31 luglio 2008

Il cuculo di Jack Nicholson



Da un romanzo di Ken Kesey: pregiudicato, trasferito in clinica psichiatrica, smaschera il carattere repressivo e carcerario dell'istituzione. La rivolta dura poco, ma lascia qualche segno. Il film 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' presenta la psichiatria come complice di una cultura che non esita a usare l'elettroshock e la lobotomia per punire chi trasgredisce. Il protagonista del film (Nicholson) è un altro esponente degli eroi fuorilegge dell'epoca dei "favolosi anni '70", ispirati, ma predestinati.

Potremmo anche richiamare l'attenzione su come il film trasformi il trattamento della malattia mentale nella metafora di un processo di progressiva perdita della vitalità e della creatività.

"Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film terrificante nel modo in cui rappresenta lo spirito di ribellione che si viene a creare in un uomo già problematico di suo, quando messo all'interno di un ambiente spersonalizzante come quello di un manicomio.

E' appunto il personaggio di Nicholson ad essere il centro dell'universo rappresentato in questo film, un universo in cui lo spirito umano sembra essersi definitivamente arreso, dove gli sforzi di un singolo rimbalzano contro l'indifferenza di chi si cerca di aiutare.

Al termine del film la lobotomia appare come la vendetta psichiatrica contro un salvatore quasi simile a Cristo, e la cui forza ispiratrice viene confermata dalla fuga finale di "capo" Bromden, il gigante indiano "muto".

Un film efficacemente e astutamente polemico sul potere che emargina i diversi e sul fondo repressivo della psichiatria.

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