31 luglio 2008

Il cuculo di Jack Nicholson



Da un romanzo di Ken Kesey: pregiudicato, trasferito in clinica psichiatrica, smaschera il carattere repressivo e carcerario dell'istituzione. La rivolta dura poco, ma lascia qualche segno. Il film 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' presenta la psichiatria come complice di una cultura che non esita a usare l'elettroshock e la lobotomia per punire chi trasgredisce. Il protagonista del film (Nicholson) è un altro esponente degli eroi fuorilegge dell'epoca dei "favolosi anni '70", ispirati, ma predestinati.

Potremmo anche richiamare l'attenzione su come il film trasformi il trattamento della malattia mentale nella metafora di un processo di progressiva perdita della vitalità e della creatività.

"Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film terrificante nel modo in cui rappresenta lo spirito di ribellione che si viene a creare in un uomo già problematico di suo, quando messo all'interno di un ambiente spersonalizzante come quello di un manicomio.

E' appunto il personaggio di Nicholson ad essere il centro dell'universo rappresentato in questo film, un universo in cui lo spirito umano sembra essersi definitivamente arreso, dove gli sforzi di un singolo rimbalzano contro l'indifferenza di chi si cerca di aiutare.

Al termine del film la lobotomia appare come la vendetta psichiatrica contro un salvatore quasi simile a Cristo, e la cui forza ispiratrice viene confermata dalla fuga finale di "capo" Bromden, il gigante indiano "muto".

Un film efficacemente e astutamente polemico sul potere che emargina i diversi e sul fondo repressivo della psichiatria.

Body Snatchers (Invasione degli ultracorpi)

Film cult del cinema di fantascienza 'L’invasione degli ultracorpi' descrive perfettamente la sindrome di Capgras.


Trailer di The Body snatchers (in inglese)

In psichiatria clinica c'è un raro tipo di patologia, nota appunto come sindrome di Cap­gras, che descrive esattamente questo genere di situazioni. Le persone afflitte da questa sindrome si consumano in un tipo di paranoia in cui credono che amici o familiari intor­no a loro siano in realtà degli impostori (sosia).

Parte dell'orrore di questi film dipende proprio dalla loro ossessione per il tema del doppio: l'idea che una persona buona possa veni­re trasformata in un alter ego o in un Doppelganger dalla natura inesorabilmente cattiva. I protagonisti devono quindi assumere un atteggiamento ultravigile nei confronti di tutti i loro soliti amici e le loro abituali conoscenze per distinguere di quali di essi ci si possa fidare e quali debbano venire distrutti.

Le scene di apertura mostrano il dottor Hill che ha in cura un deli­rante Miles Bennel (vedi la scena iniziale del trailer), il quale racconta una storia che trasforma il film originale in un unico, lungo flashback. Quando alla fine del film ritorniamo alla scena iniziale, lo psichiatra decide che Bennel è matto. Tuttavia quando sentono un altro paziente parlare degli strani baccelli che cadeva­no da un camion rovesciato, si rende conto che McCarthy sta dicendo la verità.

L'invasione degli ultracorpi doveva finire con Miles Bennel che correva su e giù per l'autostrada gridando "sono arri­vati! ", mentre le auto gli sfrecciano accanto ignorandolo. L'ulti­ma inquadratura doveva essere un primo piano in cui egli, guar­dando direttamente nella cinepresa, ammoniva il pubblico: "Tu sei il prossimo!".

I dirigenti della Allied Artists respinsero le in­tenzioni del regista Siegel, e decisero di aggiungere delle scene al­l'inizio e alla fine per suggerire che gli invasori non avessero avuto completamente successo nell'invadere il pianeta. Il dottor Hill passa all'azione e chiede sicuro al­la polizia di chiamare l'FBI.

Gli studiosi di cinema hanno identificato la prima versione degli Invasori spaziali e diversi altri film americani degli anni cin­quanta con la politica reazionaria dell'epoca maccartista. Anche quella dell'Invasione degli ultracorpi, l'esempio più spesso citato di questa tendenza, può essere considerata sia dal punto di vista politico sia kleiniano. La convinzione che i comunisti potessero e stessero per proiettarsi in una persona amata per trasformarla nottetempo in una creatura ostile e priva di anima, trova le sue metafore nelle stesse convinzioni fantascientifiche che toccavano le angosce infantili ipotizzate dalla Klein.

I protagonisti di tutti questi film si trovano davanti a un dilem­ma analogo: non possono essere sicuri che i membri della loro fa­miglia, i colleghi e le persone amate siano chi dicono di essere. Ne L'invasione degli ultracorpi non ci si può fidare di nessuno, perché corpi familiari sono stati trasformati in persone - cloni. Non si può contare né sulla polizia né sullo psi­chiatra del film perché entrambi sono divenuti dei "loro".

gli altri post sul cinema:
cinema e psichiatria
prendimi l'anima
zelig

30 luglio 2008

L'identità di Zelig



La vicenda si svolge in America negli anni Venti e vede salire rapidamente a grande fama uno strano tipo, Leonard Zelig, che ha la straordinaria facoltà di mutare continuamente la propria identità fisica e psicologica "copiandola" da quella delle persone con cui viene a contatto, siano queste delle celebrità oppure degli uomini qualunque. Ci troviamo di fronte ad un individuo scialbo e poco attraente, Leonard Zelig, il prota­gonista del film, il quale non desidera altro se non essere accettato da quanti lo circondano.

Così, ad esempio, Zelig diventa un nero se si trova a far parte di una banda di jazz, un orientale dagli occhi a mandorla in mezzo ai cinesi, un colosso da 120 chili vicino ad un obeso, fino ad arrivare ad assumere le fattezze dei popolarissimi Babe Ruth o Lou Gehrig nel momento in cui mette piede su un campo da baseball.

Dell'eccezionale caso di trasformismo si occupano anche gli psichiatri, ma ogni tentativo di decifrarne le cause e i meccanismi urta contro il fatto che, in compagnia degli strizzacervelli, Zelig diventa a sua volta uno psichiatra, dimostrandosi ferratissimo in materia.

Mentre la scienza finisce in un vicolo cieco davanti a questo caso, la popolarità di Zelig sale alle stelle: celebrità del mondo della politica, degli affari, dell'arte e dello spettacolo si mostrano ben volentieri in sua compagnia.

Fra gli psichiatri che studiano il suo caso, però, c'è anche una giovane dottoressa, Eudora Fletcher, che ha per lui un interesse non solo scientifico e l'amore che nasce fra i due inceppa le capacità trasformistiche di Zelig, facendo venire a galla frammenti del suo vero passato, ivi comprese tre mogli, ignare una dell'altra. Scandalizzata dall'immoralità di Zelig, l'opinione pubblica lo mette al bando con la stessa rapidità con cui ne aveva fatto il proprio beniamino.

Zelig scompare dalla scena americana in modo misterioso, solo per ricomparire in altre parti del mondo, nell'entourage di Hitler, ad esempio, o sulla loggia di San Pietro al momento della proclamazione di papa Pio XI...

Nel film, Woody Allen inserisce i commenti sul fenomeno Zelig di alcuni intellettuali realmente esistiti, come Bruno Bettelheim, Saul Bellow, Susan Sontag, Irwing Howe, John Morton Blum: essi parlano con grande autorevolezza, come se avessero realmente conosciuto Zelig.

Zelig, di Woody Allen
U.S.A. 1983

fonti:
Claudio Miani
Glen O. Gabbard

altri post in tema:
cinema e psichiatria
prendimi l'anima

29 luglio 2008

Il bambino che guarda il mare

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,

del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,

del mio petto un sepolcro
per le tue pene.

Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.

Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;

ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

Psiche nel cinema (Recensioni)

Fin dalla nascita del cinema gli psichiatri hanno studiato i film per comprendere le ragioni del loro fascino sugli spettatori. E già nel 1906 il primo psichiatra, il comico dr. Dippy di Dr Dippy's Sanitarium, faceva la sua comparsa in un cortometraggio.
Da allora, psichiatria e cinema non hanno mai cessato di incontrarsi, allontanarsi, intersecarsi di nuovo...

Inoltre, il tema del rapporto tra cinema e psiche è affascinante ed estremamente ricco di stimoli, sia dal punto di vista della rappresentazione che da quello dell'interpretazione dell'arte cinematografica.

