30 giugno 2009

Antidepressivi in medicina generale


I medici di medicina generale sono in grado di riconoscere e trattare una persona affetta da depressione ed il 30% circa delle prescrizioni di antidepressivi e' effettuato dai medici di medicina generale di propria iniziativa.

Uno studio multicentrico dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita') ha rivelato che disturbi psichici sono presenti in 1 paziente su 8 (12,4%) tra quanti contattano un medico di medicina generale; aggiungendo a questi anche i disturbi definiti "sottosoglia" (quadri clinici attenuati e/o atipici) il rapporto diventa di 1 a 4 (23,6%).

Circa l'80% dei disturbi depressivi che giungono all'osservazione dei medici di medicina generale e' mascherata da sintomi somatici cardaci, gastrointestinali, genito urinari e persino osteo-artro-muscolari, anche riferiti a patologia organica realmente esistente.

In passato i medici di medicina generale sono stati accusati di sottostimare e sottocurare la depressione; in realta' negli ultimi 20 anni e' aumentato di molto - come noto - l'uso di antidepressivi, specie i serotoninergici (SSRI); cio' dipende in qualche misura anche da una maggiore maneggevolezza di questi farmaci rispetto alle precedenti classi di antidepressivi e dalle frequenti prescrizioni da parte di non specialisti (per l'appunto i medici di medicina generale).

Tuttavia, in numerose forme genericamente definibili come "depressive" non vi sono prove chiare dell'efficacia del trattamento farmacologico; sarebbe quindi auspicabile la valutazione dell'opportunita' di un intervento di tipo psicoterapico, prassi tuttavia ancora fortemente carente nell'approccio al paziente 'depresso' da parte del medico di medicina generale.

fonte: Morelli et al., Toscana medica, 2009

29 giugno 2009

Sull'uso dei farmaci

I «malati di medicine» aumentano progressivamente ed inersorabilmente. Solo per fare un esempio, in Italia sono stati 11.493 i casi di reazioni avverse a farmaci segnalati l´anno scorso, oltre il doppio rispetto al 2005.
In Francia, primo mercato europeo per l´industria farmaceutica, ci sono ogni anno 13 mila vittime e quasi il 10% dei ricoveri in ospedale è dovuto a effetti nocivi di medicinali.

«Non cerchiamo in farmacia la soluzione di tutti i problemi - Silvio Garattini, direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, punta il dito sul corretto uso dei farmaci - pochi principi attivi funzionano nel 100% dei pazienti. Spesso i loro effetti si limitano al 70%, o magari solo al 15. Ogni medicina ha alle spalle test clinici lunghi. Si studia l´eventuale tossicità, se ne valutano i benefici. Ma gli esami preliminari coinvolgono un numero limitato di pazienti, mentre alcuni effetti collaterali sono rari. Possono emergere solo quando il farmaco è usato su larga scala. Per questo ogni paese ha un sistema di farmacovigilanza. Se questi allarmi sono numerosi e gravi, si può arrivare al ritiro del farmaco».

«L´Europa dei farmaci non è unita - continua Garattini - e ognuno fa valutazioni indipendenti. Occorre un accordo fra i governi. I farmaci ci hanno risolto grossi problemi di salute, è innegabile. Ma questo non giustifica una società che sta diventando farmacocentrica. Crediamo che basti una medicina per ogni problema, invece bisognerebbe adottare uno stile di vita corretto per prevenire le malattie».

fonti: La Repubblica e La Stampa

link nel sito:

abuso di psicofarmaci

malati di farmaci, recensione del libro di M. Di Leo

Farma&Co, di M.Angell

27 giugno 2009

Uomini e donne



"... La razza umana è iniziata da una «lei», e per 50 mila anni la donna è stata sacra.
Quel che è successo poi lo racconta un saggio di Rosalind Miles, Elliot edizioni, 2009.

Il cromosoma Y che fa di un essere umano un maschio, è considerato da alcuni scienziati un errore genetico, «una X deforme e spezzata». È assodato che la razza umana comincia con un ominide femmina, madre di tutti gli esseri umani esistenti, sorgente di tutti i geni e vissuta in Africa 300 mila anni fa.

