27 gennaio 2009

Veronesi sul testamento biologico

Domani inizierà in Parlamento il dibattito sulle proposte di legge sul Testamento biologico. Un appuntamento importante, sia dal punto politico-legislativo, sia per migliaia di cittadini, di malati, dei loro familiari e di liberi movimenti di pensiero che si battono per questo strumento di autodeterminazione.

L'oncologo ed ex-ministro della Salute Veronesi interviene oggi nel dibattito con una lettera aperta al Corriere della Sera, in cui denuncia l'incostituzionalità della norma che la Camera si appresta a dibattere.

«Ho il dovere morale - scrive Veronesi al Corriere - di lanciare un allarme, perché, a un passo dall'approvazione di una legge auspicata fortemente da chi crede nei diritti della persona (quelli che si rifanno alla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", che la Francia regalò al mondo nel 1789 e sono la pietra fondante della società moderne), si profila il rischio che venga approvata una legge che invece calpesta e nega tali diritti, ripiombandoci culturalmente al potere assoluto dello Stato sulla vita dei suoi cittadini».

«Sappiano i parlamentari di entrambi gli schieramenti - continua l'oncologo ed ex-ministro - che sarebbero chiamati a votare una legge anti-costituzionale. Una legge che nega sé stessa, perché da un lato riconosce il diritto a veder rispettate le volontà della persona circa i trattamenti sanitari che possono essere messi in atto nel caso si perda la capacità di intendere e volere, ma dall'altro esclude che fra tali trattamenti figurino la nutrizione e l'idratazione artificiale, che sono le condizioni per mantenere in vita un corpo in stato vegetativo permanente. In sostanza il Testamento biologico, nato per poter rifiutare una vita artificiale, al contrario la imporrebbe per legge anche a chi, per sue convinzioni personali, non la vuole in nessun caso».

«Chi vuole affossare il Testamento biologico - conclude Veronesi nella sua lettera al Corriere - sostiene che nutrizione e idratazione non sono cure ma "provvedimenti di sostegno", che combattono la disidratazione e di conseguenza sono un atto medico non terapeutico. Questa posizione è irrilevante per quanto riguarda la volontà espressa dal paziente, e ci metterebbe in difficoltà anche in altri casi. Per esempio per le trasfusioni di sangue, anch'esse un atto medico non terapeutico. Noi oggi rispettiamo il rifiuto della trasfusione di sangue, anche in caso di gravissima emorragia, da parte di un gruppo religioso, i testimoni di Geova, la cui fede la proibisce, anche se può salvare la vita. Se vi è diritto a rifiutare la trasfusione, vi è diritto a rifiutare la nutrizione artificiale».

link: fondazione veronesi, testamento biologico

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