30 settembre 2008

Un'informazione politicamente corretta

Google Alert è un servizio gratuito di Google che segnala agli interessati ciò che viene pubblicato sul web a proposito di specifici argomenti. Mi è giunta una segnalazione a proposito dell'argomento 'malattie mentali' in riferimento ad un articolo di cui riporto alcuni brani e di cui segnalo l'indirizzo web, che è il seguente:

www.loccidentale.it/
articolo/se+il+politicamente+corretto+diventa
+una+malattia
+che+rischia+di+uccidere.
0058331

Quelle che seguono sono le prime tre frasi dell'articolo; segue un breve commento a margine del medesimo.

"Ad un certo punto qualcuno, inorridito dalla così detta “assistenza” che veniva offerta ai pazienti imprigionati in certi manicomi, ha deciso che la follia era l’invenzione malefica di una società che aveva paura dei diversi. Al grido “la follia non esiste, le malattie mentali sono una invenzione sociale” tutte le strutture che operavano nel campo delle malattie mentali, anche quelle buone e non solo quelle che si ispiravano ai lager, hanno improvvisamente chiuso i battenti.

Ci sono i Centri di igiene mentale, ma non trattengono che pochi giorni, nel momento della crisi, poi il malato di mente rientra in famiglia e sono poi i familiari che vi si devono confrontare e, spesso, che si devono difendere materialmente dai malati violenti.

Il fatto è che le malattie non spariscono per legge, si può solo far finta che non ci siano e cambiarne i nomi per renderle meno facilmente riconoscibili (es.: la schizofrenia viene chiamata disturbo bipolare, non cambia niente ma fa meno impressione) secondo la ormai diffusissima tecnica del politicamente corretto."

I pazienti erano, per l'appunto, 'imprigionati' nei manicomi ed il problema stava precisamente in questo. L'istituzione manicomiale, al di là delle indubbie intenzioni di molti operatori, delle loro qualità umane e della loro professionalità, rispondeva non ad una esigenza di cura ma si controllo e di sicurezza sociale. Qualche estremista, all'epoca, avrà pure affermato o ritenuto che la malattia mentale non esistesse (affermazione ridicola allora come adesso, anche se - del resto - alcuni facinorosi la ripropongono ancor oggi) ma ciò non cambia nulla rispetto al fatto che - comunque - i manicomi non erano in grado di curare alcunchè.
Che poi abbiano chiuso 'improvvisamente' i battenti è affermazione quanto meno improvvida, dal momento che ci sono voluti circa due decenni.

Che poi i Centri di Salute Mentale siano devoluti a fornire una assistenza che si limita ad alcuni (pochi) giorni di ricovero è totalmente falso: un centro di igiene mentale fornisce (o dovrebbe fornire) una quantità di prestazioni non solo ospedaliere ma assistenziali in senso lato; un servizio di psichiatria che funziona ha a disposizione posti letto, day hospital, terapie farmacologiche e psicologiche, assistenza domiciliare, strutture protette quali centri residenziali, centri diurni, case famiglia ecc. ecc. e l'ambito di intervento 'ospedaliero' è solo una minima e nemmeno la più significativa parte di un programma terapeutico che va ben al di là dell'intervento farmacologico, in ambito ospedaliero e no.
Il problema può essere nel fatto che i vari servizi riescano o meno ad erogare efficacemente ed adeguatamente tali prestazioni, e non certo nel fatto che la loro funzione si limiti ad un ricovero di pochi giorni (dopodichè il resto è un problema delle famiglie dei malati). Ma questo sarebbe un altro - e più serio - discorso.

L'unica ad aver cambiato il nome alla schizofrenia, definendola disturbo bipolare, mi pare sia l'autrice dell'articolo, poichè tale affermazione mi giunge totalmente nuova ed inaspettata, oltrechè - appunto - non vera. La schizofrenia non è stata mai chiamata disturbo bipolare. Da nessuno.

Concludendo brevemente, una critica all'assistenza psichiatrica dovrebbe muovere da altre, più serie e maggiormente documentate, considerazioni.
Ad esempio, è indubbio che l'assistenza psichiatrica abbia in qualche misura fallito in virtù del presupposto ideologico dal quale è partita, fors'anche perchè questo non è riuscito ad evolversi sufficientemente nel tempo; e che quindi il "politicamente corretto" possa essere stato causa di disagio e fallimento, di limiti non ancora superati. Oltrechè di una infinità di altre questioni, che non è possibile affrontare in questo specifico contesto.

