31 ottobre 2008

News depressione

Disoccupazione e depressione

Il lavoro logora chi non ce l'ha
Una ricerca su dieci lavoratori rivela un profondo disagio
di Luca Sancini

La cassa integrazione nuoce gravemente alla salute (dei lavoratori). Lo denuncia un´indagine a cura di Vito Totire, medico del lavoro e psichiatra, basato sulla testimonianza di dieci lavoratori delle Fonderie Sabiem, a casa a zero ore dal novembre del 2007.
Tutti hanno problemi a riposare la notte, il 50% soffre di disturbi cardiovascolari e alla domanda «parleresti con uno psicologo della tua situazione attuale?» in nove dicono di sì. «Non è una novità il disagio per chi resta a casa dal lavoro - dice Totire - ma questa fotografia ci conferma quanto alta sia l´incidenza del danno anche sui rapporti sociali, sull´identità sociale perduta, non solo quindi il problema di avere meno soldi in busta paga».
E´ il campione di un disagio che potrebbe colpire nei prossimi mesi migliaia di lavoratori.
La Sabiem è stata un´azienda leader; una ricchezza umana e sociale che ora cerca negli psicofarmaci un «aiutino» per far passare il magone e le preoccupazioni per il futuro. Secondo il report 8 su 10 li assumono: tre fanno uso di antidepressivi, quattro utilizzano ansiolitici e uno fa uso stabile di un farmaco antipsicotico.
Arrivano anche i disturbi alimentari: chi mangia troppo e chi troppo poco. E alla domanda sullo stato d´animo la risposta univoca è: rabbia.



Per curare i casi gravi di depressione che spesso conducono a tentativi di suicidio e autolesionismo, o ancora che nei soggetti colpiti portano a sviluppare atteggiamenti pericolosi e violenti per gli altri, si ricorre e si è soprattutto fatto ricorso in passato, in certi pazienti, all’uso dell’elettroshock. Tuttavia, una pratica meno invasiva delle scosse elettriche è in corso di sperimentazione in Australia e si basa sull’utilizzo dei campi magnetici. A mettere appunto la nuova tecnica un gruppo di scienziati afferenti al Centro di ricerca psichiatrica dell’ospedale Alfred di Melbourne che hanno brevettato un nuovo macchinario, che induce lo stesso tipo di attacchi suscitati dalla terapia elettroconvulsivante, o Tec, sfruttando però i campi magnetici, che presentano il vantaggio di avere meno effetti collaterali ed essere quindi meno dannosi per l’organismo.

link (in questo sito): depressione e elettroshock

[Fonte : ANSA dicembre 2008]




Contagiati dalla felicità

Oggi è uscito, sul British Medical Journal uno studio longitudinale su quasi 5.000 soggetti seguiti per oltre 20 anni in modo indiretto (ovvero attraverso le loro cartelle cliniche che contengono anche una valutazione psicologica periodica con scale per la depressione). Obiettivo: scoprire se la felicità può diffondersi da persona a persona e, soprattutto, come si formano i cluster di persone felici.
Gli studi sulla felicità, dicono gli autori, si sono finora concentrati sugli aspetti socioeconomici e genetici, ma non sugli aspetti relazionali. Inoltre diverse ricerche hanno dimostrato che le emozioni sono contagiose, ma nessuno si è chiesto se esiste un “network della felicità”, ovvero se questa emozione (e il suo inverso, ovvero l’infelicità) si possono trasmettere anche in modo indiretto (per esempio se la mia felicità può contagiare l’amico di un mio amico).

Le conclusioni sono curiose e, soprattutto, importanti anche dal punto di vista sociale, perché affermano che la felicità è un’emozione che si distribuisce.
Quindi un determinante chiave della nostra felicità è la felicità di chi ci sta vicino. Gli stati emotivi si trasferirebbero da un individuo all’altro attraverso la mimica, specie quella facciale. In gioco ci sono i soliti neuroni specchio, non a caso coinvolti nelle percezioni delle emozioni degli altri veicolate attraverso il movimento .