Recensioni:


Lars Von Trier - Dancer in the dark
The good heart (bellissimo, recensione e trailers)
The Black Balloon (Famiglie e autismo)
Un angelo alla mia tavola (Jane Campion sulla vita di Janet Frame)
Senza apparente motivo (trailer e recensione)
Requiem (H. C. Schmid)
Triage (Trailer e recensione sul film, sul disturbo post-traumartico da stress o PTSD)
L'Onda
Antichrist (Lars Von Trier)
Si puo' fare (Claudio Bisio sulla legge 180, recensione e trailer)
The Reader (trailer in italiano)
Prendimi l'anima (video)
Zelig (video)
L'invasione degli ultracorpi (video)
Qualcuno volò sul nido del cuculo (video)
Eyes wide shut (video)
Buongiorno notte (video)
Vincere (Marco Bellocchio), trailer e recensione
Il corridoio della paura (video)
Arancia meccanica (video)
Blade Runner (video)
Inseparabili (video)
I duellanti (video)
I 400 colpi (video)
Funny games (video)
Via da Las Vegas (video)



Verso la fine dell'anno 2000 è poi uscito, un pò in sordina, un bellissimo libro di Gabbard: come psichiatri e psichiatria sono stati rappresentati al cinema è il filo conduttore del libro, che si sofferma sugli stereotipi che hanno influenzato tali rappresentazioni. Scritto da Glen e Krin Gabbard, psichiatra l'uno e studiosa di cinema e letteratura l'altra, il testo si rivolge sia agli esperti di problemi della psiche sia agli appassionati di cinema.

Cinema e psichiatria
Autori: Gabbard Glen O. Gabbard Krin
Editore: Cortina Raffaello
Argomento: cinematografia-temi, psichiatria, critica cinematografica
Collana: Saggi
Curatore: Pancheri P.
Traduttore: Zoletto D.
Pagine: XII-478
ISBN: 887078617X
Data pubblicazione: 2000

i libri di Gabbard

28 luglio 2008

In merito alle fobie

Tutti i post che è possibile leggere nel blog relativamente alle fobie:

La distinzione tra ansia sociale fisiologica e patologica rappresenta un pro­blema complesso di difficile soluzione ed anche i rapporti tra fobia sociale e timidezza non sono chiari; è verosimile che esista un certo grado di sovrapposizione e la possibilità che i vari termini descrivano diverse gradazioni della medesi­ma condizione.

La Fobia è il ti­more irrazionale e invincibile per oggetti o speci­fiche situazioni che, secondo il buon senso, non do­vrebbero provocare timore (definizione di fobia).

La fobia specifica (semplice) è la paura forte e persistente di un oggetto oppure di una situazione. Le persone affette da fobie specifiche possono essere colte dal panico sia alla presenza dell'oggetto della fobia sia anche solo al pensiero dello stesso.

La fobia sociale è invece caratterizzata dalla paura e dall'evitamento di situa­zioni nelle quali l'individuo si sente esposto al giudizio degli altri, per il timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire ridicolo ed incapace o di comportarsi in modo goffo, inopportuno ed umiliante.

Un cenno ed un rimando anche all'agorafobia: una sensazione di grave disagio che una persona sperimenta allorché si ritrova in ambienti non familiari e teme di non riuscire a controllare la situazione, specie ove vi sia difficoltà a trovare una fuga immediata verso un luogo sicuro.

Infine, quella particolare condizione nella quale si percepisce come orrendo o ripugnante il proprio corpo, o parte di esso, nella sindrome che viene definita 'dismorfofobia' (o dismorfismo corporeo).

27 luglio 2008

Il Lutto e la psicoterapia

Riceviamo e segnaliamo la recensione del libro:

IL LUTTO IN PSICOLOGIA CLINICA E PSICOTERAPIA

Il lutto non è una malattia e la maggior parte di noi riesce nel tempo a superare l’evento senza danni rilevanti. Alcune persone hanno però molta difficoltà a elaborare la perdita, rischiando di incorrere in gravi rischi per la salute psicofisica.
Con un taglio prettamente clinico, noti psicologi, psichiatri, psicoterapeuti e medici offrono con questo testo un’informazione allargata e imparziale sul tema, presentandone i modelli teorico-scientifici e le modalità di aiuto al paziente. Particolare attenzione viene rivolta, oltre ai fattori di rischio, agli aspetti di resilienza e alle capacità di superamento di eventi anche molto gravi.

Partendo dalla «naturalita» ed universalità dei lutti, il volume si apre con due ampi capitoli relativi ai modelli clinici e alle ricerche scientifiche degli ultimi cento anni - da Freud al «lutto come evento stressante» -, soffermandosi sui vari aspetti, come il lutto traumatico e patologico e gli apporti psicobiologici sul tema «lutto e salute». Due contributi speciali sono destinati ad aiutare i parenti e gli amici che devono affrontare un lutto per suicidio o per eventi gravi come guerre, atti violenti e incidenti.

A cura di Maura Sgarro, presentazione di Antonio Filiberti

GLI AUTORI
A. Aprea, M. Belletti, G. Biondi, E. Cazzaniga, C. De Ranieri,C. Favale, A. Fiorini , G. Genovese, A. Lamberto, D. La Rocca, A. Loperfido, P. Maghella, A. Marcianò, S. Morgante, L. Pinkus , A. Roncella, A. Rossi , G. Sacco, V. Salvi, P.Tabarini, A. Zuliani.

Caratteristiche editoriali:
Prezzo: 25 euro
ISBN: 978-88-7640-816-8
Promozione e distribuzione: PDE

nel blog i seguenti post:
lutto
lutto patologico
elaborazione del lutto

I post sui Disturbi Ossessivi

Un elenco di link alle pagine del blog in merito all'argomento: disturbi ossessivi

Il disturbo ossessivo compulsivo, pur essendo classificato dalla versione quattro del DSM tra i disturbi d'ansia, è da molti considerato invece come entità nosografica autonoma, con un definito nucleo psicopatologico, con un decorso e una sintomatologia peculiari e con dei correlati biologici che vanno a poco a poco delineandosi.

I sintomi ossessivo-compulsivi (OC) possono trovarsi in quasi ogni situazione, coesistono con la maggior parte dei sintomi psichiatrici e si trovano, in forma lieve, in molte persone.

Esiste anche un disturbo di personalità ossessivo-compulsiva, che è caratteriz­zato da costrizione emozionale, eccessiva tendenza all'ordi­ne, perseveranza, ostinazione e indecisione. La caratteristi­ca essenziale di questo disturbo è una modalità pervasiva di perfezionismo e inflessibilità. (L'ICD-10 usa il termine di­sturbo di personalità anancastica.)

Con la dizione ‘depressione anancastica’ si indica una forma di depressione accompagnata da tensione, angoscia ed idee ossessive in individui la cui personalità premorbosa è di tipo ossessivo.

Da ricordare l'esistenza dell'espressione 'follia del dubbio' (Folie du doute), condizione oggi rubricata tra i disturbi a sfondo ossessivo-compulsivo.

i nostri centri di psicoterapia psicodinamica in Toscana

26 luglio 2008

Indice delle sindromi rare

L'indice dei post in tema di sindromi rare in psichiatria.

Nel 1944 Hans Asperger, un medico austriaco, descrisse una sindrome che chiamò psicopatia autistica. La descrizione originale della sindrome si riferiva a soggetti con intelligenza normale che mostravano compromissione qualitativa dell'interazione sociale reciproca e stranezze comportamentali... (Asperger).

Illusione del sosia (sindrome di Capgras): convinzione delirante che persone o ambiente non siano veramente loro, ma sosia che, come impostori, ne assumono ruolo e comportamenti. (Post: Il sosia).

Il delirio di negazione (o nichilistico) è basato sulla convinzione della non-esistenza di sé, o di una parte di sé, di una parte del proprio corpo oppure di tutto il mondo circostante.

In psichiatria la scuola francese aveva introdotto l'espressione follia del dubbio (Folie du doute), oggi rubricata tra i disturbi a sfondo ossessivo-compulsivo, caratterizzata dalla presenza di dubbi persistenti e ripetitivi...

La sindrome di Pickwick è stata una delle prime forme di apnea da sonno ad essere descritta, ma tale sindrome rappresenta una patologia inquadrabile dal punto di vista clinico nella “Sindrome obesità-ipoventilazione”.

La sindrome di Münchausen è una patologia 'apparente’ provocata volontariamente dal paziente stesso e che produce segni e sintomi simili ad altre e diverse malattie.