Del resto però, mi pare che anche un'informazione (o disinformazione) politicamente corretta, come ritengo sia quella dell'articolo in oggetto, sia totalmente inutile.

francesco giubbolini, psichiatra - fgiubbolini@gmail.com

23 settembre 2008

Psicoterapia e Neuroscienze (Convegno)

Roma, 4 Ottobre 2008 - Sala Convegni Istituto per gli Affari Sociali - Via Pasquale Stanislao Mancini, 28 - 00196 Roma

PROGRAMMA

09.00 Saluto delle Autorità

1a Sessione

09.30 Il cervello sociale
Alberto Oliverio Direttore del Centro di Neurobiologia Università di Roma La Sapienza Docente esterno IRPPI

10.15 Intersoggettività nella famiglia e aspetti sociali
Silvia Mazzoni Professore Associato Facoltà di Psicologia 1 Università di Roma La Sapienza -Docente esterno IRPPI

11.00 Attualità sullo sviluppo sociale del bambino
Anna Oliverio Ferraris Professore Ordinario di Psicologia dell'età evolutiva Università di Roma La Sapienza

11.45 Discussione


2a Sessione

14.00 Psicoterapia psicoanalitica: l'essenziale e il superfluo
Nicola Lalli Già Professore associato di Psichiatria e Psicoterapia presso l'Università di Roma La Sapienza – Docente interno IRPPI

15.00 L'impatto sociale delle Neuroscienze
Gilberto Corbellini Professore ordinario di Storia della Medicina- Università di Roma La Sapienza

16.00 Integrazione in psicoterapia: una proposta formativa e metodologica
Giuseppe Lago Direttore, Didatta e Docente interno IRPPI

17.00 Discussione


L'iscrizione è gratuita ma obbligatoria e saranno accolte iscrizioni sino al raggiungimento del numero massimo di capienza della sala. Per l'iscrizione rivolgersi a:
Tiziana Liverani Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata,
Corso Vittorio Emanuele II, 305, 00186 Roma - Tel. e Fax 06.68804934
Cell. 349.2234815
Email: segreteria@irppiscuolapsicoterapia.it – www.irppiscuolapsicoterapia.it

Segreteria organizzativa
Anna Salzano Istituto per gli Affari Sociali - Tel. e Fax 06.3235503 -
Email: a.salzano@istitutoaffarisociali.it
www.istitutoaffarisociali.it

19 settembre 2008

Milano, Basaglia e il '900

Giornata di studi  “FRANCO BASAGLIA E LA FILOSOFIA DEL ‘900”
10 DICEMBRE 2008 – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO
Iniziativa promossa dalla Fondazione Gaetano Bertini Malgarini Onlus
 
Poco o niente sappiamo della malattia mentale e poco o niente soprattutto sappiamo del malato, di come vive, delle difficoltà enormi che incontra, ma anche delle realtà di aiuto che pure esistono.
C’è un tempo per le riforme e uno per dare nuova forma alle riforme, ripensarle, comprenderle, farle comprendere. Dicembre è l’ultimo mese per ricordare la legge 180, che compie trent’anni quest’anno. Con la chiusura dei manicomi il malato è tornato nelle nostre case, è stato compiuto un passo decisivo contro lo stigma, ma molte questioni sono rimaste in sospeso. Un’occasione importante di aggiornamento per gli operatori, gli utenti, ifamiliari, e di coinvolgimento e informazione per tutti gli individui e i gruppi interessati.
 
Interverranno:

Eugenio Borgna (primario emerito di psichiatria dell’Ospedale maggiore di Novara)
Mario Colucci (psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste)
Romolo Rossi (professore emerito di psichiatria presso l'Università di  Genova)
Massimo Recalcati (psicoanalista, professore di psicopatologia del comportamento alimentare  presso l’Università di Pavia)
Ota De Leonardis (docente di Sociologia all'Università degli studi di Milano)
Alessandro Dal Lago (docente di sociologia dei processi culturali presso l'Università di Genova)
Carlo Sini (titolare della cattedra di filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Milano)
Pier Aldo Rovatti (titolare della cattedra di filosofia contemporanea dell’Università di Trieste)
 
Il programma completo è visionabile sul sito della Fondazione (www.fondazionebertini.it)

16 settembre 2008

Corpo e sintomi somatici (Seminario)

" In ogni forma morbosa, accanto ai fattori somatici, giocano un ruolo importante anche i fattori psicologici.

L’interconnessione tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione olistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che corpo e mente sono strettamente legati tra loro.


Laddove non c’è sufficiente capacità di rappresentarsi mentalmente e quindi di esprimere adeguatamente i propri stati emotivi, è il corpo, attraverso i sintomi, a farsi carico di “trovare le parole” per dirlo."


Seminario: "Il corpo e i suoi messaggi"

LUOGO e DATA:
Via G. del Papa, 88 - Empoli (Firenze)
28 Settembre 2008
ORARIO:
Inizio dei lavori ore 9.00 e termine ore14.00

Info:
francescamancini@email.it - psicologiaempoli.it
Tel. 347 4404681

Per iscrizioni
saranno accettate le iscrizioni che perverranno entro e non oltre il 26 Settembre 2008

"Endon" in psichiatria

Endogeno-Esogeno: opposizione concettuale impiegata in psichia­tria per indicare la causa interna (endogeno) o esterna (esogeno) di un disturbo psichico.