Straordinario è il fatto che la felicità non è solo funzione dell’esperienza individuale o delle nostre scelte, ma è una proprietà del gruppo.
(5 dicembre 2008, fonte: espresso)



FARMACI PER POCHI

Nelle strutture sanitarie pubbliche dei paesi poveri ci sono pochi medicinali. In quelle private, i farmaci ci sono ma a un prezzo proibitivo. Il gruppo Essential medicines and pharmaceutical policies dell'Oms ha esaminato l'accesso a 15 farmaci essenziali in 36 paesi a basso e medio reddito. I medicinali presi in considerazione sono: antibiotici, antivirali, antidepressivi, e farmaci per l'asma, il diabete, l'ipertensione e la gastrite.Nel settore pubblico la disponibilità di questi farmaci oscilla tra il 29,4 per cento e il 54,4 per cento, spiegano i ricercatori su The Lancet. Spesso i pazienti sono obbligati a rivolgersi al privato, dove i medicinali hanno un prezzo 20 volte superiore alle medie internazionali per i farmaci di marca e dalle 9 alle 25 volte superiore per i farmaci generici. A incidere sul prezzo sono i passaggi della distribuzione, dal grossista al venditore, e le tasse.Considerato che in questi paesi il 90 per cento della popolazione deve pagare di tasca propria le medicine, le terapie per malattie croniche e acute diventano inaccessibili. "Bisogna sviluppare delle strategie per allargare l'accesso a basso costo ai farmaci essenziali", commenta la rivista medica. Alcune strategie possibili: incoraggiare l'uso dei generici, abolire le tasse sui farmaci e controllare più spesso l'andamento dei prezzi delle medicine.

( Fonte: Internazionale)



Fibromialgia e depressione

Si chiama fibriomialgia, ma si legge dolori alla schiena, ai muscoli, colite, stanchezza, disturbi alla memoria e al sonno e, in un caso su quattro, depressione. La malattia colpisce due milioni di italiani e nove volte su dieci le vittime sono donne over-35.
Chi ne soffre è spesso costretto a odissee e pellegrinaggi da un medico all’altro con il rischio di essere scambiato per un malato immaginario fino alla diagnosi che, in media, arriva dopo sette anni.
La malattia si manifesta attraverso un dolore muscolare cronico e diffuso, che colpisce principalmente la colonna vertebrale, le gambe e le braccia. Il dolore è accompagnato, frequentemente, da sbalzi di umore, disturbi del sonno e astenia. Il 50% dei pazienti lamenta dolori in tutto il corpo, che inevitabilmente portano una stanchezza cronica che influisce sulla vita quotidiana e sui ritmi di lavoro. A questo si aggiunge la sensazione di confusione (a causa della mancanza di riposo) ed un relativo calo delle forze.
La patologia si manifesta a fasi alterne, con periodi di assenza totale e periodi di ricomparsa e intensificazione del dolore e i sintomi generali possono essere acuiti da condizioni di vita particolari, come lo stress, un ambiente domestico umido e cure mediche non mirate.
Cause e terapie sono ancora sconosciute e restano al vaglio della scienza. È probabile che il responsabile sia un ‘cortocircuito neurologico’ che abbatte la soglia di percezione del dolore, per questo l’unica terapia ad oggi consigliata è quella basata sugli antidolorifici e su un supporto psicologico con psicoterapie e antidepressivi.
Conoscere la fibromialgia e distinguerne i sintomi è un passo avanti verso la comprensione della patologia e il sostegno per i pazienti. Per questo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA) ha realizzato un opuscolo informativo che può essere scaricato dal sito www.ondaosservatorio.it.



