5 febbraio 2009

Oltre il limite della decenza

ROMA (31 gennaio) - Eluana Englaro è una persona «che respira ed ha una vita piena» mentre sulle sentenze della magistratura «c'è incertezza». È quanto afferma, in un'intervista a Repubblica, il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni che aggiunge: «Io non remo contro, non esiste un mio accanimento individualistico», anzi «sto rispettando le leggi e le sentenze al cento per cento» ma «noi delle Regioni siamo tra due fuochi dal punto di vista giuridico e io sono orgoglioso di tutelare una vita».
Secondo Formigoni, infatti, la vita di Eluana, seppur «dovuta ai progressi della medicina, io la dico piena».

(Evidentemente Formigoni oltrepassa, con grande leggerezza e naturalezza, il limite della decenza.)


ROMA (4 febbraio) - La stampa italiana sviscera la battaglia politica di fronte al capezzale di Eluana Englaro. La ragazza, in coma da 17 anni, si spegnerà lentamente nelle prossime due settimanale nella casa di riposo "La Quiete" di Udine. Tre i medici che hanno steso la procedura: il neurologo di Eluana, Carlo Alberto Defanti, il primario friulano di rianimazione Amato De Monte, che ora guida la task-force di medici e infermieri che si prenderà cura di lei, e il professor Giandomenico Borasio, ordinario di cure palliative all´università di Monaco di Baviera.

«Eluana non soffrirà - assicura Mario Riccio, anestesista dell'ospedale di Cremona - perché come tutte le persone in stato vegetativo, le funzioni superiori del suo cervello sono intaccate, e non può provare più fame, né sete, né dolore, sono sensazioni che richiedono l'elaborazione della coscienza. La legge riconosce il rispetto per la volontà del malato, quello che avviene da anni nelle terapie intensive degli ospedali, senza alcuno scandalo».

«Nessuno può dire cosa provi Eluana - dice al contrario il direttore scientifico dell'Istituto per la cura dei tumori di Milano e membro dell'associazione medici cattolici - se si smette di nutrire e idratare una persona, le conseguenze possono essere estremamente dolorose. E infatti non a caso il protocollo che porterà alla morte Eluana prevede la terapia del dolore. La nutrizione e l'idratazione sono assistenza e non terapia, Eluana, della sua malattia, non muore, ma può essere fatta morire di fame».

«Il professor Amato De Monte - scrive il Messaggero - primario di anestesia che si è assunto l'incarico di "staccare" il sondino che alimenta artificialmente Eluana, ha la faccia stravolta quando, poche ore dopo il ritorno a Udine, concede quella che dice essere la sua prima e ultima intervista.

Anche per lui, fino all'altro giorno, l'immagine di Eluana corrispondeva al volto sorridente e allo sguardo intenso delle foto che la ritraggono prima dell'incidente: "Invece ho toccato con mano la distanza siderale da quelle immagini: mi sono trovato di fronte una persona completamente diversa, in uno stato che nessuno può immaginare. Sono devastato come uomo, come padre, come medico, ma non ho dubbi. Molti continuano a confondere lo stato vegetativo permanente con uno stato di disabilità gravissima, ma non è così. Eluana non soffrirà perché è morta 17 anni fa"».

link nel sito: politica e psicopatologia

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