La sindrome di Münchausen per procura (detta anche sindrome di Polle) rientra nella tipologia di patologie conosciute col nome di patologie della cura (in tal caso si parla di ipercura).

La sindrome `Folie à deux' (follia a due) fu descritta per la prima volta da LASEGUE e FALRET nel 1873: con questo termine si indicano varie sindromi in cui deliri paranoidei vengono trasmessi dall'uno all' altro tra i componenti di una coppia.

25 luglio 2008

L'alba della vita


I risultati delle ricerche e delle sperimentazioni, compiute negli ultimi 20 anni nel campo della neurobiologia, delle neurologia e della psicologia prenatale, hanno rivoluzionato il modo di considerare l’alba della vita, quel periodo di nove mesi in cui il feto si sviluppa nel ventre materno.

Tutte le attuali evidenze sembrano confermare una precoce e attiva presenza di un nucleo esperienziale, emozionale e psichico neonatale, e, dunque, una continuità significativa tra la vita psichica prima e dopo la nascita.

Tutto ciò può essere riassunto con il titolo del recente libro “Il feto ci ascolta e impara...”, che riassume gli studi ultraventennali di un gruppo di ricercatrici della Divisione di Psicologia clinica presso l’Università di Brescia, guidate dal prof. P. Imbasciati.

Da diversi anni molti ginecologi, ostetriche ed esperti della prenatalità italiani e stranieri sottolineano l’importanza della musica e della voce materna per gli effetti positivi che hanno sul “bambino prenatale” e sul suo futuro.

Gli Autori ricordano come la mente sia acquisita mediante la progressiva integrazione di apprendimenti fetali e che il protomentale influenzi successivamente lo sviluppo psicobiologico dell’individuo.

Nel volume vengono descritte le tappe progressive dello sviluppo delle funzioni mentali del feto, in particolare si pone in evidenza il ruolo strategico dell’interazione madre-feto. Si prendono in considerazione sia gli studi clinici che quelli sperimentali sul tema e si illustra una rigorosa quanto convincente ricerca sperimentale originale incentrata sulle tappe di apprendimento auditivo dl feto. Tra i vari tipi di stimolazione acustica studiata vengono prese in esame sia la stimolazione auditiva ambientale, quella musicale ed il dialogo intenzionale rivolto dalla madre al feto.

Gli Autori mostrano come proprio la comunicazione intenzionale risulti essere quella più ricca di conseguenze sullo sviluppo psichico del bambino.

Un viaggio affascinante nella mente in formazione dell’essere umano.


Il feto ci ascolta...e impara
di P. Manfredi e A. Imbasciati
Borla, Roma, 2004

fonte: scienza e psicoanalisi

Psoriasi, depressione e abuso di alcolici e cibo

La psoriasi irrompe nella vita dei pazienti come un'esplosione.

"L'impatto sulla quotidianità è talmente forte che si registrano tantissimi casi di depressione. Un nuovo studio, che verrà presentato nei prossimi mesi, conferma: circa il 10% dei pazienti ha pensato al suicidio e un 5% ci ha provato veramente".

Lo afferma Mara Maccarone, presidente di Adipso (Associazione per la difesa degli psoriasici). Ma la sua preoccupazione è confermata anche da Torello Lotti, professore ordinario di Dermatologia dell'università di Firenze: "Molti pazienti finiscono per abusare di alcol e cibo, peggiorando la situazione. La loro ambizione sarebbe quella di sentirsi liberi".

Liberi dalla malattia che causa loro imbarazzo, fastidi, preoccupazioni e disagi difficili da gestire. Chi ha raggiunto una fase avanzata della patologia vorrebbe potersi permettere una vacanza dal trattamento, sistemico o a base di farmaci biologici che sia.

fonte: IGN 27 luglio

link: sommario di psicosomatica

Dall'Asino d'oro di Apuleio



Il Teatro Antico di Taormina ospita in prima nazionale nell'ambito della rassegna "Taormina Arte" "La Favola di Amore e Psiche", spettacolo tratto da "L'Asino d'Oro" di Apuleio, per la regia di Renato Giordano. Protagonisti Peppe Barra e un grande ballerino coreografo da anni nel mondo della danza internazionale, Andre' De La Roche. Taormina (Me), 25 luglio.

Insieme a loro un cast d'alta qualita' di attori, danzatori e musicisti, che preannuncia uno splendido appuntamento all'insegna del sogno e la suggestione. "L'Asino d'oro" e' uno dei due grandi romanzi "moderni" dell'antichita' romana (e non solo) insieme al "Satyricon" di Petronio. In scena andra' per l'occasione la parte centrale di un intero romanzo che e' senz'altro la piu' bella, poetica e suggestiva, "la favola di Amore e Psiche".

L'opera di Apuleio e' stata poi ispirazione di tantissime favole moderne, passando attraverso grandi capolavori letterari, per citarne uno solo, il 'Sogno di una notte di mezz'estate' di Shakespeare, ed ha stimolato l'inventiva di schiere di pittori e scultori, tra cui Botticelli, Giulio Romano e Canova, con il gruppo 'Amore e Psiche'.

fonte: (Adnkronos/Adnkronos Cultura)

Video 'Prendimi l'anima'



Una giovane donna francese, Marie, durante delle ricerche in una biblioteca di Mosca, sottrae il diario personale di Sabina Spielrein, psichiatra russa con la quale ella ha in comune il cognome. Al professor Fraser, che l'ha vista rubare il prezioso documento, Marie decide di raccontare il motivo del suo interesse per costei. I due iniziano, così, una ricerca comune a partire dalle flebili tracce lasciate dalla dottoressa. Sabina Spielrein, quando era ancora giovanissima, mostrava segni di isteria e gravi disturbi mentali, al punto che i genitori si risolsero a ricoverarla in ospedale. Lontana dalla Russia, Sabina fu lasciata a Zurigo, dove Jung - psichiatra, allievo e pupillo di Freud - la curò secondo il metodo appreso dal maestro, riuscendo a guarirla. Durante la terapia, Sabina e Jung furono però travolti da un'intensa passione. Nonostante l'amore, Jung - che era sposato e rivelando la relazione avrebbe suscitato uno scandalo - decise di lasciare Sabina e rinnegare la loro relazione. Sabina, allora, scrisse a Freud, chiedendo aiuto. A distanza di molti anni, ella continuò sempre una fitta corrispondenza con Jung, anche dalla Russia, ove fece ritorno col marito e la figlia ed esercitò la psichiatria, insegnando in una scuola chiamata l'Asilo Bianco. Sabina fu uccisa dai nazisti, nel 1942, nella sinagoga di Rostov.
Roberto Faenza inizia ad interessarsi al carteggio tra Jung, Freud e Sabina già nel 1980. Da allora, segue le piste di questa figura straordinaria e sconosciuta ai più, eppure strettamente legata a Freud e Jung. Da accurate ricerche nasce questo film, concentrato sul percorso umano di Sabina e sul suo innamoramento per Jung. Il film - che si porta dietro una scia di polemiche, legate alle rivendicazioni di paternità del famoso psicanalista Aldo Carotenuto - si occupa con trasporto della storia d'amore, pur se in alcuni momenti trascura alcuni particolari storici. Molto impegnato nella descrizione delle debolezze umane di Jung, Faenza non nasconde il suo scetticismo (e forse qualcosa di più) per la psicanalisi, della quale dà un'idea a tratti sommaria. Certo è che l'intento del film ha poco a che vedere con il metodo psicoanalitico ed è invece l'occasione per raccontare l'itinerario di una donna unica, rendendo giustizia alla sua memoria e facendone conoscere la poco nota vicenda.

Prendimi l'anima
Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Drammatico
Regia: Roberto Faenza

link nel sito:
cinema e psichiatria
riferimenti alla storia di sabina spielrein nel saggio: la ragione degli affetti

Elenco dei principali post sull'ansia

Riferimenti rapidi ai post in tema di: ansia e disturbi d'ansia.

Generalità sull'ansia.

Un breve glossario sulla terminologia dell'ansia.

Molte persone hanno avuto o potranno avere un disturbo d’ansia nel corso della propria vita. L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno necessariamente anormale... leggi: Ansia e disturbi correlati.

Disturbo di ansia generalizzato: La quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) definisce il disturbo d'ansia generalizzato come un'ansia o preoccupazione eccessiva riguardo numerosi eventi o attività per la maggior parte del tempo durante un periodo di almeno 6 mesi.