Disturbi Depressivi (3 dicembre 2008)

Xagena Salute: Gli studi clinici hanno indicato che il 30-50% dei pazienti depressi presentano un risultato non-ottimale con la terapia antidepressiva. >>

Sani Help: Soffrire di depressione incrementa il rischio di morte per infarto, ma il trattamento terapeutico della depressione minimizza il rischio infarto: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Duke University Medical Center nel North Carolina e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine. >>



Valdoxan(R) antidepressivo melatoninergico

Parere positivo del CHMP dell’UE su Valdoxan(R), il primo antidepressivo melatoninergico per il disturbo depressivo maggiore
Il primo antidepressivo melatoninergico, Valdoxan(R)/Thymanax(R)( agomelatina), ha ricevuto un parere positivo dal Comitato per i prodotti medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMEA), per l’impiego nel trattamento dei pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore (DDM).

Valdoxan si è dimostrato efficace in un’ampio spettro di pazienti, tra cui anche soggetti con forme gravi di depressione. Il nuovo farmaco Valdoxan emerge favorevolmente dal confronto con gli antidepressivi prescritti con maggior frequenza.

I dati del programma di sviluppo clinico del farmaco indicano che Valdoxan è efficace contro i sintomi principali della depressione, tra cui umore depresso, ansia, ritardo psicomotorio, disturbi del sonno e stanchezza diurna, e conduce i pazienti depressi a una remissione più completa e duratura.

Nella maggior parte dei pazienti, l’antidepressivo si è dimostrato efficace con una somministrazione in dose unica giornaliera di 25 mg. A supporto dell’efficacia di Valdoxan rispetto a placebo e trattamenti con inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina (SSRI)



Depressione 'mascherata'


(Adnkronos, Novembre 2008) In Italia fino a 9 malati su 10 restano orfani di diagnosi: il mal di vivere viene infatti riconosciuto in poco più di un paziente su 4 con depressione moderata e grave, e in appena un decimo dei depressi con crisi lievi. L'OMS definisce la depressione un'emergenza sanitaria e sociale sempre più diffusa, e prevede che nel 2020 rappresenterà in tutto il pianeta la seconda causa di malattia e di invalidità (oggi è al quarto posto).
La depressione si presenta spesso in modo mascherato, più o meno associata a sintomi d'ansia. La diagnosi diventa quindi problematica, specie negli ambulatori dei medici di famiglia. Si tratta inoltre di un nemico duro da sconfiggere, perché il 60% dei pazienti che sperimentano una crisi avrà una ricorrenza in futuro e la probabilità di ricaduta aumenta con ogni episodio successivo.

link:sindrome fibromialgica



Antidepressivi e suicidio


Relazione tra l’uso di antidepressivi, soprattutto gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e l’ideazione e i comportamenti suicidari.

Un gruppo di Ricercatori della Boston University School of Medicine ha valutato il rischio relativo (RR) di comportamento suicidario non fatale tra i pazienti che hanno iniziato un trattamento con 1 di 3 farmaci antidepressivi ( Amitriptilina, Fluoxetina, Paroxetina ) rispetto ai pazienti che hanno trattati con la Dotiepina.

Il rischio relativo di comportamento suicidario non fatale di nuova diagnosi in 555 casi ed in 2.062 controlli è stato 0.83 per l’Amitriptilina, 1.16 per la Fluoxetina e 1.29 per la Paroxetina rispetto a coloro che facevano uso di Dotiepina.

Non c’è stata una significativa associazione tra l’impiego di un particolare antidepressivo ed il rischio di suicidio.

Il rischio di comportamento suicidario dopo aver iniziato un trattamento antidepressivo è simile tra gli utilizzatori di Amitriptilina, di Fluoxetina e di Paroxetina rispetto al rischio tra gli utilizzatori di Dotiepina.