Introdotto da Moebius, il concetto di endogeno... (link alla pagina del sito)

10 settembre 2008

Leaving Las Vegas (Via da Las Vegas)

Ben Sanderson, distrutto dall'abbandono della moglie e impossibilitato a vedere il figlio, decide di concludere la sua vita con l'alcool. Per questo motivo lascia il lavoro e si reca a Las Vegas; l'incontro con Sara (Elizabeth Sue), una prostituta, potrebbe portarlo verso la strada della salvezza... o forse è davvero troppo tardi. Alcolismo, depressione ed un lucido intento suicidario sono i 'temi' del film, che è anche una struggente quanto vana storia d'amore tra i due protagonisti.



Tratto dal romanzo di John O'Brien del 1990, Via da Las Vegas è il viaggio depresso dello sceneggiatore Ben Sanderson verso la città del peccato, con l'unico e ultimo scopo di ubriacarsi fino alla morte. Arrivato a Las Vegas Ben incontra Sara, una prostituta d'alto bordo, che colpita dalla dolcezza di Ben e dalla sua sincerità verso il suo progetto autolesionista, deciderà di stargli accanto. I due protagonisti, sconvolti dalle proprie vite e dai propri traumi si innamorano accettandosi completamente, sapendo poco l'uno dell'altro, ma sinceri a tal punto che la prostituzione e l'alcolismo diventano quasi marginali, rispetto ai loro sentimenti.

Ben non chiede di essere salvato, né ha intenzione di salvare Sara; la prima scena, in cui nel supermercato Ben fa incetta solo di bottiglie e il sesso fra i due - ancora strettamente collegato all'alcool -, puntano l'attenzione sulla drammaticità della condizione ormai irrecuperabile di un uomo privo di ogni slancio vitale, con l'unico proposito malsano di uccidersi.

Girato in 16 mm, a differenza del normale 35mm che accompagna tutte le uscite sul grande schermo, il progetto di Mike Figgis guadagnò poco al botteghino, forse a causa di un pessimismo e di una drammaticità di cui pochi sentono il bisogno.

L'intensa colonna sonora è quasi tutta opera del regista, con qualche pausa affidata al talento di Sting. Come nelle peggiori storie americane da bassifondi senza speranza anche questa ha un finale tuttaltro che consolatorio: lo scrittore O'Brien si uccise con un colpo di pistola prima di vedere il film realizzato su pellicola.

Via da Las Vegas
(Leaving Las Vegas)
Un film di Mike Figgis.
Con Nicolas Cage, Julian Sands, Elisabeth Shue, Valeria Golino, Danny Huston, Xander Berkeley.
Genere Drammatico, colore 111 minuti.

9 settembre 2008

Farma-and-co, Marcia Angell


È ormai noto e lo si è sentito ripetere negli ultimi anni più volte che gli intrecci fra mercato e salute sono stretti e molto profondi. Marcia Angell, già direttore del New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste scientifiche, ha descritto e documentato questo intreccio nel suo libro Farma&Co (Il Saggiatore).

Farmaci di marca e farmaci generici. Farmaci che costano una fortuna. Farmaci che cambiano nome e curano patologie diverse, ma sono esattamente gli stessi. Il Prozac, per esempio, che, colorato di rosso e lavanda, è diventato Sarafem, un rimedio contro la sindrome premestruale a un prezzo tre volte superiore. I farmaci davvero innovativi immessi sul mercato sono sempre meno perché l’obiettivo principale delle aziende è prolungare i brevetti – e gli incassi – di quelli già esistenti. Dagli anni ottanta l’industria farmaceutica è il business più redditizio del mondo, con un fatturato annuo di 400 miliardi di dollari. 

Nella catena che dai fondi pubblici per la ricerca arriva fino ai medici e ai pazienti, gli interessi si concentrano nelle mani delle Big Pharma, veri colossi del marketing contemporaneo, raffinate macchine da guerra contro la salute dei cittadini. Ricerche e sperimentazioni truccate, sindromi inventate a tavolino come il «disordine di ansia sociale», lo scandalo dei farmaci anti-Aids negati ai paesi del Sud per non perderne il monopolio, medici comprati con sovvenzioni da favola, modifiche «cosmetiche» a farmaci già esistenti, i cui effetti diventano dubbi, se non addirittura pericolosi... 

Marcia Angell
Farma & Co
Il Saggiatore - settembre 2006 
Libro , Pagg. 252
Formato: 14x21,5 
Prezzo € 16,50

7 settembre 2008

Stalker

Stalking è termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. (da: wikipedia).


Riceviamo e pubblichiamo l'articolo della Prof.ssa Concetta Di Lunardo sull'argomento.
Info: cdilunardo@libero.it

"Il termine mutuato dell’inglese “stalking” deriva dal verbo “to stalk” (fare la posta, seguire, cacciare) e definisce una serie di comportamenti intrusivi, di controllo, di sorveglianza nei confronti di una vittima che subisce attenzioni in modo non gradito e molesto.

Nella maggior parte dei casi condotte assillanti riguardano partner o ex partner di sesso maschile (in Italia il 70% è un uomo) con un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni (il 55% ei casi) quando si tratta di abbandono o della fine di una relazione sentimentale, o superiore ai 55 anni quando si tratta specificamente di una separazione o di un divorzio.