Il sintomo ansia: Di tutti i disturbi mentali, i disturbi d'ansia sono probabilmente i più comuni. Nella valutazione di pazienti affetti da ansia, i clinici devono ancora distinguere fra tipi normali e patologici di ansia.

Diagnosi differenziale dell'ansia, per poter correttamente fare diagnosi di disturbo d'ansia.

Mentre alcuni clinici potrebbero discutere il fatto che un agente ansiolitico potrebbe eliminare rapidamente ed economicamente la sintomatologia di taluni pazienti affetti da disturbi d'ansia, l'intento dello psichiatra orientato in senso psicodinamico è quello di raggiungere un obiettivo che sia qualcosa di più di un semplice sollievo sintomatologico (psicoterapia dei disturbi d'ansia).

Leggi infine il sommario su Attacchi di Panico e Disturbo da Attacchi di Panico

24 luglio 2008

Disturbi psicosomatici

Un elenco sommario ai principali post in merito a malattie e disturbi psicosomatici.


Le malattie psicosomatiche sono quelle condizioni patologiche che si possono considerare malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico pur essendo causate o aggravate da fattori emozionali.

Le malattie che più frequentemente sono state interpretate come psicosomatiche sono l'ipertensione arteriosa, l'asma bronchiale, la colite ulcerosa, l'ulcera gastro-duodenale e l'eczema cutaneo (vedi).

Il disturbo di somatizzazione è caratterizzato da molteplici sintomi somatici che non possono essere adeguatamente spiegati sulla base dell'esame obiettivo o di esami di laboratorio.

Le cefalee sono il sintomo neurologico più comune e uno dei sintomi clinici più comunemente riferiti dai pazienti. La maggior parte delle cefalee non è associata a patolo­gie organiche significative.

Un problema di diagnosi differenziale si pone spesso a proposito dei sintomi fisici nei disturbi mentali.

Il termine alessitimia fu coniato da Peter Sifneos all'inizio degli anni '70 per definire un insieme di caratteristiche di personalità evidenziate nei pazienti psicosomatici. Leggi anche il post con la descrizione di un caso clinico nel quale la caratteristica di 'alessitimia' (o alexitimia) è particolarmente evidente.

Si ritiene in linea generale che molti fattori di mortalità cardiovascolare possano essere legati ad una serie di disordini mentali, comportamentali e psicologici (Connessioni fra Depressione e Patologia Coronarica).

Le persone affette da depressione hanno un rischio piu' alto di sviluppare la forma piu' comune di diabete rispetto alle persone non depresse, secondo un nuovo studio che fa luce sui possibili collegamenti tra le due patologie (depressione e diabete).

I disagi mentali più frequenti nei pazienti affetti da psoriasi.

Leggi anche il post: psiconeuroimmunologia, effetto placebo e personalità.

Leggi anche: fatica cronica, nevrastenia, fibromialgia.

Lo stress infine è riconosciuto da tutti come elemento predisponente le sindromi psicosomatiche.


Malati di farmaci


Con questo libro Mauro Di Leo spiega come difendere la propria salute dalle medicine inutili o pe­ricolose e denuncia lo strapotere delle industrie farmaceutiche, l'in­ganno di molte campagne pubbli­citarie, la complicità di alcuni me­dici nella prescrizione di farmaci fortemente reclamizzati o l'ogget­tiva difficoltà che molti sanitari hanno a non prescriverli di fronte alle pressanti richieste dei pazienti.

Ma la parte più interessante per il medico e per l'assi­stito, desideroso di gestire al meglio la propria salute, sono le informazioni sulla utilità dei medicinali in rap­porto alla loro tossicità; sul prezzo e sull'efficacia dei prodotti di marca e di quelli generici; su come e quan­do può essere opportuno evitare le cure farmacologi­che, nonché l'elencazione dei farmaci che non danno benefici e di quelli di cui è riconosciuta la tossicità.

Mauro Di Leo
"Malati di farmaci"
Editori Riuniti, Roma - pp. 141,
curo 12,00

Ronald Fairbairn, 1889 - 1964

Ronald Fairbairn, un analista scozzese che lavorò per la maggior parte della vita in relativo isolamento, fu uno dei maggiori teorici psicoanalisti della scuola britannica delle relazioni oggettuali.

Affermò che i bambini sono primaria­mente motivati non dagli impulsi della libido e dell'ag­gressività, ma da un istinto di ricerca di un oggetto.

Fair­bairn sostituì le idee freudiane di energia, ego ed es con quelle di strutture dinamiche; quando il bambino incontra la frustrazione, come meccanismo di difesa una porzione dell'ego si stacca da esso nel corso dello sviluppo e funzio­na come un'entità autonoma che si mette in relazione con gli oggetti interni e con le altre suddivisioni dell'ego.

Fair­bairn affermò inoltre che durante lo sviluppo viene inter­nalizzato non solo un oggetto, ma anche una relazione og­gettuale, in modo che il sé sia sempre in relazione con un oggetto e che i due siano connessi da una componente af­fettiva.

leggi anche: il piacere e l'oggetto

23 luglio 2008

Il piacere e l'oggetto, Fairbairn

La teoria delle relazioni oggettuali è una delle pietre miliari nello svilup­po del pensiero psicoanalitico degli ul­timi cinquanta anni. Tra i primi a co­struirne le fondazioni e a intuirne gli sviluppi fecondi è stato R. D. Fair­bairn.

Questo volume contiene i suoi scritti psicoanaliticí pubblicati tra il 1952 e il 1963 su diverse riviste e mai finora raccolti in un'opera unica. Si rende così interamente disponibile in italiano tutto il lavoro fondamenta­le di questo pioniere della ricerca psi­coanalitica. Questa raccolta di scritti è un contributo necessario alla storia del movimento psicoanalitico che, per la profondità e la ricchezza dei temi affrontati, si colloca nel vivo del di­battito attuale.

Il filo conduttore che lega le ulti­me ricerche di Fairbairn qui documen­tate è una ricomposizione della teoria delle nevrosi, degli stati limite e del­le psicosi alla luce delle relazioni og­gettuali. I lavori sull'isteria come di­sturbo dell'identità, la revisione cri­tica del Caso Schreber, sono di straor­dinario interesse.

R.D. Fairbain, Il Piacere e l'oggetto
Scritti 1952-1963
Psiche e coscienza
Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma, 1992

22 luglio 2008

Linee guida per il trattamento della demenza

(leggi anche il post: diagnosi differenziale tra demenza e depressione)

L'American Psychiatric Association (APA) ha pubblicato, come supplemento al numero di dicembre 2007 dell' American Journal of Psychiatry, le nuove linee guida sulla demenza, aggiornando le vecchie che risalivano al 1997. Di seguito i punti principali passati in rassegna.

1) Trattamento farmacologico
La FDA ha attualmente approvato 3 inibitori della colinesterasi (galantamina, donezepil, rivastigmina) e la memantina (un antagonista non competitivo di N-metil-D-aspartato). I tre inibitori della colinesterasi sono approvati per le forme lievi e moderate di Alzheimer e il donezepil anche per le forme gravi. La memantina è stata approvata per le forme moderate e severe. Le linee guida ricordano però che tutti questi farmaci hanno degli effetti collaterali mentre gli studi clinici hanno mostrato che possono portare a benefici modesti solo nel 30-40% dei pazienti. La vitamina E non deve essere usata per trattare la demenza e, ad alte dosi, potrebbe essere pericolosa.

2) Trattamento della depressione
Il trattamento farmacologico della depressione nei pazienti con Alzhemier si è dimostrato superiore al placebo.

3) Educazione e aiuto ai caregivers
Le linee guida richiamano l'attenzione sulla necessità di fornire a chi si prende cura del paziente un supporto sia di tipo informativo che educativo ed emozionale. Questo approccio può portare a benefici sia per i caregivers stessi che per i pazienti.

4) Trattamento dei sintomi psicotici
Le allucinazioni, l'agitazione, il comportameto aggressivo dovrebbero essere trattaiti, se possibile, con misure non farmacologiche e si dovrebbe limitare l'uso degli antispicotici perchè le evidenze disponibili suggeriscono un aumento della mortalità associato sia ai neurolettici atipici che a quelli tradizionali. Questi farmaci dovrebbero essere usati solo se realmente necessari e sospesi se non si dimostrano efficaci.

