2 giugno 2008

Fibromialgia e sindrome fibromialgica

La sindrome fibromialgica (SF) rappresenta una con­dizione clinica di frequen­te riscontro nella pratica clinica. Si tratta di una sin­drome dolorosa cronica ad eziologia sconosciuta ca­ratterizzata da dolore mu­scolo-scheletrico diffuso.


La diagnosi di SF si basa sui criteri classificativi del­l'American College of Rheumatology (ACR) del 1990, e pertanto sulla pre­senza, da almeno tre mesi, di dolore muscolo-schele­trico diffuso e di almeno 11 dei 18 tender points evo­cabili alla digitopressione. Nella pratica clinica un paziente che ha 7-8 tender points viene considerato fibro­mialgico a tutti gli effetti.

I pazienti affetti da SF riferiscono una va­rietà di altri sintomi clini­ci. Questi sintomi com­prendono ansia, depressio­ne, cefalea, alterazioni del sonno, astenia, rigidità mattutina, parestesie agli arti, toracalgie atipiche, co­lon e vescica irritabile. Questi sintomi sono in­fluenzati da alcuni fattori come gli stress psicofisici e i distur­bi del sonno. In circa la metà dei pazienti i sintomi appaiono dopo una sindro­me simil-influenzale, o uno stress di tipo fisico o psi­chico. Circa il 30% dei pa­zienti fibromialgici presen­tano disturbi psicologici, in prevalenza di tipo ansio­so-depressivo.


La presenza di questi sin­tomi è importante non tan­to per la diagnosi ma per la valutazione di una corret­ta strategia terapeutica che deve tenere nella dovuta considerazione i sintomi nella loro complessità, la qualità di vita del pazien­te e/o la disabilità che la malattia determina nel pa­ziente.


Se il paziente viene abbandona­to a se stesso e non tratta­to in maniera appropriata, si concentra solo sui pro­pri sintomi, si convince che da tale situazione non riusci­rà più a venirne fuori, assume un at­teggiamento di passività per cui perde gradualmen­te i propri contatti sociali e lavorativi, diventa sedenta­rio decondizionando la pro­pria muscolatura fino al­l'insorgere di stati ansioso ­depressivi significativi.


Nessun trattamento è uni­formemente efficace in tut­ti i pazienti; le strategie te­rapeutiche che consistono in trattamenti farmacologi­ci e non farmacologici devono essere individualizza­te sul paziente, e il clinico può avere la necessità di provare differenti modalità terapeutiche prima di otte­nere un miglioramento ot­timale dei sintomi del pa­ziente.


Gli antidepressivi, gli op­pioidi, i farmaci antinfiam­matori non steroidei, i se­dativi, i miorilassanti sono solo alcuni dei numerosi farmaci che sono stati e che vengono utilizzati nel trat­tamento della sindrome fi­bromialgica.
I risultati otte­nuti con il solo trattamen­to farmacologico sono spes­so deludenti e spesso i pa­zienti necessitano di una politerapia farmacologica che agisca su differenti li­velli del processo di perce­zione del dolore.

Un ap­proccio integrato di tipo comportamentale, farma­cologico e non farmacolo­gico può in molti casi dare notevoli soddisfazioni; ma risulta importante, oltre a stabilire la diagnosi di SF, definire le condizioni fisi­che e psicologiche del pa­ziente stesso, educarlo alla malattia e stabilire un pia­no terapeutico con obietti­vi ragionevoli da raggiun­gere.

aggiornamento, 12 giugno 2008

(AGI) - Parigi, 12 giu. - I medici, anche esperti reumatologi, spesso la prendono per una forma di ipocondria prettamente femminile, donne che giunte a una certa eta’, alle soglie della menopausa, si lamentano di dolori insistenti alle articolazioni, debolezza, il classico ‘mal di testa’, sentendosi prescrivere un blando antidepressivo, magari con un’aria un po’ di sufficienza. Invece spesso e volentieri la malattia c’e’ davvero, e non e’ da ridere: la fibromialgia e’ una malattia reumatica che colpisce i muscoli causando un aumento di tensione muscolare: tutti i muscoli (dal cuoio capelluto alla pianta dei piedi) sono in costante tensione... la fibromialgia e’ un fenomeno in crescita e numericamente non piu’ trascurabile.

‘Ormai su dieci pazienti - conferma il reumatologo Guido Valesini, a Parigi per seguire il congresso Eular - quattro hanno la classica artrosi, ma quattro hanno la fibromialgia, una malattia che puo’ essere associata ad altre patologie gravi’.

Solo da pochi anni la fibromialgia e’ uscita dal cono d’ombra: fino a dieci anni fa non la si diagnosticava neanche, essendo i medici convinti si trattasse di sintomi di tipo psicogeno.

Oggi esistono dei farmaci, soprattutto i miorilassanti, che agiscono sulla manifestazione ‘periferica’ della FM cioe’ sulla contrattura muscolare, e farmaci che potenziano l’attivita’ della serotonina che agiscono invece su uno dei meccanismi ‘centrali’ della malattia.

In sostanza, spiega Valesini, ‘diamo ai malati degli antidepressivi, ma non perche’ come si riteneva una volta i loro sintomi sono dovuti alla depressione, ma perche’ questi farmaci inibiscono le contrazioni muscolari dolorose che non fanno dormire il malato, e a loro volta ingenerano altre contrazioni. (fonte: AGI)

fonte: Sindrome fibromialgica, disturbi fisici e psicologici, C. Ciocci - P. Sarzi Puttini, Il giornale della previdenza medica, n.4, 2008

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