasi una persona  su 5 (il 18%), in un anno, ha rinunciato per motivi strettamente economici a una o più prestazioni di carattere sanitario, soprattutto visite specialistiche e cure odontoiatriche, ma non soltanto. Con differenze notevoli tra i cittadini. Il dato, infatti, sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i meno istruiti. Sempre di più, inoltre, sembra si preferisca ricorrere al servizio sanitario pubblico, anche se talora con lunghe liste d'attesa.

I dati riferiti sono solo alcune delle anticipazioni dei risultati del Monitor del Forum per la ricerca biomedica e del Censis - che ogni anno fotografa il rapporto degli italiani con la salute e il Servizio sanitario nazionale - e che verrà presentato nei prossimi mesi. Le cifre indicano, dunque, che si è accentuato il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti.

Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l'acquisto di farmaci pagati di tasca propria: più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi città, quasi il 29% dei meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per sé o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle città con 100-250 mila abitanti.

Nell'ultimo anno il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le persone senza titolo di studio o con la sola licenza elementare.

Secondo il Censis si può prevedere che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell'anno nuovo. "Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità". E' c'è il rischio, denuncia il Censis, che l'affollamento delle strutture pubbliche determini, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più velocemente alle prestazioni sanitarie, come le raccomandazioni e la corruzione. Già adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle 'conoscenze' per ottenere raccomandazioni e accelerare l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche, e più del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle 'persone giuste' per avere accesso a corsie preferenziali.

fonte:  Roma, 21 dic. (Adnkronos Salute)

18 dicembre 2009

Intervista a Galimberti, Annozero del 17/12/2009

Il video con l'intervista a Umberto Galimberti nella puntata di Annozero di ieri 17 Dicembre 2009, nel quale, a partire dal recente atto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio, lo stesso Galimberti esprime interessanti considerazioni a proposito delle personalita' carismatiche.

A tal proposito, leggi anche l'intervista rilasciata sempre da Galimberti a L'Espresso, luglio 2009





Aggiungo uno stralcio da un intervento, sul blog 'Psicologia contemporanea', in merito alle differenze tra personalita' carismatica e personalita' autoritaria, e fornisco, per chi volesse ulteriormente approfondire l'argomento, il link all'intervento ed ai commenti al post.

"... ho sempre fatto una distinzione tra "personalità carismatica", con questo termine intendendo il fascino suscitato da personaggi in grado di affascinare per doti ampiamente riconoscibili e riconosciute, e "personalità autoritaria", che mi sembra più calzante per i protagonisti di forme di vero e proprio culto della personalità entrate tragicamente nella storia o più sommessamente in molte microstorie della nostra epoca. Questa distinzione mi preme ancora, e molto, poichè penso che la "personalità autoritaria" si affermi su un terreno che è quello della vocazione egualitaria di certi gruppi, ossia proprio sulla eliminazione del carisma (o del merito) di alcuni."

Continua a leggere...

Intervista a Galimberti, Annozero del 17/12/2009

Il video con l'intervista a Umberto Galimberti nella puntata di Annozero di ieri 17 Dicembre 2009, nel quale, a partire dal recente atto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio, lo stesso Galimberti esprime interessanti considerazioni a proposito delle personalita' carismatiche.

A tal proposito, leggi anche l'intervista rilasciata sempre da Galimberti a L'Espresso, luglio 2009





Aggiungo uno stralcio da un intervento, sul blog 'Psicologia contemporanea', in merito alle differenze tra personalita' carismatica e personalita' autoritaria, e fornisco, per chi volesse ulteriormente approfondire l'argomento, il link all'intervento ed ai commenti al post.

"... ho sempre fatto una distinzione tra "personalità carismatica", con questo termine intendendo il fascino suscitato da personaggi in grado di affascinare per doti ampiamente riconoscibili e riconosciute, e "personalità autoritaria", che mi sembra più calzante per i protagonisti di forme di vero e proprio culto della personalità entrate tragicamente nella storia o più sommessamente in molte microstorie della nostra epoca. Questa distinzione mi preme ancora, e molto, poichè penso che la "personalità autoritaria" si affermi su un terreno che è quello della vocazione egualitaria di certi gruppi, ossia proprio sulla eliminazione del carisma (o del merito) di alcuni."

