20 luglio 2008

Musica e psiche

Il suono ha la funzione di reintegrare ciò che è diviso, di trasformare i dolori in racconto

"... Consiglio di leggere Musicofilia, il libro del neurologo e appassionato melomane Oliver Sacks, avendo come guida alcune idee sulla musica che è facile ritrovare sia nel pensiero dei filosofi, sia in testi religiosi, sia nei miti e riti di numerose popolazioni. Sarà sufficiente un brevissimo florilegio.

Nelle Upanisad si legge che il suono è la sostanza primordiale del mondo. E' questo un tema molto diffuso, che ritorna per esempio nei Sonetti ad Orfeo di Rilke, per il quale il rumore primigenio, registrato nei grafismi della natura, richiama l'unità vibratoria del mondo. E già Novalis aveva scritto che «l'intera natura è una grande arpa eolia, i cui tasti sono dentro di noi», mentre Schopenhauer pensava che «la musica è la melodia, il testo della quale è il mondo». Nella Qabbalah è detto che in cielo vi è una stanza, riservata al canto, dalla quale le melodie si spargono per tutto il mondo. Alla stessa fantasia sembrano ispirarsi molti riti diffusi nelle culture primitive, secondo i quali occorre produrre il suono che in quel momento è necessario per suscitare un rinnovamento dell'uomo o della natura.

Queste, e innumerevoli altre testimonianze, sembrano dire non soltanto che la musica è il linguaggio primordiale, il supporto implicito o esplicito di ogni espressione, ma che ad essa appartiene la funzione di reintegrare ciò che è diviso, di trasformare i dolori in racconto, di garantire il sentimento dell'unità e della continuità di sé. Una funzione dunque fondatrice e insieme terapeutica. Non sappiamo se, come riteneva Rousseau, in origine linguaggio e canto non fossero distinti, ma certo nelle culture orali la prassi di mettere le parole in musica ha svolto un ruolo essenziale nella trasmissione di testi poetici e narrativi, così come di procedure liturgiche. Quanto alla funzione terapeutica, essa è espressa nel modo più efficace da una paziente di Sacks quando dice: «Immaginando la musica, era come ricordarmi all'improvviso di me stessa, della mia melodia vitale». La musica è un flusso articolato, ed è a questo che probabilmente pensava Novalis quando scriveva che «ogni malattia è un problema musicale; ogni cura è una soluzione musicale». Se non fosse permeato da un profondo amore per la musica e dalla convinzione della sua funzione salvifica, il libro di Sacks sarebbe soltanto un testo di neurologia dei fenomeni acustici.

Certo, ricco di aneddoti a seconda dei casi divertenti o impressionanti e animato dalla particolare verve narrativa, dalla chiarezza, arguzia e affabilità che rendono così attraenti i suoi scritti; un libro di alta divulgazione e di colto intrattenimento. Tale esso anche è, ma l'intimo rapporto tra l'autore e il suo oggetto fa sì che la considerazione dei fenomeni musicali dal punto di vista della psicopatologia, quell'esplorare i confini, le faglie, le alterazioni e i deragliamenti dell'esperienza musicale, sfugga ai limiti della semeiotica e della diagnostica per farsi ascolto partecipe della «musica» dei pazienti: spesso una musica interrotta, che va risvegliata perché le emozioni, i ricordi, le speranze tornino a pulsare. Dietro l'approccio medico si mostra una mitologia musicale, nella quale la musica si comporta come un demone capace di atterrare e di consolare.

Così le allucinazioni musicali possono essere commentate con una frase attribuita a Ciaikovskij bambino, che piangeva nel letto lamentandosi: «Questa musica! Ce l'ho qui in testa. Salvatemi da lei!». Allo stesso modo le caratteristiche del cosiddetto orecchio assoluto permettono di affacciarsi a un mondo in cui ogni nota, ogni tonalità, possiedono un «aroma» e trasmettono una sensazione particolare. Il campo delle sinestesie a sua volta mostra come la musica si apra a connessioni con fenomeni visivi («il sol diesis è azzurro») o gustativi («la terza minore è salata»). Hoffmann descrisse Kreisler come «il piccolo uomo con un pastrano color do diesis minore e un colletto color mi maggiore».

Ciò che però colpisce e commuove soprattutto è quello che potremmo chiamare l'inveramento, nella concretezza dell'esperienza clinica, del mito risanatore di Orfeo.

La
«musica venuta dal cielo» come dice un paziente di Sacks, la musica che ci viene incontro e suona dentro di noi anche indipendentemente dalla nostra volontà, la musica che a volte irresistibilmente ci infetta, è l'unica realtà che talora sopravvive in soggetti che hanno perso completamente la memoria: in quell’agonia senza fine, capacità e memoria musicali rimangono intatte e permettono al paziente di essere ancora presente al mondo. Lo stesso accade in molti casi di afasia, di parkinsonismo, di depressione. A conferma, potremmo dire, del fatto che, al di là di ogni contingenza negativa, la musica resta incardinata nella struttura profonda della nostra psiche."


Autore: Sacks Oliver
Titolo: Musicofilia
Traduzione : Blum I.
Editore: Adelphi
Pagine: 434
Prezzo: € 23.00

(fonte: AUGUSTO ROMANO Tuttolibri, sabato 19 luglio 2008)

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