La norma italiana del codice penale più vicina a tale condotta è il reato per “Molestie o disturbo alle persone :

“Chiunque,in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero con mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro ( art. 660 c.p.)”.

E’ un “modus vivendi” entro il quale si intrecciano dinamiche psicologiche e relazionali “malate”, “petulanti” e “persecutorie” di ex partners gelosi, livorosi, abbandonati o semplicemente incapaci di elaborare il “rifiuto” in situazioni in cui questi elementi vengono letti come attacchi all’ “io”, e pertanto difficile l’orientamento attraverso i “canali normali” del senso della realtà.

Ne deriva un atteggiamento intrusivo, ossessivo e persecutorio di imposizione della “presenza” attraverso telefonate, sms, mms, e-mail, aggressioni e pedinamenti.

Nei soggetti interessati, spesso con problemi relazionali, risulta offuscata la capacità ideativa ed empatica, in virtù della spinta motivazionale polarizzata verso la rappresentazione assolutizzante della vittima che, talvolta, è sconosciuta.

La vittima del molestatore in molti casi è ansiosa e stressata.

Vittime impaurite dai deliri di onnipotenza di uomini che non si stimano nè sono stimati a loro volta, a causa delle allucinazioni che somministrano ed elargiscono attraverso il disprezzo, la disistima e soprattutto la violenza psicologica.

La sua vita è difficile, inquieta, non solo perché la modalità relazionale con lo stolker è devastante, ma anche per il conseguente e progressivo decadimento della vitalità che deriva sempre dalla perdita di riferimenti.

Ed anche nella fase risolutiva della “consapevolezza” di una relazione fuori dai canoni della “vivibilità normale”, la via della ricostruzione personale dell’ ex vittima è molto complicata poiché, in genere, comporta un cambiamento radicale dello stile di vita (città, lavoro, amici) unito ad una destabilizzazione degli equilibri affettivi. Emotivi e relazionali, violati e demoliti giorno dopo giorno.

Il fenomeno è attualmente all’attenzione dei media oltre che di notevole rilevanza socio-politica, anche perché le dinamiche relazionali entro le quali lo “stalker” interagisce e si esprime sono, in molti casi, l’effetto del cambiamento e della evoluzione di dinamiche comunicative interpersonali tipiche della società odierna.

Proprio per questo il fenomeno oggi ha una maggiore visibilità, sebbene l’esternazione del disagio che lo stolker manifesta non è propriamente un fatto recente, se non nelle modalità. Si tratta, infatti, di un antico disagio psicologico e, nei casi più gravi, di malattia mentale.

Personalmente mi soffermerei un attimo a comprendere cosa renda così vulnerabili e fragili tante, troppe donne-vittime e artefici di un processo di costruzione della propria demolizione ad opera di individui violenti. Donne inconsapevoli della loro forza, abusate nella loro “pars construens”, fiaccate e mortificate nella libertà e nella consapevolezza che pur tutti possediamo.

Donne che si sono affidate in autogestione all’unico scopo di onorare ed essere devote alla forza distruttiva dell’ “homo denstruens”.

Il prezzo della salute mentale della vittima è altissimo e proporzionale al consolidamento della relazione nel tempo, per reiterati attacchi alla “persona”, al “senso della realtà”,”alla verità”.

E’ un dato di fatto che l’uomo sia l’unico primate che perseguita e tortura, senza motivi apparenti, traendone soddisfazione.

In virtù di questo elemento storicamente certo l’aggressività umana va sempre controllata e mai sottovalutata in quanto pericolosa.

Se non ci soffermiamo e lavoriamo sulle risorse “sane” e “normali” che dobbiamo sentire dentro, e che per fortuna la gran parte degli uomini possiede, non saremo in grado di riconoscere i principi semplicissimi della “verità” e della “giustizia” intesi non nell’accezione dogmatica della mortificazione del pensiero, ma come “ricerca”, ”dubbio” ,”criterio di conoscenza”, “forza interiore” per operare scelte responsabili ed andare avanti.

Libertà genuina, indipendenza e soprattutto il saper riconoscere ogni forma di controllo e di sfruttamento ritengo siano le premesse per riconoscere atteggiamenti e modalità “devianti” come la condotta dello stolker, di cui si è parlato molto, ma ancora troppo poco del “vivaio” socio-culturale-religioso che feconda la predisposizione alla “devozione”, “sottomissione”, “riverenza”.

L’amore per la vita, riuscire a contaminare ogni cosa della dialetticità del cambiamento, considerare formativi i percorsi personali dolorosi, ma sempre piccoli pezzi di strada da cui fuggire e gambe levate, ritengo siano l’unico conforto quando troviamo normale l’assurdo.

Saper riconoscere l’assurdo è il criterio per non sopportarlo più.

Uscire dal “pensatoio” delle stranezze ossessive dove l’unica possibilità sembra quella di farsi fare del male.