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17 dicembre 2009

Il comportamento nella malattia e il ruolo di malato

L'espressione comportamento nella malattia descrive le reazioni del paziente all'esperienza di essere ammalato. Gli 
aspetti del comportamento nella malattia sono talora stati de
finiti come ruolo di malato, che è il ruolo che la società 
attribuisce alla persona ammalata in quanto tale. Le caratte
ristiche del ruolo dell'ammalato comprendono fattori come 
l'essere dispensato da particolari responsabilità e il fatto che 
gli altri pensino che l'individuo cerchi aiuto per stare meglio.





Edward Suchman descrisse cinque fasi del comportamento 
nella malattia:
fase di percezione del sintomo, nella quale il 
soggetto si rende conto che qualcosa non va;
fase dell'assunzione del ruolo di ammalato, nella quale il paziente si rende 
conto di essere ammalato e di avere bisogno di un medico;
fase della presa di contatto con l'assistenza sanitaria, in cui l'individuo decide di rivolgersi a un medico;
fase del ruolo di paziente-dipendente, in cui il soggetto decide di trasferire al medico il controllo della propria salute e di seguire il trattamento 
prescritto e
fase della guarigione o della riabilitazione, in cui 
il paziente decide di abbandonare il ruolo di ammalato.


Il comportamento nella malattia e il ruolo dell'ammalato 
sono influenzati dalle precedenti esperienze di malattia del 
soggetto e dalle sue convinzioni culturali riguardo la malat
tia. Occorre valutare l'influenza della cultura sulla descrizione e la presentazione dei sintomi. Per alcuni disturbi le 
manifestazioni cliniche e la modalità con cui vengono riferi
ti variano poco fra le diverse culture, mentre per altri il 
modo in cui una persona affronta il disturbo può fortemente modificare la modalità secondo cui la condizione si manifesta.

Sono inoltre importanti i rapporti della malattia con 
le dinamiche familiari, le condizioni sociali e l'identità etnica. Gli atteggiamenti dei diversi individui e delle culture nei 
confronti della dipendenza e dell'impotenza causate dalla 
malattia influiscono notevolmente su come e se una persona cerca aiuto, così come intervengono fattori psicologici, 
quali il tipo di personalità e il significato che l'individuo at
tribuisce all'esperienza dell'essere ammalato.

Per esempio, 
soggetti diversi reagiscono in modi diversi, secondo il loro 
modo abituale di pensare, sentire e agire. Alcune persone vivono la malattia come una perdita opprimente, mentre al
tre la considerano come una sfida da superare oppure una 
punizione per qualcosa di cui si sentono colpevoli.

La Tabella seguente elenca gli aspetti essenziali da considerare nella va
lutazione del comportamento nella malattia e le domande 
che possono essere utili in tale valutazione.

Tabella

Valutazione del comportamento di malattia del soggetto

Precedenti malattie, soprattutto di gravità definita
Grado culturale di stoicismo
Convinzioni culturali relative a specifici problemi
Significati e convinzioni culturali relative al problema specifico 


Specifiche domande da porre per stimolare l'espressione del modello esplicativo del paziente:

1. Come definisce il suo problema? Come si chiama? Che cosa ritiene causi il suo problema?
3. Perché ritiene che sia iniziato proprio in quel momento?
4. Qual è l'effetto della sua malattia su di lei? Come agisce?
5. Quanto è grave? Avrà un decorso breve o lungo?
6. Che cosa la spaventa maggiormente della sua malattia?
7. Quali sono i principali problemi che le ha causato la sua 
malattia?
8. Quale tipo di trattamento pensa di dover ricevere? Quali sono 
i più importanti risultati che spera di ottenere con la terapia?
9. Che cosa ha fatto finora per trattare la sua malattia?

(Tratta da M Lipkin Jr: Psychiatry and medicine. In Comprehensive Textbook or 
Psychiatry, ed 5, Hl Kaplan, BJ Sadock, editors, p 1280, Williams & Wilkins, Baltimore, 1989.

link nel sito:
malattie psichiatriche
clinica in psichiatria

Il comportamento nella malattia e il ruolo di malato

L'espressione comportamento nella malattia descrive le reazioni del paziente all'esperienza di essere ammalato. Gli 
aspetti del comportamento nella malattia sono talora stati de
finiti come ruolo di malato, che è il ruolo che la società 
attribuisce alla persona ammalata in quanto tale. Le caratte
ristiche del ruolo dell'ammalato comprendono fattori come 
l'essere dispensato da particolari responsabilità e il fatto che 
gli altri pensino che l'individuo cerchi aiuto per stare meglio.





