7 aprile 2009

La sindrome ansioso depressiva

Considerazioni generali sul significato, in psichiatria, del termine 'sindrome', e note sui disturbi d'ansia e sui disturbi depressivi (le c.d. sindrome ansiosa e sindrome depressiva). A proposito della psicoterapia vedi i post su: terapia dei disturbi d'ansia e quella dei disturbi depressivi.

Il termine 'sindrome' fu introdotto da Ippocrate per indicare un insieme di sintomi, ciascuno dei quali, unitamente agli altri, rinvia ad un quadro clinico riconoscibile.

Il termine ricorre con partico­lare frequenza e rilevanza in psichiatria dove, a differenza di quanto avviene in medicina, la relazione che dal sintomo rinvia alla causa patogena non è evidente come in ambito somatico (biologico).


La 'sindrome ansiosa'

Situazioni cliniche nelle quali la componente 'ansia' è particolarmente evidente, anche se inserita in contesti clinici che possono essere profondamente diversi gli uni dagli altri.

In psichiatria si usa il termine 'ansia' per denotare uno stato affettivo per così dire puro. Quando è patologica l'ansia è conside­rata, dal punto di vista psichiatrico, come un sin­tomo e non come una malattia a sé, pertanto può essere presente in qualsiasi malattia psichiatrica o organica, spesso come segno prodromico.

Nella de­pressione, ad esempio, è presente un atteggiamento ansioso per le convinzioni deliranti di indegnità, di colpa e di imperdonabili peccati, mentre nella schi­zofrenia può presentarsi nelle fasi acute per l'insor­genza di allucinazioni o di deliri terrificanti. Infine, nei soggetti che presentano una forma cronica di an­sia sono frequenti altri sintomi come la difficoltà ad addormentarsi, sonno non ristoratore e con incubi, fino all'evoluzione in malattia psicosomatica.

In am­bito psichiatrico si era soliti definire:

La nevrosi d'ansia (espressione - diversamente definita anche come 'sindrome ansiosa' - che venne introdotta nella letteratura da Freud, più di cento anni fa), un quadro psicopato­logico di base che può recedere spontaneamente o evolvere in quadri più strutturati come la nevrosi fobica , l'ipocondria, la depressione, o arricchirsi di disturbi psicosomatici.

Il soggetto affetto da disturbo d'ansia vive in una condizione penosa di incertezza, di di­pendenza dagli altri, dominato da un bisogno conti­nuo di rassicurazioni con tratti di fragilità dovuti agli aspetti immaturi della sua personalità.

L'evolvere della sindrome ansiosa dipende spesso da fattori esterni il cui carattere favorevole o sfavore­vole condiziona decorso e gravità.

Nella attuale nosografia, il quadro clinico nel quale il sintomo 'ansia' è particolarmente in evidenza è il 'disturbo d'ansia generalizzata' (vedi).


Le 'sindromi depressive'

Sintomi di depressione si ritrovano in numerosissime patologie psichiatriche.

Sotto la generica definizione di 'depressione' si distinguono numerosi quadri clinici, spesso profondamente diversi tra loro. (Si veda a tale proposito il post sui quadri clinici di depressione).

Si possono sinteticamente distinguere:

Depressioni 'somatogene' in cui si può postulare un rapporto causale diretto con una malattia organica o una disfunzione somatica. In questo ambito si distinguono le depressioni organiche dovute ad arte­riosclerosi, tumori cerebrali, paralisi progressive, ecc., e le depressioni sintomatiche che si riferiscono ai quadri depressivi postinfettivi, postoperatori, tos­sici, ecc.

Le Depressioni cosiddette 'endogene' (vedi il post sul concetto di 'endogeno' in psichiatria), sono le forme classi­che di depressione conosciute e descritte fin dall'an­tichità sotto la denominazione di melanconia (vedi).
In questo ambito si distinguono le forme depressive a decorso monopolare, cioè con fasi solo depressive, e depressioni con decorso bipo­lare nel quale si alterna alla fase depressiva quella mania­cale.

Depressioni 'psicogene' trovano infine la loro spie­gazione in motivi psicologici riconoscibili e dimo­strabili. Il caso più evidente è la depressione reattiva (vedi) ad un'esperienza vissuta come perdita. Tale è il lutto, la delusione amorosa, l'insuccesso nell'affer­mazione sociale, la frustrazione delle proprie aspet­tative. In questi casi il criterio di diagnosi è basato su un concetto di normalità statistica relativo al rap­porto tra causa ed effetto eccessivo e inadeguato.

La distinzione tra depressione reattiva e depressione nevrotica, come peraltro la più ampia distinzione tra depres­sione endogena e depressione psicogena, non sono condivise da tutti gli orientamenti psichiatrici, ma sono tuttavia mantenute e continueranno ad esserlo finché non si perverrà ad una definizione più soddi­sfacente del concetto di endogeno.

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Nella attuale nosografia, il quadro clinico che maggiormente si avvicina a quelle che venivano in passato definite sindromi di tipo ansioso-depressivo è il disturbo di adattamento, con le varianti cliniche prevalentemente associate a sintomi di ansia, di depressione, e le forme miste, per l'appunto definite ancora ansioso-depressive (o con ansia e umore depresso misti, vedi).

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