L’amore ed i rapporti umani, i sentimenti sani e normali interagiscono sempre con la ricerca del bene, eppure capita spesso che le relazioni vengano fraintese con altre cose, e coltivate di conseguenza su un terreno di assoluta violazione dei diritti umani.

Infatti,, spesso, lo stalker non si limita soltanto a molestare la vittima, ma pone in essere comportamenti illeciti ulteriori, costituenti autonome figure di reato oggetto di specifiche ed ulteriori sanzioni, quali: l’omicidio (art. 575 c.p.), le lesioni personali (art. 582 c.p.), l’ingiuria (art. 594 c.p.), la diffamazione (art. 595 c.p.), la violenza privata (art. 610 c.p.), la minaccia (art. 612 c.p.), la violazione di domicilio (art. 614 c.p.), il danneggiamento (635 c.p.). "

Prof. Concetta Di Lunardo
Docente di Filosofia e Psicologia

6 settembre 2008

Psicofarmaci e bambini, 5/9/08

Registrazione telefonica dei finti medici che promuovono psicofarmaci per i bambini: il caso approda in Parlamento. On. Bocciardo: “Intendiamo sollecitare con forza i Ministri della Giustizia, Istruzione e Salute affinché vietino intrusioni nelle scuole di associazioni private non qualificate, ed è necessario avviare delle ispezioni nelle ASL.

Padova – A margine del convegno “E’ vietato uccidere la mente dei bambini”, organizzato in collaborazione con l’Università di Padova e giunto alla sua IV^ edizione, si è collegata telefonicamente l’On. Mariella Bocciardo, relatrice del Progetto di Legge nazionale su psicofarmaci e bambini. L’On. Bocciardo, in trasferta istituzionale in Israele, ha dichiarato a Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia: “Ciò che emerge dalla telefonata pubblicata su portale internet di Giù le Mani dai Bambini è grave e inquietante: una situazione di preoccupante, sistematica ed organizzata ingerenza nel mondo della scuola e delle famiglie da parte di soggetti che millantano competenze e titoli professionali che non hanno. Rispetto l’indipendenza della Magistratura, ma l’auspicio come cittadina e come Parlamentare – mio e di molti colleghi sia alla Camera che al Senato – è che vengano presi seri provvedimenti affinché questo tipo di associazioni privatistiche vengano definitivamente allontanate dalle scuole italiane, ed interverrò in tal senso nei prossimi giorni sollecitando con forza l’attenzione del Ministro della Giustizia Alfano, del Ministro dell’Istruzione Gelmini e del Ministro della Salute Sacconi, e per questo presenterò un’interrogazione parlamentare urgente. Alcune famiglie possono arrivare per disperazione a decidere di somministrare psicofarmaci ai propri figli, ancorché esistono altri metodi scientifici per trattare i problemi di comportamento dei bambini, ma queste sono tragedie private. Di qui a ritenersi autorizzati a diventare ‘sponsor’ di metanfetamine nelle scuole e tra le famiglie, definendole ‘utilissime ed innoque’, e – sostituendosi di fatto ai neuropsichiatri dell’ASL – promuoverne l’uso su bambini anche di 6-7 anni, ne corre. E’ la differenza che passa tra essere genitori disperati alla ricerca di soluzioni estreme per i propri figli, e genitori che abusano del proprio ruolo e della fiducia dei loro pari per diventare protagonisti – inconsapevoli? – del marketing delle multinazionali del farmaco. Ci sono almeno tre o quattro associazioni in Italia che battono la grancassa a favore del consumo di molecole psicoattive sui minori, e sarà anche necessario avviare sollecitamente delle ispezioni nelle ASL per individuare medici eventualmente compiacenti. Bene dice il Professore Emerito di Psichiatria Emilia Costa, dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma: a queste ‘Wanna Marchi’ della medicina bisogna impedire di nuocere ancora”.

Il Comitato “Giù le Mani dai Bambini” ha trasmesso la registrazione telefonica in questione, scaricabile alla URL http://www.giulemanidaibambini.org/pavan.swf all’attenzione della Magistratura competente, richiedendo formalmente di riaprire il caso.

Per ricostruire la vicenda consulta il comunicato stampa disponibile alla URL: http://www.giulemanidaibambini.org/99.pdf

Emmanuele Macaluso
Responsabile Segreteria Operativa Comitato Giù le Mani dai Bambini O.N.L.U.S.
+39 347.78.29.479
segreteria@giulemanidaibambini.org

fonte: cybermed

4 settembre 2008

News Settembre 2008


CERTOSA DI PONTIGNANO
Convegno sulle attività della mente, settembre 2008

Studiosi di tutto il mondo si riuniranno a Cetosa di Pontignano per tre giorni di conferenze sulle attività della mente. Il tema verrà affrontato da un punto di vista interdisciplinare: dalle nuove frontiere delle neuroscienze, alla psicoanalisi, dalle scienze cognitive alla biofisica e alla filosofia

Università Siena, 16 settembre 2008 - L'attività della mente è coinvolta in innumerevoli e complessi processi alla base della vita quotidiana, dei nostri rapporti sociali, del nostro modo di rapportarci al mondo, agli altri e a noi stessi. Tre giornate di studio presso la Certosa di Pontignano dal 18 al 20 settembre, organizzate dal dipartimento di Scienze neurologiche e del comportamento dell'Università di Siena in collaborazione con il Centro sistemi complessi dell'Ateneo senese, l'Italian Institute for complexity studies e l'International journal of dinamical systems.