Edward Suchman descrisse cinque fasi del comportamento 
nella malattia:
fase di percezione del sintomo, nella quale il 
soggetto si rende conto che qualcosa non va;
fase dell'assunzione del ruolo di ammalato, nella quale il paziente si rende 
conto di essere ammalato e di avere bisogno di un medico;
fase della presa di contatto con l'assistenza sanitaria, in cui l'individuo decide di rivolgersi a un medico;
fase del ruolo di paziente-dipendente, in cui il soggetto decide di trasferire al medico il controllo della propria salute e di seguire il trattamento 
prescritto e
fase della guarigione o della riabilitazione, in cui 
il paziente decide di abbandonare il ruolo di ammalato.


Il comportamento nella malattia e il ruolo dell'ammalato 
sono influenzati dalle precedenti esperienze di malattia del 
soggetto e dalle sue convinzioni culturali riguardo la malat
tia. Occorre valutare l'influenza della cultura sulla descrizione e la presentazione dei sintomi. Per alcuni disturbi le 
manifestazioni cliniche e la modalità con cui vengono riferi
ti variano poco fra le diverse culture, mentre per altri il 
modo in cui una persona affronta il disturbo può fortemente modificare la modalità secondo cui la condizione si manifesta.

Sono inoltre importanti i rapporti della malattia con 
le dinamiche familiari, le condizioni sociali e l'identità etnica. Gli atteggiamenti dei diversi individui e delle culture nei 
confronti della dipendenza e dell'impotenza causate dalla 
malattia influiscono notevolmente su come e se una persona cerca aiuto, così come intervengono fattori psicologici, 
quali il tipo di personalità e il significato che l'individuo at
tribuisce all'esperienza dell'essere ammalato.

Per esempio, 
soggetti diversi reagiscono in modi diversi, secondo il loro 
modo abituale di pensare, sentire e agire. Alcune persone vivono la malattia come una perdita opprimente, mentre al
tre la considerano come una sfida da superare oppure una 
punizione per qualcosa di cui si sentono colpevoli.

La Tabella seguente elenca gli aspetti essenziali da considerare nella va
lutazione del comportamento nella malattia e le domande 
che possono essere utili in tale valutazione.

Tabella

Valutazione del comportamento di malattia del soggetto

Precedenti malattie, soprattutto di gravità definita
Grado culturale di stoicismo
Convinzioni culturali relative a specifici problemi
Significati e convinzioni culturali relative al problema specifico 


Specifiche domande da porre per stimolare l'espressione del modello esplicativo del paziente:

1. Come definisce il suo problema? Come si chiama? Che cosa ritiene causi il suo problema?
3. Perché ritiene che sia iniziato proprio in quel momento?
4. Qual è l'effetto della sua malattia su di lei? Come agisce?
5. Quanto è grave? Avrà un decorso breve o lungo?
6. Che cosa la spaventa maggiormente della sua malattia?
7. Quali sono i principali problemi che le ha causato la sua 
malattia?
8. Quale tipo di trattamento pensa di dover ricevere? Quali sono 
i più importanti risultati che spera di ottenere con la terapia?
9. Che cosa ha fatto finora per trattare la sua malattia?

(Tratta da M Lipkin Jr: Psychiatry and medicine. In Comprehensive Textbook or 
Psychiatry, ed 5, Hl Kaplan, BJ Sadock, editors, p 1280, Williams & Wilkins, Baltimore, 1989.

link nel sito:
malattie psichiatriche
clinica in psichiatria

16 dicembre 2009

Note sull'indirizzo psicodinamico in psichiatria

Sempre relativamente all'argomento "psicodinamica" rimandiamo anche ai seguenti post:
introduzione alla psicodinamica
diagnosi in psicodinamica

Indirizzo psicodinamico in psichiatria: comprende il grandissimo numero di osserva
zioni, esperienze, teorie e tecniche derivate dalla psicoanalisi freudiana e dai suoi successivi 
sviluppi, tutti più o meno distanti e diversificati rispetto al pensiero originario di Freud. 





