20 luglio 2009

La Societa' di Psichiatria sull'immigrazione

Riporto anche il comunicato della Societa' Italiana di Psichiatria relativo alla questione 'medici ed immigrazione clandestina' del 'decreto sicurezza' del governo. (nel sito anche: medici ed immigrazione clandestina) (fonte: psichiatria.it)

LA SOCIETA’ ITALIANA DI PSICHIATRIA (S.I.P.) ESPRIME PREOCCUPAZIONE PER LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI NEGATIVE SULLA SALUTE MENTALE, INDIVIDUALE E DI COMUNITA’, DELL’ABOLIZIONE DEL DIVIETO DI SEGNALAZIONE DA PARTE DEI PROFESSIONISTI SANITARI DEGLI STRANIERI SENZA REGOLARE PERMESSO DI SOGGIORNO.

La Società Italiana di Psichiatria esprime la propria preoccupazione per quanto approvato al Senato nel Disegno di Legge sulla Sicurezza ove si prospetta la possibilità per i medici di segnalare alle autorità competenti la presenza di persone immigrate senza regolare permesso di soggiorno che si rivolgono ai presidi sanitari pubblici o privati per la richiesta di prestazioni sanitarie. Tale provvedimento, oltre ad essere contrario ai principi deontologici cui si ispira la professione medica, è potenzialmente in grado di apportare danni alla salute mentale individuale e di comunità, poiché soggetti con problemi di salute mentale irregolarmente presenti sul territorio nazionale potrebbero essere indotti a non richiedere assistenza alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

I servizi di salute mentale (SSM) territoriali sono in Italia servizi di primo livello, a cui le persone possono rivolgersi direttamente, anche senza invio del Medico di Medicina Generale (MMG). La crescita dell’informazione nella popolazione italiana relativa ai disturbi mentali e alle possibilità di cure ha accresciuto negli ultimi anni la proporzione di persone che accedono ai SSM per mezzo dell’invio da parte di altri servizi, in primis MG, ma anche direttamente, grazie a un rapporto di fiducia instaurato nel tempo nel territorio. I migranti rappresentano una fascia della popolazione in continua crescita presso i SSM e la ricerca scientifica ha mostrato che questo incremento delle presenze corrisponde, oltre che all’incremento demografico, a un aumentato bisogno di cure e attenzione in questa fascia di popolazione, particolarmente vulnerabili ai disturbi mentali anche gravi. Il decreto in oggetto comporterebbe un pericoloso evitamento del ricorso alle cure psichiatriche da parte dei migranti irregolari, che finirebbero per giungere all’attenzione psichiatrica solo quando il disturbo è di gravità tale da richiedere cure sanitarie urgenti, quindi presumibilmente da effettuare in regime ospedaliero, con gravi conseguenze, tra cui: un accumulo di bisogni insoddisfatti di salute individuale e pubblica; una paradossale diminuzione della sicurezza della comunità; un aumento dei costi sanitari. Inoltre, la relazione terapeutica verrebbe ad essere minata alla radice, a causa dell’impossibilità di instaurare fiducia nei confronti del medico, vissuto continuamente come un potenziale “segnalatore all’autorità”, ruolo decisamente antitetico a quello di psichiatra. Infine, la psichiatria dovrebbe gestire conflitti di difficile soluzione, tra pazienti “impauriti” e al contempo bisognosi di cure e sanitari in difficoltà ad operare il ruolo del medico, di fronte all’obbligo di denuncia.

Senza entrare nel merito degli orientamenti generali del legislatore, la S.I.P., alla luce della proposta di introduzione del reato di clandestinità nel nostro ordinamento, chiede che il Governo e i Ministeri competenti si impegnino per fornire operatori sanitari e alla popolazione riguardo le cure sanitarie per gli immigrati, assicurando che il Servizio Sanitario Nazionale possa continuare a garantire le prestazioni sanitarie curative e preventive necessarie per la tutela della salute individuale e collettiva garantita dalla nostra Costituzione.

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