Le giornate vedranno la partecipazione di numerosi studiosi e ricercatori di fama internazionale che si confronteranno sui processi che coinvolgono l'attività della mente da un punto di vista interdisciplinare, dalle nuove frontiere delle neuroscienze, alla psicoanalisi, dalle scienze cognitive alla biofisica e alla filosofia. Lo scopo dell'iniziativa è, infatti, favorire una reciproca e fruttuosa collaborazione fra tutte le scienze e le discipline che concorrono alla conoscenza della mente, non tanto da un punto di vista biologico ma come organismo preposto alla conoscenza. Le giornate saranno l'occasione per presentare nuove ricerche, in particolare le più recenti acquisizioni nel campo delle neuroscienze, dello sviluppo in età evolutiva e degli studi etologici sullo sviluppo.


Antidepressivi serotoninergici (paroxetina) ed infertilità

Rischio infertilita' per gli uomini che assumono uno dei piu' comuni antidepressivi: la paroxetina. A mettere in dubbio la sicurezza di questo tipo di farmaco uno studio realizzato negli Stati Uniti i cui risultati sono stati anticipati dalla rivista New Scientist. Lo studio, realizzato da ricercatori della Cornell University ha infatti rilevato che maschi sani che assumono per quattro settimane una dose giornaliera di questo farmaco hanno un alto livello di spermatozoi danneggiati a livello di Dna rispetto a quelli che invece non assumono questo specifico antidepressivo. Alla prova del microscopio i campioni prelevati ai 35 volontari prima e dopo la terapia a base di paroxetina non hanno mostrato significative differenze. Quando pero' i ricercatori sono passati ad analizzare la struttura genetica degli spermatozoi, hanno riscontrato problemi in ciascuno dei 35 campioni prelevati durante la terapia antidepressiva. Non solo, ma il tasso di cellule con Dna frammentato nel corso della terapia e' aumentato passando dal 13,8 per cento della prima settimana al 30,3 della quarta. (fonte: AGI)
link utili: antidepressivi SSRI - disfunzioni sessuali da farmaci antidepressivi


Melatonina e qualità del sonno

La melatonina somministrata in una formula nuova che 'mima' la normale variazione circadiana dei livelli di questo ormone nel sangue durante la notte migliora la qualità del sonno.

E' il risultato di una ricerca inglese presentata per la prima volta al XIV Congresso mondiale di psichiatria, organizzato dalla Wpa (World psychiatric association), in corso in questi giorni a Praga. Il nuovo trattamento con questa composizione di melatonina, in commercio con il nome 'Circadin', si avvale delle conoscenze già acquisite tramite studi che hanno dimostrato che la produzione di questo ormone si riduce con l'avanzare dell'età o nei pazienti depressi. "I recettori agonisti della melatonina - ha spiegato alla platea del congresso Alan Wadel, psichiatra ricercatore del centro Cpc di Glasgow nel Regno Unito - possono rappresentare un nuovo approccio nella gestione terapeutica dell'insonnia.

Il Circadin, nome dato alla melatonina con una formula modificata che mima le variazioni normali dell'ormone durante la notte, porta a un miglioramento notevole dei parametri soggettivi del sonno." Link utili: disturbi del sonno e insonnia




Yung messo a nudo

(Adnkronos Cultura) - Capire fino in fondo quali sono state le vere caratteristiche della personalita' di Carl Gustav Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero nato nel 1875 e morto nel 1961. Separare il personaggio storico dalle molteplici realta' romanzesche che ne hanno caratterizzato il lavoro e la personalita'. Sono questi gli obiettivi che Sonu Shamdasani, storico della psichiatria e della psicologia, persegue nel saggio ''Jung messo a nudo. Dai suoi biografi, anche'', pubblicato dalle Edizioni Magi.

La domanda dalla quale parte l'autore, iniziando la sua ricerca, e' chiara e inequivocabile. ''Quante vite postume - si domanda Shamdasani - dovra' vivere Jung?''. Di fatto, nel corso degli ultimi decenni, sono stati elaborati numerosi tentativi con cui definire i passaggi salienti della biografia di Jung. Eppure, un dato su tutti emerge con grande forza. Lo stesso Jung era molto dubbioso sulla possibilita' che la sua attivita' e la sua persona fossero oggetto di studio e di riflessione. L'idea di scrivere una biografia su Jung, insomma, e' sempre stata circondata da un certo scetticismo. D'altra parte, Shamdasani dimostra che nessuna delle tante biografie proposte sullo psichiatra svizzero e' stata vicina alla realta'. In altri termini, nessuna biografia ha definito le caratteristiche storiche del personaggio. Ci si e' sempre limitati a rappresentarne un'immagine distorta, romanzata e travisata.

