16 luglio 2009

Un abbraccio per guarire


"... Tutti se ne vanno, ma rimane quest'uomo, che mi dice di essere la persona che sostituisce mio babbo. Mi dice ancora che ho sbagliato e devo capire il mio errore, ma che non sono da condannare.
Poi mi abbraccia.

Questa seconda parte del sogno la ricordo come molto lunga.

Si svolge tutta in questo abbraccio e in tutte le sensazioni legate ad esso.

In un primo momento penso che mi abbracci come gesto simbolico di amicizia o affetto.
Quindi lo riabbraccio e mi stacco da lui.

Ma lui mi trattiene fra le braccia.

Rimango allora là, quasi per educazione, in attesa che mi lasci.
Ma lui continua a tenermi abbracciata.

Comincio ad intuire che vuole farmi capire che un abbraccio non è solo un gesto, ma è una cosa da vivere, da sentire, un modo per scambiarsi sensazioni profonde.

Capisco anche però che, per apprezzare questo abbraccio, dovrei lasciarmi andare, cosa che stento a fare.

Alla fine, merito anche delle sensazioni che comunque, mio malgrado, mi arrivano, decido di lasciarmi andare a quello che sento.

La sensazione è bellissima.

Come essere immersi in un'altra dimensione, piena di... Amore.

E' un abbraccio che guarisce ogni male.
MA....
in fondo a me stessa rimane ugualmente un'inquietudine.

Mi chiedo se è il caso di proseguire.

Ma per quanto cerchi delle spiegazioni, mi rendo conto che non esiste nessun motivo perchè debba interrompere questo abbraccio.

Al'improvviso, però, rifletto sul fatto che quest'uomo che dice di sostituire mio padre NON è mio padre!

E che rimanere in questo abbraccio potrebbe portare anche delle conseguenze... visto che siamo un uomo e una donna...

Il sogno finisce con l'abbraccio che continua, ma con questa inquietudine su cosa potrebbe succedere..."

*****

tratto da: 'la ragione degli affetti':

... Il fine dell’analisi è quel fine-analisi in cui il paziente (analizzando) torna alla norma proponendo sé stesso come testimone nella memoria, agente nella prassi, una storia di rapporto che la norma non aveva previsto come possibile ; per comprendere questo è la norma a doversi dotare di quegli stessi affetti di cui deve essere dotato l’analista: e ciò per opporsi a quella scissione tra ragione ed affetti che la norma pare proporre come ineludibile.

È nella ‘norma’ dunque che deve potersi ritrovare ciò che in analisi si è trovato.

Forse, allora, si deve distinguere tra domande cui la ragione può accostarsi ed altre che dalla ragione non possono avere risposta. Poiché qualunque risposta possibile rischia, ancora una volta, di produrre una ‘stonatura’: può essere infatti che, in ogni modo, la ragione incrini, interrompa, il fluire degli affetti, contrapponendosi ad essi.

Ma noi sappiamo che -nella realtà, ed anche nella realtà di una cura- accade, talora, proprio il contrario: e cioé che sia l’affetto, -l’amore così come comunemente lo si intende- ad interrompere l’ordine del discorso, incrinando la ragione.

È che le cose le posso seppellire anche sotto quintali di sabbia, ma il vento pian piano le riscopre. Penso che ci sia un mare in mezzo a noi, che ci divide, ma che ci tocca entrambi e ci mantiene uniti.

Allora, dobbiamo dire che l’unica risposta possibile è, forse, in quell’attimo di esitazione e di incertezza che ci coglie prima di ogni possibile risposta; in quell’attimo di silenzio nel quale ogni parola pare sviata, smarrita nel labirinto dell’inconscio: è solo in quell’attimo che è possibile capire quale possa essere - come e dove possa ancora ritrovarsi- la ragione degli affetti.

“...Ed è quando l’essenziale del linguaggio si blocca, in quanto è venuto meno, che la parola vera può sorgere.” Scopriamo così che “...il linguaggio è uno schermo. La volontà è una macchia sulla vista. La coscienza è un demone... Tutti servono delitto e morte. La lucidità, la ragione, il linguaggio muoiono incessantemente.” (Quignard, 1995).

È nel silenzio di un vuoto colmato che può forse emergere la risposta più vera, che è tale anche perché inesprimibile.
Cosicché l’inconscio, in quell’attimo, non ha più bisogno di parole.

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