5) Terapia non farmacologica
Anche se ci sono pochi studi randomizzati e controllati in merito, la terapia ricreativa, la socializzazione, la terapia musicale, la pet therapy ed altre terapie comportamentali possono migliorare il comportamento e l'umore di alcuni pazienti.

21 luglio 2008

Sindromi anoressiche e bulimiche

" ... ricordiamo che anoressia e bulimia sono due disturbi che rientrano nelle patologie psichiatriche e vengono classificati come disturbi del comportamento alimentare. L’anoressia nervosa è stata individuata dalla medicina almeno da tre secoli e si identifica con il rifiuto ad assumere cibo in assenza di specifiche patologie organiche. (leggi anche i post: anoressia, bulimia, disordini del comportamento alimentare, anoressia maschile)


Al contrario, la bulimia nervosa, seppure alcuni racconti di stili alimentari bulimici sono presenti fin dall’antichità, ha conquistato una sua autonomia diagnostica molto più recentemente: compirà trent’anni l’anno prossimo e si identifica con l’alternanza di momenti legati all’assunzione di spropositate quantità di cibo in modo compulsivo e incontrollato a momenti in cui vengono messi in atto comportamenti di compenso, definibili come purgativi.

I principali criteri utili alla diagnosi dell’anoressia sono la magrezza estrema autoindotta, per cui il peso corporeo del soggetto può arrivare anche al di sotto dell’ 85% rispetto al minimo normale calcolato in base all’altezza, al sesso e all’età; la paura di ingrassare che, paradossalmente, si acutizza con la diminuzione del peso corporeo; l’estrema preoccupazione per il peso e l’aspetto fisico di cui si ha una visione e una percezione distorta; il basso livello di autostima fortemente influenzato dal peso e dalla forma del corpo; il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiche di sottopeso; inoltre, nei soggetti di sesso femminile, l’assenza del ciclo per almeno tre cicli mestruali consecutivi, mentre negli uomini la perdita della libido e della potenza sessuale.

I principali criteri che consentono la diagnosi di bulimia sono invece l’assunzione di enormi quantità di cibo in un tempo circoscritto notevolmente al di sopra della norma, alternate da comportamenti impropri di compenso atti a prevenire aumenti di peso; la perdita di controllo sul cibo durante l’assunzione dello stesso; l’importanza spropositata e morbosa attribuita alle forme e al peso del corpo, che influenzano notevolmente la percezione del sé.


Anoressia e bulimia compromettono intimamente e pericolosamente il corpo. I soggetti anoressici e bulimici non sono più padroni del proprio corpo e lo sottopongono a diete, digiuni, eccessiva attività fisica, immotivato ricorso a lassativi e diuretici.
Il peso, le forme corporee diventano un’ossessione, il cibo un nemico distruttore da evitare, da espellere anche autoprovocandosi il vomito quando il senso di colpa attanaglia. Il corpo viene percepito come grasso, sgradevole e inadeguato.

L’anoressia, in particolare, controlla il corpo disincarnato e lo porta al limite, verso l’autoalienazione, in favore di un’ideale di magrezza salvifica per l’identità del soggetto. L’anoressia dà un enorme potere a chi ne soffre: attira le attenzioni dei familiari, li sottomette, li tiene in scacco e nello stesso deresponsabilizza il soggetto: “La colpa è del sintomo, della malattia, non mia”.
Questo gioco perpetua l’identificazione con la figura di malato e non attiva la volontà, il desiderio di chiedere aiuto e intraprendere un percorso riabilitativo.

L’anoressica può arrivare all’autodistruzione, a sfiorare la morte e non sentire la necessità di richiedere aiuto. Molto spesso sono i familiari, infatti, che ormai alienati nel loro ruolo genitoriale si rivolgono all’esterno per avere un consiglio, un supporto, per disincagliare una situazione incontrollabile.

I disturbi del comportamento alimentare sono sindromi che vanno di pari passo con lo sviluppo economico e con le disponibilità alimentari delle nazioni più ricche: la loro incidenza, infatti, è uguale in tutti i paesi industrializzati con un elevato livello di benessere.

Il problema sanitario che grava su questi paesi è di notevole portata in quanto la diffusione di questi quadri patologici presenta una rapidità notevole, tanto da assumere l’aspetto di una vera e propria epidemia.


Che viaggia sull’onda del diffondersi di modelli socio-culturali centrati sull’immagine e sul corpo, tipici dell’opulenta società contemporanea occidentale in cui impera la costante ricerca di un’immagine magra e in perfetta linea.


In Italia, negli ultimi anni, si è constatato un particolare incremento dei casi di bulimia anche rispetto al fatto che sempre più spesso vi è un’evoluzione dei casi di anoressia in quelli di bulimia.
Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, circa 2 milioni di giovani presentano un disturbo del comportamento alimentare.

Il sito del Ministero della Salute può dare un’idea dell’incidenza di queste patologie: per 100mila abitanti si riscontra un aumento annuo di 4-8 casi per l’anoressia e di 9-12 casi per la bulimia.


L’anoressia ha una frequenza che va dallo 0,2 al 0,8 %; nel 90% dei casi si tratta di donne con un’età compresa fra i 14 e i 18 anni. Mentre per la bulimia la soglia d’insorgenza della patologia aumenta e si parla di soggetti d’età compresa fra i 12 e i 35 anni.

Non mancano i casi di ragazzi, il cui rapporto è 1 uomo-10 donne per l’anoressia e 1 - 20 per la bulimia."

fonte: c. m. carnevale, fondazioneitaliani . it

20 luglio 2008

Musica e psiche

Il suono ha la funzione di reintegrare ciò che è diviso, di trasformare i dolori in racconto

"... Consiglio di leggere Musicofilia, il libro del neurologo e appassionato melomane Oliver Sacks, avendo come guida alcune idee sulla musica che è facile ritrovare sia nel pensiero dei filosofi, sia in testi religiosi, sia nei miti e riti di numerose popolazioni. Sarà sufficiente un brevissimo florilegio.

Nelle Upanisad si legge che il suono è la sostanza primordiale del mondo. E' questo un tema molto diffuso, che ritorna per esempio nei Sonetti ad Orfeo di Rilke, per il quale il rumore primigenio, registrato nei grafismi della natura, richiama l'unità vibratoria del mondo. E già Novalis aveva scritto che «l'intera natura è una grande arpa eolia, i cui tasti sono dentro di noi», mentre Schopenhauer pensava che «la musica è la melodia, il testo della quale è il mondo». Nella Qabbalah è detto che in cielo vi è una stanza, riservata al canto, dalla quale le melodie si spargono per tutto il mondo. Alla stessa fantasia sembrano ispirarsi molti riti diffusi nelle culture primitive, secondo i quali occorre produrre il suono che in quel momento è necessario per suscitare un rinnovamento dell'uomo o della natura.

Queste, e innumerevoli altre testimonianze, sembrano dire non soltanto che la musica è il linguaggio primordiale, il supporto implicito o esplicito di ogni espressione, ma che ad essa appartiene la funzione di reintegrare ciò che è diviso, di trasformare i dolori in racconto, di garantire il sentimento dell'unità e della continuità di sé. Una funzione dunque fondatrice e insieme terapeutica. Non sappiamo se, come riteneva Rousseau, in origine linguaggio e canto non fossero distinti, ma certo nelle culture orali la prassi di mettere le parole in musica ha svolto un ruolo essenziale nella trasmissione di testi poetici e narrativi, così come di procedure liturgiche. Quanto alla funzione terapeutica, essa è espressa nel modo più efficace da una paziente di Sacks quando dice: «Immaginando la musica, era come ricordarmi all'improvviso di me stessa, della mia melodia vitale». La musica è un flusso articolato, ed è a questo che probabilmente pensava Novalis quando scriveva che «ogni malattia è un problema musicale; ogni cura è una soluzione musicale». Se non fosse permeato da un profondo amore per la musica e dalla convinzione della sua funzione salvifica, il libro di Sacks sarebbe soltanto un testo di neurologia dei fenomeni acustici.