Alla luce di questi elementi, Shamdasani offre ai suoi lettori una serie di consigli per tracciare la vita di Jung. I requisiti minimi ai quali si dovrebbero attenere gli aspiranti biografi sono imprescindibili. E' necessario, in particolare, iniziare qualunque ricerca dalle fonti d'archivio delle lettere, e dai testi inediti per varie ragioni non inclusi nell'opera completa dello psichiatra.


Il libro-documento «La nave che affonda»

Dal libro-documento «La nave che affonda», edito da Raffaello Cortina anticipiamo l’inizio del dialogo tra Franco Basaglia, Franca Ongaro Basaglia, Agostino Pirella e Salvatore Taverna.

BASAGLIA Credo sia importante puntualizzare subito che con questa intervista non intendiamo riproporre dei ruoli legati alla nostra professionalità. Si tratta semplicemente di una conversazione tra alcune persone per affrontare insieme dei temi che vanno molto al di là del problema della nostra professione.

PIRELLA Io credo che noi siamo intervistati più per le nostre esperienze che per il fatto che siamo degli specialisti in psichiatria. Ritengo che si sia percorso un itinerario, anche se limitato, in cui abbiamo sostanzialmente demolito il mito dello psichiatra come decifratore del senso. Foucault parla dell’ospedale psichiatrico, dall’Ottocento in poi, come il luogo della decifrazione della verità, il luogo dove Pinel e gli altri si erano proposti di scoprire l’enigma della follia. E forse noi siamko stati gli ultimi figli di questa ipotesi affascinante... (Fonte: espresso repubblica) >>



Depressione o tristezza?

Pensiero Scientifico
di emanuela grasso Pensiero Scientifico - Mer 17 Set - 12.36

È stata indicata come male oscuro. È una delle malattie tipiche delle società opulente. La depressione è il disturbo psico-comportamentale più diffuso, a volte però diagnosticarla è molto difficile perché il limite tra la patologia e una profonda tristezza non è sempre così chiaro. "L'insoddisfazione che ci danno i criteri diagnostici in psichiatria è un problema molto serio. Una diagnosi precisa, come ce la possiamo aspettare per esempio nella cardiologia o nell'oncologia, nel campo della salute mentale non c'è mai", sostiene lo psichiatra Fabrizio Asioli. Proprio questa impossibilità di individuare senza ombra di dubbio la linea che separa la depressione, e dunque la malattia, da un forte scoramento che però fa parte della vita, è diventata oggetto di riflessione da parte di alcuni psichiatri. Dopo anni di diagnosi, talvolta fin troppo affrettate, e di prescrizioni mediche si è giunti ad un momento di autocritica.

In un libro pubblicato di recente dal titolo "The loss of sadness", Allan Horwitz e Jerome Wakefield sostengono (come per altro è accaduto per secoli in medicina) che i sintomi della tristezza possono essere distinti tra quelli che possono essere riconducibili ad una causa e quelli che non hanno causa apparente. Solo questo secondo gruppo di sintomi, secondo gli autori, dovrebbe essere preoccupante. >>


ADHD

A Bologna è in atto una "guerra" tra due associazioni di genitori, una contraria e un'altra più possibilista. Sulla seconda si concentra un'inchiesta della Procura, che mira a capire se l'organizzazione, che andava nelle scuole a parlare dell'Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è andata aldilà dei suoi compiti e ha portato avanti attività che spetterebbero ai medici. (8 settembre, Repubblica.it)


Psicofarmaci antipsicotici

Negli ultimi dieci anni l'uso di farmaci antipsicotici di seconda generazione si e' moltiplicato per quasi sei volte tra i bambini e gli adolescenti. Sono prodotti prescritti ugualmente a ragazzi e agli adulti per trattare malattie mentali gravi, come la schizofrenia o il disturbo bipolare. Ma nei giovanissimi gli effetti secondari sono piu' marcati, sia come disturbi del sistema motorio, ossia movimenti involontari, sia in termini di sovrappeso. Lo concludono due studi del gruppo diretto da Celso Arango, dell'ospedale universitario Gregorio Maranon nonche' direttore del CIBER di Salute Mentale. I risultati delle indagini, cui hanno partecipato 250 tra bambini e adolescenti, sono stati presentati al 21.mo Congresso della Societa' Europea di Neuropsicofarmacologia in corso a Barcellona.

fonte: ADUC salute

Prevenzione del suicidio

Il suicidio è la settima causa di morte in Europa e la tredicesima nel mondo; negli adolescenti sotto i 15 anni è la prima causa di morte in Australia, Cina, Irlanda, Nuova Zelanda e Svezia. Per Maurizio Pompili, del Dipartimento di Psichiatria dell'ospedale "S.Andrea", ateneo La Sapienza di Roma, "un milione di suicidi ogni anno nel mondo è una perdita di vite umane inaccettabile e per la quale poco ancora si fa".

Nel mondo ogni 40 secondi si verifica un suicidio, e ogni 3 si registra un tentativo di suicidio. Allarmante la crescita dei tassi di suicidio tra i giovani, incontrotendenza rispetto agli anni '50, in cui il fenomeno era più serio nell'età anziana. Dal 2006 il ministero della Salute ha promosso una ricerca volta ad elaborare efficaci strategie preventive per individuare e ridurre il rischio di suicidio, di tentato suicidio e di depressione post partum. Il progetto prevede una rilevazione sistematica dei casi di tentato suicidio presso il Pronto Soccorso degli ospedali, con la collaborazione degli psichiatri ospedalieri (la raccolta dei dati proseguirà per tutto il 2009), allo scopo di favorire l'avvicinamento delle persone sofferenti, riducendo così il rischio di tentativi ripetuti (la probabilità di ritentare il suicidio è più alta nelle settimane immediatamente successive al primo tentativo).

L'arrivo in ospedale può essere un'occasione importantissima per entrare in contatto con la sofferenza della persona che, in quel momento, non vedeva alternative possibili per sfuggire a quello che lo psicologo americano Edwin Shneidman, pioniere nello studio del suicidio, chiama "dolore psichico". Il suicidio non è, infatti, un andare "verso la morte", ma l'allontanamento da un dolore insopportabile: se si attenua questo dolore la persona sceglierà di vivere.

Un telefono amico
Chi vuole commettere il suicidio spesso ne parla o dà segnali delle proprie intenzioni; è molto importante che chi si trova con una persona a rischio di suicidio ascolti questi segnali, che quasi tutti lanciano prima di commettere il gesto estremo. È fondamentale parlare apertamente del problema, senza il timore di "suggerire" il comportamento suicida ad una persona che, con ogni probabilità, si sentirà invece sollevata dal poter condividere con qualcuno la propria sofferenza; esiste anche unServizio di ascolto Telefono Amico (199284284). Chi tenta il suicidio non necessariamente è affetto da disturbi psichiatrici; la depressione, tuttavia, rende conto da sola dell'80% dei suicidi.

fonte: Repubblica salute



Fibromialgia

Fibromialgia: curando i problemi del riposo notturno si hanno ricadute positive anche sulla malattia

Chi soffre di sindrome fibromialgica presenta spesso disturbi del sonno che, secondo uno studio americano pubblicato su Arthritis Care & Research, contribuirebbero ad accentuare i sintomi della malattia. Non solo, sembrerebbe che i problemi del sonno siano predittivi di sintomi dolorosi e che possano essere collegati anche ai sintomi depressivi che spesso affliggono le persone con fibromialgia.

link all'articolo su corriere salute


Psiche di Paolo Conte

Un nuovo album e nuovo contratto per Paolo Conte. Il cantautore astigiano ha infatti firmato un nuovo contratto discografico con la Universal Music Group. Il primo album su etichetta Universal di Conte si intitolerà 'Psiche', e verrà pubblicato in tutto il mondo il 19 settembre.
'Psiche', che esce a 4 anni di distanza dal precedente album di inediti, 'Elegia', conterrà 15 nuovi brani e verrà presentato nell'ambito di un concerto dal vivo che si terrà venerdì alla 'Salle Pleyel' di Parigi.


Gioco d'azzardo patologico

Tolleranza, dipendenza e astinenza. Stessi sintomi della droga, ma nessuno stupefacente. È la «febbre» da gioco, così diffusa da essere diventata in pochi anni oggetto di studio in psicologia e psichiatria. Tutti d'accordo nel distinguere il giocatore d'azzardo dal giocatore patologico ossessivo-compulsivo.
Per quest'ultimo infatti il gioco non è un «vizio», ma una vera e propria malattia autodistruttiva, scientificamente chiamata G.A.P (gioco d'azzardo patologico). Molti sono i segnali per riconoscere questa nuova forma di dipendenza e vanno dalla continuità nell'attività di gioco, alla perdita delle relazioni importanti fino alla richiesta di prestiti esorbitanti ad amici e parenti. Il gioco diventa un bisogno irrefrenabile cui si accompagna una forte tensione emotiva ed un'incapacità totale di elaborare un pensiero logico. Diventare un giocatore patologico può dipendere da molti fattori: da quelli biologici, a quelli educativi e psicologici. Sono spesso le persone con problemi depressivi a cadere nella trappola del gioco che crea un'illusoria ma appagante autostima oltre a sviluppare un senso di appartenenza nel momento di condivisione al tavolo verde. Ma si sa, arrivare all'eccesso porta ad eccessive conseguenze. Nei malati di G.A.P. infatti, si sviluppano una serie di patologie croniche che vanno dai più «semplici» disturbi dell'umore, a deficit di attenzione e iperattività fino al suicidio. Guarire dalla dipendenza da gioco è difficile e per intervenire è necessaria la presa di coscienza del giocatore, proprio come il tossicodipendente. Quella presa di coscienza che lo spinge a chiedere aiuto e a ricorrere a terapie farmacologiche e di gruppo con la partecipazione dei familiari.

fonte: A. Farias