30 settembre 2008

Un'informazione politicamente corretta

Google Alert è un servizio gratuito di Google che segnala agli interessati ciò che viene pubblicato sul web a proposito di specifici argomenti. Mi è giunta una segnalazione a proposito dell'argomento 'malattie mentali' in riferimento ad un articolo di cui riporto alcuni brani e di cui segnalo l'indirizzo web, che è il seguente:

www.loccidentale.it/
articolo/se+il+politicamente+corretto+diventa
+una+malattia
+che+rischia+di+uccidere.
0058331

Quelle che seguono sono le prime tre frasi dell'articolo; segue un breve commento a margine del medesimo.

"Ad un certo punto qualcuno, inorridito dalla così detta “assistenza” che veniva offerta ai pazienti imprigionati in certi manicomi, ha deciso che la follia era l’invenzione malefica di una società che aveva paura dei diversi. Al grido “la follia non esiste, le malattie mentali sono una invenzione sociale” tutte le strutture che operavano nel campo delle malattie mentali, anche quelle buone e non solo quelle che si ispiravano ai lager, hanno improvvisamente chiuso i battenti.

Ci sono i Centri di igiene mentale, ma non trattengono che pochi giorni, nel momento della crisi, poi il malato di mente rientra in famiglia e sono poi i familiari che vi si devono confrontare e, spesso, che si devono difendere materialmente dai malati violenti.

Il fatto è che le malattie non spariscono per legge, si può solo far finta che non ci siano e cambiarne i nomi per renderle meno facilmente riconoscibili (es.: la schizofrenia viene chiamata disturbo bipolare, non cambia niente ma fa meno impressione) secondo la ormai diffusissima tecnica del politicamente corretto."

I pazienti erano, per l'appunto, 'imprigionati' nei manicomi ed il problema stava precisamente in questo. L'istituzione manicomiale, al di là delle indubbie intenzioni di molti operatori, delle loro qualità umane e della loro professionalità, rispondeva non ad una esigenza di cura ma si controllo e di sicurezza sociale. Qualche estremista, all'epoca, avrà pure affermato o ritenuto che la malattia mentale non esistesse (affermazione ridicola allora come adesso, anche se - del resto - alcuni facinorosi la ripropongono ancor oggi) ma ciò non cambia nulla rispetto al fatto che - comunque - i manicomi non erano in grado di curare alcunchè.
Che poi abbiano chiuso 'improvvisamente' i battenti è affermazione quanto meno improvvida, dal momento che ci sono voluti circa due decenni.

Che poi i Centri di Salute Mentale siano devoluti a fornire una assistenza che si limita ad alcuni (pochi) giorni di ricovero è totalmente falso: un centro di igiene mentale fornisce (o dovrebbe fornire) una quantità di prestazioni non solo ospedaliere ma assistenziali in senso lato; un servizio di psichiatria che funziona ha a disposizione posti letto, day hospital, terapie farmacologiche e psicologiche, assistenza domiciliare, strutture protette quali centri residenziali, centri diurni, case famiglia ecc. ecc. e l'ambito di intervento 'ospedaliero' è solo una minima e nemmeno la più significativa parte di un programma terapeutico che va ben al di là dell'intervento farmacologico, in ambito ospedaliero e no.
Il problema può essere nel fatto che i vari servizi riescano o meno ad erogare efficacemente ed adeguatamente tali prestazioni, e non certo nel fatto che la loro funzione si limiti ad un ricovero di pochi giorni (dopodichè il resto è un problema delle famiglie dei malati). Ma questo sarebbe un altro - e più serio - discorso.

L'unica ad aver cambiato il nome alla schizofrenia, definendola disturbo bipolare, mi pare sia l'autrice dell'articolo, poichè tale affermazione mi giunge totalmente nuova ed inaspettata, oltrechè - appunto - non vera. La schizofrenia non è stata mai chiamata disturbo bipolare. Da nessuno.

Concludendo brevemente, una critica all'assistenza psichiatrica dovrebbe muovere da altre, più serie e maggiormente documentate, considerazioni.
Ad esempio, è indubbio che l'assistenza psichiatrica abbia in qualche misura fallito in virtù del presupposto ideologico dal quale è partita, fors'anche perchè questo non è riuscito ad evolversi sufficientemente nel tempo; e che quindi il "politicamente corretto" possa essere stato causa di disagio e fallimento, di limiti non ancora superati. Oltrechè di una infinità di altre questioni, che non è possibile affrontare in questo specifico contesto.

Del resto però, mi pare che anche un'informazione (o disinformazione) politicamente corretta, come ritengo sia quella dell'articolo in oggetto, sia totalmente inutile.

francesco giubbolini, psichiatra - fgiubbolini@gmail.com

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