29 giugno 2008

Psicoanalisti post-freudiani


“I comunisti – scrive Freud nel Disagio della civiltà – pensano di aver trovato la via per liberarci dal male. L’uomo è senza alcun dubbio buono, ben disposto verso il suo prossimo, ma l’istituzione della proprietà privata ha corrotto la sua natura… chi è escluso dal possesso necessariamente si rivela in odio al suo possessore. Se si abolisse la proprietà privata, se tutti i beni fossero messi in comune e tutti potessero prendere parte al loro godimento, malevolenza e ostilità tra gli uomini scomparirebbero (…) Non è affar mio la critica economica del sistema comunista; non posso sapere se l'abolizione della proprietà privata sia opportuna e proficua. Ma sono in grado di riconoscere che la sua premessa psicologica è un’illusione priva di fondamento. Con l’abolizione della proprietà privata si toglie al desiderio umano di aggressione uno dei suoi strumenti, certamente uno strumento forte ma, altrettanto certamente, non il più forte. Essa non è stata creata dalla proprietà, dominava quasi senza restrizione nei tempi primordiali, quando la proprietà era ancora estremamente ridotta, già si mostra nel comportamento dei bambini… costituisce il sostrato di ogni relazione tenera e amorosa tra esseri umani, con l’unica eccezione, forse, di quella tra la madre e il figlio maschio”. "

Non si tratta del Freud giovane: siamo nel 1929 dopo che nel 1905 in maniera apodittica e perversa aveva
codificato il bambino polimorfo cattivo e malato sin dall'origine.

Dopo l'origine della sessualità perversa del neonato (autoerotico e narcisista) Freud si allarga al sociale scrivendo che
la socialità tra gli esseri umani non è possibile, in quanto se ci si lascia andare il cannibalismo potrebbe emergere.

...Per fortuna che c'è la religione e la ragione..."


un commento, 27 maggio 2007

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