Comuni a tale indirizzo possono essere considerati i seguenti punti:

presupposto fondamentale e' l'esistenza di una vita mentale inconscia, riconoscibile solo indirettamente attraverso i sintomi, i comportamenti, i pensieri,  e le tendenze della cui natura, significato e origine l'in
dividuo non è consapevole oppure e' consapevole solo in parte;


di analogo significato il rilievo assunto da quelli che vengono genericamente definiti traumi psichici (in senso lato) e dai corrispondenti conflitti, 
nella vita infantile e adulta in quanto fattori psicopatogeni, ed in particolar modo per carenze e vicende affettive incongrue nel rapporto madre-bambino della prima infanzia;


infine, il carattere fondamentalmente dinamico della vita psichica, nel senso di un continuo 
divenire e interagire di forze istintuali, risposte affettivo-emotive correlate agli 
eventi della realtà esterna oppure interna.

L'indirizzo psicodinamico si estende allo studio del rapporto medico-paziente che 
appare intriso e motivato da fattori inconsci o inavvertiti, interagenti reciprocamente tra paziente e medico nel favorire od ostacolare i comportamenti funzionali, ad esempio, 
al miglioramento e alla guarigione, alla comprensione e alla comunicazione interpersonale e all'integrazione tra farmacoterapia e psicoterapia.

Estensioni dell'indirizzo 
psicodinamico possono essere considerare diverse possibilità applicative (a loro volta psicoterapiche) 
verso il gruppo familiare, verso l'ambiente medico o verso il gruppo curante (la cosiddetta 
psichiatria di collegamento o "liaison-psichiatry") e nei confronti della preparazione e formazione dei medici, infermieri, degli assistenti sociali.


È indubbio che l'approccio psicodinamico puo' a buon titolo apparire un aspetto 
indispensabile all'attività clinica quotidiana dello psichiatra, dal momento che appare offrire prospettive ed 
ipotesi interpretative atte ad approfondire in maniera  più adeguata il mondo soggettivo e relazio
nale del paziente, soprattutto per quanto concerne le strutture intrapsichiche e le 
componenti psicogenetiche del comportamento disturbato dell'uomo.

Tale approccio 
- oltre a favorire maggior tolleranza, umanità e disponibilità alla percezione com
prensiva della sofferenza psichica - ha contribuito in modo innovatorio a valorizzare la storia individuale e il racconto dettagliato delle vicende personali ed esistenzia
li, dalla nascita alla vecchiaia, arricchendo enormemente il significato dell' anamnesi psicopatologica e biografica del paziente, nonché il significato della relazionalità 
terapeutica.

Note sull'indirizzo psicodinamico in psichiatria

Sempre relativamente all'argomento "psicodinamica" rimandiamo anche ai seguenti post:
introduzione alla psicodinamica
diagnosi in psicodinamica

Indirizzo psicodinamico in psichiatria: comprende il grandissimo numero di osserva
zioni, esperienze, teorie e tecniche derivate dalla psicoanalisi freudiana e dai suoi successivi 
sviluppi, tutti più o meno distanti e diversificati rispetto al pensiero originario di Freud. 





Comuni a tale indirizzo possono essere considerati i seguenti punti:

presupposto fondamentale e' l'esistenza di una vita mentale inconscia, riconoscibile solo indirettamente attraverso i sintomi, i comportamenti, i pensieri,  e le tendenze della cui natura, significato e origine l'in
dividuo non è consapevole oppure e' consapevole solo in parte;


di analogo significato il rilievo assunto da quelli che vengono genericamente definiti traumi psichici (in senso lato) e dai corrispondenti conflitti, 
nella vita infantile e adulta in quanto fattori psicopatogeni, ed in particolar modo per carenze e vicende affettive incongrue nel rapporto madre-bambino della prima infanzia;


infine, il carattere fondamentalmente dinamico della vita psichica, nel senso di un continuo 
divenire e interagire di forze istintuali, risposte affettivo-emotive correlate agli 
eventi della realtà esterna oppure interna.

L'indirizzo psicodinamico si estende allo studio del rapporto medico-paziente che 
appare intriso e motivato da fattori inconsci o inavvertiti, interagenti reciprocamente tra paziente e medico nel favorire od ostacolare i comportamenti funzionali, ad esempio, 
al miglioramento e alla guarigione, alla comprensione e alla comunicazione interpersonale e all'integrazione tra farmacoterapia e psicoterapia.

Estensioni dell'indirizzo 
psicodinamico possono essere considerare diverse possibilità applicative (a loro volta psicoterapiche) 
verso il gruppo familiare, verso l'ambiente medico o verso il gruppo curante (la cosiddetta 
psichiatria di collegamento o "liaison-psichiatry") e nei confronti della preparazione e formazione dei medici, infermieri, degli assistenti sociali.