Nel 1848 la signora Dawson chiese il divorzio: il marito l'aveva tradita e violentata, L'Alta corte di giustizia inglese respinse la richiesta perché «non può nutrirsi dubbio alcuno sul predominio generale che la legge d'Inghilterra attribuisce al marito sulla moglie: egli può tenerla con la forza e gli è consentito picchiarla».

Compiti della donna nell'Età della Pietra: raccolta del cibo, cura dei bambini, lavorazione delle pelli, cucina, fabbricazione di oggetti di ceramica, intreccio di erbe, canne e corteccia per costruire canestri, fabbricazione di ripari (temporanei o permanenti), 'costruzione di utensili (spatole di pietra per raschiare le pelli e lame per recidere i tendini degli animali e lavorare gli indumenti), utilizzo medicinale di piante ed erbe. Nell'Età della Pietra le donne producevano fino all'80% del cibo assunto ogni giorno dalla tribù. A quel tempo, il rapporto tra il lavoro svolto dalle donne e quello svolto dagli uomini era di 5 a 1.

Le donne oggi costituiscono un terzo della forza lavoro nominale nel mondo, percepiscono soltanto il dieci per cento del reddito mondiale e possiedono solo l'un per cento della proprietà.

La donna fu sacra per almeno 25 mila anni o forse 50 mila. Il Punto è che non s'era messo in rapporto l'atto sessuale con la riproduzione, e le gravidanze parevano fioriture spontanee del misterioso essere femminile. Ancora oggi certi aborigeni australiani credono che nelle pozze d'acqua o nei tronchi degli alberi vivano spiriti bambini, i quali s'infilano nel corpo delle donne, gonfiandolo...

«La donna non è fatta a immagine di Dio, mentre l'uomo soltanto è l'immagine di Dio» (Sant' Agostino). «Gli uomini hanno autorità sulle donne poiché Dio ha preferito alcune creature ad altre!» (Maometto). «L'uomo è paradiso, la donna inferno» (proverbio arabo), «Dio formò il suo corpo perché appartenesse a un uomo, perché avesse figli e li allevasse!» (Lutero). «Presto sposa e presto morta» (motto delle donne indiane).

Nella Cina prerivoluzionaria l'uomo che si rifiutava di picchiare la moglie ogni sera poteva essere gettato nelle prigioni sotterranee dal magistrato locale o dal padrone delle terre. "

fonte:
G. dell'Arti, recensione del libro: Chi ha cucinato l'ultima cena? di Rosalind Miles, Elliot, pagg. 448, euro 18,50

26 giugno 2009

Le emozioni e la coscienza

Derek Denton, neurobiologo, indaga i meccanismi che ci inducono a pensare.
Il libro è: "Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza", per Bollati Boringhieri.


Come funziona la coscienza? Che cosa avviene nel nostro cervello quando decidiamo di richiamare alla mente un passaggio musicale di Mozart, o desideriamo tirare un respiro profondo o ci sentiamo invasi dal mal di denti? Scoprire in che modo le strutture cerebrali producano la consapevolezza di sé costituisce probabilmente la massima sfida delle neuroscienze.

Denton avanza un’ipotesi nuova: la coscienza si sarebbe progressivamente manifestata nel corso dell’evoluzione sotto forma di «emozioni primordiali», come la fame, la sete, il bisogno d’aria, il desiderio sessuale, cioè quelle forme impellenti di eccitamento che sono altamente funzionali alla sopravvivenza di un organismo, in quanto lo costringono ad agire, talvolta per scongiurare una minaccia alla sua esistenza. L’ipotesi si basa anche su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell’organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali, oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza, costituiscono il fondamento delle varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani.

«La mente è ciò che il cervello fa - afferma Denton nel suo libro - ci sono persone per le quali tale affermazione suona assurda e inaccettabile e altre, compreso me, per le quali non fa una grinza ed è, anzi, perfino ovvia. Temo che questi due gruppi di persone non potranno mai capirsi. A volere essere precisi la mente è in effetti solo parte di ciò che il cervello fa: quest'ultimo in­fatti respira e metabolizza zuccheri, ma noi non definiamo mente tali attività. Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portarsi un cucchiaio alla bocca. Noi chiamiamo mente ciò che di più alto, cioè a noi più gradito, il cervello fa. Un capitolo particolare, e particolarmente gradito, delle estrinsecazioni della mente è poi rappresentato dalla coscienza, ciò che ci permette di sapere dove siamo in questo momento e di sapere che lo sappiamo».