Certo, ricco di aneddoti a seconda dei casi divertenti o impressionanti e animato dalla particolare verve narrativa, dalla chiarezza, arguzia e affabilità che rendono così attraenti i suoi scritti; un libro di alta divulgazione e di colto intrattenimento. Tale esso anche è, ma l'intimo rapporto tra l'autore e il suo oggetto fa sì che la considerazione dei fenomeni musicali dal punto di vista della psicopatologia, quell'esplorare i confini, le faglie, le alterazioni e i deragliamenti dell'esperienza musicale, sfugga ai limiti della semeiotica e della diagnostica per farsi ascolto partecipe della «musica» dei pazienti: spesso una musica interrotta, che va risvegliata perché le emozioni, i ricordi, le speranze tornino a pulsare. Dietro l'approccio medico si mostra una mitologia musicale, nella quale la musica si comporta come un demone capace di atterrare e di consolare.

Così le allucinazioni musicali possono essere commentate con una frase attribuita a Ciaikovskij bambino, che piangeva nel letto lamentandosi: «Questa musica! Ce l'ho qui in testa. Salvatemi da lei!». Allo stesso modo le caratteristiche del cosiddetto orecchio assoluto permettono di affacciarsi a un mondo in cui ogni nota, ogni tonalità, possiedono un «aroma» e trasmettono una sensazione particolare. Il campo delle sinestesie a sua volta mostra come la musica si apra a connessioni con fenomeni visivi («il sol diesis è azzurro») o gustativi («la terza minore è salata»). Hoffmann descrisse Kreisler come «il piccolo uomo con un pastrano color do diesis minore e un colletto color mi maggiore».

Ciò che però colpisce e commuove soprattutto è quello che potremmo chiamare l'inveramento, nella concretezza dell'esperienza clinica, del mito risanatore di Orfeo.

La
«musica venuta dal cielo» come dice un paziente di Sacks, la musica che ci viene incontro e suona dentro di noi anche indipendentemente dalla nostra volontà, la musica che a volte irresistibilmente ci infetta, è l'unica realtà che talora sopravvive in soggetti che hanno perso completamente la memoria: in quell’agonia senza fine, capacità e memoria musicali rimangono intatte e permettono al paziente di essere ancora presente al mondo. Lo stesso accade in molti casi di afasia, di parkinsonismo, di depressione. A conferma, potremmo dire, del fatto che, al di là di ogni contingenza negativa, la musica resta incardinata nella struttura profonda della nostra psiche."


Autore: Sacks Oliver
Titolo: Musicofilia
Traduzione : Blum I.
Editore: Adelphi
Pagine: 434
Prezzo: € 23.00

(fonte: AUGUSTO ROMANO Tuttolibri, sabato 19 luglio 2008)

19 luglio 2008

Frammenti e poesie d'amore


"... nel navigare annoiato e nomade, da un blog ad un altro, stamani mi poso QUA.
E come un'ape ne prendo il polline……
e lascio, pur con un solo tocco, un principio di rapporto.
E’ così che nasce l’amore?
Un’intuizione, un desiderio, una ricerca possibile?

E di nuovo, davanti a questa immagine e citazione, provo “uno sconvolgimento nuovo” memoria e concretezza di un rapporto d’amore.


Oggi questa giornata è meno grigia..."


*****

Il piu' bello dei mari è quello che non navigammo.
Il piu' bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.

I piu' belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.

E quello
che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.

N.Hikmet

*****

"Ma preferisco pensare al calore di una relazione.
Magari in punta di piedi.
Magari sottovoce.
Guardo e cerco di imparare.
Mi rendo conto che sbaglio.
Ascolto e cerco di Sentire.
Capisco che è difficile."


"un'incondizionata consegna di sé..."

"...oggi vivo di piu di quanto non abbia mai fatto prima."

*****

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

che tu venga all’ospedale o in prigione

nei tuoi occhi porti sempre il sole.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

questa fine di maggio,
dalle parti d’Antalya,

sono cosi,
le spighe,
di primo mattino;


i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me

son rimasti tutti nudi,
i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo

ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

che s’illanguidiscano un poco,
i tuoi occhi gioiosi,
immensamente intelligenti, perfetti:

allora saprò far echeggiare il mondo del mio amore.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

Così sono d’autunno i castagneti di Bursale

foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione
e ad ogni ora, Istanbul.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

verrà giorno,
mia rosa,
verrà giorno

che gli uomini si guarderanno l’un l’altro

fraternamente
con i tuoi occhi,
amor mio,

si guarderanno con i tuoi occhi.

N. Hikmet

(frammenti, dalla terapia di gruppo)

18 luglio 2008

Depressioni trans-culturali

Le diverse culture umane sembrano avere una decisa impronta anche per quanto concerne i disturbi psicologici: è largamente accettato il fatto che le popolazioni dell'Asia orientale enfatizzino fisicamente i sintomi della depressione, quali cefalea, scarso appetito e dolori in altre parti del corpo. (leggi a tale proposito: sintomi fisici della depressione; sintomi fisici e disturbi mentali; alessitimia)

Finora però sono mancati studi empirici a sostegno di tale tesi. Sull'argomento ha gettato ora una luce una ricerca del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH) in collaborazione con colleghi della Concordia University, dell'Università della British Columbia e di altri della Central South University, in Cina, che hanno reclutato circa 200 pazienti dimessi da reparti psichiatrici della Cina e degli Stati Uniti per verificare due principali ipotesi:

che i soggetti asiatici tendano a enfatizzare i sintomi fisici somatici della depressione più dei nordamericani; che questi ultimi, rispetto agli asiatici, tendano ad accentuare maggiormente i sintomi psicologici, riferendo di sentirsi tristi o manifestando una diminuzione consistente dell'autostima.

"L'insorgenza della depressione scatena una risposta biologica che si esprime all'interno di un preciso contesto sociale, dando luogo a una cascata di esperienza somatiche e psicologiche che vengono interpretate attraverso una 'lente culturale': un'attenta traduzione dei metodi di verifica ha permesso di verificare in modo accurato i profili di sintomi registrati", ha commentato Michael Bagby, ricercatore del CAMH primo autore dell'articolo pubblicato sulla rivista "Journal of Abnormal Psychology".

Complessivamente, nel gruppo di nordamericani resta dimostrata una tendenza a enfatizzare i sintomi psicologici della depressione – con un processo noto come psicologizzazione – notevolmente maggiore che negli asiatici, più inclini alla somatizzazione.

Un'analisi più raffinata dei risultati ha rivelato come le differenze trans-culturali osservate possano essere fatte risalire in parte alla tendenza ad avere un pensiero orientato verso l'interno o verso l'esterno: le persone che non sono portate a leggere le proprie emozioni sono più esposte alla somatizzazione.

fonte: differenze culturali nei sintomi della depressione, le scienze repubblica l'espresso

17 luglio 2008

Il cattivo uso e l'abuso di psicofarmaci

Psicofarmaci come antistress: sempre più usati per sopportare le pressioni sul lavoro, i termini dell'abuso e del cattivo uso di ansiolitici ed antidepressivi.


Psicofarmaci usati come antistress per lenire gli effetti dell'insoddisfazione e delle pressioni subite sul lavoro. Un fenomeno in continuo aumento, allarme lanciato a Milano, durante il convegno «Salute sul lavoro».

«Gli esperti stanno registrando un abuso di psicofarmaci correlati allo stress da lavoro». «Sono state condotte diverse indagini e tutte hanno confermato che circa il 50% dei lavoratori italiani è afflitto o affetto da stress da lavoro. L'instabilità emotiva si ripercuote pericolosamente anche nella vita familiare. Molte e diverse categorie di lavoratori spesso vivono un profondo stato di solitudine, aggravato dal mancato riconoscimento del loro ruolo. Una fonte enorme di stress».

Tra le iniziative «un libro bianco. Contro le morti bianche, ma non solo: contro gli infortuni in genere, lo stress e l'abuso di psicofarmaci, il mobbing, i casi estremi di stalking che talvolta si verificano. Contro tutte le minacce alla salute del lavoratore».

Lo stress da lavoro è sempre più diffuso: si va da una fase moderata che permette il recupero totale, a una più intensa con conseguente accumulo dello stress, fino ai casi più gravi in cui l'affaticamento emotivo è permanente e dannoso.

La chiave per comprendere il fenomeno è in una definizione: Sindrome generale di adattamento. La prima tappa è quella dell'allarme. Tutto comincia con un aumento dell'adrenalina e dei corticoidi circolanti, e con uno stato di tensione emotiva. Poi si passa ai tentativi di resistenza, cioè allo sforzo di adattamento biologico e comportamentale agli stimoli esterni. Se l'operazione fallisce, scatta l'esaurimento.

