30 maggio 2009

Terapia ed analisi tra realtà e finzione

L'estratto di un interessante articolo di 'Repubblica' di oggi, 30 maggio 2009:



"Serve l'asciutto neorealismo post-moderno di Mario Draghi, per rompere il finto orizzonte di cartapesta sul quale Silvio Berlusconi proietta il suo personale Truman Show, a beneficio di un "pubblico" che si vuole ormai trasformato in "popolo"...


La prima verità è che l'Italia è un Paese in crisi profonda. Quest'anno il Pil crollerà del 5%. Solo nel semestre ottobre-marzo la caduta è stata pari al 7%. La famosa "ripresa", sbandierata da Palazzo Grazioli, non esiste in nessun luogo. E persino i "recenti segnali di affievolimento" della recessione, secondo Draghi, esistono solo nei "sondaggi d'opinione".

La seconda verità è che tanti, troppi italiani stanno male. Il nostro tasso di povertà relativa è molto superiore alla media di Eurolandia: 20%, contro il 16% della Ue... Due quinti delle imprese con oltre 20 addetti licenzieranno personale. Due milioni di lavoratori temporanei vedranno scadere il loro contratto entro la fine dell'anno.

La terza verità è che la "coperta" del nostro Welfare, con buona pace dei ministri Sacconi e Brunetta che la considerano la migliore del mondo, è corta e piena di buchi. Oltre 1 milione e mezzo di lavoratori, se licenziati, non hanno diritto ad alcun sostegno, e circa 800 mila lavoratori possono contare su un'indennità che non raggiunge i 500 euro al mese...

La quarta verità è che anche la straordinaria virtù delle imprese del Quarto Capitalismo rischia di non reggere l'urto delle ristrutturazioni...

La quinta verità è che una politica economica attendista e rinunciataria ci sta regalando un doppio maleficio: nessuna crescita dell'economia reale, ma nessun risanamento dei conti pubblici...

La sesta verità è che il sommerso, eterna risorsa dell'Italietta furba e irresponsbile, non ci tirerà mai più fuori dal gorgo...

Sta tutto qui, nel divario tra verità e finzione, l'abisso analitico e "terapeutico" che separa il governo e il governatore. Per Berlusconi la crisi è un "dato psicologico", virtuale e "percepito". Per curarla, quindi, basta una tambureggiante psico-terapia collettiva, impartita attraverso il verbo suadente del premier o il titolo compiacente di un tg, per attivare nel cervello del cittadino- consumatore- imprenditore-risparmiatore le endorfine di un "positivismo ad ogni costo".

fonte: repubblica

link nel sito: politica e psicopatologia

Nessun commento: