15 agosto 2008

Uomini e replicanti

Il tema del doppio è sempre stato caro alla psichiatria così come al cinema: la doppia personalità, il protagonista e l’antagonista, il vincitore e lo sconfitto, ed ancora: i gemelli, l'ombra, il riflesso, lo specchio, solo alcune delle espressioni di questo "altro da sé" che mantiene col soggetto un legame forte, spesso rappresentandone il contrario o il lato oscuro inespresso.

Tema ricorrente, offre infinite possibilità: e tale tema permea totalmente il film Blade Runner (R. Scott, USA, 1982), da Il cacciatore di androidi, romanzo di Philip K. Dick.



La creatura orrida, ripugnante e artificiale, ha in realtà un animo nobile, è delicata, buona nel profondo, anela all’amore, vuole amare ed essere riamata, apprezzata e accettata.

Il padre putativo al contrario, lo scienziato, l’eroe positivo, non sono affatto tali, perché rifuggono dalla creatura partorita con un senso di repellenza, vedendo in essa il simulacro delle proprie colpe di alterigia e di orgoglio.

Infinite varianti di Victor Frankestein, l’uomo e lo scienziato, che sfidano per primi le leggi divine, arrogandosi diritti non umani.

Nel trailer la scena finale del film: il replicante muore, dopo aver risparmiato la vita all'uomo che gli dava la caccia per 'ritirarlo' . La colonna sonora (bellissima) è di Vangelis.

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