«I sintomi dello stress da lavoro sono molto comuni: alterazione del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa. Ma anche problemi all'apparato digerente, iperidrosi, formicolii. Sul fronte psichico i campanelli d'allarme sono ansia e aggressivitá, perdita di autostima fino alla depressione».

Un caso tipico di stress da lavoro è quello del 'burnout', aggiunge inifine Pietro Penati, coordinatore del servizio di sorveglianza sanitaria per la tutela della salute dei lavoratori della Regione Lombardia, «che porta gradualmente il lavoratore dall'entusiasmo idealistico all'apatia. Ultimo stadio: la morte professionale».

da: corriere salute

i post di psicofarmacologia:
gli antidepressivi triciclici e gli SSRI
la cura farmacologica della depressione
ansiolitici e benzodiazepine


16 luglio 2008

Setting gruppale


" Se in un primo momento la psicoterapia di gruppo è nata con l’intento di andare incontro alle esigenze economiche dei pazienti, in un tempo successivo si è osservato come il gruppo presenti delle peculiari caratteristiche che favoriscono lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami identificativi, la creazione di una cultura comune e potenti meccanismi trasformativi... ... il gruppo è, infatti, contemporaneamente e paradossalmente, sia un intero o un contenitore, sia un fatto o un’esperienza.

Ne consegue che i gruppi possiedono capacità curative che vanno ben oltre il superamento del senso di alienazione, dell’isolamento sociale e della possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone.

... la regola aurea di ogni gruppo di sviluppo, come nella vita, è che “Ciascuno riceve nella misura in cui dà”.

Le assenze dal gruppo sono quindi sempre una rinuncia ad un’opportunità di lavoro per sé, ma anche un’irresponsabile sottrazione di energie e di confronti emotivi per gli altri partecipanti. "

link:
setting in psicoterapia
terapia di gruppo
dinamiche dei gruppi e assunti di base
immagini di gruppo

Bibliografia essenziale

Yalom, Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Boringhieri, 1997
Anzieu, Il gruppo e l’inconscio, Borla, 1986
Bion, Experiences in Groups, Basics Books, 1961
Carli, Paniccia e Lancia, Il gruppo in psicologia clinica, La Nuova Italia Scientifica, 1988
Correale, Neri, Contorni, Fattori terapeutici nei gruppi e nelle istituzioni, Borla, 1995
Neri, Esperienza di sé nel gruppo, Borla, 2000
Giusti, Cardini, Gruppi pluralistici, Sovera 1994

15 luglio 2008

Dipendenza dal gioco

Il 'Gioco d'azzardo patologico' (Gap) e' il sintomo di una malattia psichica compulsiva che si manifesta con disturbi dell'affettivita' gravi, disadattamento alla realta' e gravi forme di autolesionismo.


Lo stabilisce una ricerca universitaria, finanziata dalla Regione Toscana, effettuata su 32 soggetti affetti in maniera grave dal disturbo (29 maschi e 3 femmine), afferenti a 'Orthos', un programma di psicoterapia di gruppo intensiva.

I soggetti del gruppo, con un'eta' media di 47 anni, eterogenei rispetto a variabili di natura socio-demografica e clinica, evidenziano come il Gap sia un disturbo che si puo' manifestare in diversi contesti culturali, economici e relazionali.

La tipologia di gioco d'azzardo piu' comune e' quella da scommesse, con ben il 43,75% dei casi che presentano una dipendenza da punti Snai (dove si effettuano soprattutto giocate su cavalli e calcio). Ma e' elevata anche la prevalenza della dipendenza da slot-machine (15,6%). Nel campione, inoltre, si osservano diversi casi di dipendenza da casino', giochi di carte e lotto. In forte aumento risulta essere la patologia da 'Gratta e vinci'. Undici soggetti (34,4%) mostrano anche altre diagnosi psichiatriche insieme alla dipendenza da gioco, con un'elevata prevalenza della depressione, che riguarda ben 7 di loro (63,6% degli 11 soggetti con comorbidita' psichiatrica). Le altre diagnosi osservate sono: disturbo d'ansia, dipendenza da alcol, disturbo borderline di personalita' e sindrome di Parkinson.

In queste persone si e' riscontrata, oltre ad un livello molto grave di dipendenza da gioco, anche una difficolta' ad esprimere le proprie emozioni (alessitimia) e un'impulsivita' molto elevata.

E' alto, inoltre, in questi pazienti, il livello di "dissociazione", cioe' un'alterazione della coscienza che comporta una disconnessione dal se' o dalla realta' esterna (disturbi dissociativi).

*****

Quella del gioco d'azzardo e' la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. E, se si analizza la spesa pro-capite, l'Italia ha il primato mondiale con oltre 500 euro a persona. Del resto, la spesa per il gioco d'azzardo degli italiani e' aumentata ben del 19,7% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno lordo).

L'Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di piu' al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. E il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale.

In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia e' da attribuire a questa 'dipendenza'. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce piu' deboli.

E' da sottolineare il fatto che la stragrande maggioranza dei giocatori non ha nessun problema, ma le ricerche internazionali condotte per accertare il numero di giocatori patologici stimano dall'1 al 3% (a seconda che siano calcolati sull'arco della vita o sull'ultimo anno) la popolazione vittima del gioco patologico. In Italia cio' equivale a 700.000 persone in 'eta' di gioco".

Le indagini esistenti dimostrano che la maggior quantita' di giochi a disposizione, sia come numero che in termini di possibilita' di accesso temporale, e' direttamente proporzionale ad un aumento del numero di popolazione che perde il controllo del gioco e che diviene giocatore problematico o patologico.

Compendio sulla Depressione

Riferimenti rapidi ai link alle pagine del sito e del blog sul tema depressione.

Generalità su Disturbi depressivi e Depressione, i diversi disturbi dell'umore: considerazioni generali sulla depressione.

La classificazione dei Disturbi dell'Umore.

La depressione maggiore (endogena, o grave); la depressione minore (nevrotica, o distimia); la cosiddetta 'depressione bipolare'.

Come curare la depressione con la psicoterapia, la cura dei disturbi dell'umore e dei disturbi depressivi. Cenni sulla psicoterapia dinamica della depressione.
Nel sito, note sulla psicodinamica dei disturbi depressivi.

Come noto, l'umore depresso è uno dei sintomi più comuni osservabili nel­l'ambito psichiatrico, ed è una componente di molte malattie psichiatriche (vedi il post su : umore depresso).

Depressione reattiva, atipica, anancastica.

La diagnosi differenziale della disforia e dell'umore disforico; I Disturbi dell'Adattamento.

Depressione, generalità sulla cura farmacologica della depressione, psicoterapia e psicofarmaci; antidepressivi triciclici, antidepressivi SSRI.

14 luglio 2008

Ricerca in psicoterapia


"... liberi di cercare è una gran cosa:
cercare sempre chi ti lascia libero di cercare.


Noi non cesseremo l'esplorazione

e la fine di tutto il nostro esplorare

sarà giungere laddove siamo partiti

e conoscere quel punto
per la prima volta...."

(la ricerca nella terapia di gruppo)

13 luglio 2008

Interazioni farmacologiche del litio

A causa, da una parte, del rischio di intossicazione da litio e dall'altra della necessità di mantenere il suo livello terapeu­tico, il medico deve conoscere le numerose interazioni far­macologiche che possono interessare il litio. (vedi anche i post: litio indicazioni e effetti collaterali del litio)

La maggior parte dei diuretici (ad es., tiazidici, rispar­miatori di potassio, dell'ansa) può aumentare i livelli di li­tio; quando viene interrotto il trattamento con tali diuretici, si deve aumentare la dose di litio. I diuretici osmotici, gli ini­bitori della carbonico-anidrasi e le xantine (compresa la caf­feina) possono ridurre i livelli di litio al di sotto dei limiti te­rapeutici.

Un numero sempre maggiore di lavori indica che gli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina causano un aumento delle sue concentrazioni.

La clearance del litio è ridotta da un ampio gruppo di antinfiammatori non steroidei, con conseguente aumento delle concentrazio­ni di litio, quali l'indometacina (Cidalgon, Imet, Indoxen, Liometacen, Metacen), il fenilbutazone (Butazolidina, Tici­nil), il diclofenac (Dicloreum, Flogofenac, Forgenac, Volta­ren), il ketoprofen (Artrosilene, Fastum, Orudis e altri), l'ibuprofene (Brufen e altri), il piroxicam (Brexin, Cicladol, Feldene e altri) e il naprossene (Axer Alfa, Na­prosyn, Syunflex, Xenar e altri).