Il rischio di comportamenti suicidarlo risulta aumentato nel primo mese dopo l’inizio del tr attamento con antidepressivi, specialmente nel periodo tra il 1° ed il 9° giorno.
(Jick et al, JAMA)


Depressione e malattie cardiovascolari

Quanto può essere modificato l'esito di terapie cardiovascolari se un paziente è depresso? Questa la domanda a cui tenta di rispondere una revisione sistematica pubblicata sull'ultimo numero della rivista Journal of the American Medical Association. Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi articoli che hanno dimostrato come i pazienti affetti da malattie cardiovascolari, soprattutto se anziani, possono incorrere in fasi depressive che peggiorano o compromettono l'outcome. La questione è diventata di importanza notevole tanto che vi sono diverse linee-guida in uso che raccomandano di verificare se i pazienti che sono in cura per malattie cardiovascolari siano anche depressi; in caso affermativo, infatti, si può pensare di sottoporre i pazienti ad una terapia comportamentale o addirittura farmacologica.

Dalla revisione è emerso che gli eventuali trattamenti antidepressivi coadiuvanti non hanno alcuna incidenza nel migliorare l'esito delle terapie per i disturbi cardiovascolari.
Questo risultato, probabilmente, ha spiazzato gli stessi autori che nelle conclusioni del lavoro ammettono: "non abbiamo trovato prove né contro né a favore la raccomandazione di verificare la presenza di depressione in soggetti cardiopatici o affetti da seri disturbi cardiovascolari. Di fatto la possiamo considerare come una raccomandazione che favorisce una diagnosi più completa del paziente, ma che agendo sulla depressione si abbia un miglioramento nell'outcome del paziente non è un dato acclarato".

Bibliografia. Thombs BD et al. Depression screening and patient outcomes in cardiovascular care: a Systematic Review. JAMA 2008; 300(18):2161-2171.

link: depressione e malattie cardiache



Depressione cronica


La depressione maggiore cronica può determinare la perdita di materia grigia in varie regioni cerebrali.

Essa dovrebbe essere rilevata e trattata prima possibile onde evitare la cronicità ed i consequenziali danni cerebrali. Durante gli episodi depressivi, la densità della materia grigia diminuisce nelle regioni cerebrali corticali limbica e frontale, il che include cambiamenti neuroplastici dovuti direttamente ad effetti della depressione: se quest'ultima ha esiti negativi, essi sono associati clinicamente ad anomalie neuromorfologiche più gravi.

Al momento attuale l'origine di questi cambiamenti non è nota: potrebbe trattarsi di cambiamenti neuroplastici, ma anche di variazioni del numero di neuroni. Ciò andrà investigato ulteriormente.

29 ottobre 2008 - (Arch Gen Psychiatry 2008; 65)


SAD (Depressione stagionale) 14 ottobre 2008

Si sostiene che le giornate piu' brevi e buie dell'inverno si accompagnino a una specifica forma di depressione, la cosiddetta Sad (Seasonal affective disorder), ovvero la depressione stagionale, che colpisce nei mesi freddi dell'anno. Le cause della Sad (entità clinica peraltro quanto mai controversa) non sono ancora chiare ma si sostiene che esista un netto legame tra depressione e luce solare. Probabilmente i cambiamenti nell'esposizione alla luce che avvengono nei mesi invernali influirebbero sui livelli nel cervello di serotonina, che a sua volta influisce su energia e umore. Un'altra teoria e' che la Sad sia collegata ai livelli di melatonina, un ormone naturale che regola il ciclo del sonno. Il ruolo della stagionalità nell'ambito dela psichiatria è quanto mai incerto.


Iperico per la depressione (18 ottobre)

Che l’iperico, o erba di San Giovanni (una pianta erbacea perenne) fosse utile nei casi di depressione lievi o di modesta entità già si sapeva, ma ora una rassegna della Cochrane Library su ben 29 studi clinici dimostrerebbe l’efficacia dell’iperico anche nei casi di depressione grave. Negli studi l’erba di San Giovanni è stata confrontata sia con placebo (farmaco inattivo), sia con farmaci antidepressivi di prima generazione (triciclici) e di più recente introduzione (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Ssri).
I dati ottenuti su più di 5000 pazienti indicano che questa pianta medicinale non avrebbe nulla da invidiare a triciclici e Ssri, con il vantaggio di essere meglio tollerata e comportare minori effetti collaterali.

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