4 agosto 2008

Trasformazioni (Istinti di vita e di morte)

L'esperienza personale si dissolve (muore) e da questa dissoluzione nasce qualcosa di nuovo e di diverso.


"... Nell'amore la dissoluzione dell'io nell'amato è contemporaneamente la più forte affermazione di sé, è una nuo­va vita dell'io nella persona dell'amato. Se l'amore non c'è la rappresenta­zione di una trasformazione dell'individuo sotto l'influsso di un potere estraneo, come nell'atto sessuale, è allora una rappresentazione di annienta­mento o di morte".

l'io stesso del­l'uomo ha la capacità di indifferenziarsi nell'altro e se esiste una dimensione di vitalità dell'io questa conduce ad una più intensa affermazione di sé.

...percorriamo a ritroso quella strada che, dall'originaria indifferenziazione ("noi") ci ha condotto all"io".

L'istinto di vita, che ci costituisce in origine come "io", si completa con l'istinto di morte che riconducendoci al "noi" rende le nostre rappresen­tazioni condivisibili e rende possibile, contemporaneamente, l'affermazione più vera dell'io di ciascuno di noi.

... dunque ... nessuna trasformazione è possibile senza un annientamento dello stato preceden­te: e tale annientamento è operato dall'istinto di morte il quale si configura, qualora sia unito ad una dimensione di vitalità, come dimensione evolutiva e trasformativa dell'uomo.

(Sabine Spielrein, La distruzione come causa della nascita, 1912)

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