L'aspirina e il sulindac non influenzano le concentrazioni di litio.

La somministrazione in associazione di litio e antipsicoti­ci può causare un aumento sinergico degli effetti collaterali indotti dal litio. Tale interazione non è, come si pensava ini­zialmente, specificatamente associata alla cosomministra­zione di litio e aloperidolo (Bioperidolo, Haldol, Serenase). Sebbene la validità di questa l'osservazione clinica sia stata posta in dubbio, probabilmente è meglio evitare di sommi­nistrare dosi elevate di antipsicotici in presenza di una litie­mia elevata.

La cosomministrazione di litio e anticonvulsivanti, come la carbamazepina, il valproato e il clonazepam, può aumen­tare la litiemia e aggravare gli effetti collaterali neurologici indotti dal litio. Come nel caso degli antipsicotici, si do­vrebbe probabilmente evitare di somministrare elevati do­saggi di anticonvulsivanti in pazienti con concentrazioni di litio elevate.

Tuttavia, in alcuni soggetti la somministrazione associa­ta di litio e anticonvulsivanti può essere utile. In questo caso il trattamento dovrebbe essere iniziato a dosi lieve­mente inferiori di quelle abituali e la posologia aumentata gradualmente.

Il litio potrebbe avere un certo effetto pro­tettivo nei confronti della granulocitopenia indotta da car­bamazepina, benché nessun dato indichi che esso riduca il rischio dei gravi problemi indotti dalla carbamazepina, come l'agranulocitosi.

La cosomministrazione di litio e calcioantagonisti può causare una tossicità talora fatale. I passaggi da un tratta­mento all'altro della mania dovrebbero essere eseguiti con cautela, con la minore sovrapposizione temporale possibile tra i due farmaci.

NOTA: Le note di farmaco-terapia riportate in questo sito sono da considerarsi esemplificative; la prescrizione di un farmaco, l'indicazione della posologia, le modifiche dei dosaggi e la sospensione del farmaco stesso sono compito esclusivo del medico curante. Le notizie riportate in questo sito possono essere utilizzate solo ed esclusivamente se autorizzate dal proprio medico di fiducia.

12 luglio 2008

ψυχή


11 luglio 2008

10 luglio 2008

Litio: precauzioni d'uso ed effetti collaterali

I più comuni effetti collaterali del litio sono quelli sulla tiroide, sul cuo­re, sui reni e sul sistema ematopoietico. La presenza di tali effetti impone un attento monitoraggio dei parametri tiroidei, cardiaci e renali, ed abituali precauzioni da assumersi ogni volta che si inzia una terapia con sali di litio (vedi anche il post su: indicazioni terapeutiche alla terapia con litio).

Il litio impedisce il rilascio di ormone tiroideo dalla tiroide e può causare ipoti­roidismo o gozzo; il disturbo colpisce più frequentemente le donne degli uomini. Il litio agisce sulla funzione tiroidea, causando una diminu­zione benigna e spesso transitoria della concentrazione di ormoni tiroidei circolanti. Sono stati descritti casi di gozzo (5% dei casi), esoftalmo benigno reversibile e ipotiroidismo (7-9%). Il 30% circa dei pazienti in trattamento ha elevati livelli di TSH (thyroid-stimulating hormone). Se sono presenti sinto­mi di ipotiroidismo, è indicato il trattamento con levotiroxi­na (Eutirox, Levotirox). Anche in assenza di sintomi ipoti­roidei, alcuni medici trattano con levotiroxina i soggetti con elevati livelli di TSH. Negli individui trattati con litio, i li­velli di TSH dovrebbero essere valutati ogni 6-12 mesi. Si dovrebbe considerare l'ipotiroidismo indotto da litio quan­do si valutano episodi depressivi che insorgono nel corso della terapia con litio.

Inoltre il litio altera la funzione del nodo del seno con conseguente blocco di conduzione cardiaca nelle persone suscettibili; poiché il litio deprime l'attività segnapassi del nodo del seno, il trattamento con litio può causare una di­sritmia sinusale ed episodi sincopali. Pertanto, esso è con­troindicato nel pazienti con malattia del seno (sick sinus syndrome). In rari casi, alla terapia con litio sono risultate associate aritmie ventricolari e insufficienza cardiaca con­gestizia. Gli effetti cardiaci del litio, che dal punto di vista elettro­cardiografico (ECG) sono simili a quelli dell'ipokaliemia, sono causati dallo spiazzamento del potassio intracellulare da parte del litio. Le modificazioni ECG più comuni sono appiattimento o l'inversione dell'onda T. Le modificazio­ni sono benigne e regrediscono dopo l'eliminazione del li­tio dall'organismo. Tuttavia, è essenziale eseguire un ECG prima dell'inizio della terapia e ripeterlo una volta al­l'anno.

Il principale ef­fetto del litio sul sistema ematopoietico è una leucocitosi cli­nicamente non significativa.

Il più comune effetto collaterale renale del litio è la poliu­ria con polidipsia secondaria. Il sintomo rappresenta un pro­blema notevole per il 25-35% dei pazienti, che possono pro­durre oltre 3 litri di urine al giorno (range normale, 1-2 litri/die).
La poliuria è causata da un antagonismo del litio nei confronti degli effetti dell'ormone antidiuretico, con una conseguente riduzione del riassorbimento di liquidi dal tubulo distale del rene. La poliuria potrebbe essere abbastanza significativa da rendere necessaria la valutazione della funzione renale del paziente - raccolta delle urine delle 24 ore per valutare la clearance della creatinina ed eventuale richiesta della consulenza di un nefrologo.
Il trattamento consiste nell'assunzione di liquidi, nel­l'uso della minor dose possibile di litio è nella sua sommi­nistrazione in una singola dose giornaliera. Inoltre si può usare un diuretico tiazidico o risparmiatore di potassio, ad esempio l'amiloride-idroclorotiazide (Moduretic) o lo spiro­nolattone (Aldactone). Se si inizia il trattamento con un diuretico, la dose di litio dovrebbe essere dimezzata, mentre si dovrebbero attendere 5 giorni prima di iniziare il diuretico, perché è probabile che esso aumenti la ritenzio­ne di litio.

Gli effetti collaterali renali più gravi, che si manifestano rara­mente, sono la glomerulonefrite, la nefrite interstiziale e l'insufficienza renale. Attualmente si ritiene che l'incidenza di queste complicazioni renali gravi sia maggiore di quanto si pensasse un tempo; pertanto, le si dovrebbero prendere in considerazione ogni qual volta siano suggerite dal quadro clinico.

Altri e comuni effetti collaterali del litio sono i disturbi ga­strici, l'aumento di peso, la faticabilità e lievi turbe cogniti­ve.

I sintomi gastrointestinali comprendo­no nausea, riduzione dell'appetito, vomito e diarrea e spes­so possono essere ridotti frazionando la dose, sommini­strando il litio con il cibo e passando a un'altra preparazio­ne di litio.

L'aumento di peso è causato da un effetto anco­ra poco noto del litio sul metabolismo dei carboidrati; inol­tre potrebbe essere correlato all'edema indotto dal litio.

II significato del tremore iatrogeno è riconosciuto dal DSM-IV, nel quale è stato incluso il tremore posturale indotto da farmaci (e tra questi anche il Litio). Il tremore colpisce particolarmente le mani, soprattutto le dita; talvolta peggiora in coincidenza con i livelli di picco del farmaco. Può essere ridotto frazio­nando la dose giornaliera e riducendo l'assunzione di caf­feina.
Il propranololo (Inderal) (30-160 mg/die in dosi re­fratte) è di solito efficace nel ridurre il tremore nella mag­gior parte dei casi.
Quando è molto grave, si dovrebbe so­spettare e valutare la presenza di un'eventuale intossicazio­ne da litio.

Diversi effetti collaterali cutanei, che possono essere dose­dipendenti, sono stati associati al trattamento con litio. Gli effetti più comuni sono eruzioni acneiformi, follicolari e ma­culopapulari, ulcerazioni pretibiali e peggioramento della psoriasi; sono stati anche descritti casi di alopecia. Molte di queste condizioni rispondono favorevolmente al passaggio a un'altra preparazione di litio e alle abituali cure dermatolo­giche.

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