8 luglio 2008

Considerazioni sulle psicoterapie

" I contestatori delle psicoterapie si annidano ovunque. Tra i profani ... ogni volta che si parla di rimozione, lapsus o meccanismi inconsci, ma anche tra studiosi di mente e cervello. Il pro­fessor Percival Bailey per esempio, un neurofisiologo, criti­cava Freud «accusandolo - oltre che d'impotenza terapeu­tica, nonché sessuale (sic!) - di essere un rabbino laico che recluta malati e allievi israeliti per farsi grande sacerdote di una religione esclusivista». (cit. in: J. Chazaud, Le contestazioni attuali della psicoanalisi, Il pensiero Scientifico, Roma, 1977).

Le psicoterapie, in ogni caso, continuano a diffondersi. A mieter vittime, direbbe qualcuno. Ma forse è il dato meno sorprendente. Ha ragioni da vendere chi scrive che «nella nostra società attuale essere felici è un dovere ed essere im­mortali un'aspirazione, le sensazioni di inadeguatezza deb­bono continuamente essere o negate o rimosse, pena un'an­sia panica» (N. Crotti, L'altra salute: la ricerca individuale di salute e benessere e il ricorso a medicine alternative o parallele, in M. Geddes, La salute degli italiani, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1992).

Ci sono, insomma, una sofferenza e un disagio sommersi per i quali molti chiedono aiuto ai farmaci e alle psicoterapie. Questo spiega perché in Italia, secondo stime recenti, almeno 400.000 persone si rivolgono a una qual­che psicoterapia e perché il fatturato globale stimato del set­tore sia di 2.100 miliardi. Fatto curioso, le psicoanalisi clas­siche, freudiana e junghiana, svolgono un ruolo di secondo piano con poco più di 6.000 pazienti ciascuna, mentre la stragrande maggioranza delle persone è seguita da terapeuti di orientamento diverso.

Anni fa, per spiegare il successo della psicoanalisi nel loro paese, tre psichiatri statunitensi osservavano con un po' di malizia: «La dottrina psicoanalitica fornisce certezze per coloro che non sopportano di essere soli nel buio, essa inol­tre si adatta perfettamente bene alle tendenze dominanti in America poiché è di tipo meccanicistico e deterministico e ben si adatta a una società basata sul trionfo della macchina. Essa non presuppone alcuna differenza individuale tra uo­mo e uomo, fatto questo che ben si accorda all'idea secon­do cui tutti gli uomini sono eguali e il successo è per tutti possibile purché sappiano razionalmente esplicare le loro possibilità»(W. Mayer Gross et al., Psichiatria Clinica, Sansoni, Firenze, 1959).

La psicoterapia ha avuto il suo big bang nell'opera di Freud, ma da questo nucleo di materia primordiale si sono formate galassie di scuole e orientamenti in progressivo allontanamento tra loro.

La psicoanalisi è solo una delle in­numerevoli psicoterapie, distinguibili l'una dall'altra per du­rata, obiettivi, tecniche terapeutiche e oggetto d'intervento, che può essere il singolo individuo, ma anche la coppia, la famiglia o il gruppo. "

tratto da: Psicoterapie, S. Cagliano, Viaggio intorno alla medicina

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