21 ottobre 2008

Il controtransfert e gli affetti

"Per quanto concerne le relazioni tra esseri umani, anche al di là di ogni contesto terapeutico, si può forse dire che passiamo la vita a cercare di curarci reciprocamente. L’unica cura ‘possibile’ tuttavia è quella che passa attraverso gli affetti.

Freud parlava dell’analista come di colui il quale, come un chirurgo, mette al bando i propri sentimenti e si pone come obiettivo prioritario quello di intervenire in maniera ‘corretta’ -potendosi cogliere il senso della correttezza nell’idea dell’asetticità e neutralità del trattamento; è del resto curiosa la contraddizione relativa al fatto che lo stesso Freud assegnava la massima importanza agli affetti -ad esempio per ciò che riguarda la strutturazione dei sintomi- salvo poi considerare questi medesimi come qualcosa di cui l’individuo avrebbe solo potuto, o dovuto, liberarsi.

Oggi sappiamo che non vi è possibilità alcuna di trasformazione se non si passa attraverso l’elaborazione degli affetti di transfert; sappiamo che il ‘controtransfert’ è il più potente mezzo di conoscenza e trasformazione in psicoterapia. La ‘neutralità’ dell’analista può dunque concepirsi solo ed esclusivamente come capacità di non operare in maniera sintonica con i conflitti e con gli investimenti patologici del paziente.

Riteniamo altresì che l’analista non debba ritrarsi di fronte al proprio coinvolgimento affettivo ma -al contrario- disporsi sistematicamente ad investigare nei propri affetti e nelle proprie capacità affettive: queste possono -come talora accade- esprimersi come fenomeno psicopatologico ma ciò non necessariamente rappresenta la regola. “La cosiddetta neutralità dell’analista è sostituita dalla dinamica controtraslativa che diventa elemento necessario e costitutivo del trattamento” (Furlan, 1978).

Gli affetti dunque sono un elemento cardine, indispensabile nel trattamento psicoterapico."

leggi il saggio 'la ragione degli affetti'

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