«Denton propone un possibile elemento costitutivo della coscienza primaria, l'enterocezione, cioè la percezione non degli eventi esterni, ma di quelli interni al nostro corpo, come appunto gli stimoli primari della fame e della sete, che non ci abbandonano mai e che accompagnano come un leitmotiv di fondo tutti gli attimi della nostra vita. Il contatto continuo con questa nostra interiorità corporea starebbe quindi alla base dell'emergere di una coscienza di sé che dovrebbe poi arricchirsi di tutti gli altri elementi che conosciamo. Il libro ci conduce attraverso i dettagli teorici e sperimentali di questa coinvolgente proposta, che ha anche il merito di tracciare un'affascinante linea di continuità fra le diverse specie animali, che sfocerebbe poi nel nostro complesso, intellettualizzato e autoconversante modo di vivere la coscienza in ogni frangente della quotidianità». (fonte: Corriere della Sera)

Le emozioni primordiali Gli albori della coscienza
Derek Denton
Traduzione di Giuliana Olivero
Prefazione di Jean-Pierre Changeux
2009
Collana «Saggi scienze»
Prezzo €35,00
pp. 350 con 16 ill.

25 giugno 2009

Problemi sessuali

Riferimenti rapidi alle pagine del blog sul tema: problemi di tipo sessuale.

Considerazioni generali sulla sessualita' normale
: E' difficile dare una definizione della sessualità normale. E' più facile definire una sessualità abnorme - cioé, un comportamento sessuale che ha effetto distruttivo sulla persona stessa oppure sugli altri...

Identita' sessuale e di genere: L'identità di genere, secondo Robert Stoller, "connota gli aspetti psicologici del comportamento correlati alla mascolinità e alla femminilità".
Egli considera il genere come fattore sociale e il sesso come un fattore biologico: "Più spesso le due cose sono relativamente congrue, cioè i maschi agiscono da maschi e le femmine da femmine".

La classificazione delle disfunzioni sessuali secondo il DSM:
Vengono elencate sette principali categorie di disfunzioni sessuali:

1) disturbi del desiderio sessuale,
2) disturbi dell'eccitazione sessuale,
3) disturbi dell'orgasmo,
4) disturbi da dolore sessuale,
5) disfunzione sessuale dovuta a una condizione medica generale,
6) disfunzione sessuale indotta da sostanze,
7) disfunzione sessuale non altrimenti specificata.

Psicodinamica delle disfunzioni sessuali: Le disfunzioni sessuali possono essere per la maggior parte classificate co­me disturbi del desiderio, dell'eccitamento o dell'orgasmo...

Considerazioni generali sulla terapia delle disfunzioni sessuali: Il clinico che valuta a livello diagnostico disturbi sessuali funzionali deve decidere se prescrivere una terapia sessuale breve, una terapia della coppia, una psicoterapia dinamica o psicoterapia espressivo-supportiva o una qualunque combinazione di questi approcci...

Problemi sessuali dovuti all'uso dei farmaci antidepressivi
: Quasi tutti gli agenti farmacologici uti­lizzati in psichiatria come antidepressivi sono stati associati a effetti sulla ses­sualità in termini di disfunzioni sessuali. Negli uomini questi effetti comprendono una ridu­zione dell'attività sessuale, mancanza di erezione (impoten­za) ed eiaculazione ritardata. Nelle donne possono manifestarsi ri­duzione dell'attività sessuale, riduzione della lubrificazione vaginale, inibizione o ritardo dell'orgasmo...

E' da tenere presente tuttavia che il calo del desiderio sessuale può essere anche sintomo della depressione, pertanto non è facile stabilire se il disturbo è dovuto al medicinale che si sta assumendo o alla malattia... (altre considerazioni su: farmaci psicotropi e problemi di tipo sessuale).

22 giugno 2009

Si può fare, Claudio Bisio (recensione e presentazione)



Milano, primi anni '80: Claudio Bisio è un sindacalista. Crede nella solidarietà ma anche nella responsabilità e nell' iniziativa. Va a finire in una cooperativa di freschi ex degenti manicomiali: è da poco entrata in vigore la Legge 180 nota con il nome del suo ispiratore, lo psichiatra Basaglia (13 maggio 1978).

Ma la cooperativa è tuttora dominata dalla supervisione di uno psichiatra di vecchia scuola che crede nei farmaci e non nell' emancipazione del lavoro.

