26 giugno 2009

Le emozioni e la coscienza

Derek Denton, neurobiologo, indaga i meccanismi che ci inducono a pensare.
Il libro è: "Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza", per Bollati Boringhieri.


Come funziona la coscienza? Che cosa avviene nel nostro cervello quando decidiamo di richiamare alla mente un passaggio musicale di Mozart, o desideriamo tirare un respiro profondo o ci sentiamo invasi dal mal di denti? Scoprire in che modo le strutture cerebrali producano la consapevolezza di sé costituisce probabilmente la massima sfida delle neuroscienze.

Denton avanza un’ipotesi nuova: la coscienza si sarebbe progressivamente manifestata nel corso dell’evoluzione sotto forma di «emozioni primordiali», come la fame, la sete, il bisogno d’aria, il desiderio sessuale, cioè quelle forme impellenti di eccitamento che sono altamente funzionali alla sopravvivenza di un organismo, in quanto lo costringono ad agire, talvolta per scongiurare una minaccia alla sua esistenza. L’ipotesi si basa anche su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell’organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali, oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza, costituiscono il fondamento delle varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani.

«La mente è ciò che il cervello fa - afferma Denton nel suo libro - ci sono persone per le quali tale affermazione suona assurda e inaccettabile e altre, compreso me, per le quali non fa una grinza ed è, anzi, perfino ovvia. Temo che questi due gruppi di persone non potranno mai capirsi. A volere essere precisi la mente è in effetti solo parte di ciò che il cervello fa: quest'ultimo in­fatti respira e metabolizza zuccheri, ma noi non definiamo mente tali attività. Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portarsi un cucchiaio alla bocca. Noi chiamiamo mente ciò che di più alto, cioè a noi più gradito, il cervello fa. Un capitolo particolare, e particolarmente gradito, delle estrinsecazioni della mente è poi rappresentato dalla coscienza, ciò che ci permette di sapere dove siamo in questo momento e di sapere che lo sappiamo».

«Denton propone un possibile elemento costitutivo della coscienza primaria, l'enterocezione, cioè la percezione non degli eventi esterni, ma di quelli interni al nostro corpo, come appunto gli stimoli primari della fame e della sete, che non ci abbandonano mai e che accompagnano come un leitmotiv di fondo tutti gli attimi della nostra vita. Il contatto continuo con questa nostra interiorità corporea starebbe quindi alla base dell'emergere di una coscienza di sé che dovrebbe poi arricchirsi di tutti gli altri elementi che conosciamo. Il libro ci conduce attraverso i dettagli teorici e sperimentali di questa coinvolgente proposta, che ha anche il merito di tracciare un'affascinante linea di continuità fra le diverse specie animali, che sfocerebbe poi nel nostro complesso, intellettualizzato e autoconversante modo di vivere la coscienza in ogni frangente della quotidianità». (fonte: Corriere della Sera)

Le emozioni primordiali Gli albori della coscienza
Derek Denton
Traduzione di Giuliana Olivero
Prefazione di Jean-Pierre Changeux
2009
Collana «Saggi scienze»
Prezzo €35,00
pp. 350 con 16 ill.

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