È indubbio che l'approccio psicodinamico puo' a buon titolo apparire un aspetto 
indispensabile all'attività clinica quotidiana dello psichiatra, dal momento che appare offrire prospettive ed 
ipotesi interpretative atte ad approfondire in maniera  più adeguata il mondo soggettivo e relazio
nale del paziente, soprattutto per quanto concerne le strutture intrapsichiche e le 
componenti psicogenetiche del comportamento disturbato dell'uomo.

Tale approccio 
- oltre a favorire maggior tolleranza, umanità e disponibilità alla percezione com
prensiva della sofferenza psichica - ha contribuito in modo innovatorio a valorizzare la storia individuale e il racconto dettagliato delle vicende personali ed esistenzia
li, dalla nascita alla vecchiaia, arricchendo enormemente il significato dell' anamnesi psicopatologica e biografica del paziente, nonché il significato della relazionalità 
terapeutica.

8 dicembre 2009

Diversita' ed omofobia, educazione e prevenzione

Segnaliamo la recensione pervenutaci del libro:

L'identità  sessuale a scuola, Educare alla diversità  e prevenire l'omofobia
Ed. Liguori, Napoli
(A cura di Federico Batini e Barbara Santoni)




La diversità  non è soltanto quella culturale o di provenienza geografica. Come ci si può comportare quando uno studente viene chiamato “finocchio” e preso in giro per il suo orientamento sessuale? Come affrontare l’argomento dell’identità sessuale in classe? Omosessualità e transessualismo stanno diventando sempre più visibili all’interno della nostra società. Gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado discutono di questi argomenti sempre più spesso e cominciano a formare le loro opinioni e atteggiamenti in proposito. Parallelamente a una diffusione di informazioni distorte e parziali da parte dei media cresce la curiosità ma anche l’intolleranza verso le diversità sessuali e i casi di bullismo omofobico nei contesti scolastici, con conseguenze anche gravissime per chi ne è fatto oggetto. Pregiudizi sessuali e stereotipi di genere sono così diffusi nella nostra società che spesso insegnanti ed educatori sono a loro volta disinformati e impreparati ad affrontare questi temi. Questo libro raccoglie per la prima volta in Italia contributi scientifici da parte di professionisti impegnati in vari ambiti (clinico, sociale, pedagogico) su questi argomenti per dare una risposta a queste domande e fornire agli insegnanti strumenti teorici, metodi, attività e pratiche di intervento per la prevenzione del bullismo omofobico e l’educazione alle diversità sessuali. 

Autori del volume sono:
Federico Batini, Davide Dèttore, Antonella Montano, Luca Pietrantoni, Gabriele Prati, Barbara Santoni

Il libro è strutturato in due parti. La prima analizza la storia dei pregiudizi e della discriminazione verso persone omosessuali e transessuali e descrive la loro situazione attuale. Questa parte è divisa in tre capitoli:
PARTE I:
Cap. 1: Omosessualità  e omofobia oggi (Gabriele Prati – Luca Pietrantoni)
Cap. 2: Origini sociali, culturali e storiche dell'omofobia (Davide Dèttore)
Cap. 3: La questione “trans” (Barbara Santoni)
La seconda parte descrive la formazione psicologica della propria identità in adolescenti omosessuali e transessuali, le dinamiche del pregiudizio nei contesti scolastici e descrive delle modalità di intervento per prevenire il bullismo omofobico, educare alle diversità sessuali e gestire l'integrazione delle nuove famiglie, costituite da genitori omosessuali. Questa parte è divisa in quattro capitoli:
PARTE II
Cap. 4: Identità  sessuali diverse in adolescenza (Santoni - Montano)
Cap.5: Le dinamiche del pregiudizio e della discriminazione nei contesti scolastici (Prati - Pietrantoni)
Cap. 6: Educare alle diversità e prevenire il bullismo omofobico nelle scuole (Santoni - Batini) 
Cap. 7 - Comprendere la diversità delle famiglie. Cosa gli insegnanti dovrebbero conoscere
(Antonella Montano)

 Il volume è rivolto a insegnanti, a tutti gli operatori del lavoro sociale (psicologi, formatori, educatori, orientatori, animatori ecc.) e a tutte le persone interessate ad approfondire questi argomenti e ad avere degli strumenti operativi per affrontarli in contesti diversi.