Nello non sa niente di psichiatria ma si lascia guidare dall' istinto e da una semplice idea: «quello che fa stare bene me farà stare meglio anche loro», e con tutte le difficoltà trasforma i picchiatelli in richiestissimi parquettisti: infatti il disastro che combinano al primo lavoro viene scambiato per originale creatività.

E così avanti fra cadute, crisi, fallimenti, ritorno indietro.

Non è pura invenzione: lo sceneggiatore del film lesse molti anni fa un articolo che raccontava l' esperienza di un sindacalista e di una cooperativa in provincia di Pordenone. Non una fiaba, non un' utopia ma la prova che, se si vuole, «si può fare».

fonte: La Repubblica, ottobre 2008

Si può fare
Un film di Giulio Manfredonia. Con Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Bebo Storti, Andrea Bosca, Giovanni Calcagno, Michele De Virgilio, Carlo Giuseppe Gabardini, Andrea Gattinoni, Natascia Macchniz, Rosa Pianeta, Daniela Piperno, Franco Pistoni, Pietro Ragusa, Franco Ravera, Maria Rosaria Russo.

Genere: Commedia, colore 111 minuti.
Produzione Italia 2008.

link nel sito: cinema e psichiatria

19 giugno 2009

Il "perturbante" nel cinema


Il cinema incontra la psicoanalisi con «Estraneo e Familiare» (Spazio Oberdan, Cinema Oberdan a Milano, fino al 2 luglio, alle ore 21), il nuovo ciclo di film proposto dalla collaborazione di Fondazione cineteca italiana con il Centro milanese di psicoanalisi «Cesare Musatti».

Familiarità contrapposta ad estraneità, quindi, nella messa in scena della dialettica intrinseca dei due concetti, mediata dalla rappresentazione cinematografica.

«Abbiamo scelto il tema - spiega uno degli oranizzatori della rassegna - riferendoci al concetto di “perturbante” in Freud (nel rapporto tra estraneo e familiare si creano - anche - situazioni di angoscia, che nel bambino, per esempio, sfociano nel pianto), contestualizzandolo nella realtà sociale di oggi dove il macrofenomeno della globalizzazione e dei flussi migratori, ci ha messo a contatto con l'“estraneo”. Un estraneo comunque familiare che suscita la necessità di vedere ciò che realmente è estraneo e ciò che ci è invece familiare.

In programma quattro film che hanno in comune la capacità di far emergere il tema nelle sue diverse articolazioni, dal passato ad oggi, seguiti da altrettanti incontri con esperti, per esplorare e interpretare la tematica in questione.

Dopo 'Respiro' di Emanuele Crialese, in programma Il terzo uomo (stasera, ore 21), il film del 1949 di Carol Reed sceneggiato da Graham Greene e interpretato da Orson Welles e Alida Valli, che fa emergere il «perturbante» dei protagonisti attraverso il confronto con le rispettive vicende esistenziali.

Giovedì 25 (ore 21) sarà la volta, invece di Niente da nascondere, premio Fipresci della Giuria e premio per la Miglior regia entrambi ottenuti al Festival di Cannes edizione 2005, diretto dal regista austriaco Michael Haneke, fresco di Palma d’Oro con il Il nastro bianco, film in bianco e nero di grande effetto, ambientato in un villaggio rurale della Germania Nordorientale alla vigilia dello scoppio del primo conflitto mondiale.

Chiude il ciclo Il volto, il bellissimo film di Ingmar Bergman del 1958, (giovedì 2 luglio, ore 21) che ambienta nell’Ottocento la storia di una compagnia di giro, guidata da un mago illusionista, chiamata a esibirsi di fronte a un gruppo di notabili. Fra di loro un uomo di scienza deciso a smascherare i trucchi degli «artisti».

Cinema Oberdan, Milano, fino al 2 luglio

link nel sito:
cinema e psichiatria

17 giugno 2009

Carta di vita


dal sito della associazione Luca Coscioni:

" Mettiamo a disposizione, a scopo esemplificativo, la "Carta di Vita" per il tuo testamento biologico, un testo e un'iniziativa elaborata dalle associazioni "Luca Coscioni" e "A Buon Diritto".

In assenza di una legge, perché quella dichiarazione sia giuridicamente efficace, va sottoscritta e consegnata seguendo la procedura che abbiamo individuato nella certificazione notarile, perché solo questa le dà il massimo grado di certezza e di affidabilità.

Tuttavia in assenza di tale certificazione, si può sottoscrivere e tenerne una copia per se e una copia inviandola a noi o scansionata via email a
info@lucacoscioni.it oppure stampandola e inviando a Associazione Luca Coscioni, Via di Torre Argentina 76 - 00186 Roma. "

Scarica, stampa e invia la Carta di Vita per il tuo testamento biologico [pdf] (il link è al sito della associazione)

link in questo sito:
testamento biologico fondazione veronesi
medici e testamento biologico
in merito ad idratazione e nutrizione

1973, Franco Basaglia


Foto e filmati d'epoca della vita e della istituzione manicomiale, per ricostruire trent'anni di deistituzionalizzazione.

Manicomio di Gorizia nel 1968: che cos'è questo famoso laboratorio di Marco Cavallo, realizzato a Trieste nel 1973? Che faccia hanno fatto i matti di Basaglia quando lui li portò, nel 1975, in aereo, per sorvolare Trieste e Venezia?

È on line l'archivio fotografico dell'ex Ospedale psichiatrico di Trieste, dove Franco Basaglia avviò la sperimentazione della deistituzioanlizzazione che portò poi - nel 1978 - alla legge 180.

Una documentazione straordinaria, per intensità emotiva e fedeltà dei contenuti, che arriva fino ai giorni nostri, con le foto scattate nei laboratori, nelle cooperative sociali e nei "gruppi appartamento" che della legge Basaglia sono figli.

Un archivio che «più che una memoria vuole essere uno strumento per far sapere come superare il modello manicomiale».

link: www.deistituzionalizzazione-trieste.it

12 giugno 2009

I buoni genitori di Chiara Lalli


Basta l’amore per essere genitori. Buoni genitori. Fra verità (scientifiche) e incertezze, un’intervista a Chiara Lalli, autrice di un libro sul tema in uscita in questi giorni e presentato il 17 giugno alla Feltrinelli di Viale Orlando (Roma)

Chiara Lalli, docente universitaria, il tuo ultimo libro, “Buoni genitori“, in uscita per Il Saggiatore, racconta storie di coppie di fatto, anche omosessuali, e dei loro figli. Per farci capire che il vincolo relazionale non è necessariamente biologico e l’affetto è un legame che va oltre quello di sangue.

Buoni genitori, Il Saggiatore, Milano, 2009

link all'intervista all'autrice

11 giugno 2009

Incontri

" ... la psicoterapia di gruppo offre maggiori potenzialità nel rappresentare la realtà così come la si può trovare nel mondo esterno.

La condizione “isolata” del setting individuale, meno realistica, può, in alcune occasioni e per alcuni pazienti che hanno raggiunto un buon livello di integrazione dell’Io, diventare limitativa perché troppo rassicurante e poco adattabile alla più complessa realtà in cui si trovano a vivere.

...

Ricercare un’adeguatezza affettiva al setting di gruppo significa per il paziente diventare adulto e ciò, per certi versi, corrisponde ad essere sano.

Inoltre l’analisi di gruppo può diventare l’occasione per ricercare un “di più” nelle relazioni, attraverso la conoscenza di sé e dell’altro che diventa contemporaneamente il tramite e la meta della ricerca stessa.

Mosse dal desiderio, più che dal bisogno, le persone scelgono ogni volta di far parte di un contesto in cui si promuove la responsabilità della presenza a se stessi e agli altri."

dal sito 'Incontri' di francesca mancini

8 giugno 2009

Quest'amore (Gigi Proietti e Roberto Lerici)



"Quest’amore, quest’amore, quest’amore.
Quest’amore malato, denutrito,
fatto di parole smozzicate;
quest’amore usato, digerito,
buttato in pasto al popolo ignorante,
come fosse una cosa interessante;
quest’amore corrotto dalla noia
dei grandi amatori della storia,
masticato da cento letterati,
vomitato da principi prelati;
quest’amore che accoglie, che perdona,
fatto per gente dalla bocca buona,

è un amore di fradicia letizia,
che assolve tutto, pure l’ingiustizia;

quest’amore sciancato, deficiente,
sbattuto sulla faccia della gente
come l’osso al cane disperato;

quest’amore scarnito, rosicchiato,
coi suoi stracci di corpo denudato;
quest’amore di cui si parla, tanto
celebrato con tutte le grancasse,
quest’amore è disceso tra le masse,

elargito per grazia del potere
perché tutti ne possano godere.

È un amore deforme, malandato,
generato dal vecchio capitale,
fra le cosce del mondo occidentale.

Per quest’amore è meglio non cantare,
perchè non c’è una musica che tenga
e questa mia canzone sgangherata
non so nemmeno cosa la sostenga.

Avessi almeno la grazia più scollata,
di una puttana sola, disperata,
piuttosto che la facile mania,
il fascino merdoso, di questa borghesia.

Ma quell’amore che era una certezza,
s’è assopito con l’ultima carezza,
ha piegato pian piano le sue foglie,
rinunciando, per ora, alle sue voglie.

L’anima mia per questo s’è ammalata,
non sogna più e resta addormentata.

Prima che il vuoto tutti ci divori,
che venga, venga presto,
il tempo in cui ci si innamori."


link: Proietti recita Lerici

(La poesia scritta da Roberto Lerici per Gigi Proietti nel 1978. La versione nel video (link) è tratta dalla trasmissione televisiva Attore Amore Mio del 1981. Un verso fu censurato dai funzionari RAI. Anzichè "Avesse almeno la grazia più sgolata di una puttana sola e disperata" Proietti recita "avesse almeno la grazia più sgolata di una mondina libera e arrabbiata".)

5 giugno 2009

I farmaci che fanno ammalare

Farmaci per dimagrire che causano depressione, sedativi che possono provocare allucinazioni, bambini trattati con antidepressivi per adulti: un'inchiesta shock, di prossima uscita in Francia, denuncia gli effetti collaterali gravissimi di alcune medicine, anche di uso comune.

Il libro si chiama «Quelle medicine che ci fanno ammalare», del dr. Sauveur Boukris. Oggi il settimanale L'Express ne pubblica in anticipo alcuni passaggi.

In Francia tra gli 8.000 ed i 13.000 decessi sono dovuti ai farmaci e sempre i farmaci sono all'origine di 130.000 ricoveri in ospedale all'anno, soprattutto tra le persone di più di 65 anni. Fra i 30.000 ed i 40.000 bambini e adolescenti vengono trattati ogni anno con antidepressivi strettamente riservati agli adulti.

Alcuni farmaci per curare malattie lievi possono avere effetti gravissimi: come i trattamenti per l'acne a base di isotretinoina che possono provocare disturbi psichici o quelli per banali mal di gola, venduti anche senza ricetta, che possono provocare disturbi cardiovascolari e neurologici importanti.

Ma la denuncia del dottor Boukris colpisce soprattutto le istituzioni francesi e europee «poco trasparenti» in materia e tutta la «florida industria farmaceutica» che «privilegia i profitti immediati». Boukris ricorda anche un'inchiesta della rivista Prescrire che si chiede senza mezzi termini: «l'Agenzia francese di sicurezza sanitaria è prima di tutto al servizio del paziente o delle marche farmaceutiche?».

parigi, francia, 4 giugno 2009 - fonte: gazzettino

link nel sito:
marcia angell, farma&co, recensione
psicofarmaci nell'infanzia e nell'adolescenza

4 giugno 2009

Panico e attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono episodi di ansia improvvisa e di paura estremamente intensa, accompagnati da sintomi sia somatici che cognitivi, come ad esempio palpitazioni, sudorazione fredda e profusa, tremori, sensazioni di soffocamento o di mancanza di respiro, dolore e senso di costrizione al petto, nausea, paura di morire convinti di avere un infarto, o di impazzire, brividi, parestesie e vampate di calore. Sono, in buona sostanza, attacchi di ansia acuta che si accompagnano ad intensi sintomi fisici e che possono presentarsi talora anche con grande frequenza, sino a piu' volte nell'arco della stessa giornata (attacchi di panico giornalieri).

Nel sito: I Disturbi d'Ansia:

Generalità >>

Ansia generalizzata >>

Il Panico >> Gli Attacchi di panico >> L'agorafobia >>

La Fobia semplice >> La Fobia sociale >>

Il Disturbo ossessivo >> Lo Stress post traumatico



Il Disturbo di Panico (di cui gli "attacchi" sono la manifestazione "critica" piu' intensa ed evidente), e' una sindrome sia acuta che cronica ad alta incidenza epi­demiologica e costituisce, insieme alla fobia sociale e alla depressione, una delle tre maggiori cause d'invalidità della popolazione e, conseguente­mente, una delle maggiori fonti di costi sociali, medici e psichiatrici.

Negli ultimi venti anni, il 'Disturbo da Attacchi di Panico' è stato uno dei disturbi più studiati, dal punto di vista etio fisio-patogenico, fenomenologico clinico e psicologico. I risultati acquisiti hanno avuto notevoli ripercussioni, tanto negli approcci terapeutici quanto nella riclassificazione degli stati d'ansia.

Il concetto di panico e di DAP, nella diagnostica, ha subito diversi cambiamenti a partire dal 1980, anno che segna la scissione della nevrosi d'ansia in due entità ben separate, il DAP e il Disturbo di Ansia Generalizzata (GAD) e, pertanto, la comparsa del DAP quale categoria diagnostica specifica.

Questi mutamenti sono il risultato della scomparsa di alcuni concetti storici della psicopatologia, quali quello di nervosi o di isteria, e della maggiore enfasi data, di volta in volta, dall'approccio cosiddetto ateoretico dei manuali diagnostici, al sintomo attacco di panico, all'agorafobia, all'ansia anticipatoria, agli slittamenti dal campo dell'ansia a quello fobico, fino a quello, attuale, più squisitamente panico, che, tuttavia, condivide ampie fasce di sovrapposizione con l'uno e con l'altro, oltre che con la depressione e i disturbi da abuso. Tentativi diversi di incardinare il panico in una figura diagnostica unica, ma che, nonostante tutto, non alterano il suo carattere transindromico.

Un altro motivo di interesse deriva dalla complessità fenomenica delle manifestazioni cliniche del DAP, che possono manifestarsi sponta­neamente, o provocate da varie situazioni o stimoli; che possono mostrare cortei sintomatologici molto diversi tra loro e simili a quadri clinici, organi­ci e psichiatrici, con i quali impongono problemi di diagnosi differenziale.

Il decorso è un altro elemento di particolare interesse. Ricerche, con diverse metodologie, convengono a sostegno del cosiddetto modello evoluti­vo del DAP, che comprende: una predisposizione genetica all'ansia, sulla quale interagiscono fattori genetici, familiari, cognitivo-comportamentali e psicosociali.

In argomento è anche possibile leggere: "Sommario sul panico", con i link a tutti i post pubblicati sul Disturbo da Attacchi di Panico.

Nota importante:
Le informazioni riportate in questo sito e le note cliniche riferite non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza l'esplicito parere del proprio medico di fiducia. Il presente sito non svolge infatti funzioni che possano essere considerate come sostitutive di qualsivoglia attività diagnostica nè terapeutica.

Volare in manicomio


da Marzo ad Ottobre del 1988: il seguito della legge 'Basaglia':

"... La legge che porta il suo nome ha compiuto dieci anni; lui, Franco Basaglia è morto da otto. Ma la chiusura dei manicomi con la liberazione di lOOmila pazienti, è avvenuta davvero? Le risposte ufficiali sono vaghe, si parla di «residui manicomiali» ancora da sistemare, di gradualismi necessari.

Il deputato radicale Franco Corleone, per verificare la situazione, intraprende un viaggio-inchiesta; gli dà sostegno il collega senatore radicale Domenico Modugno, il famoso «Mr. Volare» che è purtroppo costretto in carrozzella per un ictus che lo ha colpito; lo accompagnano il giornalista Gad Lerner e il fotografo Franco Zecchin che documenteranno il viaggio per il settimanale L'Espresso.

Ciò che scoprono, specie nei manicomi della Calabria e della Sicilia, è sconvolgente: abbandono, incuria, maltrattamenti, ruberie amministrative. Calcolano che il «residuo» interessi tra le 30 e le 40mila persone. Ma lo shock più grande arriva quando si presentano, inaspettati, all'ospedale psichiatrico di Agrigento e riescono a entrare in padiglioni che sono tenuti fuori dalla vista del pubblico. Un panorama di infamia e di desolazione si apre davanti ai loro occhi: circa quattrocento pazienti nudi tra i loro escrementi, cani randagi, donne senza età entrate quando erano bambine troppo vivaci. Gatti e mosche giganti stanno intorno al cibo, il lezzo è quello della discarica pubblica con aggiunta di esseri umani.

I medici forniscono una spiegazione, però: hanno catalogato le vittime. Ecco i «laceratori», che si strappano le vesti; ecco gli «agitati», i «violenti» che devono essere tenuti legati, i «pericolosi». Entra anche Domenico Modugno, qualcuno lo riconosce, uno di loro ha una compilation delle sue canzoni più famose su un magnetofono e l'artista che ha conquistato il mondo ne è felice. Si trovano le cartelle cliniche: duecento degenti sono morti negli ultimi undici anni, molti dei quali per un' epidemia di tubercolosi.

Si esaminano i conti: quello che viene pagato dalla Regione per le rette fa a pugni con i servizi forniti. Davanti allo scandalo, la regione Sicilia commissaria l'ospedale e provvede a immediati miglioramenti che lo rendono accettabile. In dimostrazione di buona volontà e ottimismo, viene convocata una festa al palazzetto dello sport di Agrigento, i degenti vengono trasportati in pullman, a ognuno -laceratori, agitati ... -la direzione ha messo in testa un cappellino.


Domenico Modugno è sul palco. Con enorme fatica riesce ad alzarsi e ad arrivare al microfono. Comincia a cantare, mentre tutti piangono. È l'ultimo concerto del cantante italiano che più ha rappresentato il talento popolare, il gusto per la libertà e un gioioso attaccamento, specie al vertice del successo, a valori come radici e giustizia, uniti, per l'appunto, al sogno fanciullesco di volare.
"

dal libro di Enrico Deaglio: Patria 1978 - 2008

1 giugno 2009

Le disfunzioni sessuali

Nella quarta edizione del DSM-IV le disfunzioni (problemi) sessuali vengono definite come disturbi del ciclo di risposta sessuale oppure come rapporti sessuali dolorosi.


Vengono elencate sette principali categorie di disfunzioni sessuali:

1) disturbi del desiderio sessuale,
2) disturbi dell'eccitazione sessuale,
3) disturbi dell'orgasmo,
4) disturbi da dolore sessuale,
5) disfunzione sessuale dovuta a una condizione medica generale,
6) disfunzione sessuale indotta da sostanze,
7) disfunzione sessuale non altrimenti specificata.

È utile considerare le disfunzioni sessuali come disturbi correlati a una particolare fase del ciclo della risposta sessuale.
In questo modo, i disturbi del desiderio sessuale sono associati alla prima fase del ciclo di risposta, nota come fase I, o fase del desiderio.

Le disfunzioni sessuali possono essere sintomatiche di problemi biologici (biogene) o di conflitti intrapsichici o interpersonali (psicogene), o di una combinazione di questi fattori.

La funzione sessuale può essere negativamente influenzata dallo stress di qualsiasi genere, da disturbi emozionali, oppure dall'ignoranza della funzione e della fisiologia sessuale.

La disfunzione può durare tutta la vita o essere acquisita - cioè, svilupparsi dopo un periodo di normale funzionamento. La disfunzione può essere generalizzata o limitata a uno specifico partner o a una certa situazione.

Nel considerare ciascun disturbo, il medico deve escludere una patologia acquisita e l'uso di sostanze farmacologiche che possono spiegare o contribuire alla disfunzione.

ICD-10

Secondo la decima revisione dell'lnternational Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (ICD-10), la disfunzione sessuale è definita come l'incapacità di una persona di "partecipare a una relazione sessuale come vorrebbe".

Questa disfunzione si esprime in vari modi: come una mancanza di desiderio o di piacere o come una incapacità fisiologica ad iniziare, mantenere o portare a termine un rapporto sessuale completo.

Poiché la risposta sessuale è psicosomatica, può essere difficile determinare "l'importanza relativa dei fattori psicologici e/o organici".

La disfunzione sessuale, così come la mancanza di desiderio, può manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, ma più spesso le donne si lamentano della "qualità soggettiva" delle esperienze piuttosto che del "fallimento di una specifica risposta". L'ICD-10 consiglia di guardare "più lontano del sintomo presentato per trovare la categoria diagnostica più appropriata".

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la sessualità normale
psicodinamica delle disfunzioni sessuali
terapia delle disfunzioni sessuali
farmaci antidepressivi e disfunzioni sessuali